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Elezioni Olanda numeri vs opinioni

16 marzo 2017

mcc43

“Ma la realtà è che gli olandesi hanno respinto la politica economica della coalizione, l’hanno sanzionata, di conseguenza significa che il paese non sta così bene come suggerirebbe un tasso di crescita gonfiato dalle ri-esportazioni  [*nota] da Rotterdam e dagli effetti relativi alle agevolazioni fiscali per le multinazionali.”

Questa l’estrema sintesi di La Tribune dello scossone impresso alla coalizione di Governo, composta dai liberali del VVD: Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia  di Mark Rutte e dal PvdD: Partito del Lavoro. Quest’ultimo ha più pesantemente pagato il malumore elettorale con 29 seggi in meno rispetto alle elezioni del 2012, mentre i liberali ne hanno persi “solamente” 8. Si tratta di una batosta velata dall’immagine falsata che si è voluto dare alla campagna elettorale.

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Scorribande dei Corsari Barbareschi in Liguria

7 marzo 2017
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mcc43

La Guerra di Corsa differiva dalla pirateria poiché quest’ultima era, e tuttora è in alcuni mari, esercitata per conto proprio, mentre le navi corsare inalberavano la bandiera di un sovrano.
mappa-liguria-anticaLe coste della Liguria per secoli furono assaltate dai Corsari Barbareschi che combattevano per l’Impero Ottomano.

Gli effetti concreti delle spedizioni di questi corsari, chiamati anche Turcheschi, non differivano da quelli delle azioni piratesche.
Gli equipaggi  erano composti da Ottomani e Saraceni, rispettivamente turchi e arabi, ma spesso anche da europei “rinnegati”. Il capitano rispondeva al proprietario della flotta di galee e vascelli, le scorrerie avvenivano per ordine diretto dell’Ammiraglio capo della Marina Ottomana, o comunque negli interessi dell’Impero.

La guerra marittima nel Mediterraneo costituì un filone della contrapposizione dell’Europa e del Medio Oriente; rappresentata come guerra di religione, fu fondamentalmente una rivalità economica (vedere http://tinyurl.com/h357uj6 )

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Elezioni in Palestina: progetto o miraggio con il governo di Al-Sinwar in Gaza?

16 febbraio 2017

mcc43

(aggiornato in calce il 29 aprile)
Il 6 febbraio l’Autorità Palestinese ha annunciato di aver indetto per il 13 maggio le elezioni municipali per Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme est. Già le elezioni di ottobre dovevano portare al voto la generalità dei Palestinesi, ma erano state “fermate” dalla Corte Suprema Palestinese a seguito delle eccezioni sollevate da Hamas contro i candidati di Fatah nelle circoscrizioni di Gaza, nonché per l’impossibilità di dar corso alla consultazione a Gerusalemme Est  dove Israele frappone ostacoli.
Immediatamente dopo l’annuncio dell’Autorità Palestinese vi è stata una reazione negativa da parte di Hamas. Quanto c’è di vero e/o cosa significa?

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Mahmoud Abbas, Khaled Meshal, Ismail Haniyeh a Doha, Qatar

Dopo le mancate elezioni  (Palestina, the day after), a fine ottobre Abbas ha incontrato in Qatar i leader di Hamas, Meshal e Haniyeh.
In dicembre, si è tenuto il Congresso di Fatah, maggior partito palestinese, al quale Meshal ha inviato un  messaggio dai toni concilianti.
In Gennaio, Abbas (nella doppia veste di leader governativo, con AP, e di partito, con Fatah) ha incontrato Meshal per colloqui indetti da Vladimir Putin a Mosca. Il comunicato conclusivo riporta che i due massimi esponenti politici palestinesi si sono accordati per la formazione di un governo di unità nazionale, cui arrivare attraverso la formazione di un Consiglio Nazionale (nota1)che comprenderà anche i Palestinesi in esilio e rappresentanti del Jihad Islamico – e le elezioni politiche per il Parlamento e il Presidente. Leggi tutto…

Bambini di Palestina processati dal tribunale militare di Israele

13 febbraio 2017

mcc43

Soldati-idf-israele-e-bambini-palestinesiSarah Champion è deputato laburista alla Camera dei Comuni e Ministro-ombra per le pari opportunità. Si è recata in Cisgiordania per assistere a una delle più gravi e continuate violazioni dei diritti umani: il processo di bambini palestinesi presso il Tribunale militare di Israele. Quello che ha visto lo ha raccontato nell’articolo, qui di seguito tradotto, intitolato What On Earth Is Going On In The West Bank – And How Are We Letting It Happen? dellHuffington Post del 10 febbraio 2017.

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Cosa diavolo sta succedendo in Cisgiordania e
come facciamo a lasciarlo accadere?

Fa freddo. Davvero molto freddo. Il vento arriva come tanti colpi di frusta dall’aperta campagna e il compound militare che ho davanti è il primo ostacolo che trova nel suo corso. E ‘ la prima settimana di gennaio e io sono in Palestina, in coda per entrare dove potrò vedere di persona i bambini detenuti sotto processo e l’emissione della sentenza.
Sono fortunata. Abbiamo spedito i miei documenti agli Israeliani in anticipo e i due avvocati internazionali con me sono ben conosciuti, così bastano 10 minuti e siamo dentro. Non così fortunati i genitori che sono stati in coda a lungo già prima del nostro arrivo. Molto probabilmente partiti alle cinque per essere lì quando il primo caso sarebbe stato chiamato, alle nove. La Palestina è un paese molto piccolo, ha circa le stesse dimensioni di una contea inglese, non è la distanza o la mancanza di mezzi di trasporto pubblici a rendere i viaggi così lunghi: sono i posti di blocco.
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Libano, Palestinesi e … blogger

12 febbraio 2017

mcc43

Sebbene travolti dall’invadenza dei social media, i blog continuano a svolgere un’efficace funzione, differente dall’informazione ufficiale e dalla superficialità dei social media. In questo blog PALESTINA spicca nella nuvola delle Tag rivelando la priorità data alle vicende di quella parte del mondo, e la collaborazione fra blogger può diventare intensa solidarietà virtuale per coloro che vivono una condizione di diritti negati, come accade ai Palestinesi. La mia solidarietà per la Palestina precede la nascita di Maktub e si era espressa in rete varie volte nei commenti  e negli articoli grazie all’ospitalità nell’edizione precedente del blog Corpus15 .

campo-profughi-palestinesi-libano-muralesE’ noto che l’Associazione Un Ponte per… opera in varie realtà del Medio Oriente e dei Balcani, distinguendosi per l’attività a favore dei bambini palestinesi dei Campi Profughi nel Libano. Sono da anni sostenitrice di questa presenza del Ponte e della sinergia con l’organizzazione Palestinese Beit Aftal Assumud a favore dell’istruzione dei bambini.

Nel 2010 per la prima volta ho fatto parte della delegazione per la conoscenza dei Campi Profughi. L’amico blogger Bortocal di Corpus mi incitò a raccontare in diretta quell’esperienza.  Ne nacque un dialogo, scherzosamente assimilato a quello di un caporedattore con l’inviata speciale, che al termine Bortocal ha assiemato con cura e mcc43 ha pubblicato in Scribd. Leggi tutto…

Giulietta Capuleti da Verona: la confidente degli innamorati

10 febbraio 2017
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lettere-giulietta-capuleti-veronaScrivere a chi non esiste e ricevere risposta… Giulietta, simbolo dell’amore contrastato o impossibile, richiama folle di turisti a commuoversi sotto il suo balcone. Alcuni lasciano lì una missiva, ancor di più sono quelli che, da ogni parte del mondo, prendono carta e penna per raccontare del loro amore, delle speranze o dell’infelicità che li animano. Sulla busta semplicemente: “Giulietta, Verona”.

La corrispondenza di Giulietta è iniziata quasi un secolo fa, si legge nella home page del Juliet Club, “quando il custode della Tomba di Giulietta, Ettore Solimani, iniziò a raccogliere le prime missive che i turisti lasciavano in cerca di consiglio; commosso dal fenomeno, ebbe l’idea di rispondere diventando così il primo “Segretario di Giulietta”.
Dopo la guerra, le lettere non hanno smesso di arrivare, ma chissà se ricevevano ancora un ricontro. Sarà negli anni ’80 che l’amministrazione veronese organizzerà il servizio di risposta a questo fiume di affetto e di romanticismo. 
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Il 25° Emendamento della Costituzione e l’inquilino della Casa Bianca

3 febbraio 2017

mcc43

La Costituzione degli Stati Uniti si adegua via via con l’aggiunta di Emendamenti. Inizialmente per la Vicepresidenza non era fissata una funzione esecutiva, né codificata – in caso di morte o di impossibilità ad operare del Presidente – la successione del Vicepresidente.

costituzione-stati-uniti-america

Questo passaggio si verificò per la prima volta nel 1841, quando John Tyler succedette al defunto Presidente Harrison. Fu una soluzione improvvisata, ma divenne abituale per superare la crisi causata dalla morte di sette presidenti fino al 1963.
Fu c
on l’assassinio di John F. Kennedy che i poteri vennero assunti in modo formale dal vicepresidente Lyndon Johnson e gli venne ufficialmente attribuita anche la facoltà di scegliere il nuovo Vicepresidente. Tutto venne scritto nella Costituzione con l’aggiunta del 25° Emendamento. Leggi tutto…

Donald Trump a vele spiegate verso l’impeachment?

1 febbraio 2017
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Allan Lichtman non sbaglia il pronostico delle elezioni presidenziali fin dal 1984. Segue un suo metodo, forse arricchito dall’esperienza di una candidatura al Senato nel 2005 andata male.
Durante la campagna elettorale aveva previsto, in controtendenza alle aspettative e ai sondaggi, il successo di Donald Trump. Aveva aggiunto, però, un secondo pronostico: l’impeachment.

Video-intervista al Washington Post

I Repubblicani non vogliono un presidente imprevedibile, ne vogliono uno sicuro come Mike Pence. Un conservatore fedele alle linee del partito. Al Congresso, pertanto, i Repubblicani potranno scegliere di sfruttare una delle tre grosse debolezze del Presidente Trump.

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Maktub blog in WordPress e gli strani numeri del 2016

8 gennaio 2017

mcc43

Nessuna statistica di fine 2016 dai Folletti di WordPress. Chissà perché. Allora provvedo per conto mio, poiché c’è un dato che mi preme sottolineare.
blog-maktub-mcc43
La statistica è presto fatta: 51 articoli pubblicati nel 2016, meno dei 58 del 2015, totale visualizzazioni 32.000, non molto dissimile dai 33.000 dell’anno precedente. Proprio il numero delle visualizzazioni dà un’impressione ingannevole.  Leggi tutto…

Come l’Occidente ha inventato l’Islam nemico

2 gennaio 2017

mcc43

di Raniero La Valle

raniero-la-valle-libro-cronache-ottomane

L’editore Bordeaux pubblica “ Cronache Ottomane “ di Raniero La Valle: reportage del padre Renato La Valle che nel 1908 racconta da Costantinopoli la rivoluzione dei giovani turchi e la strage degli armeni.

Cominciò a Costantinopoli. La guerra alla Libia, o in Libia, o per la Libia, sembra che stia nel destino dell’Italia. Forse quando nella Costituzione all’art. 11 l’Italia ripudiò la guerra, si dimenticò di ripudiare anche quella con la Libia. Fatto sta che l’Italia nel 2011 ha partecipato alla guerra messa su dalla Francia per uccidere Gheddafi e tuttora dalla base di Sigonella fa da sponda per la guerra al Califfato islamico in Libia, la bombarda all’occorrenza con i droni, su ordine, beninteso del presidente del Consiglio, si è offerta alla Difesa americana per le operazioni militari sul terreno e manda le sue truppe accompagnate dai medici ovvero i medici accompagnati dalle truppe.

Ma anche dello scontro con l’Islam sembra che l’Italia non possa fare a meno. Nel 1991, quando da poco era stato buttato giù il muro di Berlino, e l’Occidente era rimasto senza nemico, nel nuovo Modello di Difesa allestito dal governo Andreotti e presentato al Parlamento in ottobre dal ministro Rognoni, veniva annunciata la scelta del nuovo nemico, che era appunto l’Islam. Nella visione di quei governanti non si trattava più di usare lo strumento militare per adempiere al “sacro dovere” della difesa della Patria, previsto dall’art. 52 della Costituzione, impedendo ai cosacchi di abbeverare i loro cavalli nelle fontane di piazza san Pietro, come motteggiava il luogo comune della vecchia propaganda anticomunista, ma si trattava di “proiettarlo” a difendere gli “interessi esterni” dell’Italia, anche quelli “economici” e “produttivi”, dovunque fossero minacciati.

E perché le cose fossero chiare, e si intendesse quali sarebbero state le zone di presumibile intervento e quale il nemico, il Modello di Difesa assumeva come paradigma il conflitto arabo-israeliano, in corso da oltre quarant’anni. Esso era interpretato come una “contrapposizione tra tutto il mondo arabo da un lato, sia pure con formule e sfumature diverse, ed il nucleo etnico ebraico dall’altro”, e proprio quel conflitto era assunto come modello nel Modello di Difesa, in quanto poteva essere considerato, secondo quei pianificatori militari, “un’emblematica chiave interpretativa del rapporto Islam-Occidente”. Dopo l’antitesi Est-Ovest il nuovo confronto, come si leggeva alle pagine 15 e 16 di quel progetto “di difesa”, era nell’area mediterranea “tra una realtà culturale ancorata alla matrice islamica ed i modelli di sviluppo del mondo occidentale”. La svolta era così rude che ci fu in Parlamento, quel 26 novembre del ’91, chi disse che quello non era un nuovo modello di difesa ma un nuovo modello di Stato, di relazioni internazionali, di alleanze militari e di soluzione delle controversie; né si poteva intendere che nel “sacro dovere di difesa della Patria” fossero compresi gli interessi esterni dell’Italia, quali che essi fossero e in qualsiasi luogo fossero minacciati. Ma nessuno se ne curò, e il nuovo modello di difesa fu messo in pratica, ed è operante anche oggi, perfino senza che il Parlamento lo discutesse in aula e l’approvasse con un voto. 

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