Mahmoud Abbas ha fissato tre tornate elettorali da tenersi entro l’estate: rinnovo del Parlamento il 22 maggio, elezione del Presidente dell’Autorità Palestinese il 31 luglio e il 31 agosto rinnovo del Consiglio Nazionale dell’OLP che rappresenta i Palestinesi a livello internazionale.

Le istituzioni rappresentative dei Palestinesi sono molteplici, talune congelate altre in sovrapposizione di competenze e ciò crea una confusione che rende difficile perfino la dimestichezza con le denominazioni dei vari organi. Per chi voglia orientarsi nel labirinto delle sigle e nel tortuoso processo di formazione dei vari organismi è  eccellente l’articolo di Enrico Campelli di Nomos La travagliata storia istituzionale palestinese.

La prima considerazione circa le tre elezioni, per le quali l’ ONU si è felicitato assicurando il suo supporto,  è sul differente elettorato convocato.
Le elezioni di Maggio e di Luglio riguardano i Palestinesi che vivono in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Un bacino elettorale all’incirca di 2 milioni e mezzo di persone chiamate a rinnovare le cariche legislative ed esecutive riguardanti il loro territorio; eleggeranno il PLC, Consiglio Legislativo Palestinese,  ovvero il Parlamento, e il presidente dell’Autorità Palestinese. 
L’elezione di agosto richiama al voto tutto il mondo palestinese fuori della Palestina chiamato ad eleggere il PNC: Consiglio Nazionale Palestinese, organo legislativo dell’OLP (o PLO), storico Movimento per la Liberazione della Palestina. 

22 Maggio: Elezione del Parlamento (PLC)

L’assemblea si compone di 132 membri. Le prime complicazioni nel corso della preparazione dell’elezione riguardano la formazione delle liste perché ciò riverbera effetti sulla successiva elezione del Presidente, come cercheremo di spiegare. 
Il primo provvedimento, e lo si potrebbe quasi dire un deterrente, consiste nella necessità per gli aspiranti  candidati di presentare le dimissioni dal loro impiego e che queste siano state accettate dal datore di lavoro. Ciò può far temere che professionisti come ricercatori, insegnanti, leader di istituzioni accademiche, di ONG e aziende siano riluttanti, o possano correre il rischio che pressioni esercitate sul datore di lavoro li tengano lontano dalla politica.

I due maggiori partiti: Fatah, di Abbas, e Hamas – il cui leader in Gaza è Yehiya Sinwar – sono concordi sulla convocazione elettorale ed in esplorazione della possibilità di presentare una lista unica avendo Hamas preannunciato che non presenterà candidati contro Abbas nell’elezione presidenziale. (nota 1*)
Intanto è emerso un terzo polo politico intorno a un personaggio a noi poco noto, ma di lungo corso e che vanta una prestigiosa parentela: Nasser Al-Kidwa nipote di Yasser Arafat. E’ membro di Fatah e capeggia una fazione dissenziente circa la ricandidatura presidenziale di Abbas.
Si può dire in quanto osservatori esterni che la sua posizione non è priva di motivazioni.
Mahmoud Abbas ha 85 anni e gode di malferma salute; ha fatto molto per dare visibilità e voce ai diritti dei Palestinesi, è certamente un padre storico della  causa, ma la sua lunga persistenza al potere doppiata dalla simile persistenza di Netanyahu in Israele ha creato uno stallo, con punte drammatiche nella condizione dei Palestinesi. L’apertura a nuove personalità nei rispettivi ruoli può dirsi auspicabile. 

Al centro della rivalità fra Abbas e Al-Kidwa c’è una personalità sulla quale converge il convinto sostegno popolare in tutti i sondaggi: Marwan  Barghouti. Nato nel 1959 nel villaggio di Kobar, Cisgiordania, è membro di Fatah, detenuto in Israele con 5 ergastoli da scontare. Ha espresso, ancora informalmente,  l’intenzione di candidarsi presidente. Cosa accadrebbe in caso di vittoria? In termini di attività corrente è il Primo Ministro che ha il compito di gestire l’Autorità Palestinese, quindi potrebbe nominare uno qualsiasi dei parlamentari capaci alla guida del suo governo. In termini di causa nazionale, Israele, Stati Uniti e altri dovrebbero trattare con lui, che si esprime correntemente in ebraico, direttamente in prigione oppure provvedere al suo rilascio.  (nota 2*)

Abbas lo vuole nella lista di Fatah per rafforzarne le fortune, ma anche per tenere Barghouti lontano dalla corsa per la  presidenza; come incentivo  gli ha offerto la possibilità di scegliere 10 candidati al Parlamento che godano della sua fiducia. Al-Kidwa parimenti, lo invita ad aderire alla sua  lista (ndr. al momento ancora senza piattaforma programmatica) e successivamente candidarsi alla Presidenza.  Le visite in carcere dei rappresentanti di entrambe le liste si susseguono febbrilmente, al momento in cui scriviamo senza  raggiungere l’obiettivo.  

Un terzo personaggio presenterà una lista e su di lui converge una giustificata e condivisa ostilità: Mohammed Dahlan, il politico più divisivo e abilmente intrallazzatore del panorama palestinese. Di lui questo blog si è occupato varie volte. (nota3*).
La sua visione: “La politica è questione di interessi, e la [nostra] politica può cambiare, pur mantenendo intatti i nostri valori e i principi morali “ afferma, ma più che di principi, sarebbe esatto parlare degli ingenti fondi raccolti nel Golfo e dispensati sotto forma di iniziative umanitarie là dove conviene all’agenda dei suoi mandanti.
La CEC, Commissione Elettorale Centrale, ha provveduto fin da subito a calmargli le ambizioni: nessuno con una condanna penale in un tribunale palestinese (che Dahlan ha) può candidarsi per qualsiasi carica. Secondo il giornalista Daoud Kuttab di Il Monitor “È probabile che i sostenitori di Dahlan figurino in una lista separata, ma non ci si aspetta che ottengano più di 5 dei 132 seggi nel PLC. “

Uno dei problemi da affrontare è quello dei residenti a Gerusalemme est sotto occupazione israeliana. L’ONU e i principali paesi occidentali non hanno mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme est a Israele, ma questo non cambia in pratica le oggettive difficoltà di un’elezione in tale condizione, tenendo presente le intimidazioni e gli ostacoli frapposti dal governo israeliano in occasione di precedenti elezioni amministrative.

Il presidente Abbas, dopo un accordo intervenuto fra Fatah e Hamas,  ha emesso il decreto che istituisce il tribunale (4 giudici della Cisgiordania, 4 della Striscia di Gaza e 1 di Gerusalemme Est) che esaminerà  eventuali casi di contestazioni elettorali, ma una serie di impegni devono ancora essere formalizzati.
Per esempio si parla di abbassare l’età dei candidati, aumentare la percentuale delle candidature femminili, esaminare la questione delle dimissioni dei dipendenti pubblici, abbassare le tasse per l’iscrizione delle liste partecipanti [ora $ 20.000], decidere quale forza di polizia sorveglierà le cabine elettorali a Gaza. Infine, si deve discutere la questione delle elezioni presidenziali.

31 Luglio: Elezione del Presidente

Nodo ancora da sciogliere è l’ampiezza rappresentativa del nuovo eletto: sarà in carica come presidente dell’Autorità Palestinese o rappresenterà tutti? Amin Nabulsi, ex-console nel nord.est e presidente Unione generale ingegneri e architetti palestinesi in Italia, chiarisce questa seconda possibilità: “Si intende Presidente dello Stato Palestinese, che ha ottenuto lo status di osservatore all`Onu dal 2012” (vedere I Tempi lenti della Storia) e sottolinea che, qualora si dovesse stabilire che l’elezione del 31 luglio sceglierà effettivamente il Presidente dello Stato di Palestina significherà che i residenti in Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est – corpo elettorale convocato – sceglieranno per conto della Diaspora e dei Profughi. Dal nostro punto di vista, un monstrum giuridico.
Dopo le elezioni di maggio, si capirà con buona approssimazione quale personalità avrà maggiori possibilità di ricoprire il ruolo di “volto” del popolo palestinese nel consesso internazionale. 

31 agosto: Elezione PNC
Consiglio Nazionale Palestinese

Il PNC, è l’organo legislativo dell’OLP e ne stabilisce le politiche, come disposto dalla Basic Law  che è un embrione di costituzione più volte rivisto nel corso degli anni. Esige che sia formata un’apposita Commissione Suprema per la supervisione del processo elettorale nei distretti della Diaspora. Queste le specificità del PNC illustrate da Amin Nabulsi “Del Consiglio nazionale faranno parte di diritto i 132 parlamentari del PLC eletti a maggio e rappresenteranno il territorio palestinese, il resto consisterà in quote proporzionali. Verranno decise in una prossima riunione al Cairo, 15 marzo, e attribuite a ogni gruppo politico: Hamas e Jihad islamica, Fatah, Fronte popolare.. sono 12 in tutto. Quote avranno anche i sindacati, l’unione delle donne, gli ordini professionali, gli indipendenti e i rappresentanti delle organizzazioni civili; infine c’è la quota per i rappresentanti dei Profughi  e gli emigrati in diversi paesi arabi, Europa, Americhe, Australia. In Europa siamo quasi un milione, in teoria dovrebbe toccarci 8% della rappresentanza, ma ci danno meno del 1% e noi lottiamo per avere una rappresentanza superiore”.
Rimandato, pertanto, alla metà di marzo anche il numero complessivo di eletti che formeranno il Consiglio Nazionale. Non stupisca questo work in progress: sono 15 anni che i Palestinesi non vanno alle urne per elezioni politiche. Il fatto in sé ha una storica importanza e può cambiare la percezione che l’intero popolo ha del proprio futuro.  

Note
nota 1* – La divisione tra le due fazioni palestinesi, Hamas e Fatah, è iniziata nel 2006 quando Hamas vinse le elezioni legislative, rendendo inquieto il consesso internazionale. L’anno seguente, scoppiarono scontri tra militanti Fatah e Hamas in seguito ai quali Hamas ha tenuto il controllo della Striscia e Fatah quello della Cisgiordania occupata. Le due formazioni hanno condotto negli anni vari tentativi falliti di riconciliazione nazionale; dal 2014. con vari alti e bassi e false partenze di governi di unità, si è finalmente giunti all’accordo su queste elezioni del 2021. Non va taciuto che la spinta finale alla riconciliazione si deve al Piano di Pace, fortemente sbilanciato in favore di Israele, presentato da Trump lo scorso anno.

nota 2* – Negli anni successivi alla condanna, vi sono state numerose campagne e pronunciamenti per la  liberazione di Barghoutī, considerato il Nelson Mandela palestinese. Per esempio  da parte di eminenti personalità palestinesi, membri del Parlamento UE, il gruppo israeliano Gush Shalom. Il politico israeliano Yossi Beilin, ha supportato un perdono presidenziale, lo stesso aveva dichiarato Shimon Peres.

nota 3* Mohamed Dahlan https://mcc43.wordpress.com/?s=Dahlan

 

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 Riferimenti:
Commissione Elettorale Centrale 

Hamira Hass, Haaretz 
Marwan Bishara, Aljazeera
Il travaglio di Gaza, Intemperie
Daoud Kuttab, Al Monitor
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