Hamas e Netanyahu hanno galleggiato insieme su una zattera ideologica: la lotta ad Abu Mazen. L’Operazione Guardiani Dei Muri è costata in totale 262 vittime sui due fronti, Gaza e Israele, innumerevoli feriti, migliaia di senzatetto.

Prima del conflitto

Dalla parte palestinese c’erano le condizioni per indire le elezioni generali, da quella israeliana una serie di elezioni inconcludenti aveva portato alla stasi nella formazione del nuovo governo. Per chiamare i Palestinesi di Gerusalemme Est al voto occorre, iniquamente, il benestare di Israele. Negandolo, Netanyahu ha messo Mahmoud Abbas sul letto di Procuste: confermando la consultazione senza gli elettori di Gerusalemme avrebbe dato tacita rinuncia alla città come capitale, rimandandola ha deluso le aspettative dei Palestinesi nel complesso e dato fiato alla campagna denigratoria contro di sé. Si è scritto, giornali israeliani in testa e compatti contro l’unico interlocutore internazionalmente riconosciuto: Abbas teme la vittoria di Hamas.

—In realtà, Hamas era in notevole difficoltà e spaccata, perché nelle recenti elezioni del vertice locale del partito, Yahya Sinwar aveva prevalso di stretta misura sull’avversario. Approfittare degli scontri a Gerusalemme, imputarne la colpa ad Abbas, mostrare i muscoli lanciando, il 10 maggio, l’ultimatum a Israele: “ritiratevi dalla spianata delle Moschee”  è stata la linea tattica del ricompattamento.
La legittimità della richiesta ultimativa è documentata dal video – in fondo all’articolo – L’8 maggio, nel mese di Ramadan, le forze israeliane nel compound di Al Aqsa sono entrate nella moschea, hanno devastato, lanciato lacrimogeni, granate stordenti, proiettili di gomma (*) ferito e cacciato i fedeli.
—Netanyahu, Primo Ministro in scadenza, fallito il tentativo di formare il governo, ha sul collo tre processi per corruzione e un anno di manifestazioni settimanali di israeliani che ne chiedono le dimissioni. Necessitava di un’occasione per intralciare il tentativo di coalizione fra Lapid e Bennet nella speranza di una quinta elezione, stavolta non come confronto di partiti, ma di candidati premier. Netanyahu aspira all’elezione diretta come Primo Ministro perché, scrive HaaretzQuesto è l’unico modo in cui può districarsi dalla terribile situazione in cui si trova e tornare vincitore. Non solo un vincitore. Un re. È convinto che in un testa a testa vincerà, anche se non con un knockout, anche se solo di uno o due punti percentuali, la bilancia poggerà a suo favore.” (**) Allargare le crepe fra l’Autonomia Palestinese e Hamas serviva come sempre e maggiormente ora che deve distogliere l’attenzione da sé.

In tutta evidenza non era interesse delle popolazioni palestinesi e israeliane nel loro complesso che alla debolezze delle agende politiche si rimediasse con la guerra, ma così è stato. All’ultimatum di Hamas Israele ha risposto con l’ Operation Guardian of the Walls, il cui processo decisionale secondo Bennet è stato “distorto e dettato da considerazioni personali e culto della personalità“.

I conti alla fine del conflitto

Perfino gli attivisti del partito avverso Fatah ammettono che Hamas ha vinto molti punti nell’opinione pubblica locale. Questo vagante senso di vittoria combinato con questioni esplosive, come lo status quo al Monte del Tempio/Spianata delle Moschee e lo sgombero delle famiglie palestinesi da Sheikh Jarrah e Silwan, può alimentare altri scontri tra manifestanti e forze israeliane. Lo teme il capo del servizio segreto interno Shin Bet, Nadav Argaman, considerando che in queste settimane era stata usata la mano pesante, più che in passato, con la gente di Gerusalemme e varie altre città a popolazione mista. La situazione e il successivo conflitto hanno conseguenze sulle relazioni tra sinistra e destra, tra ebrei e arabi. Il senso di sicurezza personale  è gravemente compromesso: gli uni tendono a non frequentare più quartieri e mercati dove numericamente prevale l’altra parte. Il procuratore distrettuale di Tel Aviv ha formalizzato l’accusa contro tre ebrei per il tentato omicidio terroristico di un autista arabo-israeliano all’inizio del conflitto, tre giorni dopo il cessate il fuoco un civile e un soldato sono stati feriti da un assalitore arabo di 17 anni, freddato sulla scena dai militari.
Esiste un settore di israeliani che dice basta alla ghettizzazione propria e dei Palestinesi: a una marcia per la pace organizzata dai movimenti “Standing Together” e “Breaking the Silence” lo scrittore David Grossman ha asserito: ‘Noi israeliani ci rifiutiamo tuttora di renderci conto che è finito il tempo in cui il nostro potere può imporre la realtà che è conveniente per noi e solo per noi, per i nostri bisogni e interessi’.

Gli Stati Uniti hanno esordito con il consueto sosteniamo il diritto di Israele di difendersi bloccando ben tre risoluzioni del Consiglio di sicurezza ONU con pretesti: linguaggio squilibrato e accuse di pregiudizio. Il dissenso di settori Democratici del Congresso ha indotto Joe Biden a chiedere, e per ottenerlo gli sono occorse due telefonate a Netanyahu, il cessate il fuoco. 
Dissenso Usa-Israele archiviato? Un deputato filo israeliano, Jerry Nadler ha dichiarato al NYT “Non lasciamo i nostri valori al confine degli Stati Uniti; disdegniamo la retorica vile e odiosa del signor Netanyahu […] Non incolpiamo un intero paese, né ripudiamo la sua stessa base di esistenza a causa delle crudeltà del governo che lo guida. Possiamo contemporaneamente respingere le trasgressioni del suo governo,  convalidare la sofferenza dei Palestinesi e sostenere il loro diritto all’autogoverno, il tutto mentre ci opponiamo agli sforzi volti a sfidare il diritto di Israele di esistere “.

“Prigione” Striscia di Gaza

Gaza non è occupata militarmente ricordano molti ed è vero. Israele se ne è andata concretamente nel 2005 con il “Piano di disimpegno unilaterale” di Ariel Sharon. Si potrebbe dire che i suoi stessi soldati hanno cacciato via i recalcitranti coloni dei 21 insediamenti. Con l’unilateralità, ovvero senza contatti con la rappresentanza politica locale, Israele ha volutamente bruciato l’occasione di strappare quel riconoscimento ufficiale della sua esistenza che accusa Hamas di non aver mai dato. In pratica, però, Gaza è rimasta nelle mani di Israele che la tiene  sotto assedio: embargo degli approvvigionamenti, divieto agli abitanti di uscire dalla Striscia senza la sua approvazione, divieto di pesca e di sfruttamento dei giacimenti sottomarini, intromissioni politiche, assassini mirati.
Chi ripete lo slogan: Israele sta solo rispondendo ai missili di Gaza, dimentica che lo status quo che precede quei lanci non è convivenza tra stati limitrofi, ma il controllo totale appena descritto del potente sul più debole.
Circola altresì un mito crudele, Hamas usa i civili come scudi umani,che chiude gli occhi sulla realtà. In Gaza non possono esserci installazioni militari alla luce del sole, devono essere mimetizzate negli insediamenti urbani e lì Israele va a colpire, con la scia di vittime e distruzione di infrastrutture civili. Come verificato dall’ONU, durante l’Operazione Piombo Fuso, 2008-2009, furono i soldati dell’IDF ad usare alcuni bambini palestinesi come scudi umani facendoli camminare davanti ai loro blindati.

La realtà è che in Gaza come in Cisgiordania si vive sotto costante minaccia o perpetrata violenza. Perché la comunità internazionale lo ha finora tollerato richiederebbe un corposo volume di dissertazione, ma alcuni ritengono  che una nuova appendice si stia scrivendo con questa ultima guerra: l’invisibilità della sofferenza palestinese si sta dissolvendo, Bernie Sanders dà voce a questa sensazione: “Una nuova attenzione ai diritti dei Palestinesi – in contrasto con l’obiettivo a lungo differito della statualità palestinese – potrebbe significare che più persone vedranno il conflitto attraverso una cornice di giustizia sociale più chiara. Dobbiamo riconoscere che i diritti dei Palestinesi contano. La vita dei Palestinesi è importante.

Al Aqsa, maggio 2021
Il giorno degli scarponi militari sui tappeti da preghiera

(*) proiettili ricoperti di gomma

(**) Nelle sue stesse parole: o questo tipo di elezione oppure un pericoloso governo di sinistra. Così Netanyahu fantasiosamente dipinge un eventuale governo fra Yesh Atid (centro- centro sinistra) di Yair Lapid e Yamina (destra) di Naftali Bennet.

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