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Da oggi, 18 aprile, Claude Mangin-Asfari mette in gioco se stessa con uno sciopero della fame ad oltranza. Vuole vincere contro l’ostinato diniego delle autorità del Marocco di concedere il visto d’entrata nel paese per rivedere il marito Naâma Asfari, incarcerato con un processo farsa insieme ad altri dimostranti del Campo della Libertà a Gdeim Izik, Sahara Occidentale.

Nell’ottobre del 2010, gli abitanti Saharawi di Laayoune, sotto quarantennale occupazione come il resto del Sahara Occidentale da parte del Marocco, lasciano la città e si trasferiscono in pieno deserto. Cresce di giorno in giorno nella zona denominata Gdeim Izik una gigantesca tendopoli. Una dimostrazione pacifica di migliaia di persone che con tutto il loro essere gridano: il Sahara Occidentale è nostro e la nostra capitale, Laayoune, è resa invivibile dalla vostra repressione, dalla vostra violenza, dallo sfruttamento, dal furto della nostra ricchezza e della nostra dignità.
Le autorità rispondono con i carri armati, con gli elicotteri che sorvegliano dall’alto, con il blocco dei rifornimenti alimentari. Un camion cerca di forzare il blocco, i militari sparano, muore un ragazzo di 14 anni.
Nonostante tutto, i rappresentanti Saharawi conducono trattative con il governo che, però, non manterrà fede agli accordi. L’8 novembre, all’alba, l’esercito attacca, dà alle fiamme il campo e spara. Usa  cannoni ad acqua, lacrimogeni, manganelli, pietre. I dimostranti nel panico iniziano a difendersi e cadono le vittime, da entrambe le parti. Il Marocco non ha mai permesso ai media e agli osservatori internazionali di ispezionare la zona. Sfollato il campo, la gente si è dispersa e sono scoppiati scontri in varie zone del territorio sotto occupazione; centinaia i Saharawi arrestati, più di 20 successivamente sentenziati dal tribunale militare.
Fra questi era Naâma Asfari  che nel 2013 è stato condannato a 30 anni di detenzione.

Se al Marocco la comunità internazionale consentirà di continuare la violazione dei diritti umani, a partire da quello di un giusto processo, e l’occupazione territoriale del Sahara Occidentale, ovvero: se nulla cambierà, la vita di Naâma si svolgerà in prigione, fra scioperi della fame e dure condizioni detentive. Unico “privilegio” teoricamente concesso: le visite della moglie Claude. Anche queste però da due anni gli sono negate.
Allora è lei, Claude Mangin-Asfari, che si erge a difensore dei diritti con coraggio e decisione contro il governo marocchino, chiamando in causa anche il paese alleato di Rabat: la Francia.

Da Wesa Times

la sua dichiarazione di “guerra” che come arma ha il digiuno.  

Io, Claude Mangin-Asfari, dichiaro solennemente, qui a Orly,  che il mio più grande desiderio è di ritornare in Marocco per rivedere mio marito Naâma Asfari, prigioniero politico saharawi, condannato a 30 anni di prigione dopo due processi non equi, così come i suoi compagni del gruppo Gdeim Izik,  per la loro pacifica  lotta per l’indipendenza del Sahara Occidentale sotto occupazione del Marocco da più di quarant’anni.

Naâma ha ricevuto in gennaio il premio dei Diritti dell’Uomo conferitogli dalla fondazione ACAT per la dignità umana, il Comitato contro la Tortura dell’ONU di Ginevra ha condannato  per la prima volta il Marocco a dicembre 2016 per pratiche di  tortura inflitte a Naâma. Tale condanna chiedeva al Marocco di liberarlo e di non rivalersi con rappresaglie sulla famiglia.

Ora, da ottobre 2016 mi è vietato il permesso di soggiorno in Marocco. Sono stata respinta una quarta volta ieri. In queste circostanze io dichiaro che entrerò in sciopero della fame ad oltranza a partire da domani, mercoledì 18 aprile 2018. Sarò presso il Municipio di Ivry su Seine, mia città di residenza, dove la municipalità ha nominato Naâma Cittadino Onorario già da tre anni.

Questo sciopero della fame cesserà allorché io sarò di nuovo autorizzata a rivedere mio marito nella sua prigione, dopo 21 mesi in cui mi è stato impedito. Sono convinta che questo impegno da parte mia in un atto che può mettere in pericolo la mia salute sarà un argomento che avrà importanza positiva presso il governo francese, al fine di ottenere dal suo partner marocchino la realizzazione di questo ritorno che è stato negato fino a oggi.

Ringrazio tutti coloro che mi sostengono in questa lunga battaglia e che mi sono vicino.

Compio questo gesto impegnativo per amore di Naâma,  per amore della Giustizia e  per amore della Libertà del popolo Saharawi che conduce una pacifica lotta per l’Indipendenza

Orly 17 aprile 2018 Giornata internazionale dei prigionieri politici

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