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Turchia: demistificazione di cinque miti della disinformazione

19 marzo 2017
ana-vatan-turchia

mcc43

Steven A. Cook
Council on Foreign Relations
 Washington Post

Five myths about Turkey

No, its president isn’t a dictator, and the country isn’t secular.

Cinque stereotipi sulla Turchia

No, il presidente non è un dittatore e il paese non è laico

La Turchia è stata a lungo un importante alleato dell’Occidente, ma, nonostante tutti i link di diplomatici, politici e militari, gli Americani capiscono molto poco di quel paese. Quello che sanno sembra avere alla base inconsistenti nozioni che all’origine erano inaccurate o che sono diventate false nel tempo. Questi i cinque degli stereotipi più duri a morire.

– n ° 1: La Turchia era una democrazia.
Tra il 1960 e il 1997, lo Stato Maggiore dell’Esercito turco  si è sbarazzato di quattro governi che non gli piacevano”.

È opinione comune credere che sotto il Presidente Recep Tayyip Erdogan la Turchia è diventata autoritaria. Nel 2015, lo scrittore turco Mustafa Akyol lamentava la “deriva autoritaria” del suo paese in un editoriale del New York Times. Pochi mesi più tardi, l’esperto di Scienze Sociali Jason Brownlee scriveva in queste pagine [ndr. Washington Post ]sulla “Discesa autoritaria della Turchia.
La verità, tuttavia, è che il paese non è mai stato una democrazia pur avendo continue elezioni libere e multipartitiche dal 1946. Tra il 1960 e il 1997, lo Stato Maggiore dell’Esercito turco si è sbarazzato di quattro governi che non gli piacevano. I Generali sovrintesero a cambiamenti costituzionali anti-democratici, tra cui una Costituzione del 1982 orientata più a proteggere lo stato dai cittadini che a garantire diritti politici e civili. Nel 1997,  il primo governo a guida islamista della Turchia venne spodestato dai militari perché il Primo Ministro [ndr.Necmettin Erbakan] rifiutò di applicare le norme che minavano la libertà di espressione, indebolivano l’indipendenza della stampa e criminalizzavano il  pensiero.

Quando è salito al potere, con il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) nel 2002, Erdogan ha ridimensionato il ruolo dei militari nella politica, promesso libertà personali di Turchi e reso più difficile far chiudere i partiti ed emarginare personaggi politici. Ma i leader turchi presto arretrano sulle riforme e nell’ultimo decennio Erdogan ha utilizzato la burocrazia per minare gli  avversari politici e resuscitare qualcosa di simile a tribunali di sicurezza dello stato che il suo stesso governo aveva precedentemente abolito.

–  n. 2: Il Presidente della Turchia è un dittatore.
Il partito AKP ha vinto in 10 elezioni consecutive perché Erdogan ha concretamente realizzato.”

Dal fallito colpo di stato dello scorso luglio, Erdogan ha sovrinteso un’epurazione senza precedenti di circa 200.000 persone, ufficiali di polizia  accademici, burocrati. Testate come Der Spiegel, Independent, Guardian, Telegraph, Newsweek, Huffington Post e New Yorker hanno tutti definito dittatore Erdogan. E lui così ha commentato l’etichetta: “Se l’Occidente chiama qualcuno dittatore,” ha detto, “a mio avviso è una buona cosa.”
Inoltre, Erdogan – Primo Ministro dal 2003 al 2014 e poi Presidente – ha un rapporto più complesso con i cittadini turchi che quei dittatori lla maniera dell’ex presidente tunisino Ben Ali o il siriano presidente Bashar Assad. Il partito AKP ha vinto in 10 elezioni consecutive perché Erdogan ha concretamente realizzato.
I Turchi sono più ricchi, più sani e godono di maggiore mobilità che mai in precedenza. Erdogan ha reso possibile per i Turchi esplorare le loro identità religiose in un modo che non era stato loro consentito sotto i governi precedenti. 
Per i suoi sostenitori, il  periodo sotto di lui  rappresenta una rivoluzione nei diritti e nelle libertà personali. Le donne turche sono ora libere di indossare l’hijab in luoghi dove era loro precedentemente vietato; ora i credenti turchi che vogliono partecipare alla politica non corrono più pericoli. Se i risultati elettorali sono presi come indicatore: circa metà dell’elettorato turco ha in antipatia Erdogan per la corruzione, l’arroganza e l’attaccamento al potere, mentre l’altra metà lo riverisce per le libertà che ha dato loro.

– n. 3: La Turchia è laica.
Mai la Turchia è stata secolare nel modo in cui gli americani concepiscono il  secolarismo.” 

I commentatori spesso evocano la “Turchia laica” (il Wall Street Journal) o l’esercito nazionale “fermamente laico”  (in un sito di commenti con focus sulla  Turchia che dovrebbe conoscerla meglio) ma è una sfilza di concetti fuorvianti.
Mai la Turchia è stata secolare nel modo in cui gli Americani concepiscono il secolarismo incarnato nel Primo Emendamento, che vieta al Congresso di legiferare per istituire una religione di stato o per proibire il libero esercizio della propria fede. In Turchia, il governo ha controllato a lungo l’espressione delle credenze religiose nella sfera pubblica. C’è un intero apparato di governo che dirama le interpretazioni religiose ammesse dallo stato. Anche i leader in Turchia usano  la fede per affermare le loro agende politiche.
L’ AKP che governa è un partito islamista. Quando gruppi di opposizione hanno cercato di aggirarlo, reclutando l’ex capo dell’Organization of the islamic Cooperation nel 2014, hanno fatto un buco nell’acqua, in parte perché Erdogan è già visto come un fedele autentico.

Anche i militari turchi, presunto bastione della laicità, sono profondamente legati all’Islam. Dopo il colpo di stato del 1980, la giunta militare che governava il paese fece una scorpacciata di nuove di moschee e iniettò la religione nel curriculum scolastico statale. Il leader di questa tendenza, il generale Kenan Evren, spesso si è vantato di conoscere il Corano a memoria. Tutto ciò avvenne nella convinzione che con la religione si sarebbe depoliticizzata la società, dopo un decennio di intensa polarizzazione politica.

–  n. 4: La Turchia ha un problema curdo.
Gli elettori curdi del paese sono state un bacino di voti elettorali per l’ AKP e non solo i Curdi di orientamento religioso. “

È difficile leggere qualcosa sulla Turchia senza riferimento al suo “problema curdo”. I Curdi sono una minoranza che non ha gli stereotipi etno-nazionalisti dell’etnia turca dominante. La guerra decennale tra il governo e il PKK, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, rafforza l’idea che esista un problema con i Curdi. Il 20 per cento della popolazione è di etnia curda, ma in  stragrande maggioranza si considera turca.

Il problema di Ankara è con il PKK e con un ramo del gruppo, chiamato Kurdistan Freedom Falcons, TAK. Il PKK è in origine un gruppo separatista marxista legato all’Unione Sovietica; ha cominciato a fare guerra alla Turchia nel 1984. In quegli anni 33, o tra 30 e 40, mila persone sono state uccise. Anche il TAK,  recentemente si è reso responsabile di una serie di attacchi ad Ankara e Istanbul. In risposta, il governo turco ha usato tutta la forza dei militari e della polizia per reprimere i tentativi di insurrezione nel sud-est del paese. 
La  violenza orripilante non ha finora fatto presa sulla ben più ampia popolazione curda della Turchia. Senza dubbio, i Curdi hanno sofferto. Per anni, la loro etnia, lingua e cultura sono state negate. Nonostante questo, molti dei 15 milioni di Curdi in Turchia sono ben integrati nella vita politica, economica e culturale del paese. Turgut Ozal, che fu Premier della Turchia nel 1980 e presidente nel 1990, era di origine curda, come è l’attuale vice primo ministro, Mehmet Simsek. Gli elettori curdi del paese sono stati un bacino di voti elettorali per l’ AKP e non solo presso i Curdi di orientamento religioso. L’ AKP ha investito nel sud-est a maggioranza curda e l’enfasi del partito sui valori religiosi e la solidarietà islamica hanno aiutato a sottrarre simpatie al PKK, gruppo che non può semplicisticamente essere definito rappresentativo dei Curdi.

–  n. 5: La Turchia è un’antica potenza.
Ataturk ha creato uno stato etno-nazionale dove non ne era mai esistito uno, nella parte centrale di quello che era stato il  multietnico e multiculturale Impero Ottomano”.

Quando gli analisti scrivono del Medio Oriente includono spesso la Turchia con Egitto e Iran come nazioni aventi una storia pre-coloniale. Dopo tutto questi stati sono eredi di grandi civiltà, e non sono qualche espediente da dopo guerra mondiale come Giordania, Siria, Iraq.
È vero che gli Europei non hanno esplicitato la Turchia disegnandola sulla mappa, ma il paese è un prodotto della fantasia di un uomo: Mustafa Kemal. Conosciuto comunemente come Padre della Turchia, Ataturk ha creato uno stato etno-nazionale là dove non ne era mai esistito uno: nella parte centrale di quello che era stato l’Impero Ottomano,  multietnico e multiculturale.

ana-vatan-turchia

Ana Vatan, Patria Turchia, 1927

Per riuscirci Ataturk e i suoi hanno alterato valori e solidarietà degli abitanti dell’Anatolia.
Al posto di   una comunità musulmana fedele a leader che traevano legittimità politica e religiosa dall’Islam, Ataturk ha infuso il suo progetto di costruzione dello stato con i miti dell’etnia turca, la lingua [
ndr. vietando l’uso dell’arabo, lingua della religione] e il collegamento tra Turchi e territorio.
Dal momento della Fondazione della Repubblica nel 1923 in poi, il popolo dell’Anatolia doveva sentirsi turco, dedicarsi a uno stato-nazione il cui prestigio e autorità discendevano dalla sua cultura turca, dall’adesione agli ideali progressivi e alla  scienza che guidarono le riforme d’epoca repubblicana. Tra queste l’abolizione dell’alfabeto ottomano, l’imposizione ai Turchi del modo di abbigliarsi, lo smantellamento della religione come fonte di autorità. Molte di queste misure non vennero incorporate dai Turchi nella loro mentalità, così il loro successo dipese dall’uso della forza e della coercizione.
Negli ultimi nove decenni, i Turchi hanno sviluppato un senso d’identità turca, ma questo spirito è vulnerabile alla destabilizzazione e frammentazione in quei modi  più spesso attribuiti ad altri paesi del Medio Oriente. Questo è precisamente il motivo per cui l’idea di un’autonomia culturale curda o il riconoscimento dell’uccisione di 1,5 milioni di Armeni in Anatolia nel 1915 come di un genocidio è un nervo scoperto  nel discorso politico della Turchia.


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8 commenti leave one →
  1. 19 marzo 2017 9:03 pm

    considero questo articolo frutto di una vergognosa confusione mentale.

    se basta avere la maggioranza e il consenso per non essere una dittaura, come mai definiamo dittature quelle di Mussolini, di Hitler, di Stalin o di Pinochet?

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  2. 19 marzo 2017 10:57 pm

    La democrazia era/ed è ben lontana….

    Mi piace

    • 19 marzo 2017 11:11 pm

      ma c’è di più del discorso sulla faticosa ricerca turca di arrivare alla democrazia, e lo scopo dell’articolo era insegnare a Americani alcune cose che non sanno. Anche qui le devono imparare. E magari criticando la non democrazia altrui potremmo accorgerci di dover riempire di contenuti le nostre prassi politiche.
      ciao Marta

      Mi piace

  3. 20 marzo 2017 12:16 am

    Quello che non si sa in America è esattamente quello che non si sa qui perchè non c’è più un visione storica e contestuale, oltre che l’abitudine all’informazione generalista che segue gli input del momento. Che Boschi, ministro, sia andata a Zurigo per il sì al referendum e che non ci sia andato nessuno dell’opposizione del No non viene detto. Che anche l’opposizione turca avesse chiesto di parlare in Germania non è detto, solo si dice del governo. Che a Londra sia andato Macron per la “sua” campagna elettorale non viene detto.
    Persa la possibilità di far manfrina sulla Turchia che “aiuta l’Isis” dal momento che è entrata in coalizione con Russia e Iran si è trovato altro mantra, l’allucinazione di un Erdogan che vuole sconvolgere l’Europa. Finché la Turchia tiene, fino a che non si balcanizza l’Europa può tirare un sospiro di sollievo, ma purtroppo per motivi che non hanno a niente a che vedere con la sicurezza si stanno aiutando le componenti che minano la coesione nazionale turca.
    Sono andato un pò fuori dall’argomento storico, ma tu sei indulgente.
    Ne approfitto per dirti il mio apprezzamento per quest’ultima serie di pubblicazioni, anche molto varie. Ti leggo sempre con estremo interesse.

    Liked by 1 persona

    • 20 marzo 2017 12:27 am

      Grazie infinite Marc, parole che mi fanno tanto tanto piacere.
      Non sei andato fuori tema, anzi perfettamente centrato sul malanimo per principio, quello cieco che abbiamo visto già emblematicamente con la Libia e l’Egitto.

      Mi piace

    • 24 marzo 2017 12:29 am

      il corrispondente in Turchia del principale quotidiano tedesco, Die Welt, il giornalista turco-tedesco Yucel, e` in carcere in Turchia con l’accusa di associazione terroristica per alcuni articoli di critica ad Erdogan.

      se Erdogan vincerail referendum, come probabile, reintrodurra la pena di morte per “terrorismo” – come ha esplicitamente promesso.

      e quindi quel giornalista sta rischiando potenzialmente la pena di morte.

      Lei lo sa?

      e Le sembra possibile che il governo tedesco possa consentire la campagna di Erdogan in Germania, che puo` portare ad esiti di questo tipo?

      non echiaro che sarebbe un suicidio politico e un regalo fatto alle forze razziste tedesche il cui consenso sta crescendo, anche se e ancora lontano dal grado che ha raggiunto in Italia?

      ma forse per Lei e per la blogger che ci ospita la democrazia nei paesi islamici eun non senso, tanto in effetti il Corano la nega; ma per democrazia qui intendo soltanto il rispetto dei diritti umani piu elementari.

      conosce le condizioni in cui si trovano gli oppositori di Erdogan perfino in Germania per le azioni degli agenti del governo turco, le minacce che ricevono nei consolati, nonche` il sequestro dei passaporti ad alcuni?

      efacile alterare la verita tacendo fatti fondamentali; se lo si fa coscientemente, questa si chiama manipolazione.

      e il post qui sopra eun esempio scandaloso di manipolazione della verita, in particolare sul problema curdo, dove si nega perfino l’evidenza.

      del resto lo fa anche Lei, parlando di coesione nazionale turca come valore da tutelare, e intende con questo l’oppressione di un popolo al quale si nega persino l’autonomia amministrativa e lo studio della propria lingua nelle scuole pubbliche.

      ma la grandezza dello stato e` il valore supremo di ogni dittatura.

      o forse la colpa dei curdi edi essere tendenzialmente piu laici e di sinistra della Turchia, no?

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  4. Marc permalink
    27 aprile 2017 8:34 pm

    Ho trovato questo nell’account di un mio corrispondente, il video è in tedesco, ma il sunto è che la tv tedesca spiega le attività criminali del PKK che controlla il traffico dell’eroina che dall’ Afganistan inonda il Nord Europa. Oltre al traffico internazionale della droga e delle armi, il Pkk obbliga i simpatizzanti ( e anche non simpatizzanti ) curdi a pagare la “tassa della rivoluzione”, cioè estorce loro denaro, e chi non paga viene minacciato, picchiato o ucciso.–
    So che in certi quartieri delle città turche i gruppi pkk si comportano come gang criminali

    Liked by 1 persona

    • 27 aprile 2017 8:38 pm

      epperò… 😉
      ho trovato un articolo di Carnegie, non di un blog, che racconta la composizione … cosmopolita del YPG, appena posso lo traduco..

      Mi piace

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