Il confronto armato fra le grandi potenze sta cambiando. Dall’era della deterrenza nucleare si sta passando a quella biologica. Uno scenario di  guerre  senza bombe, con armi invisibili e diversamente letali.

Dal mainstream e dagli esponenti politici la dichiarazione di Putin «Se qualcuno interferisce, risposta fulminea. Abbiamo strumenti che nessuno ha e li utilizzeremo»  venne commentata sbrigativamente, si colse la minaccia ma non si discusse il contenuto. All’opinione pubblica si lasciò intendere e disquisire di un’intimidazione a contenuto nucleare, sfruttando quel timore della “bomba” che  ha ben funzionato negli anni della Guerra Fredda, come deterrenza e come propaganda. Le parole di Putin non erano chiare al pubblico, ma lo erano per i livelli in grado di comprendere l’allusione: gli apparati militari delle potenze occidentali. Siamo entrati ormai in un’altra era di cui l’opinione collettiva  non è ancora pienamente consapevole: il pericolo e la minaccia si stanno spostando dalle armi nucleari, con la loro plateale distruzione e il rischio di reciproca distruzione, ad altri tipi di armamenti e fra questi quelli biologici sono in fase di avanzata ricerca.
Sferrare un attacco biologico, oppure chimico o in qualsiasi altro modo tossico, consente numerosi vantaggi, a partire dalla non visibilità dell’attaccante. Consente di  piegare l’avversario senza subire proprie perdite umane e materiali, potendo successivamente assumere il dominio sul vinto senza che il territorio sia stato trasformato in un deserto radioattivo.
Da appurare un possibile vantaggio accessorio: i costi. Per quanto possano essere elevati, dalla creazione del laboratorio allo stoccaggio passando per quelli della ricerca, probabilmente assommano oneri complessivi minori della produzione e della logistica di ordigni nucleari e relativi vettori. Dotarsi di materiale nucleare eventualmente utile alla creazione delle armi subisce il controllo della comunità internazionale, come si vede nel caso dell’Iran, mentre potrebbe non essere impossibile per uno stato creare laboratori di ricerca biologica ufficialmente inoffensiva.  

Armi biologiche: dal XX°secolo a oggi

Il primo stato moderno a concepire una guerra biologica fu il  Giappone. Dal 1932 avviò un programma militare nell’Unità 731 della base in Manciuria dove condusse esperimenti sui prigionieri di guerra cinesi, causando circa 3000 vittime da antrace meningite e colera. E’ noto che un programma simile, con produzione di numerosi patogeni, fu adottato dagli Stati Uniti dal 1941.
Sia l’Unione Sovietica, sia gli Stati Uniti hanno per decenni sviluppato tecniche di modificazione dei virus sotto la direzione dei vertici delle forze armate. Nel 1975 è entrata in vigore la Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione e stoccaggio di armi biologiche e tossiche (BWC), ma non esiste possibilità di controllo sulle ricerche biologiche effettuate nei laboratori di massima sicurezza indicati con la sigla BSL4. Microbiologia, virologia, immunologia sono discipline chiave nella lotta contro le malattie infettive e nella promozione della salute globale, tuttavia il rapido progresso in questi campi instaura il dilemma del “duplice uso“, ossia quando uno stesso programma di ricerca scientifica dà la capacità di aiutare o danneggiare l’umanità. 

Praticare la manipolazione dei virus naturali con la tecnica detta  “guadagno di funzione”, GOF, comporta generare virus con proprietà inesistenti in natura. I virus generalmente sottoposti a GOF appartengono alla famiglia dei coronavirus e gli scienziati nei loro convegni sottolineano la vaghezza, da un punto di vista etico, della definizione “guadagno di funzione” .

Con questa acquisita capacità tecnica, gestita in laboratori fuori dal controllo pubblico e sotto le direttive dei dipartimenti militari, si è aperta la via per trasformare i virus in armi. Spostare la deterrenza dal nucleare al biologico non diminuisce i pericoli cui siamo esposti: ne cambia la natura.

I laboratori militari constano di una doppia linea di ricerca: GOF di un virus per aumentarne le proprietà patologiche e contemporaneo studio dell’antidoto (vaccino) a protezione degli individui dello stato committente la ricerca.
Si consideri che ogni paese in grado di condurre queste manipolazioni mantiene la proprietà intellettuale del risultato ottenuto. Questo crea, come nel caso del nucleare, una competizione scientifico-tecnologica che è la base della deterrenza militare fra gli stati.  (Nota 1)
E’ necessario che nel vasto pubblico si diffonda la consapevolezza che la Scienza è stata arruolata dal settore bellico, e che quest’ultimo non segue i criteri etici del settore civile.

I laboratori biologici al servizio della guerra

L’ossessione per la sicurezza causata  dall’11 settembre ha indotto gli Stati Uniti a impiantare numerosi biolaboratori in giro per il mondo.
E’ di dominio pubblico che dal 2019 la Naval Medical Research Unit: NAMRU3 è stata trasferita dal Cairo alla Naval Air Station (NAS) di Sigonella. La missione ufficiale, che le nostre autorità non hanno il potere di verificare in dettaglio: “NAMRU3 può condurre ricerche sulle infermità che minacciano le truppe ivi schierate e che non sono comunemente conosciute negli Usa ottenendo in anticipo informazioni sulle incombenti pandemie, come ad esempio l’influenza aviaria che potrebbe colpire la prontezza militare operativa”.
Quanti paesi, l’Italia in particolare,  hanno un programma di sicurezza per affrontare la possibilità di incidenti causati da fuoriuscite di virus?  Quali sono i limiti entro cui lo stato ospitante ha controllo sulle attività dell’esercito ospitato? (Nota2)

Solamente con la questione dell’Ucraina l’opinione pubblica comincia a famigliarizzarsi vagamente con l’esistenza delle armi biologiche. L’Unione Sovietica possedeva biolaboratori in Ucraina, aree che dalla caduta del Muro sono diventate accessibili all’esercito americano.
Ufficialmente, da agosto 2005 con
l’accordo tra Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e Ministero della Salute dell’Ucraina: “Cooperazione nel settore della prevenzione della proliferazione di tecnologie, agenti patogeni e competenze che potrebbero essere utilizzate nello sviluppo di armi biologiche”. Mai venuto meno nel tempo, avallato dal leak di un dialogo di Victoria Nuland pubblicato dalla BBC che dimostra come dal 2014 gli USA stanno dietro le quinte della politica ucraina.
Ancora Victoria Nuland in un’audizione al Senato ha confermato l’esistenza di tali laboratori in quanto siti di ricerca per la protezione della salute, nel contempo fornisce ammissione indiretta della pericolosità e della segretezza  manifestando preoccupazione che i materiali di ricerca ivi contenuti vengano in possesso dei Russi. 

Secondo quanto rinvenuto  nei laboratori e comunicato dalla Russia alle Nazioni Unite, le prove di ricerche biologiche illegali esistono. I documenti sono stati presentati all’ONU l’11 marzo.
La risposta dell’Alto Rappresentante Onu per il disarmo, Izumi Nakamitsu, è stata che le Nazioni Unite non ne sono al corrente e che non hanno né il mandato né la capacità di indagare su affermazioni che rientrano nella Convenzione sulle armi biologiche del 1972.

L’ONU è sovvenzionata dagli stati membri che contribuiscono in base alle loro capacità economiche. Se, per esempio, la Svizzera contribuisce con l’1%, gli Stati Uniti versano il 22% del budget ordinario, oltre ai contributi per le attività di “mantenimento della pace”. Spesso questa larga contribuzione ottiene in cambio dei vantaggi politici.

Maria Carla Canta

NOTE

Nota 1–  Il professor Giuseppe Tritto nell’ampia intervista rilasciata a Franco Fracassi fornisce un esempio di competizione biologica:
Nel 2004, col pianeta da tempo liberato dal vaiolo umano, gli Stati Uniti comunicano di averne ricreato il modello animale in grado di infettare le scimmie. Nel 2021 la Bavarian Nordic comunica di aver prodotto, su autorizzazione dell’americana FDA, il vaccino e di aver iniziato a commercializzarlo in Europa.
Nel 2022, 28 febbraio, l’équipe di Wuhan “risponde” con la notizia di aver elaborato un segmento del virus del vaiolo delle scimmie, di averlo completato sinteticamente, creando un virus per il quale il vaccino americano è inefficace. Negli Stati Uniti subito insorsero speculazioni sulla responsabilità cinese per la presente “pandemia” Monkeypox, prontamente smentite dai factcheck scientifici. Questi studi in parallelo dei due paesi si collocano nell’ambito della deterrenza biologica fra grandi potenze avversarie.
https://youtu.be/HmHZxqM_qYY

Nota 2– L’accordo riguardante le basi militari USA in Italia è regolato, a quel che è dato sapere, dal Memorandum d’Intesa fra il nostro MInistero della Difesa e il corrispondente Dipartimento statunitense, datato 1995. Nel foglio A2 del Memorandum  stesso — consultabile a questo link — si legge “Il comandante italiano per l’assolvimento dei propri compiti e quale autorità garante della sovranità dello Stato italiano ha accesso a tutte le aree e le infrastrutture. Le modalità di accesso ad “aree classificate” usa [alias: segrete]  comunque limitate e ben definite e concordate dalle parti sono specificate  “nell’ Annesso… “  che, però, non è pubblicato.