mcc43

“Tutto ciò che la realtà araba offre di generoso, aperto e creativo è schiacciato da regimi la cui unica preoccupazione è perpetuare il proprio potere e interesse egoistico, ciò che è peggio è vedere l’Occidente rimanere insensibile alla tragedia quotidiana mentre allo stesso tempo accoglie, per non dire sostiene, le classi dominanti che strangolano il libero arbitrio e le aspirazioni del loro popolo.”
Abdellatif Laâbi

Poeta, scrittore, traduttore in lingua francese di altri poeti, come il palestinese Mahmoud Darwish, Abdellatif Laâbi è nato in Marocco dove è stato imprigionato, torturato e sentenziato per “crimini di opinione”.
Questo accadeva negli anni ’70, ma tuttora  pensatori, artisti, giornalisti non hanno libertà di esprimere opinioni dissenzienti sul re e altri organi dello stato.

Laâbi, rimase in carcere dal  1972 al 1980, e dal 1985 fu costretto all’esilio in Francia, da dove continua ad essere voce critica contro le repressioni esercitate dal potere, anche di recente a sostegno della sollevazione popolare nella regione del Rif.

E quando ho ascoltato 

E quando ho ascoltato
l’uomo singhiozzare
ho voluto offrirgli
qualcosa di più della mia testa,
ma cosa?
un’altra nostalgia
di ciò che noi saremmo
senza queste montagne di storia,
un’energia
che darebbe luce soltanto
a un candelabro di tenerezza,
un frammento del tappeto volante
che non si limiterebbe
al solo cielo colonizzato,
una chiave
di carne e sangue
che potrebbe aprire la serratura dell’anima,
un’erba selvatica
che guarirebbe da nefande insensatezze,
una vena d’amore
che unirebbe davvero
la mano al cuore.
Cos’altro?
se soltanto la mia testa solcata da cicatrici
io avevo
da offrire?

 

abdellatif-zeraïdi-peintre-maroc
Cafè marocain by Abdellatif Zeraïdi

Traduzione da resistenzaoraesempre.wordpress.com
Google+

Annunci