Dalla Guerra Civile Cinese, 1927-1950, sono emerse due realtà. La RPC, Repubblica Popolare Cinese nel territorio continentale, che risultò vincente con l’aiuto dell’URSS. La Repubblica di Cina nata in conseguenza della fuga a Formosa del gruppo politico uscito sconfitto nonostante il sostegno degli Stati Uniti.

La grande Formosa e le altre vicine isole formano un insieme brevemente indicato come Taiwan, uno stato riconosciuto solamente da 13 paesi  membri dell’ ONU (gli stessi che non riconoscono la Repubblica Popolare)  e dal Vaticano. Taiwan non è uno stato riconosciuto dai membri permanenti del Consiglio di Sicurezza: UK Francia USA e  Russia. Il quinto membro è la Cina che considera tale spaccatura territoriale solamente temporanea, rivendicando senza sfumature l’unità e l’esistenza di una sola Cina.
Inoltre, come ricordato dal Segretario Guterres, la posizione  dell’ONU non si discosta dalla Risoluzione 2758 dell’ottobre 1971 votata dall’Assemblea Generale (UNGA) che riconosce Pechino unico legittimo rappresentante della Cina presso le Nazioni Unite.

La visita di Nancy Pelosi a Taipei, capitale di Taiwan,  il 2 e 3 agosto, comunque commentata presenta il difetto fondamentale del sostegno a un paese con cui gli Stati Uniti fanno affari ma al quale non danno riconoscimento ufficiale, mantenendolo nella stessa condizione del Somaliland o della Transnistria.

Molto diffusamente sono state rilanciate le dichiarazioni di Pelosi, non altrettanto quelle ufficiali di Pechino. Pubblichiamo qui la risposta da parte del Ministero degli Esteri cinese, nella persona della portavoce Hua Chunying. Il video con sottotitoli in inglese è al link YouTube; qui di seguito la trascrizione tradotta in italiano.


“La Cina osa porre agli Stati Uniti, che giocano la ‘carta Taiwan” con la ‘farsa’ della visita di Pelosi, quattro domande”

Questo è il modo tipico degli Stati Uniti di confondere giusto e sbagliato e comportarsi come il ladro che grida ‘fermate il ladro’. Ci mostra quanto prepotenti, arbitrari e senza scrupoli siano sempre gli Stati Uniti. Vorrei, allora, che  rispondessero a quattro domande.

Prima, qual è lo status quo sulla questione di Taiwan? I fatti sono chiarissimi, ovvero entrambi i lati dello Stretto di Taiwan appartengono alla stessa Cina e Taiwan fa parte del territorio cinese. Nonostante siano politicamente l’una contro l’altra da molto tempo, la sovranità e l’integrità territoriale della Cina non sono mai state divise. Questo è il vero status quo della situazione nello Stretto di Taiwan.

Seconda, chi sta creando la crisi nello Stretto di Taiwan? La collusione tra gli Stati Uniti e le forze dell’indipendenza di Taiwan e la loro provocazione è il fattore fondamentale nel creare la tensione nello Stretto di Taiwan. Negli ultimi anni, le autorità del DPP [ndr: Partito Progressista Democratico di maggioranza] hanno rifiutato di riconoscere il consenso del 1992  [ndr: accordo  tra Pechino e Taipei] che incarna il principio della Cina unica e hanno cercato di sollecitare il sostegno degli Stati Uniti per ‘l’indipendenza di Taiwan’.
La parte statunitense ha distorto, oscurato e svuotato il principio della Cina unica per raggiungere il suo obiettivo strategico di interrompere e contenere lo sviluppo della Cina. Hanno cercato di giocare la “carta Taiwan” per frenare la Cina. Hanno rafforzato i contatti e aumentato le vendite di armi a Taiwan. La visita di Pelosi non tiene conto del contraccolpo globale pur di accrescere gli scambi sostanziali tra Stati Uniti e Taiwan. (nota*) Viola gravemente l’impegno del governo degli Stati Uniti nei confronti del governo cinese sulla questione-Taiwan e la norma fondamentale nelle relazioni internazionali,  viola altresì gravemente la sovranità e l’integrità territoriale della Cina.

Terza, chi dovrebbe essere responsabile delle tensioni nello Stretto di Taiwan? La Cina ha ripetutamente riferito agli Stati Uniti la gravità e il danno della visita e ha chiarito che tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate sarebbero state a carico degli Stati Uniti. Quindi non si dica  che non abbiamo espresso tutto questo in anticipo agli Stati Uniti. Ma il governo americano e la speaker Pelosi hanno messo in scena un doppio atteggiamento e hanno insistito nel perseguire la strada sbagliata. Gli Stati Uniti hanno lanciato per primi la provocazione e la Cina è stata costretta ad agire per legittima difesa. Il governo cinese ha il diritto di fare tutto ciò che è necessario e giustificato per difendere risolutamente la nostra sovranità e integrità territoriale.

Quarta, chi sta cambiando lo status quo nello Stretto di Taiwan? Gli Stati Uniti hanno citato la loro azione illecita 25 anni fa [ndr: vista dello speaker repubblicano Newt Gingrich] per giustificare la visita. Ma abbiamo chiarito che gli errori del passato non servono come giustificazione per ripetere quell’errore. La Cina impara sempre dall’esperienza passata.
Non permetteremo agli Stati Uniti di continuare a usare tattiche salame [ndr: in italiano nel vocale e nella trascrizione] per invadere, oscurare e svuotare il principio della Cina unica. Non permetteremo agli Stati Uniti di usare alcun pretesto o scusa per cambiare gradualmente lo status quo.

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Nota* Il tempismo della visita si lega anche molto banalmente alla campagna elettorale di novembre, nella quale Nancy Pelosi intende ricandidarsi al Congresso. Inoltre sono settimane cruciali per la sua immagine a causa dei guai con la legge del marito Paul Pelosi, arrestato in maggio per guida in stato di ubriachezza; con altre accuse rischia una condanna di 5 anni.
La pur titubante perplessità espressa dal presidente Biden sull’opportunità della visita lascia trapelare, oltre gli evidenti errori di comunicazione abituali della Casa Bianca, anche un indebolimento della coesione nel Partito Democratico.

Maria Carla Canta