Il 2021 era stato l’anno preparatorio delle elezioni parlamentari e politiche da tenersi a fine dicembre. Non si sono realizzate. Rimandate di un mese, sono state nuovamente posposte. La situazione è più che anomala: traballante il governo di Tripoli e Tobruk procede per formarne un altro.

Una spaccatura della Libia sembra lentamente avanzare, nell’impossibilità di comprendere se l’Europa sia distratta o drammaticamente impotente, mentre due potenze, Russia e Turchia, regolano il fuoco del gran calderone.
L’inizio di febbraio è stato caratterizzato da una cacofonia sia libica che internazionale:

Tripoli: il P.M. Al Dabaiba resta indifferente al voto di sfiducia ricevuto dalla HoR lo scorso anno e ricusa il fine mandato, non avendo avuto corso la doppia tornata elettorale del 24 dicembre. Dichiara di aver avviato ampie consultazioni per un piano d’azione per la legge costituzionale e le elezioni nel prossimo mese di giugno. Accusa la Fratellanza Musulmana di essere in combutta con i militari per prendere il potere, invita la popolazione a scendere in piazza. Accusa il candidato Bashagha, Khalifa Haftar e la portavoce dell’HoR Ageela Saleh di ‘fare un patto con il diavolo’ per ottenere il potere.

Tobruk, HoR: Il 28 dicembre, sconfessando la Commissione Elettorale che aveva proposto un mese di slittamento, la HoR decide uno spostamento elettorale di sei mesi, quindi giugno 2022. Di tale data ora tutti parlano, tuttavia lunedì 7 febbraio l’assemblea ha votato all’unanimità una proposta che potenzialmente dilata i tempi: “entro 14 mesi”. Intanto i tentativi di formare il governo di transizione procedono con un singolare casting politico: lo stesso giorno la HoR ha ascoltato i programmi di sette candidati. Fra questi spicca realisticamente solo Fathi Bashagha, ex ministro dell’Interno, aviatore originario della “città stato” di Misurata, ben visto dalla Turchia e ignorato dalla Russia. Dichiara che in caso di nomina non correrà per le elezioni presidenziali onde evitare conflitti istituzionali. Per dare forza alla sua candidatura è passato a considerare Khalifa Haftar da criminale a importante interlocutore; questa svolta, lo rende papabile per la Cirenaica, ma gli impone di placare le diffidenze della Tripolitania e dei concittadini misuratini.

Alto Consiglio di Stato (HCS): E’ l’organismo pensato dall’Onu per mediare fra le fazioni politiche. Il suo capo Khaled al-Mishri, ha incontrato, lunedì 7 febbraio, il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu a Istanbul per discutere le relazioni bilaterali nell’interesse del popolo libico e turco. L’Alto Consiglio salomonicamente afferma di non parteggiare per alcun governo specifico, di non opporsi alla sostituzione di Dabaiba, ma nel contempo respinge “l’orientamento unilaterale” della Camera dei rappresentanti di Tobruk.

Italia: Sempre nell’indaffaratissimo lunedì 7 febbraio, il nostro ministro degli Esteri Di Maio “ha avuto un cordiale incontro con la consigliera speciale del segretario generale ONU per la Libia Stephanie Williams. Al centro dei colloqui, la condivisione di vedute sul quadro politico libico e il pieno sostegno da parte italiana a UNSMIL” . La vaghezza del comunicato stampa lo qualifica come un incontro buono per ogni tempo…

Qatar: Dopo il sostegno alla destituzione di Gheddafi, appoggia verbalmente con vigore l’unità della Libia e, a margine dell’incontro Di Maio-Williams, Il Ministero degli Affari Esteri qatariota fa sapere di aver partecipato, l’8 febbraio, a una riunione di alti funzionari a Roma “per ribadire il sostegno al percorso politico libico e alle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e per una soluzione pacifica che preservi l’unità, la stabilità e la sovranità della Libia.”

Russia: Il viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, rappresentante speciale di Putin per il M.O. e l’Africa, ha incontrato, il 6 febbraio, il capo del Consiglio Presidenziale, vetusto residuo degli accordi di Skhirat del 2015 di cui è difficile individuare attuali funzioni e poteri. Bogdanov gli ha ribadito” il sostegno del suo Paese a tutti i passi che portano alla convergenza di opinioni tra i partiti libici per la pace, la stabilità e l’accesso alle elezioni”. Dietro la retorica vi è l’interesse che la formazione di istituzioni funzionanti vada per le lunghe, e i contingenti Wagner non siano costretti a smobilitare dal territorio, visto il gran gradimento riservato a quelli turchi. Il sito di geopolitica Decoder39 riprende le tesi americane secondo cui la permanenza della Wagner permetterebbe di continuare la penetrazione verso il sud del Paese, in corrispondenza con i risultati strategici che sta ottenendo nel continente. “Vogliamo una partnership con la Russia” gridava la folla del Burkina Faso dopo il golpe di gennaio.

Alle ore13 del 10 febbraio la Camera dei Rappresentanti vota all’unanimità per
FATHI BASHARGA nuovo Primo Ministro” ad interim”
Attendiamo le reazioni…

Maria Carla Canta

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