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Si vivono in questi giorni grandi preoccupazioni per Silvia Costanza Romano rapita in Kenya il 7 novembre. Confortano le assicurazioni della polizia keniota sulla sua vita salva, e per liberarla l’Italia dovrà pagare un riscatto. Indigna il concentrarsi di una parte dell’opinione pubblica su questo prevedibile esborso di denaro, eppure la prassi italiana di considerare la vita il bene supremo  costituisce, aldilà di ogni considerazione, un onore per il nostro paese.

Così non è per altri, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.  Si veda: “Articolo di John Cantlie in Dabiq: non scordate gli ostaggi morti, salvate quelli vivi.”. Proprio alla Gran Bretagna e al fallito blitz del 2012 in Nigeria dobbiamo la morte del nostro Franco Lamolinara (nota*).
Per gli stranieri che arrivano in Africa con un impegno professionale oppure umanitario i pericoli sono molti, pericoli che non sfiorano coloro che vi si recano per grandi business dei quali profittano i governi locali.
Due donne sono da quasi due anni prigioniere di bande criminali e terroristiche, senza che vi sia attenzione dai media e scarsa o nulla dai governi del loro paesi.

Sophie Petronin e Gloria Cecilia Narváez

Sophie è francese, ha 75 anni, la vigilia di Natale del 2016 è stata rapita nel nord del Mali dove si trovava con un’organizzazione umanitaria d’aiuto alla popolazione di Gao.
Gloria Cecilia Narváez ha 57 anni, il 7 febbraio 2017 [o l’8 dicembre 2017?, ci sono confusioni nelle notizie] è stata rapita nel sud del Mali dove si trovava in quanto suora missionaria.

Sono nelle mani di un gruppo affiliato ad Al Qaeda, che le detiene nella stessa prigione a poca distanza dalla capitale Bamako. Un primo video era stato pubblicato su un canale legato ad Al Qaeda già nel mese di febbraio; l’ultima certezza dell’esistenza in vita di entrambe si ricava da un video inviato dai terroristi nel mese di giugno. Non sappiamo che cosa sia loro accaduto negli ultimi mesi. Ciò che conosciamo è che si sono trovate a condividere lo stesso destino di cattività dall’incerto esito, in condizioni di vita pericolose per la salute e la sopravvivenza.

Nel primo video Sophie, con il volto provato e gli occhi velati di lacrime, si rivolge al presidente Macron per ricordargli che al momento dell’insediamento aveva promesso di prendersi cura di tutti francesi.
“Io sono francese, ho il passaporto francese, sono nata in Francia, ma da 20 mesi non succede niente. Ora mi sento dimenticata, da ostaggio dimenticato sto scivolando nella condizione di ostaggio sacrificato.”

Gloria Cecilia, nel secondo video girato nel mese di gennaio 2018, con l’estrema mitezza di una salda fede, si rivolge al suo governo ma anche a Papa Francesco chiedendogli di adoperarsi per “farle ritrovare la libertà”.

La lezione umana da queste due vittime del disordine mondiale è la solidarietà che le unisce; la più giovane Gloria si prende cura come una sollecita sorella della più anziana Sophie.

Una lezione che non viene diffusa come meriterebbe, sia in quanto testimonianza di esemplare empatia, sia per influire sull’opinione pubblica e sui leader del loro paese, affinché con una sagace azione di intelligence  e con la volontà di considerare il denaro secondario in confronto alla vita umana le portino finalmente alla libertà.

***

nota * “L’italiano Franco Lamolinara, il tecnico preso in ostaggio il 12 maggio 2011 da un gruppo armato a Birnin Kebbi, capitale dello Stato di Kebbi, nel Nord Ovest della Nigeria, è rimasto ucciso nel corso di un’operazione condotta dalle forze di sicurezza nigeriane, con il sostegno operativo di quelle britanniche, intesa a liberare lui e il britannico Cristopher Mc Manus, anch’egli deceduto nel corso del blitz.” Storie di rapiti: http://tinyurl.com/y7samrdg
sophie-petronin-gloria-narvaez/

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