La grande sfida del XXI° secolo è l’Irrilevanza. Siamo già irrilevanti col voto, le proteste, i richiami ai diritti. Chi combatte perché il cittadino, anzi l’essere umano, non diventi sempre più marginale e trascurabile è gestito dal sistema politico economico vigente come la componente più irrilevante della società.

In verità altrettanto ininfluente è chi nega l’irrilevanza in cui siamo relegati. Il sistema vigente sa illudere di essere la parte sana della società, ci riesce con l’ausilio della Tecnica persuasivamente adoperata in modo da rendere inconsapevole l’impotente sudditanza.
Con riferimento agli studi condotti tra gli anni ’50 e ’80 dal filosofo Gunther Anders, si scriveva in Tecnologia, la madre del totalitarismo morbido: “La Tecnica, intravedeva Anders, avrebbe trasformato il concetto stesso di massa in quanto attore politico. L’avrebbe espropriata delle capacità precedentemente esercitate nella Storia e instaurato fra il dominante e il dominato un senso di armonia che avrebbe ammantato il dominante di innocenza e neutralità.“ 

Yuval Noah Harari è uno storico e filosofo israeliano, specializzato in storia mondiale, storia medievale e storia militare. E’ noto, oltre che per i suoi libri, per  il  discorso di apertura sul Futuro dell’Umanità, tenuto a Davos nel 2020 nella Sala dei Congressi del World Economic Forum, visibile nel video in fondo all’articolo, fra il minuto 2’40” e 23’09”.

L’irrilevanza cresce al passo dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e concerne tanto gli individui quanto gli stati. Immenso potere e ricchezza si accumulano già dove maggiormente l’ I.A. si afferma, condannando via via gli altri stati a condizione di ininfluenza su scala mondiale. Respinti ai bordi della produzione, ma altrettanto condizionati da un potere che conosce integralmente la storia personale, la condizione sanitaria ed economica, le caratteristiche psicologiche e gli scheletri nell’armadio di coloro che nel paese contano: politici, giornalisti, leader aziendali “Quel paese sarà ancora indipendente o sarà un colonia di dati?” chiede Harari. E risponde “Quando hai accumulato una sufficiente quantità di dati non hai necessità di inviare soldati!” . Tutto questo può essere rappresentato da una formula:

Bx C x D= A 

B: conoscenza biologica x C: potenza del computer x D: dati =
A: capacità di hackerare gli umani, il loro corpo, la loro mente, la loro vita
perché chi possiede tale capacità conosce l’individuo più di quanto egli conosca sè stesso.

Con la disuguaglianza che rende impotenti arriva la dittatura digitale: il controllo pervasivo illustrato da questa semplice equazione che definisce la vita del XXI° secolo. Questa conoscenza estesa alla collettività permette di prevedere orientamenti e decisioni per manipolarli nella direzione voluta da chi detiene la conoscenza. Nessun sistema totalitario del passato possedeva  capacità e strumenti bastanti, ma presto sarà possibile l’hackeraggio sistematico della vita delle persone con la collaborazione fra governo e compagini sovranazionali. 

Un esercizio d’immaginazione: si pensi a una popolazione che indossa un bracciale biometrico  che “per il loro bene” monitora costantemente nelle 24 h la pressione, il battito cardiaco e l’attività cerebrale degli individui. Il potere saprà la reale reazione intima anche quando i gesti e l’espressione facciale siano di approvazione. La repressione potrà avvenire tempestivamente e, si badi bene ciò che Hariri sottolinea: non solo sui semplici cittadini ma sulle élite perché più in alto si è nella scala del potere, più attenta sarà la sorveglianza

Quanto più sarà devoluto al digitale prendere decisioni, tanto più l’algoritmo si approprierà della libertà dell’individuo. La mente umana non riuscirà a comprendere la ragione di quanto le verrà proposto ma non le verranno date spiegazioni, perché esse susciterebbero orientamenti personali. Già oggi, osserva Harari, quanti comprendono davvero il sistema finanziario? Forse l’ 1 % ? Nel giro di un paio di decenni la percentuale sarà: zero. 

Pensavamo la vita come una drammatica sequenza di decisioni da assumere, come la penseremo quando le decisioni importanti, del singolo e della collettività, saranno prese dall’algoritmo? Non possediamo alcun modello filosofico per renderci ragione di una simile esistenza. E’ la bancarotta filosofica.”

Dopo millenni di evoluzione e di selezione naturale, si è alle porte di un’era di vita inorganicamente modellata da un disegno di I. A. che sarà l’inedita forza trainante. “Gli errori saranno in scala planetaria. Non sono profezie, sono possibilità”. Trattandosi di possibilità è oggi ancora possibile rendersene conto con una visione globale di collaborazione, sostiene Harari, ma se ogni paese asseconderà tutte le capacità in continuo sviluppo della tecnologia e della I.A. – ipotizzando che il nemico stia procedendo allo stesso modo, per esempio nella corsa agli armamenti – a restare sconfitta sarà l’umanità intera. 

Maria Carla Canta