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Al 20 agosto nell’ambito del Meeting di Rimini si è raccontata una fantastoria dal titolo “Dall’islam all’islamismo: oggi il viaggio di ritorno è possibile “

Già  “Islamismo”, pur se espressione giornalistica abituale, è errata. L’Islam ha al centro la formazione di una società, pertanto non scivola a “ismo” allorché  si interessa di questioni sociali. Al contrario esprime il suo spirito fondante. Nel parlar corrente “islamismo” rimanda perlopiù a gruppi cui si imputano imprese efferate, gruppi che devono essere combattuti in quanto tali senza che sdegno e condanna coinvolgano la confessione religiosa. Esattamente come combattiamo le cosche del crimine organizzato senza considerarle un derivato del principio della libertà di impresa.  
Islam e politica non sarebbero in rapporto antitetico, ma nel mondo di oggi radicalmente diverso da quello pre-rinascimentale in cui l’uno e l’altra si sono formati, si trovano in condizione di scarsa reciproca comprensione. Seguendo le allocuzioni dei due relatori del convegno emerge che organizzatori e ospiti si pongono in un’impensabile connivenza propagandistica.

La santa ignoranza. Religioni senza cultura - Olivier Roy - copertinaEsordisce Olivier Roy, autore di  La santa ignoranza: Religioni senza cultura,  che va per le spicce. L’Islam politico è una devianza islamica del xx° secolo, sorta fra intellettuali laici egiziani che si erano interrogati sulle vittorie dell’Occidente arrivando alla conclusione che il mondo islamico si doveva adeguare. Armarsi, formare un partito politico, darsi una costituzione, creare uno stato e a modello avevano preso  nazismo e comunismo. Prima slabbratura: in Egitto vi fu un partito socialista nasseriano, avverso al comunismo e tanto laico da scoraggiare le religioni, pertanto non qualificabile come islamista.
Successivamente Roy, con ardito salto logico, avendo attribuito all’Egitto sunnita l’impronta islamista, porta ad esempio come culmine dell’islamismo la rivoluzione di Khomeini e la nascita delle repubblica dell’Iran che, però, non è sunnita, ma sciita. Tuttavia insiste che la società iraniana non è più una società religiosa perché l’ “islamismo” l’ha svuotata e secolarizzata (!). Saltando nuovamente nei paesi sunniti, rileva che nel Maghreb i partiti islamici sono diventati come gli altri, sono di centro e sono conservatori, senza una particolare ideologia. Conclude affermando con volteriana sicumera che oggi l’Islam si è liberato della politica e nelle manifestazioni di piazza non si vedono bandiere verdi e libri del Corano, ma slogan che chiedono democrazia e cittadinanza. Sembra compiaciuto di questa normalizzazione all’occidentale: separazione stato e chiesa e le sue tesi sortiscono presumibilmente l’effetto di rinverdire nei membri di CL la certezza di quanto fosse pericoloso il comunismo, così da  tirare un sospiro di sollievo sulla morte di ideologie che ad esso, vien detto loro, si ispiravano. 

Il clou del convegno è l’esotica presenza, per il secondo anno, di Muhammad bin Abdul Karim Al-Issa, segretario generale della Lega Musulmana Mondiale. Nonostante il nome altisonante la Lega è una sorta di club fondato a Mecca nel 1962 da un “Comitato” di 21 intellettuali provenienti da 19 paesi [la cui lista non mi è stato possibile rintracciare]
Volendo dare alla sua allocuzione l’appropriata caratura etica, ricordiamo che Al-Issa è stato ministro della Giustizia dell’Arabia Saudita dal 2009 al 2015 quando questo blog si era occupato di come la Giustizia viene amministrata in Arabia Saudita. Nel 2014 veniva processato, e due anni dopo messo a morte,  il carismatico imam sciita Nimr al Nimr. Nel sistema giuridico saudita manca la certezza delle pene in rapporto al crimine, i processi non avvengono pubblicamente, i Tribunali applicano sia le leggi dello Stato sia i pareri espressi da clerici accreditati, rendendo impossibile all’imputato un’efficace difesa.
Ad Al-Issa – rappresentante di un regno notoriamente finanziatore del terrorismo – l’ineffabile moderatore chiede com’è nato l’estremismo nelle società islamiche. Se Roy aveva appena accennato all’origine egiziana dell’islam-politico, il giurista saudita affonda i denti: è colpa dei Fratelli Musulmani, il cui pensiero è vuoto, chiuso, estremista, mentre in Arabia Saudita esiste un centro per la moderazione.

In qualsiasi altra sede, almeno uno dei presenti si sarebbe alzato per chiedergli se per l’Islam Wahabita del suo paese è stato un comportamento etico finanziare un colpo di stato che nel 2013 ha  defenestrato Libertà e Giustizia, partito connesso ai Fratelli Musulmani e uscito vincente dalle elezioni presidenziali egiziane del 2012. Se moralmente lecito favorire il nuovo regime egiziano che aveva sparato contro quelli che protestavano contro lo stravolgimento del risultato elettorale e l’imprigionamento del presidente eletto Morsi, se altrettanto accettabile uccidere in un giorno un migliaio di persone, lasciando il pavimento della moschea coperto di cadaveri di uomini e donne. [video BBC, Jeremy Bowen ]
Si potrebbe anche porre qualche domanda imbarazzante sull’aver ottenuto, poi, un compenso dal golpista Al Sisi: la proprietà delle isole Tiran e Sanafir all’imbocco del Golfo di Aqaba, che certamente da un governo legittimo in carica non si sarebbe potuto ottenere.
«La compassione ci unisce» afferma impudentemente Al-Issa, ma per porgli domande su diritti e compassione occorre conoscere i fatti. Non penso che le religioni siano senza cultura, ma le persone religiose spesso lo sono. Aver steso il tappeto rosso a un rappresentante del peggiore oscurantismo, ricco e armato, che trama per l’incessante destabilizzazione del Medio Oriente, è stato un brutto scivolone del Meeting.

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Non rare le iniziative volte a imbrigliare la libertà dei musulmani per tenerli lontano dalla dimensione politica e dall’esercizio del potere, o per compattarli a sostegno di un leader. Se la propaganda di Rimini ha modesta risonanza e nessun effetto pratico, tranne la manipolazione dei fedeli cristiani, più  incisivo intendeva essere il concilio dei 100 Ulema convocati da Putin a Grozny, poco prima delle elezioni presidenziali del 2016. Ma sarebbe passato inosservato nel mondo islamico e oltre se l’Arabia Saudita non avesse protestato sia per la mancata convocazione, sia per la condanna del Wahabismo sortita dal convegno.