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latuff-palestinians-hunger-strikeE’ in corso dal 17 aprile lo sciopero della fame dei prigionieri Palestinesi in Israele. Le ragioni dello sciopero sono state annunciate da Marwan Barghouti in un articolo pubblicato dal NYT e  tradotto in questo blog.
E’ una protesta non violenta, ma passa quasi inosservata ai media, lasciata alle organizzazioni pro-diritti umani. B’Tselem, The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories, è un’organizzazione umanitaria israeliana e sostiene il #dignitystrike dei prigionieri:

“Essendo i prigionieri Palestinesi detenuti in penitenziari all’interno dello Stato d’Israele – il che contravviene alle leggi internazionale – vengono sottoposti a oppressive restrizioni delle visite famigliari; a molti congiunti il permesso di visita non viene neppure concesso. L’ IPS – Servizio Carcerario d’Israele – ha imposto il totale bando delle comunicazioni telefoniche per “motivi sicurezza”. I detenuti in sciopero della fame chiedono, innanzitutto e soprattuto, l’accesso al telefono per comunicare con i famigliari. Chiedono anche un adeguato livello di cure mediche e istruzione, nonché la fine della Detenzione Amministrativa e del Regime d’ isolamento. “

E’ potere dell’IPS decidere dell’isolamento (solitary confinement) dei detenuti, sia adulti sia minori, per lunghi periodi sulla base di una decisione amministrativa: un provvedimento non emanato da un tribunale bensì dallo stesso IPS e utilizzato sia come misura punitiva che preventiva. Quest’ incontrollata discrezionalità rende possibili le persecuzioni.

Mohammed Al-Qeeq, 35 anni, è in sciopero della fame in segno di protesta contro la propria “Detenzione Amministrativa”, senza comunicazione di accuse e presentazione di prove a carico.
Già precedentemente aveva condotto uno sciopero della fame di 94 giorni, all’inizio del 2016, che ha avuto notorietà internazionale e gli ha ottenuto la liberazione nel maggio 2016. E’ stato nuovamente arrestato dai soldati il 15 gennaio scorso presso il checkpoint di Beit El Ramallah, mentre rientrava da una manifestazione a Betlemme per la restituzione delle salme dei Palestinesi uccisi dall’esercito IDF.
Si trova ora nel carcere di Al Jalama in regime di isolamento e la famiglia non ha notizie sulle sue condizioni di salute.

Minori nelle carceri

Alla fine del 2016 risultavano 319 minori palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane in un regime di strette misure di sicurezza, di cui 10 in Detenzione Amministrativa. Altri 10 minori palestinesi erano detenuti in strutture carcerarie israeliane con l’accusa di essere entrati illegalmente in Israele illegalmente.
Il Sistema carcerario IPS considera questi minori alla stregua di criminali. I numeri dell’immagine qui sotto sono stati forniti dall’Esercito IDF e dall’IPS. Dopo maggio 2016, nonostante le ripetute richieste di B’Tselem, l’IPS non ha più trasmesso gli aggiornamenti. 

Questo il numero, anno per anno, dei Minori Palestinesi nelle carceri israeliane

Anche i minori subiscono il regime di isolamento; seguirà un articolo di approfondimento.

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Nota: Le connivenze con il sistema carcerario israeliano raramente s’incontrano nelle denunce mediatiche, ma si sa che il gigante britannico-danese  G4S ha fornito attrezzature di sicurezza sia alle prigioni di Al-Jalame che Megiddo, rivela un rapporto di marzo 2011 Who Profits.  sul business della sicurezza privata nei Territori Occupati da Israele.

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