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“Io credo che l’unità di mente e corpo sia una realtà oggettiva.
Non si tratta solo di parti collegate in qualche modo tra di loro, ma di un tutto che è indivisibile durante il suo funzionamento.
Un cervello senza corpo non potrebbe pensare.” Moshe Feldenkrais

In questo blog avevamo già parlato del Metodo Feldenkrais®, con un estratto dal libro del suo creatore. Riprendiamo l’argomento in occasione dell’uscita del libro di Mara Della Pergola, alla quale si deve l’introduzione del Metodo in Italia nel corso degli anni ’80.
Allieva di Moshe Feldenkrais, insegna in varie parti del mondo, nel suo Istituto ISFEL di Milano si sono formati centinaia di Insegnanti del Metodo e ora ha pubblicato Lo sguardo in movimento, libro che realizza l’affermazione di Moshe Feldenkrais: “Offro alle persone i mezzi per sentire quello che ancora non sentono.”

Il Metodo Feldenkrais® si occupa del corpo e della psiche, induce al “rendersi conto” che il Pensiero, abitualmente creduto nascere nella testa, ha spesso origine dal corpo: da una sensazione fisica, lievissima ma capace di attivare immagini nella  mente.

mara-della-pergola-libro-lo-sguardo-in-movimentoNel libro Lo sguardo in movimento Mara Della Pergola sceglie il senso della vista come pro-motore di percezioni. Osservando un’opera d’arte si innesca un duplice movimento: noi vediamo ed entriamo nell’opera, contemporaneamente la sua immagine entra in noi e provoca sensazioni avvertibili nella corporeità. Sensazioni che si rivelano alla mente ed è così gettato un ponte tra osservazione esterna, vissuto corporeo, pensiero.

Nel corpo c’è saggezza, spesso resa silenziosa da abitudinari schemi somatici che hanno perso la motivazione per cui erano stati precedentemente adottati, diventando fissità alle quali corrispondono zone cieche dell’autoimmagine.
Praticare con il metodo Feldenkrais significa concentrarsi su se stessi; Mara scrive (pg.55): La conoscenza inizia con la percezione della presenza e quest’ultima viene generata dal movimento. Senza movimento non c’è sensazione e la sensazione richiama l’attenzione.”

In questa concentrazione su di sé, e in sé – che si potrebbe dire secondo lo psicologo junghiano Erich Neumann una  “centroversione” – il movente e lo scopo sono esplorativi. Il movente è pervenire a scoperte dentro di noi,  lo scopo è arrivare alla migliore organizzazione per agire con minimo sforzo e massima efficienza, in senso fisico certamente, ma anche psicofisico. 

Un elemento distintivo del Metodo che valuto altamente prezioso è imparare ad avvertire dentro di sé l’istante in cui l’azione che si sta intraprendendo è ancora reversibile. Imparare ad avvertire quell’istante dell’organizzazione del corpo nello spazio e in rapporto alla forza di gravità corrisponde nella mente al massimo della consapevolezza. Come conseguenza, al massimo della possibilità di scegliere. 
Saper percepire la reversibilità può  significare tanto l’evitare un gesto fisicamente incauto, quanto non assumere un atteggiamento controproducente nei confronti dell’ambiente, in particolare nei rapporti interpersonali.

Se quanto detto finora al lettore appare sfuggente in parte lo si può imputare a mia inadeguatezza, ma è necessario tenere ben presente che il Metodo Feldenkrais® non è teorico bensì esperienziale. Lo si constaterà seguendo Mara Della Pergola, che accompagna il lettore dialogando con lui e con le opere d’arte, invitando altresì a pratiche di esplorazione di se stessi, anche con brevi sequenze di movimento.

Praticando queste sequenze emergono in tutta chiarezza due tratti distintivi del Metodo Feldenkrais: lentezza  e assenza di sforzo.
La lentezza è necessaria per affinare la sensazione: per sentire quello che non si era mai sentito prima.
L’assenza di sforzo è indispensabile perché avvengano la scoperta e l’apprendimento dei differenti modi in cui possiamo intraprendere un’azione. In luogo di quell’unico cui si ricorreva inconsapevolmente, perché ormai abituale.

“La conoscenza di se stessi è raggiungibile
anche attraverso una presa di coscienza
attenta e paziente del modo in cui ci muoviamo”
Mara Della Pergola

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