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Egitto: Islam e Cristianesimo in dialogo alla moschea Al Azhar

4 maggio 2017

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Incontro interconfessionale come opportunità di lenire ferite storiche e moderare tensioni nella società egiziana.
Per gli avversari del dialogo diretto e per la politica che interferisce nella religione, un un’occasione per criticare l’ateneo Al Azhar.

Numerose le intenzioni di Papa Bergoglio per la sua visita in Egitto, come somma autorità del Cattolicesimo e come capo di stato. Il Pontefice ha portato il suo sostegno ai circa 250.000 Cattolici egiziani e ha incontrato il presidente Al Sisi, affrontando anche il tema della protezione dei diritti delle minoranze.
Fra queste, i milioni di Cristiani Copti, dei quali ha incontrato il Pope Tawadros II, sfuggito all’attentato della Domenica delle Palme. Nell’incontro i due leader spirituali hanno firmato una dichiarazione congiunta che rinsalda i rapporti, in prosecuzione dello storico incontro dei predecessori Papa Paolo VI e Papa Shenouda III nel 1968.
Infine, ma di primaria importanza, l’accettazione dell’invito alla Conferenza di Pace indetta da Ahmed al-Tayeb, Grande Imam della moschea e rettore dell’Università connessa, Al Azhar, mondialmente considerata il massimo centro di studio dell’Islam sunnita.
La Conferenza aveva ambizioni internazionali: oltre ad Al Tayeb e Bergoglio hanno parlato il Patriarca ecumenico Ortodosso Bartolomeo, il delegato copto di Tawadros II, il rappresentante del National Council of the Churches of Christ degli Stati Uniti, il Presidente del Consiglio nazionale federale degli Emirati Arabi Uniti, l’arcivescovo di Costantinopoli, e il Segretario Generale della Lega musulmana mondiale.

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In questo video le allocuzioni del primo giorno dei lavori, 28 aprile; l’audio è originale: arabo e italiano per Bergoglio che parla dal minuto 17.30. 

Avvenire sottolinea un punto cruciale dell’intervento del Pontefice. Un punto dal quale, anticipiamo, sono nate in Egitto e amplificate internazionalmente critiche ad Al-Azhar

“Il Papa sottolinea in apertura del suo intervento, con un implicito accenno a una delle emergenze più avvertite in un Paese con il 70% della popolazione sotto i 30 anni, «non vi sarà pace senza un’educazione adeguata delle giovani generazioni. E non vi sarà un’educazione adeguata per i giovani di oggi se la formazione loro offerta non sarà ben rispondente alla natura dell’uomo, essere aperto e relazionale». Solo un’educazione che matura in sapienza – rimarca il Vescovo di Roma – supera «la tentazione di irrigidirsi e di chiudersi»; rimane aperta e in movimento, umile e indagatrice al tempo stesso», e sa «valorizzare il passato e metterlo in dialogo con il presente, senza rinunciare a un’adeguata ermeneutica». Dal passato «impara che dal male scaturisce solo male e dalla violenza solo violenza, in una spirale che finisce per imprigionare». 

La vigorosa sottolineatura dell’importanza dell’educazione chiama in causa il ruolo di un’università millenaria come Al Azhar, la quale conta mezzo milione di studenti in tutto il paese; forma la stragrande maggioranza degli imam e degli studiosi della religione, è finanziata pubblicamente, ma vi possono accedere solamente  i musulmani.
Le critiche sul versante religioso: seguire un’interpretazione molto conservatrice della religione. Queste critiche sembrano perdere di vista l’evidente: ogni istituzione religiosa ha nel conservare i principi cardine originari il suo primo dovere e ragion d’essere. Dialogare con lo spirito dei tempi è ovviamente necessario, accettare che dall’esterno vengano dettate le linee guida per i credenti è  un venir meno al proprio ruolo.

Nello specifico della nazione egiziana, pesanti pressioni esterne provengono dalla politica. Al Sisi, nel 2016 rivolgendosi ad Al Azhar aveva chiamato  i dotti dell’Università a ripensare il discorso religioso e “liberarlo di difetti” che incidono negativamente sull’Islam. Era seguita poi una stretta alla libertà degli imam con  l’obbligo imposto di un sermone del venerdì (*) unico per tutte le moschee, redatto da un comitato di esperti. Da tener conto: l’argomento dettato può essere del tutto estraneo alla dottrina; per esempio riguardare la sicurezza alimentare e fungere da propaganda governativa.

In questo, Al Sisi prosegue sulle orme di Nasser che, dal governo e dalla presidenza, perseguì la limitazione del potere e dell’indipendenza di Al-Azhar, privandola dei waqfs (una sorta di trust delle inalienabili erogazioni dei fedeli a scopo caritatevole) per restringerne gli strumenti di intervento sociale e trasfomarla, con il nuovo Ministero degli Affari Religiosi, in una macchina di propaganda del socialismo arabo e della lotta a Israele. Una delle odierne contese di Sisi e Al Tayeb è il contenimento dei divorzi, il cui numero è in rapida ascesa; il Presidente mira al cambiamento delle leggi, le quali offrono varie scappatoie economiche all’uomo, il Grande Imam sostiene invece che la riduzione va perseguita con riforme economiche e sociali, con l’istruzione e la lotta alla diffusione della droga. 

Le critiche dal punto di vista culturale sostengono che il curriculum dell’università è obsoleto, basato su idee arcaiche che incoraggiano la bigotteria nei confronti dei non musulmani. Se generiche, tali critiche possono apparire pretestuose. Quesito pertinente sarebbe: l’insegnamento trasmesso agli studenti tiene conto dell’evolversi nel tempo delle religioni? Se carente in questo, l’immagine dei Cristiani che viene trasmessa è ferma al tempo in cui l’Islam si stava formando come voce nuova in campo religioso, mentre anche il Cristianesimo ancora cercava una propria fisionomia globale, lottando con le eresie interne e il paganesimo. Oggi le due religioni nel mondo contano pressapoco lo stesso numero di fedeli, e l’Islam è la confessione con la più rapida progressione di adepti.

Pertanto se la massima autorità dell’Islam Sunnita si rapporta con il mondo attuale non ha ragione di chiudersi in difesa e la Conferenza di Pace indetta dal Grande Imam, mettendo a confronto i Sunniti con le maggiori confessioni cristiane, sembra andare nel  senso di una moderna reciprocità. 

Per l’Egitto i più concreti e scottanti quesiti, che avranno risposta in futuro determinando il corso della sua storia, sono due.
Fino a che punto il governo egiziano, sotto l’ombrello della lotta al terrorismo, intende interferire nella religiosità, non solo islamica, per manovrare il consenso politico?
Quanto sono disposti gli Egiziani a rendere reale un dialogo Islamici-Copti, unico possibile calmiere degli scontri che già dilaniavano il paese ben prima dell’arrivo dell’Isis?

(consulenza linguistica e ricerche nei media di W.M.)

(*) “Naturalmente, non sono mancate le voci fuori dal coro, contrarie alle misure governative. Su twitter si è successivamente diffuso un hashtag in lingua araba che, tradotto, recitava #NoAiSermoniScritti; e il dibattito non si è fermato ai semplici social network, ma si è esteso anche sui giornali e le emittenti televisive. Il sottosegretario di Al-Azhar, Abbas Shoman, ha ribadito la posizione dell’ateneo in merito, negando la validità dei sermoni statali. Repentina è arrivata la riposta del Ministero, il quale ha definito tale comportamento «irresponsabile».”
da http://tinyurl.com/kdotsev 

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One Comment leave one →
  1. Rita permalink
    17 maggio 2017 11:37 am

    Eccola la moderna reciprocità che fa ben sperare
    http://www.dailynewsegypt.com/2017/05/17/egypts-image-countrys-soft-power/

    Mi piace

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