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Dal 24  luglio 2020 i fedeli tornano ad accedere a Hagia Sophia, la Santa Sapienza di Istanbul, per pregare. Dopo 86 anni di esclusiva destinazione museale, questa decisione ha sollevato un diluvio di commenti e proteste internazionali, espressioni di rammarico, pessimistiche previsioni sull’ingresso dei turisti. Venerdì  31 luglio, al centro della festività Eid Adha, la seconda preghiera del Venerdì è avvenuta nel più completo disinteresse mediatico. Indizio che poco o forse nulla vi era da criticare e  incentivo per rivolgersi a una fonte informata.

Prima del 24 luglio
Vediamo come Il Washington Post, al 13 luglio, aveva commentato la decisione turca:  Il problema di rendere di nuovo Santa Sofia una moschea:

Erdogan si è scrollato di dosso le lamentele, dichiarando la decisione un esercizio di sovranità nazionale. I partiti di opposizione non hanno fatto troppe storie. “La Turchia è un paese in cui religione e nazionalismo si intersecano, in modo che molti degli accaniti campi anti-Erdogan appoggiano il principio della sovranità turca sul monumento”, ha osservato Louis Fishman, professore al Brooklyn College. ”
La popolazione cristiana turca, nel frattempo, è testimone di un dibattito che alla fin fine ignora le sfide di una comunità che nel tempo si è ristretta. “Non ci riguardano né la decisione di convertirla in moschea, né le forti reazioni contrarie in Turchia o all’estero”, ha detto la direttrice, cristiana e turca, del Centro di analisi storica e ricerca sui conflitti in Gran Bretagna.” Ed ha aggiunto che quel che li riguarda è come proteggere il futuro di circa 100.000 cristiani rimasti nel Paese, la tragedia di tante chiese vuotatesi in pochi decenni.  

Perfino le voci critiche del campo laico della Turchia, come quella dello scrittore Orhan Pamuk, non si sono discostate dal ribadire che si tratta di una decisione di totale e ovvia competenza nazionale. Alla preghiera di mezzogiorno del 24 luglio hanno partecipato circa 400mila persone, è stata seguita in diretta mondiale come evento religioso, lanciato e recepito come messaggio  politico.

Dopo il 24 luglio.
Venerdì 31 luglio: seconda preghiera del mezzogiorno coincidente con la festività islamica del Eid al-Adha.
Come si sono comportate  in settimana le autorità in merito alle preoccupazioni degli osservatori stranieri? Accessi possibili a tutti al di fuori degli orari di preghiera? Gratuiti o a pagamento? Mosaici nascosti o visibili? Si intravede una chiara volontà di conservazione?
Le risposte le otteniamo in loco da persona informata: ELENA VENTURA, italiana, esperta di culture centroasiatiche e mediatrice culturale che risiede a Istanbul, dove ha fondato l’agenzia di turismo responsabile Viaggio in Turchia. 

La volontà di conservare e proteggere l’edificio è testimoniata storicamente. Se non fosse stato per una serie di investimenti importanti dei successori di Mehmet II [n.d. 1432-1481], conquistatore di Istanbul, oggi noi di Santa Sofia non avremmo più niente, se non qualche muro crollato. L’ultimo grande intervento di restauro, siamo a fine ‘800, è stato commissionato da Abdul Hamid II  e realizzato dai fratelli Gaspare e Giuseppe Fossati. Restauri parziali, come ti dirò,  sono attualmente in corso.

L’organizzazione: oggi siamo accalcati in fila, una massa incredibile di persone sotto il sole con lo sforzo di mantenere la distanza di sicurezza. Quasi tutta la folla che vedi nelle foto [n.d.r slideshow in fondo all’articolo] è di locali. Turisti stranieri pochissimi rispetto al flusso tradizionale in questo periodo, ma il problema non è interno, anzi le procedure sono molto snelle. All’aeroporto scanner termici, se capita qualcuno con temperatura corporea superiore ai 38° viene accompagnato in un’area dedicata per il test. Se l’esito è positivo non si viene respinti bensì subito trasferiti a una clinica privata per l’immediato inizio delle cure. Il problema è degli altri paesi che hanno adottato la quarantena per gli stati extra Schengen, il che scoraggia ovviamente il turismo.
Esistono i check point  di polizia per il controllo delle borse già  per accedere allo spazio dove c’è la fontana frontale a Santa Sofia.  Passato il controllo ci sono gli stand organizzati dal comune di Fatih con tutti i servizi per i visitatori, lì distribuiscono mascherine, il disinfettante e anche  bottigliette di acqua gratis.
Hanno messo due maxischermi che mostrano la situazione all’interno. Nella foto della donna con il burqa: a sinistra si vede una porzione del mosaico pavimentale nella parte dell’incoronazione del Basileus.

I costi: ho parlato con uno dei responsabili. Non si paga più il ticket di ingresso. L’entrata è gratis, e le visite turistiche sono sospese solo negli orari delle preghiere principali; per esempio oggi l’apertura pomeridiana era alle 14.30, e chi intende visitare trova gli orari anche in rete.

I mosaici. Ti dico subito che i marmi pavimentali sono rimasti sempre visibili nella zona dell’omphalion imperiale – l’area dedicata all’incoronazione del Basileus – con cerchi in porfido protetti da recinzioni in corde. Il mosaico della Vergine a lato dell’abside durante la preghiera è coperto con un sistema di tende molto leggere che lasciano intravedere gli elementi figurativi;  quindi si può dire che non è mai completamente nascosto.
Ti spiego più in generale per il piano terra: tutti i mosaici sono protetti da un sistema di tendaggi che li copre in maniera totale se li si guarda da lontano, ma nel momento in cui ti avvicini l’effetto dello spazio tra muro e tenda dà la possibilità di visione completa delle figure. Sola eccezione: il Mosaico di Giustiniano prostrato ai piedi del Cristo Redentore sulla lunetta della porta da cui l’Imperatore accedeva alla Messa, che è l’ingresso principale allo spazio di preghiera ed è coperto a filo muro.
Cosa succederà con questi tendaggi, suppongo che vorrai sapere. Allora: da quello che capiamo dai comunicati, sia da quello che ci hanno detto i responsabili, per ora sono fissi. Verranno sostituiti poi con tende avvolgibili che possano facilmente alzarsi e abbassarsi.
Infine la Galleria superiore:  è chiusa già da alcuni anni perché il pavimento presenta tutta una serie di cedimenti. Infatti erano stati messi dei percorsi obbligatori per tenere i visitatori fuori dalle parti pericolanti. Tutte le gallerie superiori sono, quindi, al momento inaccessibili perché sono in corso i lavori. Quando verranno riaperte sapremo come verrà gestita la visibilità dei mosaici.”

E’ il medesimo atteggiamento attendista di  Don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano Beni Culturali di Cremona, che dà una valutazione estetica sufficiente alle misure prese dalle autorità turche, aggiungendo Rimangono però da capire alcuni dettagli per il futuro: […] se la nuova configurazione istituzionale consentirà le attività internazionali di ricerca e di restauro che negli ultimi decenni hanno arricchito le conoscenze su questo straordinario edificio. Vedremo.”

Reazione più bizzarra della settimana? Arriva da Damasco: la Siria costruirà una Hagia Sophia alternativa nella città di Al-Suqaylabiyah, che è a maggioranza cristiana ortodossa, e lo farà con il supporto economico della Russia. 

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