“Quando mi ricorderò di te nei giorni a venire, Gerusalemme, non sarà con piacere. 2.000 anni di depositi di muffa disumanità intolleranza impurità giacciono nei vicoli maleodoranti”

Questa l’amara considerazione di Theodor Herzl molti anni dopo la creazione del Movimento Sionista.  Come giornalista aveva seguito il processo Dreyfuss, campanello d’allarme sulla gravità dell’antisemitismo in Europa che gli ispirò il saggio “Lo stato ebraico” (nota* testo integrale di Herzl in calce all’articolo) i cui lineamenti molto differiscono dallo stato ebraico del 2021. Il punto qualificante del saggio:

“Che la sovranità ci sia concessa su una porzione del globo abbastanza grande da soddisfare le giuste esigenze di una nazione; il resto lo faremo da soli.” […] La sicurezza per l’integrità dell’idea e il vigore della sua esecuzione si troverà nella creazione di una persona giuridica o Corporazione che si chiamerà “La società degli Ebrei”. Oltre ad essa ci sarà una Compagnia Ebraica, un ente economicamente produttivo.”

Occorreva una “porzione di globo”. Prosegue Herzl:

“Scegliamo la Palestina o l’Argentina? Prenderemo ciò che ci viene dato e ciò che è selezionato dall’opinione pubblica ebraica. L’Argentina è uno dei paesi più fertili del mondo, si estende su una vasta area, ha popolazione scarsa e clima mite, trarrebbe considerevole profitto dalla cessione di una parte del suo territorio a noi. La Palestina è la memoria della nostra dimora storica. Il nome stesso attirerebbe il nostro popolo con una forza di meravigliosa potenza. Se Sua Maestà il Sultano ci desse la Palestina, potremmo in cambio impegnarci a regolare tutte le finanze della Turchia. Dovremmo essere una parte di un baluardo dell’Europa contro l’Asia, un avamposto della civiltà in opposizione alla barbarie. In quanto Stato neutrale dovremmo restare in contatto con tutta l’Europa, che dovrebbe garantire la nostra esistenza. I santuari della cristianità sarebbero salvaguardati assegnando loro uno status extraterritoriale come è ben noto alla legge delle nazioni. Dovremmo formare una guardia d’onore su questi santuari, rispondendo per l’adempimento di questo dovere con la nostra esistenza. Questa guardia d’onore sarebbe il grande simbolo della soluzione della questione ebraica dopo diciotto secoli di sofferenza ebraica.”

Ancora più chiaramente nel romanzo ” Vecchia-Nuova Terra Herzl si connota come il primo ad intendere Gerusalemme città internazionale appartenente a tutte le nazioni, centro multiculturale e spirituale, con la Città Vecchia da trasformare in un museo multinazionale; tale visione sarà ripresa dalla disattesa Risoluzione 181 dell’Assemblea Generale ONU del 1947.

All’origine il Movimento Sionista, dunque, guarda alle vivaci città della costa.  A Jaffa, la Jews Society apre gli uffici, riunisce la leadership e dove molti leader preferirono abitare. Similmente è a Jaffa che i Palestinesi fissavano le loro aspirazioni nazionali, essendo questa il cuore pulsante urbano della Palestina e il dinamico centro economico e culturale della regione.”
Per realizzare la sua visione di uno stato per gli Ebrei (
nota**) Herzl si rivolse al Kaiser e non ottenne risposta, al Sultano ottomano che rispose “non vivisezionerò l’Impero”, ma al Congresso sionista del 1903 potè comunicare l’offerta del P.M britannico Lloyd George: un territorio in Uganda; la proposta spaccò il movimento. Messa ai voti venne respinta 177 voti contro 118, mentre un articolo del giornale dell’Università di Milano dice, invece, “Quando è il momento di votare, però, la proposta inglese viene accolta, 295 voti contro 177, e viene disposto l’invio di una spedizione esplorativa in Uganda per giudicarne le condizioni di fattibilità.” che concluse trattarsi di un territorio ostile e difficilmente accessibile.

Come si è giunti a Gerusalemme “capitale contesa”?

Alla vigilia della scadenza del mandato britannico, il 14 maggio 1948, il presidente del Consiglio Nazionale Ebraico Ben Gurion proclamò la fondazione dello Stato di Israele. Seguirono 18 mesi e una guerra che causò la divisione di Gerusalemme fra  Israele e Giordania. La parte controllata da Israele venne elevata a capitale, ciononostante energie e risorse continuarono ad essere dirette alla zona costiera, in città come Haifa e Tel Aviv.
Trascorsero due decenni e un’altra guerra con cui, nel 1967, Israele occupò Gerusalemme Est e la Città vecchia prima sotto controllo giordano. La risoluzione ONU 212 di quell’anno in base al diritto internazionale ribadiva il divieto di acquisizioni territoriali con l’uso della forza e stabiliva due condizioni necessarie per il raggiungimento di una pace “giusta e duratura”: il ritiro militare israeliano ed il reciproco riconoscimento tra gli stati. La seconda condizione è stata realizzata da Arafat a voce e per scritto.

Nel 1980 viene emanata la Jerusalem Law, una  legge cogente al pari di un atto costitutivo. Da art 1. stabilisce che Gerusalemme “Completa e unita, è la capitale di Israele“. Da quel momento Israele inizia un percorso che potrebbe o vorrebbe portare a uno stato unico culminante in una minoranza ebraica che governa su una maggioranza palestinese, un regime con caratteristiche di apartheid.

Torniamo al 1948: allo scoppio della guerra molti fuggirono dalle loro case, soprattutto Palestinesi che dovettero abbandonare le loro proprietà sul lato occidentale della linea dell’armistizio; una minoranza di Ebrei similmente lasciò le abitazioni nella parte orientale. Questi ottennero un risarcimento dallo stato, al contrario ai proprietari palestinesi venne negato ogni diritto. Le proprietà forzatamente abbandonate divennero proprietà statale israeliana. La negazione dei loro diritti avvenne inizialmente con la Legge degli Assenti del 1950 (testo inglese) e da numerose leggi emanate successivamente. Scrive Haaretz: “Le organizzazioni dei coloni si precipitarono sulle proprietà ebraiche abbandonate e iniziarono ad acquistare i diritti dagli eredi originali.” Nel 2003, il tribunale rabbinico su richiesta dei coloni cancellò il trust religioso sulla terra, il terreno potè essere venduto al ramo locale della società americana Nahalat Shimon, di cui non si conosce la proprietà delle azioni, che avviò una battaglia legale per sfrattare i discendenti dei rifugiati.

Origine della disputa che ha infiammato
Gerusalemme nel mese di Ramadan

Finora la società aveva potuto sfrattare 4 famiglie e per altre 13 ha già ottenuto il verdetto favorevole: significa un totale di 300 persone della zona gerosolimitana di Sheikh Jarrah. La scintilla che ha innescato il conflitto è stata questo pendente sgombero, una disputa che affonda radici nel 1876 quando la Palestina era una regione di popolazione mista dentro l’Impero Ottomano. Alcune comunità sefardite e ashkenazite avevano acquistato un appezzamento nei pressi della tomba di Shimon Hatzaddik, un sommo sacerdote dei tempi antichi; in seguito avvenne quanto finora è stato descritto e ora Israele intende dar corso allo sfratto dei 300 Palestinesi a favore degli Ebrei dando sostanza a rivendicazioni proprietarie antecedenti la nascita dello stato.
Per i coloni Ebrei è solo una battaglia legale, per i residenti Palestinesi è il proseguimento della giudaizzazione del settore della città. 

Il clima di tensione si è acuito quando Israele ha impedito di convocare le elezioni in Gerusalemme causando  il rinvio delle elezioni generali palestinesi, sono seguiti gli scontri alla Porta di Damasco, la marcia ebraica “morte agli arabi“, l’irruzione dei militari nella moschea di Al Aqsa.
La lotta si è estesa oltre i confini di Gerusalemme. Agli ultimatum di Hamas che chiedono il ritiro dei militari dalla spianata delle moschee, Israele risponde con un serrato bombardamento, Hamas ribatte con lanci di razzi in territorio israeliano. Il numero delle vittime a Gaza sale, vittime anche in Israele. Il sangue estende il conflitto e per la prima volta anche gli arabi-israeliani si sono mossi in solidarietà con i Palestinesi della zona est.

Mentre la storia di Sheikh Jarrah sta raccogliendo una certa attenzione anche nei principali media internazionali, c’è una quasi completa assenza di profondità. Non viene detto che Sheikh Jarrah non è l’eccezione, ma la norma. Perseguendo la sua politica degli sfratti Israele, oltre ad aver creato le condizioni di questa sollevazione, sta senza lungimiranza scoprendo un vaso di Pandora. Secondo stime prudenti, il 30% degli immobili di Gerusalemme ovest era di proprietà di arabi prima del 1948. Finora nessun ente internazionale si è fatto carico dei loro diritti, ma il futuro non è mai prevedibile con certezza.


nota* The Jewish State pdf scaricabile

nota ** Vedere pg 181 e 182 di “Four Paths to Jerusalem: Jewish, Christian, Muslim, and Secular Pilgrimages  1000 BCE – 2001 CE , Hunt Janin, in book.google