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Dinanzi a una vetrina, in attesa dell’apertura del negozio, frammento di dialogo:

– Quello è legale, ma io ne ho uno più potente, che t’ammazza proprio… non ho mai avuto coraggio di provarlo.
– Com’è che sei riuscito ad averlo?
– L’ho preso in un mercato in Tailandia, da una vecchia che vendeva orecchini e sotto il banco teneva un arsenale.

La curiosità spinge ad avvicinarsi. La vetrina del ferramenta sembra una mostra di strumenti difesa-fai-da.te.
Lo spray al peperoncino troneggia. In basso, l’oggetto che galvanizza i due avventori dall’aspetto di normali lavoratori in pausa. La animal-defender-storditore-taserscritta sull’oggetto è Taser, in offerta a 95 euro.

Come possibile vendere liberamente uno strumento che solo da poco è entrato in dotazione alle forze dell’ordine? Attendo che il negozio si svuoti, mi atteggio a potenziale acquirente e inizio a chiedere…  

Repentino cambiamento nella mimica del venditore: gli brillano gli occhi, esce da dietro il banco, si avvicina con una complicità amichevole e inizia..
– E’ come il taser, ma è certificato per difesa contro gli attacchi di animali, altrimenti non potrei venderlo.
– E’ uno storditore elettrico? 
– Esatto, ed è legale, non occorre il porto d’armi, se lo può portare in borsetta e nessuno ha niente da ridire. Guardi che è l’ultimo, è venuto uno e ne ha presi… 
Lo interrompo perché sapere il numero dei venduti mi inquieterebbe ancor di più e insisto:
– E’ certo che si può portare in giro?
– Sì sì, le ripeto, è dichiarato per animali. Il produttore ci ha fatto un corso su come va adoperato. Lei lo punta sul delinquente alle braccia o alle gambe…. ma, in confidenza, per essere tranquilla le consiglio di puntarlo qua…”
e alza il pugno, con un sorriso soddisfatto e sguardo ammiccante, se lo batte sul petto all’altezza del cuore:

– “Così è sicura che stramazza a terra”.
Proprio così: lo storditore puntato sul cuore può provocare interruzione del flusso di ossigeno al cervello e il colpito potrebbe non riprendere mai più conoscenza!

Ho visto la metamorfosi di un tranquillo commerciante in aspirante giustiziere, promotore di giustizieri.
E’ proprio tale metamorfosi che mi atterrisce nella sua novità. 

Storditori elettrici esistono in vendita da tempo, ma solo in questa fase di paura collettiva in cui è stato fatto precipitare il nostro paese tali articoli escono dalle vendite via internet e diventano anche oggetti da vetrina, commercialmente “taser” per suggerirne il massimo di capacità offensiva.

Classificati “Animal Defender” sfuggono alle disposizioni della legge. Le norme sono scritte nella legge 110/75 all’articolo 4 http://tinyurl.com/ya5eb6dx che proibisce di portarle oltre la soglia di casa, a meno che il proprietario sia titolare del porto d’armi per “armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere, storditori elettrici e altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione”.

Ogni epoca storica è stata attraversata da tematiche originate dalla paura. Notava Zygmunt Bauman «Noi europei del ventesimo secolo ci troviamo sospesi tra un passato pieno di orrori e un futuro distante pieno di rischi».
Una paura che nasce dal conoscere fatti certificati dalla storia nel secolo scorso che alimenta la paura di un incerto futuro. 
Si può certamente pensare ai lager e ai gulag, ma anche accorgersi della rimozione dalla coscienza della morte collettiva inflitta senza coinvolgimento personale: l’atomica di Hiroshima.
Più o meno chiunque avverte l’incertezza dell’esistenza, allora chi più è incline a farsi soggiogare dalla paura è destinatario privilegiato dell’industria della “legittima” difesa.

Non conta che tutte le indagini statistiche riportino il calo dei fatti criminosi. A giugno il Censis ha pubblicato il Rapporto Sicurezza: il 39% degli italiani è favorevole alla pistola facile per la difesa personale, nonostante che i reati denunciati nel  2017 siano stati in calo di oltre il 10% rispetto al 2016, e che fortunatamente gli omicidi si siano quasi dimezzati in dieci anni, da 611 a 343.
Il concorso fra allarmismo mediatico e presente orientamento politico induce, pertanto, quasi il 40 per cento degli italiani a volere leggi meno restrittive per il possesso di pistole e fucili. Il che diffonde la
 banale convinzione che sia logico sparare senza sapere se esista pericolo per la propria incolumità. E’ sufficiente temere il rischio per la proprietà. Dunque aveva ragione Giovanni Verga: Quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.
ciccio-franco-italiani-paura

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