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Il primo appuntamento elettorale della terna prevista entro la fine di agosto si terrà il 22 maggio e rinnoverà il Parlamento (PLC).
Dopo anni di stallo tornare alle urne sarà il risultato di una svolta politica promossa da due ex compagni di cella nelle prigioni israeliane: Jibril Rajoub, segretario di Fatah, e Saleh Arouri, vice capo dell’ufficio politico di Hamas.

Nell’articolo precedente Come i Palestinesi eleggeranno i loro rappresentanti Link abbiamo esaminato i tre appuntamenti, i differenti elettorati e gli organismi che verranno rinnovati.
Il primo passo è stato fatto in marzo con la registrazione di 36 liste concorrenti all’elezione legislativa che rinnoverà il PLC. Il tentativo di Fatah e Hamas di presentarsi uniti è andato a vuoto: non ha entusiasmato gli elettori che in un sondaggio hanno assegnato alla
lista congiunta non più del 44% dei consensi, mentre – presentandosi separati – i due partiti potrebbero ottenere in totale oltre il 70%.

L’ipotesi di lista congiunta aveva fatto infuriare Israele: Nadav Argaman, capo dell’intelligence interna Shin-Bet, si era recato in Cisgiordania al complesso presidenziale affermando di parlare a nome di Netanyahu e di un funzionario d’intelligence americano: “minacciando tutti noi”  aveva dichiarato in tv il segretario di Fatah. Le pretese di Argaman erano radicali: cancellare le elezioni a causa della partecipazione di Hamas e del rischio di una sua vittoria. La risposta di Mahmoud Abbas: “Non lavoro per te. Deciderò se ci saranno le elezioni e con chi. Hai costruito tu Hamas, non io “. Indiscrezioni sull’incontro raccontano che alla fine Abbas ha  respinto l’interferenza apostrofando l’interlocutore “bevi il tuo caffè e vai con Dio“.

Fatah e Hamas alla fine hanno registrato due liste separate.
Hamas ha scelto per la sua lista Jerusalem is our Goal di nominare i massimi leader con l’intenzione di presentare successivamente altre personalità, vicine al partito ma indipendenti, quando sarà il momento di formare il nuovo governo.
Fatah ha optato per un mix di figure politiche e della società civile. Il vice capo di Fatah Mahmoud Alloul è il numero uno seguito da Suad Zalloum, moglie di un martire palestinese di Hebron, da Ahmad Hilles, leader di Fatah nella Striscia di Gaza e al quarto posto è Jibril Rajoub, segretario di Fatah e artefice delle elezioni a seguito dell’intesa con Saleh al-Arouri di Hamas. Tre dei primi 10 candidati  nella lista di Fatah sono donne, compare anche un noto uomo d’affari: Munib al-Masri forte sostenitore della riconciliazione con Hamas.

I voti di Fatah saranno erosi da due liste concorrenti.
La principale è promossa dall’ex ministro degli Esteri e nipote di Arafat: Nasser al-Qudwa. Non è riuscito a indurre Marwan Barghouti, che intende correre in luglio per la Presidenza, a candidarsi anche al Parlamento, ma ha ottenuto il suo sostegno. La lista denominata Freedom, di cui lo stesso al-Qudwa è capolista, vede al secondo posto Fadwa Barghouti, avvocato e membro del consiglio rivoluzionario di Fatah, nonché moglie di Marwan. Segue un popolare attivista di Fatah, Abdel Fatah Hamiel che fu uno dei leader della prima Intifada. La quota di candidate donna in Freedom supera il 30%

L’altra lista concorrente, denominata Futuro, è affiliata all’ex leader di Fatah in Gaza: Mohammed Dahlan, grand commis d’Israele e delle monarchie del Golfo; è guidata da un altro ex di Fatah nella Striscia: Samir Masharawi, seguito dall’ex rettore  dell’Università Al-Quds Sari Nusseibeh.

In questo articolo di AL Monitor cenni sulle altre liste. 

Vari osservatori politici internazionali trasudano pessimismo sugli effetti reali di questa tornata elettorale, tuttavia anche i più scettici sono costretti a riconoscere che i Palestinesi hanno voglia di andare a votare. Nei territori interessati dalla consultazione di maggio “Circa il 93% degli elettori palestinesi idonei nella Cisgiordania occupata, a Gerusalemme est e a Gaza si sono registrati per votare. Di questi, circa la metà non ha votato in precedenza a causa del divario di 15 anni dall’ultima elezione nazionale nel 2006. Ciò significa che la maggior parte di questi elettori sono giovani – gli elettori più giovani sono meno legati alle vecchie fazioni che hanno dominato la politica e sono desiderosi di qualcosa di nuovo.”