Quel 22 febbraio 2021 sull’auto, con Luca Attanasio e gli accompagnatori freddati da assassini tuttora ignoti, doveva esserci anche la moglie dell’ambasciatore: Zakia Seddiki, che ancora oggi attende quella verità che tarda fra il disinteresse in Congo e l’inerzia ONU. Grandi ostacoli per le indagini italiane.

Luca e Zakia si sono incontrati nel 2011 in Marocco; due persone belle e di gran cuore, s’innamorano, si sposano, mettono al mondo tre figlie, vivono un’esistenza cadenzata dagli incarichi diplomatici: Roma, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo.
“Luca era testimone di pace, testimone della diplomazia che non si arresta dietro la scrivania: possiamo fare le cose? sì. allora vogliamo farle. Rappresentare le Istituzioni per lui era un pò come una missione” racconta Zakia nel video in fondo all’articolo, mentre in La Prealpina del 2019 abbiamo la visione di Luca: da voi i comfort, da noi solo gioia. «Da quattro anni il mio futuro é un unicum con quello di mia moglie, che coraggiosamente mi ha seguito in Nigeria e qui in Congo, e con quello delle nostre bimbe. Tutti noi abbiamo la fortuna immensa di poter scoprire, ogni quattro anni, le bellezze di un nuovo Paese. Non possiamo chiedere o immaginare di più, salvo sperare di essere tutti noi capaci di trovare il giusto equilibrio famigliare in qualsiasi nuova futura assegnazione. Servire lo Stato italiano all’estero in qualità di ambasciatore, e per mia moglie di ambasciatrice, è un immenso onore che suscita, quale primo sentimento, quello della riconoscenza verso il Paese e l’amministrazione che ci hanno accordato questo privilegio. La carriera diplomatica offre l’opportunità unica di incontrare i protagonisti dell’arte, della cultura, della politica, dell’economia in un coloratissimo ventaglio di Paesi diversi, dove ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. È questo il primo bagaglio di crescita personale che, credo, poche altre professioni al mondo sappiano offrire».

Allora non si resta né fra le scartoffie né fra le confortevoli pareti domestiche! Concordemente si dedicano agli ultimi e fondano l’organizzazione Mama Sofia per i bambini di strada congolesi, per il presente ma anche con progetti rivolti al futuro, affinché le famiglie possano mantenersi e sfuggire allo sfruttamento di imprese straniere che accorrono in quello “scandalo geologico” che è la straordinaria ricchezza mineraria congolese.
“Mio marito non faceva indagini sulla gestione delle miniere  ma da ambasciatore si interessava alla questione perché conosceva i volontari, i cooperanti che aiutano i bambini che vengono sfruttati nel lavoro minorile. Luca cercava di aiutare quei programmi di assistenza e di recupero dei minori.” “Abbiamo fatto diversi viaggi insieme e dovevamo andare insieme anche a Goma. Siamo stati abituati a fare tutto insieme”.
La giornalista Antonella Napoli in calce al suo articolo “Congo, Zakia Seddiki: campagna verità per Luca, Vittorio e Mustapha fondamentale per ottenere giustizia” annota “A conclusione di questa intervista tengo a ribadire, come Zakia, che credo fermamente che qualcuno non abbia protetto Luca, che il protocollo della sicurezza (quello di prassi per le missioni internazionali) non fosse stato rispettato. Quel convoglio che stava percorrendo le strade più pericolose del Nord Kivu non aveva copertura militare di alcun genere. È giusto lasciare che i magistrati facciano il proprio lavoro, ma finora gli elementi raccolti non sembrano sufficienti a chiarire le responsabilità di quanto è accaduto.
Inoltre alcune figure sono rimaste nell’ombra. A cominciare dal vicedirettore del Programma alimentare mondiale Rocco Leone, che viaggiava insieme a Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci sull’auto guidata da Mustapha Milambo. Misteri e omissioni che abbiamo svelato con la nostra inchiesta di questi mesi. Noi, come Zakia, non ci accontenteremo mai di una verità di comodo, ma solo di giustizia piena per Luca, Vittorio e Mustapha.”

Video di Zakia da Agensir.ir

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