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Uri Avnery è fondatore di Gush Shalom, organizzazione per la pace e la riconciliazione con il popolo palestinese secondo i seguenti principi: fine dell’Occupazione, diritto dei Palestinesi di fondare uno stato indipendente e sovrano nei Territori occupati da Israele nel 1967, ricreare una Linea Verde al confine fra i due stati, riconoscere Gerusalemme come capitale divisa fra i due stati, riconoscere il Diritto al Ritorno dei Profughi Palestinesi da scegliere fra rientro o compensazione, salvaguardare la sicurezza dei due stati attraverso mutui accordi, creare le condizioni per una pace regionale fra paesi Arabi e  Israele.

Video dell’espulsione dalla Knesset dei parlamentari arabi per la protesta contro le dichiarazioni di Trump su Gerusalemme durante il discorso di Mike Pence

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Traduzione dell’articolo di Uri Avnery:
The Jumping Parliament

“Anni fa, quando ero membro della Knesset, decisi di inscenare una dimostrazione durante un’assemblea plenaria. Indossai una T-shirt con lo slogan “La pace è più grande della Grande Israele”. A metà delle discussioni, mi sono levato la giacca perché si vedesse lo slogan.

Dopo pochi minuti, un usciere mi ha avvicinato per dirmi educatamente: “Lo Speaker la vorrebbe nel suo ufficio.” Lo Speaker era Yitzhak Shamir, ex comandante del gruppo terrorista Lehi. Mi ha accolto con un ampio sorriso, mi ha chiesto di mettermi comodo e ha detto: “Uri, avete dato il vostro punto di vista. Ora vi chiedo di coprire la t-shirt e ritornare al vostro seggio!” Naturalmente l’ho fatto. Mi sono rammentato dell’episodio questa settimana, quando qualcosa di molto più grave si è verificato in Knesset.

Il vice presidente americano ha onorato Israele con una visita ed è stato ricevuto come un re. Perché? Non so. A mio avviso, è solo uno stolto di bell’aspetto e ben vestito. Ovunque è andato ha tenuto discorsi che avrebbero fatto arrossire un ardente sionista. Ha lusingato Israele in modo infantile, con sfacciata adulazione dei falsi storici.
Nelle Istituzioni erano galvanizzati. Nessuno,però, ha ricordato al pubblico che l’evangelismo cristiano estremo abbracciato da Pence non ha un lieto fine: dopo che tutti i Giudei saranno riuniti in Terra Santa, Cristo tornerà per convertirli in massa. Quelli che non lo faranno periranno.

Il momento clou della visita è stato il suo discorso al plenum della Knesset. E già di per sé questo è stato strano. Tali riconoscimenti sono riservati ai capi di stato stranieri. Pence, come semplice vice non aveva titoli. Ma il governo israeliano ha voluto lusingare l’uomo che potrebbe un giorno diventare presidente.  (In realtà il solo motivo che so immaginare per non buttare fuori  Donald Trump è la spaventosa idea di un Pence presidente.)
In quanto ex membro della  Knesset in questa occasione sono stato invitato a prendere posto nella sala del plenum, naturalmente ho rifiutato l’onore. Quanto segue è un’autentica vergogna.

Allorché il vice presidente ha iniziato a pronunciare la sua sfilza di lodi, i parlamentari sono scattati in piedi per una sfrenata standing ovation. Questo si è ripetuto ancora e ancora, un su e giù su e giù, ridicolo e disgustoso.
Contrariamente al Congresso degli Stati Uniti, la Knesset non consente gli applausi. In tutti i miei dieci anni da parlamentare, durante i quali ho partecipato a ogni singola sessione, non ricordo un solo applauso, meno che mai delle multiple ovazioni in piedi.

Terminato il discorso dell’ospite, i rappresentanti dei partiti avevano diritto di  intervenire. Tutti i partiti ebraici hanno lodato con tutto il cuore il politico d’America. Nessuna differenza tra la coalizione di governo e l’opposizione.

Ma la scena davvero vergognosa era avvenuta all’inizio. Quando Pence ha cominciato a parlare i membri della Lista Araba Unita si sono alzati e, sventolando cartelli, hanno protestato contro il recente riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte di Trump.

La guardia parlamentare sembrava essere stata preavvisata. In una frazione di secondo i tredici membri della Lista sono stati presi ed espulsi forzatamente. Brutto spettacolo, reso ancora più brutto dagli applausi dei parlamentari ebrei.

La Lista è una coalizione di tre partiti arabi, aventi fra loro ampia divergenza di orientamento politico: comunisti, nazionalisti e islamisti. Erano stati costretti a unirsi quando la maggioranza ebraica aveva approvato una legge che alza la soglia elettorale minima, con il chiaro intento di sbarazzarsi dei partiti arabi, nessuno dei quali avrebbe avuto la possibilità di raggiungere il minimo richiesto. Così hanno messo su una lista comune e sono diventati il terzo gruppo nella Knesset.

Questa brutta scena era del tutto superflua. Dopo un minuto, lo Speaker avrebbe potuto agire come Shamir nel mio caso e chiedere ai membri arabi di sedersi al loro posto, avendo già fatto conoscere la loro opinione.  Ma l’attuale Speaker non è  Shamir, che era un attivista sionista in Unione Sovietica, di mentalità diversa.

Per i due milioni di cittadini arabi di Israele e le decine di milioni di arabi nei paesi vicini, la scena manda un chiaro messaggio: gli arabi non fanno parte dello Stato di Israele.
L’impatto visivo è stato inequivocabile: tutti  gli Ebrei  hanno applaudito lo sfratto di tutti gli Arabi dalla Knesset. E’ stata una chiara divisione nazionale, che mostra gli arabi come stranieri in uno “Stato ebraico” – non importa per quanti secoli abbiano vissuto qui.

La divisione non è assolutamente netta: alla Lista araba appartiene un ebreo comunista, mentre la maggior parte delle fazioni ebraiche hanno  fra i loro membri un arabo, che l’umorismo popolare definisce “Pet Arabs” [pet: animaletti domestici].

Non è tutto. Il giorno successivo, la polizia ha dichiarato di essere in procinto di raccomandare che i tre membri nazionalisti della Lista araba siano sottoposti a processo per aver violato la legge sul finanziamento dei partiti.
Poiché i partiti presenti nella Knesset ricevono sovvenzioni statali, la legge prescrive quali altre donazioni sono ammesse. I cittadini israeliani possono donare fino a un certo massimo, donazioni provenienti dall’estero sono vietate.

La polizia ha dichiarato che il Partito Nazionale Arabo, Balad, aveva ricevuto grandi donazioni in denaro dall’estero, mascherandole con documenti falsi. L’inchiesta, viene detto, sarebbe durata due anni, con 140 persone interrogate.
Davvero? Se è così, perché la notizia è stata divulgata esattamente un giorno dopo l’incidente alla Knesset? I cittadini arabi, e altri, sono portati a credere che la divulgazione sia la tempestiva punizione per aver insultato il Vice Presidente USA.

Che scorrettezza! Che stupidità!
Ma gli arabi non sono le vittime più sfortunate di questo governo. Questo ruolo è riservata agli africani.”

 

L’articolo di Avnery prosegue    qui  con una dettagliata esposizione della politica di espulsione adottata dal Governo di Netanyahu verso i migranti arrivati dall’Africa.

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