mcc43

Non sono familiari a noi europei che parliamo sempre di “popoli” quelle identità «fluide» che fino alla prima guerra mondiale prosperavano nell’ambito culturale e sociale del Medio Oriente. Dicendo “popolo” assumiamo caratteristiche evidenti nel presente, mentre ciò che accomuna una popolazione si stratifica in maniera complessa e tortuosa nei secoli. L’articolo dello storico Lorenzo Kamel illustra il passaggio avvenuto nel secolo scorso  da una millenaria identità curda plurale a un’identità curda mono-dimensionale, sulla quale si innestano narrazioni e sorgono rivendicazioni nazionaliste.

Nel trattare in particolare i Curdi iracheni, l’articolo traccia una ricostruzione storica dell’insieme della popolazione curda. E’  intitolato From Pluralization to Fragmentation: The Kurdish Case from a Historical Perspective, pubblicato su «Nuova Rivista Storica», 103(1), 2019, pp. 251-266. L’originale in inglese, con ampia bibliografia,  è leggibile in Academia.edu. Qui ne sintetizziamo i punti salienti.

Il caso dei Curdi, certamente non il solo, rivela molto sugli aspetti legati all’identità. Con l’ eccezione del filosofo del 17 °secolo, Ahmad-i Khani, non vi è prova di un pensiero curdo in termini di intero popolo curdo fino alla fine del 1800. Il consenso quasi completo tra gli studiosi è che il popolo curdo rappresenti un gruppo identificabile da forse due millenni. Altrettanto chiaro è che è solo da poco più di un secolo (come nel caso di Arabi e Turchi) ha acquisito un senso etnico dell’identità, sostituendolo all’idea di cittadinanza ottomana e/o di appartenenza a una comunità religiosa.

Le ‘domande’ relative all’identità sono diventate sempre più comuni durante la prima guerra mondiale e le successive conferenze per la pace. Un numero crescente di persone, la «maggior parte degli arabi istruiti», percepiva «le nazioni britanniche e francesi [come] i loro migliori amici» e «i turchi e i tedeschi [come] i loro più grandi nemici». Questa storica congiuntura segna il momento in cui anche i Curdi «hanno iniziato a pensare e agire come una comunità etnica», in coincidenza con il periodo in cui il problema curdo emergeva per la prima volta alla visibilità internazionale.

A quel tempo, la politica britannica in relazione ai Curdi era spesso incoerente, tendenzialmente simpatizzava con il nazionalismo e l’autonomia, opponendosi a qualsiasi forma di indipendenza; alla fine i politici britannici devono aver concluso che il modo migliore per sfruttare i giacimenti petroliferi di Mosul e Kirkuk fosse creare un singolo stato, il Regno dell’Iraq, includente aree popolate da Curdi. Secondo l’allora commissario britannico a Baghdād, Percy Cox, onde facilitare i negoziati sulle frontiere si doveva assicurare alla Turchia di aver abbandonato il proposito dell’autonomia curda, inclusa nel trattato di Sèvres , e di volerlo sostituire con l’obiettivo di incorporare in Iraq tutte le aree curde che, fissate le frontiere, venissero a trovarsi dal lato di  Mosul.

Da notare: nei mesi precedenti, quando alcuni imperialisti europei a Sévres stavano tentando di creare uno stato indipendente curdo,  un certo numero di Curdi combatteva al fianco del governo nazionalista turco di Kemal Atatürk, il quale, a fine trattativa, il 24 luglio 1923, respinse il trattato. Così, l’idea di stabilire uno stato nazionale curdo venne definitivamente abbandonata e nel trattato di Losanna, che sostituì quello di Sèvres ponendo ufficialmente fine al conflitto, la parola Curdi non è neppure menzionata.

Fu solo dopo la fine della guerra che – grazie anche a nuove influenti organizzazioni come la Società per la crescita del Kurdistan – emersero un discorso e un movimento etno-nazionalista curdo più definito e strutturato. Questo giocò un ruolo cruciale nel plasmare una distinta identità curda fortemente influenzata da opere di importanti figure (nota*) religiose e politiche, molte delle quali educate in Occidente o scuole occidentalizzate. 

Rilevante, ma per di più ignorato è che, in anni più recenti, un certo numero di studiosi curdi ha iniziato a promuovere iniziative per divulgare la storia curda da una prospettiva non-nazionalista. Diversi studiosi, tra cui il famoso studioso turco di origine curda Yektan Türkyilmaz (nota**), hanno infatti messo in discussione sempre più la loro «curdità» ponendo quest’ultima in relazione con altre forme di identità post-nazionaliste. In questo senso, la marcata crescita registrata negli studi curdi negli ultimi due decenni ha coinciso con quello che potrebbe essere considerato il primo tentativo strutturale e «mainstream» compiuto dagli storici curdi di andare oltre i paradigmi nazionali e smontare la tendenza ancora comune. 

asemath-barzani-ebrea-curdaSi può notare come una visione nazionalistica sia oggi l’unica che rintracciamo nei resoconti mediatici delle vicende attuali. Sì assume la piccola entità siriana di Rojava come essenza della “curdità” e la “ragazza con il fucile” ne è l’icona, perché guerre d’indipendenza e parità di genere sono apparenze che l’Occidente comprende. Si pensi, invece, alla curda Asemath Barzani (1590-1670),  primo rabbino donna della storia: la sua «ebraicità» non le impediva di vivere altre dimensioni identitarie.

La fluidità delle identità, i vari sensi di identità collegati a aspetti religiosi, locali, transnazionali e familiari  coesistevano da millenni. Sono le crisi finanziarie che, in una certa misura, alimentano forme di nazionalismo, lo si è visto anche negli ultimi anni nel Kurdistan iracheno, la cui popolazione per il 30% è composta di profughi: con il  crollo del prezzo del petrolio si è chiuso sempre di più al suo interno alla ricerca di soluzioni economiche e di protezione.
Si dimostra che la politica dell’identità si rivela facilmente una ricetta per il disastro.

Oltre a ignorare gran parte del dibattito post-nazionalista in corso tra gli studiosi curdi, e oltre, l’obiettivo dell’indipendenza del Kurdistan iracheno ha avuto  con il referendum del 25 settembre 2017 effetti deprecabili: frodi elettorali, espropriazione di terreni, estromissione di funzionari assiri democraticamente eletti e loro sostituzione con personale non eletto designato dal KDP (Partito Democratico Curdo). I Turkmeni – gruppo di maggioranza in Kirkuk fino al massiccio inurbamento dei Curdi dei villaggi –  subirono intimidazioni e attacchi prima e dopo il referendum, evolvendo via via in una comunità chiusa e incline al conflitto. Cristiani, Yazidi e altri gruppi etnici e / o religiosi, in particolare in Sinjar e nel Piano di Ninive, hanno sperimentato simili trattamenti.
Gli interessi di potenze straniere e attori esterni accelerano questi processi localistici e spingono, palesemente e nascostamente, per la frammentazione di un millenaria identità curda, fluida e plurale.

Note
(nota*) Spicca il teologo sunnita curdo Said Nursi (1876-1960) per il suo pensiero riformatore, anche nel campo dell’istruzione.

Yektan Türkyilmaz(nota**) Yektan Türkyilmaz, è stato detenuto e processato dalle autorità armene a causa delle sue ricerche presso l’Archivio Nazionale dell’Armenia nel 2005, egli ha sottolineato che il suo lavoro «riguarda non solo la storia della regione, ma anche la storiografia. Pertanto, non penso che favorisca alcuna storiografia nazionalista inclusa la versione armena. In questo senso il mio lavoro è critico non solo per la storiografia nazionalista turca ma anche per le controparti curda e armena. Quindi il mio lavoro non può essere definito pro o anti-armeno. Questa stessa domanda si basa sulle ansie nazionalistiche, che cerco di analizzare e andare oltre nella mia borsa di studio ».
Citato in D. Kederman, Freed Scholar Speaks Out, in “Insider Higher Ed”, 30 settembre 2005,
https: // www. insidehighered.com/news/2005/09/30/yektan.