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Sbocciano già adulti quei personaggi che i media adottano come volto delle narrazioni. Sull’opposizione politica di Alexej Navalny a Putin, però, la biografia rivela un trasformismo omesso dalla cronaca degli eventi che lo rendono sempre più famoso.

§ L’esordio. § La svolta americana. § Processi e condanne. § Gli avvelenamenti. § Il ritorno, nuove proteste e tensioni Usa-Russia.

§ L’esordio. Ci sono numerose ragioni per criticare Vladimir Putin, in questo blog ne sono state pubblicate parecchie, ma non troverebbero rimedio nella posizione razzista e xenofoba, prima, e filo-americana, poi, assunta da  Navalny. Iniziando giovanissimo a fare politica, a 24 anni è membro di spicco del partito socio-liberale e filo-occidentale Jabloko e ne viene espulso per “attività nazionalistiche”. Lo strappo ha origine nel 2006 a causa delle divergenze sulla Russkij Marš, una manifestazione di russi etnici (russky) “per una nazione slava, russa!” (Der Spiegel)  e contro il “russianismo“, ossia la cittadinanza russa per le 40 etnie nazionali. Tale manifestazione schiettamente razzista verrà frequentata da Navalny negli anni seguenti, figurando fra gli organizzatori (The Atlantic ).
Nel 2007 fonda il movimento Narod (Popolo). Sul canale YouTube del movimento Navalny si mostra, pistola alla mano, per paragonare i militanti del Caucaso, scuri di pelle, a quel genere di scarafaggi che non possono essere sterminati con paletta e ciabatta ma solamente sparando.

Narod si fonde coi partiti nazionalisti e xenofobi Velikaja Rossija (Grande Russia) e DPNI (Movimento Contro L’immigrazione Illegale) per formare il Russkoje nacional’noe dviženie (Movimento Nazionale Russo) del quale  Naval’nyj è co-presidente. Fonda anche un gruppo politico giovanile, Democrazia Alternativa,  e avvia l’attivismo anticorruzione.
Questo ha similitudini con l’esordio di Beppe Grillo: un blog, un movimento e attraverso la sua “Unione degli azionisti di minoranza” la partecipazione alle assemblee di aziende controllate dallo stato, con accesso ai bilanci per scovare incongruenze da pubblicare sul suo Blog.

§ La svolta americana. L’attivismo anticorruzione gli vale l’attenzione della National Endowment for Democracy (NED) che descrive se stessa come “fondazione privata senza scopo di lucro dedicata alla crescita e al rafforzamento delle istituzioni democratiche in tutto il mondo, finanziata in gran parte dal Congresso degli Stati Uniti”. Navalny viene selezionato nel 2010 per il programma Yale World Fellows per i “leader emergenti”. Ancora recentemente, nel 2020, la NED gli dà sostegno e tributa pubblica solidarietà. Da quel periodo a Yale la rozzezza delle dichiarazioni viene mitigata e l’immagine viene copiosamente promossa dal mainstream come quella di unico oppositore a costituire “una minaccia per il Cremlino poiché rappresenta una Russia pacifica e democratica”. L’attività focalizzata sui politici, il governo e Putin, così come le sue vicende personali, vengono esposte nel nuovo sito Navalny.com  che funge da riferimento per il mainstream e anche per le Istituzioni, come si vedrà in seguito. 

§ Processi e condanne. I numerosi arresti di cui  si legge hanno una precisa motivazione: due condanne per furto e frode commutate in detenzione domiciliare e divieto di contatti con l’estero. Nel 2013 : 5 anni per appropriazione indebita e truffa ai danni dell’azienda statale Kirovles mentre era consulente del governatore della regione russa di Kiro. Nel 2014: 3 anni e mezzo per aver frodato, insieme al fratello Oleg, aziende francesi, come la filiale del gigante dei cosmetici Yves Rocher, per 30 milioni di rubli. Sentenza nuovamente commutata, ma per lui soltanto, il che induce a chiedersi quale sia la valutazione di opportunità del governo russo che lo preserva dall’immobilità e dal silenzio obbligato delle carceri.
Un più recente procedimento penale per frode è iniziato nel dicembre scorso.
Il Comitato di Istruzione di Russia (Cir) sostiene di avere dati sufficienti per aprire il caso in base all’art. 159 del codice penale russo che riguarda le frodi in “quantità importanti”, l’accusa è appropriazione di circa 4,8 milioni di dollari raccolti da diverse Ong.

§ Gli avvelenamenti. Numerose volte Navalny ha denunciato attentati alla sua vita. La penultima nel luglio 2019 durante una carcerazione – ancora per aver violato le restrizioni domiciliari per comparire a una manifestazione di protesta. Viene ricoverato in ospedale per una crisi allergica: il suo legale sostiene causata da sostanza chimica sconosciuta, il medico personale esprime la volontà di inviare gli indumenti all’estero per le analisi, l’ospedale dichiara trattarsi di “cherato congiuntivite acuta”.
L’ultimo  episodio è dell’agosto 2020 a Tomsk, diventato eclatante per l’intervento della Germania che chiese e ottenne il trasferimento del paziente in un proprio ospedale. La posizione internazionale, mediatica e istituzionale, pesantemente  colpevolista nei confronti del governo russo prende straordinario risalto nel mese di dicembre.
Il giorno 14 viene messo in atto uno scoop internazionalmente concordato, scrive lo stesso Navalny nel suo sito:
“Ci stavamo preparando a rilasciare i materiali alle 15.00, ora di Mosca contemporaneamente: noi, Bellingcat, The Insider, CNN, El Pais e Spiegel “. (nota*)
I materiali consistono nel resoconto dell’organizzazione di giornalismo investigativo Bellingcat che riporta la scoperta – più ovvia che stupefacente, considerando che gli viene risparmiata la carcerazione – che Navalny subisce una stretta sorveglianza dal 2017, quando aveva  annunciato l’intenzione di candidarsi alla presidenza, 
Due settimane dopo, nella consueta intervista di fine anno, Putin ne dà conferma e il portavoce Peskov si esprime  ancora più chiaramente: l’FSB si occupa di Navalny  perché è una pratica comune nel caso di coloro che “sono in contatto con i servizi di intelligence di altri stati”.
Bellingcat inquadra l’avvelenamento di Navalny in una prassi condotta per mezzo del medesimo agente tossico: “L’agenzia di intelligence militare russa – il GRU – era responsabile sia dell’avvelenamento da Novichok di Sergey e Yulia Skripal nel Regno Unito sia dell’avvelenamento di Emilian Gebrev in Bulgaria. “ e afferma che la Russia non avrebbe mai cessato di produrlo. Nello specifico per Navalny argomenta “Un laboratorio militare tedesco, due laboratori europei indipendenti e l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) hanno tutti identificato la tossina come un agente nervino appartenente al gruppo Novichok.” di fabbricazione russa” ma aggiunge trattarsi di una variante prima d’ora sconosciuta.

Nonostante in qualsiasi sede giudiziaria sarebbe insostenibile l’accusa che il fabbricante sia parimenti l’utilizzatore, fin da settembre la politica internazionale la assume veritiera e una nota dei ministri degli Esteri del G7  (Usa, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Giappone, Italia) li dichiara “uniti nella condanna, nei termini più forti, dell’avvelenamento di Navalny. Dalla Germania, il portavoce Seibert rincara “Il governo tedesco condanna questo attacco nel modo nel modo più severo. Il governo russo è chiamato a fare chiarezza con urgenza”
La Russia ha ripetutamente affermato che non vi erano tracce di agenti nervini durante il ricovero nell’ospedale russo e ha chiesto, inutilmente, alla Germania di condividere le prove dell’accusa (molecole della sostanza) lanciata nei suoi confronti. 

§ Il ritorno in patria, nuove proteste e tensioni Usa-Russia. Navalny poteva scegliere: posizione di oppositore critico dall’estero o ritorno in patria e condotta da oppositore perseguitato. L’elezione di Joe Biden ha deciso per lui. Il 17 gennaio è volato, in compagnia di un gruppo di giornalisti, a Mosca e altri giornalisti insieme ai sostenitori lo attendevano in aeroporto. E’ avvenuto quanto prevedibile: l’abituale arresto per violazione dei domiciliari (quando si era recato a Tomsk l’estate scorsa) e arresto di 50 sostenitori. Dal carcere invita a manifestare. Con le restrizioni del Covid gli assembramenti sono vietati ma avvengono in varie parti della Federazione, seguiti dal tradizionale scontro propagandistico sul numero dei partecipanti e degli arrestati, altrettanto diversamente documentati dalle riprese video. Il mainstream non ha mostrato i seguaci della prima fase del pensiero di Navalny: persone che sulla mascherina esibivano 14-88: ovvero 14 lettere della frase dobbiamo assicurare l’esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi, e l’ottava lettera dell’alfabeto, ripetuta, per significare Heil Hitler.

Il 28 gennaio Navalny depone in tribunale (nota**) e conclude l’autodifesa chiamando i supporter a manifestare il 31.
Questa volta è l’esordio di un indesiderabile botta e risposta fra i due “imperi”

– Alle 12, il Segretario di stato americano Antony Blinken in Twitter. “Gli Stati Uniti condannano per la seconda settimana consecutiva l’uso persistente di tattiche dure contro manifestanti pacifici e giornalisti da parte delle autorità russe. Rinnoviamo il nostro appello alla Russia affinché rilasci i detenuti per aver esercitato i loro diritti umani, tra cui Aleksey Navalny.
– 
Alle 14 Ministero degli Esteri russo in Facebook. Dopo aver ricordato che l’Ambasciata americana a Mosca ha pubblicato la mappa dei raduni, sebbene non autorizzati e pertanto illegali: “Il sostegno alla violazione della legge da parte del Segretario di Stato americano E. Blinken è un’altra conferma del ruolo dietro le quinte di Washington. Chiediamo la fine delle interferenze negli affari interni degli Stati sovrani.” La dichiarazione si conclude ricordando che negli USA alle manifestazioni illegali, è ben noto, la polizia apre il fuoco per uccidere.

Con la presidenza Biden si è aperto un nuovo capitolo della geopolitica. Si gioca su ben più corposi interessi, tuttavia l’entourage presidenziale lo conduce sotto l’etichetta dei diritti umani.
Abbiamo memoria del 1990 quando per Bush senior la bimba di un diplomatico venne mandata all’ONU a mentire sui soldati iracheni che in Kuwait “strappavano i neonati dalle incubatrici”, del  2003 quando all’ONU Bush junior indusse Colin Powell a brandire fialette di inesistenti armi chimiche di Saddam e del 2012 in Libia, perché le email di Hillary Clinton poi diffuse da Wikileaks rivelano un piano generale già messo a punto mesi prima dell’intervento occidentale. Ne consegue per noi l’obbligo di ponderare  in che cosa differiscano le presidenze GOP e DEM, se il loro comune agire è la rappresentazione falsata dei fatti. Altrettanto d’obbligo una grande cautela: l’obiettivo americano non è un piccolo paese da dipingere come “stato canaglia”, ma una grande nazione con un popolo dal forte orgoglio nazionale. E con il mito della propria storica invincibilità, con o senza Putin. 

 nota*
L’articolo del giorno 14 dicembre  in cui Navalny esulta immaginando lo sgomento dei servizi segreti russi ora non è più raggiungibile e il link rinvia a 404. Tuttavia è comparso, datato lo stesso giorno, un nuovo articolo, dal titolo: Il caso è risolto so chi sono i miei assassini,  corredato da un video YouTube: link

nota ** Sul suo canale youtube è visibile il discorso difensivo, sufficientemente comprensibile attraverso il traduttore automatico interno. E’ dunque un processo pubblico, dove è consentito a chi assiste fare riprese. Sotto il video, il link alla mappa dei punti di raccolta per la manifestazione del 31.