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Marwan Barghouti al NYT: Perché 1200 Prigionieri Palestinesi in sciopero della fame

19 aprile 2017

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Perché siamo in sciopero della fame nelle carceri israeliane
Di Marwan BARGHOUTI
NYT 16 Aprile 2017

Prigione di Hadarim, Israele – Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone sia vittima del sistema illegale di Israele  che pratica arbitrari arresti di massa e maltrattamento dei prigionieri palestinesi. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso non esserci altra scelta che resistere a questi abusi entrando in sciopero della fame.

Circa 1.000 prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero della fame, che inizia oggi, il giorno che qui si considera il Giorno dei Prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza che c’è a disposizione. Infligge dolore esclusivamente a coloro che lo praticano e ai loro cari, nella speranza che il loro stomaco vuoto e i loro sacrifici aiuteranno a far risuonare il messaggio al di là dei confini delle loro celle buie.

Decenni di esperienza hanno dimostrato che il sistema disumano d’Occupazione coloniale e militare di Israele ha lo scopo di spezzare lo spirito dei prigionieri e la nazione cui appartengono, infliggendo sofferenze ai loro corpi, separandoli dalle famiglie e dalla comunità, utilizzando misure umilianti per costringere alla sottomissione. A dispetto di tale trattamento, non ci arrenderemo.

Israele, la potenza occupante, ha violato il diritto internazionale in molteplici modi per quasi 70 anni, ma le è stata concessa l’impunità per le sue azioni. Ha commesso gravi violazioni della Convenzione di Ginevra contro il Popolo Palestinese; sui prigionieri, tra cui uomini, donne e bambini senza eccezione.

Avevo solo 15 anni quando sono stato messo in prigione la prima volta. Avevo appena 18 anni quando un inquisitore  israeliano mi ha costretto a stendere le gambe mentre ero denudato nella stanza degli interrogatori, prima di colpirmi ai genitali. Sono svenuto per il dolore e la conseguenza della caduta è stata una permanente cicatrice sulla fronte. Quello che mi interrogava poi mi ha deriso dicendo che non avrei mai procreato perché la gente come me procrea solo terroristi e assassini.

Pochi anni dopo, ero di nuovo in una prigione israeliana, e in sciopero della fame, quando è nato il mio primo figlio. Invece dei dolci, che di solito distribuiamo per celebrare una notizia come questa, ho distribuito sale agli altri prigionieri. Aveva appena 18 anni, lui,  quando a sua volta è stato arrestato e ha trascorso quattro anni nelle prigioni israeliane.

Il maggiore dei miei quattro figli è ora un uomo di 31 anni. E ancora io sono qui e continuo questa lotta per la libertà insieme a migliaia di prigionieri, milioni di Palestinesi e il sostegno di tanti in tutto il mondo. Che cosa c’è nell’arroganza dell’occupante oppressore e dei suoi sostenitori che li rende sordi a questa semplice verità: le nostre catene saranno spezzate prima di noi, perché è la natura umana rispondere alla chiamata della libertà a qualsiasi costo.

Israele ha costruito quasi tutte le sue carceri all’interno di Israele, invece che nel territorio occupato. Così ha illegalmente e forzatamente trasferito civili palestinesi in cattività, e ha sfruttato la situazione per limitare le visite dei familiari e di infliggere sofferenze ai prigionieri attraverso lunghi trasporti in condizioni crudeli. Ha reso i diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti dal diritto internazionale – tra cui alcuni penosamente ottenuti attraverso precedenti scioperi della fame – in privilegi che il servizio carcerario decide se concedere o privarcene.

I prigionieri e detenuti Palestinesi hanno subito torture, trattamenti inumani e degradanti, negligenza medica. Alcuni sono stati uccisi nel corso della prigionia. Secondo l’ultimo conteggio del Palestinian Prisoners Club, sono circa 200 i prigionieri Palestinesi morti dal 1967 a causa di tale trattamento. I prigionieri Palestinesi e le loro famiglie rimangono altresì obiettivo primario della politica di Israele di imporre punizioni collettive.

Attraverso il nostro sciopero della fame cerchiamo la fine di questi abusi.

Nel corso degli ultimi cinque decenni, secondo il gruppo per i diritti umani Addameer, più di 800.000 Palestinesi sono stati imprigionati o detenuti da Israele – pari a circa il 40 per cento della popolazione maschile del territorio palestinese. Oggi, circa 6.500 sono ancora in carcere, tra i quali alcuni che hanno il triste carattere distintivo di tenere il record mondiale del più lungo periodo di detenzione come  prigionieri politici. E ‘difficile trovare una sola famiglia in Palestina che non abbia dovuto sopportare la sofferenza causata dalla detenzione di uno o più dei suoi componenti.

Come spiegare quest’incredibile stato di cose?

Israele ha stabilito un regime giuridico duale, una forma di apartheid giudiziaria, che fornisce impunità per gli israeliani che commettono crimini contro i Palestinesi, mentre criminalizza la presenza  e resistenza palestinese. I tribunali di Israele sono una farsa della giustizia, chiaro strumento dell’Occupazione coloniale militare. Secondo il Dipartimento di Stato, il tasso di condanna per i Palestinesi nei tribunali militari è quasi il 90 per cento.

Tra le centinaia di migliaia di palestinesi che Israele ha imprigionato ci  sono bambini, donne, parlamentari, attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, accademici, esponenti politici, militanti, astanti e familiari dei detenuti. E tutto con un unico obiettivo: seppellire le legittime aspirazioni di un’intera nazione.

Tuttavia, invece, le prigioni di Israele sono diventate la culla di un movimento continuativo per l’autodeterminazione palestinese. Questo nuovo sciopero della fame dimostrerà ancora una volta che il movimento dei prigionieri è la bussola che guida la nostra lotta, la lotta per la Libertà e la Dignità, il nome che abbiamo scelto per questo nuovo passo nel nostro lungo cammino verso la libertà.

Israele ha cercato di etichettare noi tutti come terroristi per legittimare le sue violazioni, tra cui gli arbitrari arresti di massa, le torture, le misure punitive e le severe restrizioni. Come parte dello sforzo di Israele di minare la lotta palestinese per la libertà, un tribunale israeliano mi ha condannato a cinque ergastoli e 40 anni di carcere in un processo politico farsa, denunciato dagli osservatori internazionali.

free-marwan-barghouthi-all-palestinian-prisonersIsraele non è la prima potenza occupante o coloniale a ricorrere a tali espedienti. Ogni movimento di liberazione nazionale nella storia può ricordare pratiche simili. Questo è il motivo per cui così tante persone che hanno lottato contro l’oppressione, il colonialismo e l’apartheid stanno con noi. La campagna internazionale Free Marwan Barghouti e tutti i Prigionieri Palestinesi che l’icona anti-apartheid Ahmed Kathrada e mia moglie Fadwa hanno inaugurato nel 2013, da quella che fu la cella di Nelson Mandela a Robben Island, ha goduto del sostegno degli otto vincitori del Premio Nobel per la Pace, 120 governi e centinaia di dirigenti, parlamentari, artisti e accademici di tutto il mondo.

La loro solidarietà palesa il fallimento morale e politico di Israele. I diritti non sono elargiti da un oppressore. Libertà e dignità sono diritti universali, inerenti l’umanità, pertinenti a ogni nazione e tutti gli esseri umani. I Palestinesi non saranno un’eccezione. Solo la fine dell’Occupazione porrà termine a questa ingiustizia e segnerà la nascita della Pace.

***

Nota 1: Il NYT definiva Barghouti “leader palestinese e parlamentare“. Israele ha protestato e  il giorno seguente il New York Times ha aggiunto questa nota:
Editors’ Note: 17 aprile 2017 ” Questo articolo spiega la condanna, ma senza fornire un contesto sufficiente esponendo i reati per cui è stato condannato. Erano cinque accuse di omicidio e di appartenenza a un’organizzazione terroristica. Mr. Barghouti ha rifiutato di offrire una difesa al suo processo e rifiutato altresì di riconoscere la competenza e la legittimità del tribunale israeliano.”

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