“Il Libano è come una nave in una tempesta e affonda perché senza capitano e senza equipaggio”
Josep Borrell

L’ultima decisione con effetti concreti duraturi assunta dalla classe politica libanese risale al 2016 con la tormentata elezione a Presidente di Michel Aoun, la cui carica scadrà per legge l’anno prossimo, dopo la crisi dei rapimenti di soldati da parte dell’Isis e quella dei rifiuti urbani con le grandi manifestazioni del movimento YouStink.
Come da dettato istituzionale, al presidente cristiano maronita si deve affiancare un Primo Ministro sunnita. Toccò, per la terza volta, a Saad Hariri, quinta colonna dei Sauditi e figlio di Rafik, il premier ucciso da un’auto bomba nel 2005. Il suo governo è durato fino alla fine del 2019, senza aver risolto alcuno dei problemi del paese. Gli succedette Hassan Diab, indotto dopo pochi mesi alle dimissioni per la tragica esplosione al porto di Beirut.

La tragedia attiva la Francia: Macron vola immediatamente in Libano e vi ritorna alla fine di agosto portando la French Initiative. Punti cardine del documento: l’audit della Banca centrale e delle Finanze statali, la conclusione di un’indagine imparziale sull’esplosione di Beirut, elezioni parlamentari anticipate nonché la formazione di un governo riformista entro 15 giorni. 
L’obbediente Aoun il giorno stesso incarica un nuovo premier, Mustapha Adib, il quale, come ogni chiamato  a formare un governo di tecnocrati, procede alle nomine senza visitare i santuari delle fazioni politiche; finisce per dimettersi a meno di un mese dall’incarico.

Sono passati 9 mesi, il governo non è ancora nato. Il ministro degli esteri francese Le Drian ha comunicato che la French Initiative, con i conseguenti aiuti, è da considerare defunta. Josep Borrell per conto della UE ha bacchettato Aoun e Hariri: Questo paese ha un chiaro problema con il suo sistema di governance, è come una nave in una tempesta che affonda perchè senza capitano e senza equipaggio. Ultimo avvertimento prima che la UE imponga sanzioni alle personalità politiche.

Perchè Hariri non riesce a formare il governo?

Tutto, ufficialmente, punta sul suo rifiuto di trattare con il Free Patriotic Mouvement, fondato da Aoun e comandato dal genero Gebran Bassil perchè, “alleato di Hezbollah”, è sotto sanzioni USA. Ma Bassil dichiara di aver fatto ogni genere di possibili concessioni e accusa Hariri stesso del blocco nella formazione del governo. Talvolta il Presidente perde le staffe e vagheggia di cacciare in prigione Nabil Berri, Hariri, Jumblatt e altri riottosi. A differenza di quel che dice Borrel, la nave Libano ha troppi capitani, ruota su se stessa sempre più gravata di acqua, alla maggioranza della popolazione sembra che nulla cambi se non in peggio. Rabbia e delusione si sono fatti sentire pesantemente negli ultimi mesi.

La povertà e la maschera. Da 28% del 2019 i poveri sono passati a 55% nel 2020, gli estremamente poveri dall’8% al 23%. Una parte riceve aiuto da programmi statali o delle ONG, ma molti sono trascurati e spesso volontariamente. Ricevere aiuto significa mettere in piazza la propria vulnerabilità, ciò imbarazza o crea vergogna. Le famiglie più recentemente impoverite ancora esibiscono auto, case o ufficialmente delle attività che di fatto non esistono più. Molti sono impoveriti per le conseguenze del dopo esplosione e per le restrizioni della pandemia, altri hanno perso i risparmi per colpa  delle banche. Tutti i risparmi in dollari di una vita di lavoro sono inaccessibili durante la crisi bancaria e intanto hanno perso quasi il 90% del valore con il crollo della lira libanese. 
Talvolta aggrapparsi ad ogni costo alla propria dignità è tutto ciò che  rimane. Del resto, la politica dei sussidi governativi su beni essenziali come cibo, carburante e medicine, è agli sgoccioli con l’esaurimento delle riserve di valuta estera della Banca Centrale.
Nei supermercati si registrano sempre più incidenti, le persone combattono per ciò che rimane sugli scaffali, scoppiano risse impressionanti, questa per le ultime due confezioni di latte in polvere è solo una delle tante: Fistfight at Beirut supermarket over bag of milk powder.
La minaccia dell’esplosione sociale da cui la comunità internazionale ha messo in guardia sarà più alta che mai quando il mercato nero avrà preso il sopravvento.

La crisi sociale Il 10% della popolazione ha più di 65 anni – tasso più alto di tutto il Medio Oriente – e il paese non ha un sistema di welfare nazionale, gli anziani  sono lasciati a se stessi in questa catastrofe economica del paese. Si pensi che sono persone sopravvissute a 15 anni di guerra civile e vari periodi di instabilità e nella vecchiaia approdano a una delle peggiori crisi finanziarie del mondo negli ultimi 150 anni. Mentre l’economia vacilla, più giovani libanesi stanno migrando, lasciando indietro i genitori anziani.
Il capo della Commissione parlamentare per la salute avvisaSopportiamo una situazione sanitaria difficile che peggiorerà con il tempo; Il Libano soffre la crisi della migrazione di medici e infermieri, aggravata dalla grave carenza di medicinali, compresi i medicinali essenziali per le malattie croniche, oltre alla carenza di forniture mediche negli ospedali”. (nota*)
Le quantità di carburante importato in Libano sono insufficienti perché la convinzione che il governo sia sul punto di revocare i sussidi conduce a un accaparramento di benzina a livello nazionale. Centinaia di distributori rifiutano di ricevere il rifornimento perché gli addetti subiscono ricatti e aggressioni fisiche dai clienti. Nelle strade compaiono al posto delle automobili sempre più numerosi i tuk-tuk: veicoli a tre ruote che consumano poco o funzionano con le batterie. Un concessionario Piaggio libanese racconta di aver aumentato l’importazione del modello APE perché “La domanda di tuk-tuk è cresciuta negli ultimi sette mesi, essi vengono utilizzati come taxi locali nei quartieri e per le consegne dei ristoranti”.

C’è tuttavia un settore del paese che non soffre privazioni: l’Esercito. Almeno dal 2013 piovono dall’Arabia Saudita aiuti per il riarmo. Ob torto collo, visto che ciò è contrario alla sicurezza di Israele, arrivano aiuti dalla Francia, ma ora entra in gioco la nuova amministrazione americana. Le due potenze si alleano, snobbano i politici, scelgono l’Esercito come interlocutore privilegiato.
In maggio il capo di Stato Maggiore Joseph Aoun è stato ricevuto all’Eliseo; promesse di aiuti “aiuti medici e alimentari” all’esercito, non essendo diplomaticamente sagace dichiarare che lo scopo è contrastare l’importanza di Hezbollah– milizia ma anche forza parlamentare – e l’influenza dell’Iran. Non occorre essere sottili strateghi per intravedere i rischi in preparazione: una miccia che può, secondo esteriori utilità geopolitiche, far deflagrare un conflitto interno fra due forze armate e “arruolate” a paesi esteri in contrasto.

I contatti tra la Russia e figure di spicco in Libano sembrano espandersi, in aprile Saad Hariri ha visitato Mosca, ha parlato con Putin in videoconferenza e incontrato il Ministro degli esteri Lavrov, invitando gli operatori economici russi a investire in Libano. Visto il coinvolgimento russo nella vicina Siria, difficilmente il Cremlino ha interesse a restare sordo.

Ai bisogni della cittadinanza restano solo gli auspici del Presidente Aoun che si rivolge al buon cuore degli espatriati: “La diaspora può aiutare per la ripresa economica e limitare le ripercussioni della situazione attuale sui cittadini che affrontano difficoltà quotidiane”.

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nota* Serio o ironico il commentatore che sotto l’articolo di Naharnet sulla situazione sanitaria ha scritto “Onestamente, sto iniziando a pensare il Libano non conoscerà pace finché non riprenderà il suo posto nel grembo della Siria. Sto infatti valutando di unirmi al partito e lavorare per la nobile missione della riunificazione con la Siria, o quella che ora chiamo SIR (Siria-Iran-Russia)” ?