INTEMPERIE

Stati Uniti e la “colpa” non rivelata di Donald Trump

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Celata dalla sintonia del mainstream, ribolle negli USA una conflittualità interna da indirizzare contro un obiettivo designato. Una damnatio memoriae aggiornata che, anziché cancellarne il ricordo, tiene in prima pagina il personaggio Donald Trump incidendogli sempre più profondamente un marchio d’infamia che sia perenne esclusione dalla vita politica. Con quali mezzi, perché e cosa può aspettarsi l’Europa?

-Il mezzo più evidente è stato definire “menzogne” la contestazione della regolarità delle elezioni, intuitivamente impossibile con il voto per posta. Si sottolinea il rigetto dei ricorsi, ma non si esplicitano le motivazioni. La Corte Suprema Federale non ha esaminato il merito del ricorso del Texas  e lo ha rigettato riscontrandovi un errore formale. Ieri un altro ricorso è stato respinto dalla Corte Suprema Federale senza essere esaminato; non riguardava questioni pratiche, bensì un conflitto fra  potere legislativo e Corte Suprema dello stato della Pennsylvania, ed è stato respinto con una motivazione che esula dal merito:  tanto le elezioni sono concluse .
La reiterata narrazione di incitamento ad assaltare il Campidoglio non è stata affidata con prove a carico ad un tribunale – dove le agenzie federali avrebbero dovuto rivelare di aver monitorato per anni i gruppi anti-sistema senza adottare misure- ma tradotta in procedura di impeachment, fallita in partenza per questione di numeri, ma  succulenta per i media.

-Ancorché definito l’uomo più potente al mondo, il presidente  americano ha scarso potere sugli Stati Uniti. Non può, a differenza di quanto avviene nella maggior parte delle altre nazioni, sciogliere il Parlamento e il suo vero ruolo è dare parvenza di unità a una federazione di Stati la cui popolazione presenta dissimile composizione, diverso immaginario e divergenti obiettivi da altri stati, anche limitrofi. Chi ha diretto realmente il paese durante la transizione sono stati la CIA l’FBI e il Pentagono. Da questi è venuto l’ordine ai social media, riluttanti per il gravoso precedente, di bloccare gli account del presidente. Non è dato sapere se la svolta improvvisa di Fox News nell’allinearsi agli altri media – veri annunciatori dei vincenti elettorali nella stranezze della prassi americana- sia avvenuta per volontà esterna, visto il prezzo pagato: perdita del 40% degli ascolti. (nota*)
Tutto ciò perché la “colpa” del presidente non doveva essere rivelata apertamente: Trump ha palesemente iniziato a smantellare, la parvenza almeno, dell’immagine dell’impero americano. Make America Great Again seguito da America first minacciava di rendere gli Stati Uniti una nazione convenzionale, concentrata, come tutte, sulla produttività e sugli interessi economici. L’obiettivo nazionale che si era proposto Trump è stato raggiunto in limitata misura in parte a causa dello scoppio della pandemia, e quello internazionale è stato ostacolato lungo tutto il periodo della sua presidenza dal Congresso e dagli apparati burocratici che si sono dedicati a renderne nulli i suoi Ordini Esecutivi. Così è stato, per esempio, per il ritiro dei soldati americani dalla Siria e di quelli stanziati in Germania, nonché per l’apertura di relazioni con la Russia.

Allo stesso modo la copiosa emanazione di Ordini Esecutivi fin dal suo primo giorno allo Studio Ovale da parte di Joe Biden è un atteggiamento spettacolare per suggerire che l’America ha voltato pagina, mentre questi stessi ordini esecutivi potranno essere vanificati dall’opposizione dei Governatori.
Il compito affidato a Biden
è suscitare l’impressione che l’America è tornata. A ciò si collegano i pronunciamenti sulla liberazione di Aleksej Navalny, di cui nulla può importare agli americani, l’ordine esecutivo che sblocca, nominalmente, i fondi per i Palestinesi, le attestazioni di amorosi sensi con Macron, le accuse alla Cina di “intimidire Taiwan”, la dichiarazione di voler riprendere trattative con l’Iran per il nucleare, ma con l’immediato perimetrare  da parte del Segretario di Stato Blinken:  un accordo che comprenda altre questioni. Chi si augura un cambiamento nel rapporto privilegiato con Israele, invece, non può affezionarsi all’idea; deve tener conto che Biden nel 1986 affermò in Senato che Israele è “il miglior investimento da 3 miliardi di dollari che abbiamo mai fatto” e  “Se non ci fosse un’Israele, gli USA dovrebbero inventarne uno, per proteggere i nostri interessi nella regione”.  Parole che coincidono perfettamente con la strategia del Pentagono. 

– Pensando all’Europa si deve tener conto che senza dominare il nostro continente non si può dominare il mondo. L’America che vuole puntellare l’egemonia geopolitica che ancora detiene non potrà che stringere maggiormente la presa. Agevole farlo grazie alla Nato e a organizzazioni non militari apparentemente indipendenti. Si veda dal comunicato stampa_ 

“Il 19 febbraio è avvenuta un’edizione speciale del MSC (nota**) che ha riunito alcuni dei decisori più importanti al mondo. Proprio nel momento in cui l’MSC 2021 sarebbe iniziato normalmente hanno discusso in videoconferenza come ricostruire e rinnovare l’alleanza transatlantica e evidenziare le aree in cui la cooperazione transatlantica e internazionale è più urgente. Joe Biden, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Boris Johnson, António Guterres, Jens Stoltenberg, Ursula von der Leyen, Charles Michel, Tedros Adhanom Ghebreyesus, John F. Kerry e Bill Gates hanno partecipato all’evento intitolato “Beyond Westlessness: Renewing Transatlantic Cooperation”, Affrontare le sfide globali.

Nell’ordine: leader di alcuni stati insieme a rappresentanti di ONU, Nato, Commissione Europea, Consiglio Europeo, OMS, con l’inviato speciale per il clima Kerry e Bill Gates. La presa sull’Europa avviene sia attraverso l’alleanza militare, sia attraverso la gestione delle tematiche che più direttamente riguardano i cittadini. Fin dalla presidenza Obama, la politica estera americana ha inteso impedire che una nazione europea maturasse una sua propria visione strategica e acquisisse la forza necessaria per dominare il continente diventando attore indipendente sul piano globale. Trump lasciava la briglia troppo lenta, Biden ha il compito di mostrare che America is back again

nota* Trump non è uscito dalle elezioni senza una base di consenso: più di 74 milioni di elettori lo hanno votato e si tratta soprattutto di stati del Mid -West: elettori che si sentivano da lungo tempo sacrificati nei loro interessi economici, mentre Biden rappresenta gli elettori delle coste,  dove incide la burocrazia federale da un lato,  e la potenza del Big Tech e di Hollywood dall’altro. Il parco consensi di Trump non è facilmente recuperabile dai democratici, troppe le divergenze sulle priorità e diversa la visione dell’America nel mondo.

nota** Munich Security Conference:  il più importante forum indipendente per lo scambio di opinioni tra i responsabili delle politiche di sicurezza internazionale.