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“Ciascuno di noi ha inventato il proprio Putin. E ne potremmo creare molti altri ancora”. Affermazione di un buon conoscitore del Cremlino, non lontana dal vero constatando che i convinti putiniani spaziano in un ampio arco di tendenze politiche, accomunati dall’attivismo aggressivo che blocca le critiche e financo le più basilari domande.

Questo è un articolo di constatazioni e quella che più colpisce è il disinteresse dell’opinione pubblica per la cittadinanza russa, comparato all’esplorazione enfatica delle correnti sociali e politiche pro o contro il presidente degli Stati Uniti. Manifestazioni anti Bush, Obama, Trump sempre in grande evidenza, quelle in Russia ignorate o relegate in taglio basso e bollate dai sostenitori come “finanziate dall’Occidente”. Nel 2011, mentre eravamo invasi da immagini e analisi delle rivoluzioni arabe, udivamo flebili mormorii sulle sollevazioni di Mosca e i cartelli Russia senza Putin! all’indirizzo dell’allora capo del governo, il quale, per parte sua, accusò Hillary Clinton di esserne il motore per poi gustare fredda vendetta nel 2016.

-La democrazia è avvicendamento. Quando è scontento l’italiano di qualsiasi tendenza chiede di votare. Putin, fra presidenza e premierato, è leader dal 31 dicembre 1999. Vero che alle ultime elezioni del 2018 ha ottenuto il 76% di consensi, ma i votanti erano 67% e non esistevano rivali, essendo stato escluso dalla competizione Alexei Navalny. L’Ocse non fu soddisfatto della partita senza avversari, ma dichiarò:  si sono riscontrati meno brogli. Ovvero un minor numero di pacchi di schede precompilate?
Bouteflika è stato in carica 20 anni, la popolazione si è stancata, nessuno si è stupito. Invece  è stupefacente che si consideri naturale che i 20 anni di Putin siano per tutti i Russi una gradita espressione di agile democrazia . 

-Durante la campagna elettorale americana, di Donald Trump si è squadernata la vita personale, economica, televisiva. Escludendo il pettegolezzo, credo sia un bene conoscere la caratura personale di un candidato. Del candidato Putin anche alle ultime elezioni non si è saputo nulla. Silenzio, per esempio, sulle vicende famigliari e le figlie che avanzano nelle loro carriere sotto falso cognome; silenzio ben più grave sugli inizi della sua ascesa politica. Si dice, sì, che era in forza al famigerato KGB, ma famigerato personalmente è che, alla caduta del Muro, come responsabile dell’ufficio di Dresda prese l’iniziativa di distruggere l’archivio dei documenti segreti della centrale di spionaggio.
Al contrario, insediatosi alla Presidenza, è diventato un protettore dei whistleblower occidentali: concede asilo a Edward Snowden e
lascia filtrare l’indiscrezione di un piano russo per far evadere Julian Assange  dall’ambasciata dell’Ecuador.

-Gli ammiratori, rossi o bruni che siano, sembrano tutti seguire tendenze laiche; ignorano che una delle più solide colonne del suo potere sono la Chiesa Ortodossa e il patriarca  Kiril I? Nell’articolo “Russia non raccontata: Putin e le milizie del Patriarcauna raccolta di informazioni mostra che il paese, uscendo dall’ateismo imposto dal periodo sovietico, è stato condotto dal potere politico a una religiosità settaria, funzionale a sostenere ulteriormente le tendenze nazionaliste. 

– In Italia la libertà di informazione non gode di buona salute, sia da parte di settori del pubblico che chiedono ostracismo a chi la pensa diversamente, sia da parte del governo che chiude la convenzione di servizio pubblico a Radio Radicale. Di conseguenza si spiega il disinteresse per l’informazione interna ed internazionale della Russia.
Agli inizi dell’era Putin le testate straniere erano ben accolte; poi dal 2017 una legge classifica  i media internazionali che operano in Russia come “agenti stranieri”. Non basta: il deputato Pyotr Tolstoy è tra i promotori di una legge ulteriormente restrittiva perché, dice,
occorre  fermare l’isteria anti-russa dell’Occidente.  La testa d’ariete della fama nazionale di Putin è proprio questo rappresentare alla popolazione una Russia accerchiata da un Occidente prono agli Usa; una rappresentazione da anni ’50, forse, che regge solo grazie al ferreo controllo dell’informazione nazionale.
Varata o meno tale legge, nel 2018 la rivista
Forbes Russia si è vista censurare l’inchiesta sul miliardario Ziayavudin Magomedov, arrestato per appropriazione indebita di fondi statali; alle proteste del direttore si è risposto con la sua rimozione.

La voce di Mosca, al contrario, risuona forte all’estero e in Italia è debordante. Sputnik News lo dichiara: “Il nostro scopo è di proporre al lettore italiano in lingua italiana quelle informazioni che gli altri media non pubblicano. Ovviamente non vogliamo imporre a nessuno le nostre informazioni”. In realtà il numero, la frequenza, la diffusione [anche attraverso Google news] diventano “imposizione” di una visione in coloro che non adottano un pensiero critico. Ecco alcuni titoli di esempio: “Putin in Russia è popolare come una pop-star”, “Con Trump Italia più libera e vicina alla Russia”, “La Russia, asso nella manica dell’Italia”, “La Russia non si è ritirata dalla corsa agli armamenti, l’ha vinta“, “Nel vortice di autodistruzione dell’Occidente-mondo“, “Ci si prepara a una guerra orrendamente devastante? C’è un sollecitare sentimenti forti  che ricorda Il Popolo d’Italia di Mussolini [link]

-Oltre a propagandare la politica internazionale russa, Sputnik e gli altri media filorussi elencati nell’articolo citato in precedenza [link] costruiscono e rafforzano il mito dell’uomo forte, un Putin come deus ex machina. E’ davvero così?
Gleb Pavlovsky, suo ex consigliere politico: “Abbiamo fatto un ottimo lavoro nel suo primo decennio da leader per creare l’illusione che Putin controlli tutto in Russia”.
Mikhail Zygar, autore del saggio All the Kremlin’s men: “Putin, uomo al comando, non è una persona sola, ma una “grande mente collettiva”, un intero “sistema di governo”. Sarebbe dunque simile al “makhzen” marocchino: un sistema di lobby e oligarchi che sostengono, si giovano e influiscono su una componente carismatica esposta agli occhi del popolo. La macchina funziona contando sulla massa di burocrati, sul controllo statale della televisione dove le critiche al presidente sono bandite, la sua immagine è sempre in qualche modo eroica, la grave malattia di alcuni anni fa restò segreta nonostante la prolungata assenza dalla scena pubblica; e conta altresì sulla “difesa della Siria aggredita dall’Occidente” nonchè sul bisogno collettivo di rivalsa dalla fine dell’URSS.

-Putin e  l’Europa. L’Unione Europea è voluta debole da molti ma, mentre agli Usa interessa unita e obbediente, alla Russia interessa disunita con stati nazionali costretti  a bussare al “mercato” delle alleanze.  Bruxelles nel  2015 ha inaugurato East Stratcom, un’unità di esperti che hanno il compito di identificare i tentativi russi d’ ingannare e confondere i cittadini UE: spiare e diffamare determinati politici o travisare le linee politiche europee, e talvolta riesce a ottenere correzioni. RT ha dovuto modificare un articolo in cui accusava ingiustamente determinati media europei e Alexey Navalny di diffondere fake news sulla Russia.
La propaganda che ha maggior presa  da noi è condotta da Sputnik Italia: una decina di collaboratori fra i quali un tal Marco Fontana che cura altresì il “servizio stampa per la Regione Piemonte e quello per la Federazione medici pediatri di Torino”. Credo dovrebbe rendere tutti perplessi il connubio fra un incarico presso una branca del nostro stato e un’agenzia di propaganda straniera.
La testata conduce una smaccata campagna di denigrazione della UE a favore delle destre e dei partiti populisti. La consonanza fra il nazionalismo collettivo in Russia e quello di settori popolari dei paesi europei esiste. Riesce la macchina della disinformazia post sovietica a renderla forte in cabina elettorale quanto lo è nei media? Aspettiamo il 26 maggio.