mcc43

Il diffondersi del contagio del nuovo Coronavirus poteva essere gestito come un grande esperimento conoscitivo delle reazioni al pericolo da parte degli individui e delle collettività locali. E’ invece gestito con imposizione dall’alto di convincimenti e slogan che si espletano in comportamenti, causando  autentiche deformazioni psicologiche.

Cogito ergo sum è diventato “io credo e tu devi credere come me”. Per conseguenza porsi domande è equiparabile alla negazione dell’esistenza del virus e provoca ritorsioni in forma di diffamazione, ostracismo, denunce, isolamento sociale e conflitti personali. In trasparenza si vede affiorare un vecchio dogmatismo che è l’assassino del libero pensiero, vuoi con ordinario squallore del dialogo  o con maligne minacce. Oppure con sofisticate o pompose argomentazioni, tuttavia sempre più rare perché non tutti i dubbi possono essere annientati con l’arma di calcoli statistici e proiezioni. Allora si alza il ponte levatoio, lo sdegnoso è inutile discutere.

Le persone che per temperamento necessitano di pedalare in gruppo temono ormai di esporre i dubbi sulla gestione dell’emergenza e sull’evidenza del vizioso circolo dell’ansia, dai media al governo, dal governo ai media, e ammutoliscono in pubblico. Si liberano della tensione nei discorsi condotti nel tu per tu reale, o nei messaggi privati nel timore della censura sempre più stringente dei social media. Nemmeno i capi di stato sfuggono al controllo censorio, senza che sorga un gran sdegno nel pubblico, il che rivela lo slittamento dell’autorità dalle Istituzioni all’algoritmo.

Da un millennio subiamo le conseguenze sociali e politiche dell’exploit maniacale delle Crociate. Quanto dureranno le conseguenze di questa gestione verbalizzata e condotta come “guerra”  al Covid19 che sta rivelando prima nascoste psicolabilità? Quali conseguenze sui giovani che via via dimenticheranno una società meno nettamente spaccata? La Psicologia, che dovrebbe essere in prima linea, tace o resta inascoltata.    

Come l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando fornì il pretesto per realizzare un’intenzione latente: ridisegnare politicamente l’Europa attraverso la Prima guerra mondiale, così l’emergere di questo virus, che è solo uno della già nota e studiata famiglia dei coronavirus, offre l’occasione di indirizzare verso priorità, atteggiamenti, consumi  per ridisegnare geografie economiche.

La differenza fondamentale con il 1914 è che non vi sono individualità accusabili di manovrare la trasformazione mondiale, ma un coacervo di interessi che non ha un tavolo per armistizio o conferenza di pace. La “guerra” al coronavirus  questa volta è conflitto fra interconnessi potentati economico-finanziari. Vediamo il provocato sfacelo senza poter gridare dégage a qualcuno che abbia una faccia e un nome.