Skip to content

Fuoco e cenere, ma il Vesuvio non è il colpevole

12 luglio 2017

mcc43

Il 5 luglio 2017 il Ministero degli Interni, Direzione regionale dei Vigili del Fuoco, ha inviato un fonogramma ai sindacati di categoria:  «Si comunica che la Regione Campania, più volte sollecitata, ha rappresentato la propria indisponibilità alla stipula di una convenzione che preveda il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco nelle attività di lotta attiva e prevenzione degli incendi boschivi».

La Regione Campania, con decisione del Presidente Vincenzo De Luca, ha detto no al supporto stabile dei principali avversari del nemico che distrugge vegetazione e abitazioni, insidia la vita di animali e persone. Questa decisione è stata presa sullo sfondo della siccità che aumenta il rischio di incendi, nonostante la consapevolezza che non sono solo le casuali imprudenze di pochi balordi a provocare i roghi perché i piromani sono anche una categoria che spiana la strada a vari interessi: guadagnare con l’attività di spegnimento, guadagnare con la ricostruzione, guadagnare bruciando rifiuti pericolosi.

Il Presidente della Campania relega l’attività del corpo dei Vigili del Fuoco a periodi limitati, individuati dalla stessa Regione, nell’ambito di quello di massima criticità degli incendi boschivi. Gli incendi di interfaccia, è scritto nella lettera pubblicata in fondo all’articolo.
I piromani possono agire indisturbati: non avviene alcuna attività di prevenzione considerando anche che – grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione – da gennaio di quest’anno il Corpo delle Guardie Forestali non esiste più.

In tale contesto, la  Regione e il Ministero agiscono con esasperante lentezza, consentendo ai due fuochi sulle pendici del Vesuvio innescati il 5 luglio di dilagare in un fronte di due chilometri intorno al vulcano. Ingrandendosi poi fino a interessare via via Torre del Greco, Boscotrecase, Trecase, Ercolano, Terzigno, Ottaviano, Torre Annunziata;  la sera del 12 anche San Giuseppe Vesuviano.

Ove non è fuoco, è fumo soffocante e cenere. Il Vesuvio offre di sé l’immagine illusoria di un vulcano in eruzione fumosa, ma incombe sopra il fronte del fuoco.

incendio-vesuvio-luglio-2017

Il sindaco della Città metropolitana di Napoli, Luigi De Magistris ha scritto in Twitter
“Incendi sul Vesuvio: disastro ambientale, immagini di morte della natura, distrutta la nostra terra, un crimine contro la vita. Dolore senza fine”.
Leggi tutto…

Annunci

Non c’è accanimento ove non c’è terapia: Charlie Gard

5 luglio 2017

mcc43

Chi ha per primo lanciato il “basta con l’accanimento terapeutico” forse non sapeva che affinché esista un troppo, deve prima esserci qualcosa. Per la malattia di Charlie Gard: sindrome da deplezione del DNA mitocondriale encefalomiopatica (MDDS) non c’erano e non ci sono terapie che i medici del Great Ormond Street Hospital for Children abbiano potuto mettere in atto.

Non atteniamoci ai media ma al documento della Corte dei Diritti Umani, del quale evidenziamo alcuni paragrafi.
charlie-gard
Accade un evento singolare: proprio nella circostanza in cui la scienza medica raggiunge il proprio livello di incompetenza a curare, essa decreta di voler rinunciare all’unico strumento di cui dispone, ovvero mettere in atto il sostegno vitale respiratorio e l’idratazione. La magistratura inglese, insieme a una riluttante Corte Europea dei Diritti Umani, sancisce lecita questa rinuncia. Leggi tutto…

Israele: checkpoint 1967

29 giugno 2017

mcc43

La Guerra dei Sei Giorni del 1967 determinò uno stacco nella percezione che gli Israeliani avevano di sé, dello stato, della tradizione religiosa. L’argomento era stato affrontato qui attraverso le parole dello scrittore Benjamin Tammuz. Ora aggiungiamo un estratto dall’articolo Una strada senza uscita sulle “conseguenze che ancora oggi influenzano in maniera determinante tutta la società israeliana, rendendola prigioniera di una vittoria che si è dimostrata nel tempo un peso indigesto impossibile da digerire e metabolizzare.”

L’articolo è pubblicato nel Blog L’Altra Israele la voce di un cittadino israeliano cui possiamo accedere in lingua italiana. I media internazionali riportano diligentemente le notizie dell’attività di governo, a volte stralci del dibattito politico, ma lasciano in ombra l’umore del cittadino comune. Soprattutto per quanto riguarda il complicato e doloroso tema del rapporto con i Palestinesi, le notizie riportate sono esclusivamente a livello del governo di Tel Aviv [ved. precisazione nel commento], dell’Autorità di Ramallah e di Hamas di Gaza. Per intravedere – in modo non propagandistico – le dinamiche relazionali fra i due popoli si deve ricorrere alla letteratura, ai molto noti scrittori ebrei e ai meno tradotti, pertanto meno famosi, scrittori palestinesi. In questo blog si è cercato di aprire delle finestre su situazioni sociali israeliane, come le leggi per la famiglia, e si è dato risalto quando possibile a esempi di interazioni positive fra le due componenti che tormentosamente convivono in Palestina.

L’estratto dell’articolo che pubblichiamo – invitando a una lettura integrale – delinea il blocco, così si può dire, risalente alla vittoria del 1967, il cui ricordo frena la politica d’Israele ostacolando passi concreti verso una soluzione indispensabile ad entrambi i popoli; giusta e promettente per entrambi, poiché – è palese – dove si costruisce un muro da nessun versante si gode della Libertà.

da: Una strada senza uscita  Leggi tutto…

Saif Gheddafi varie volte liberato. Era realmente “prigioniero”?

12 giugno 2017

mcc43

La “cattura” del delfino di Muhammar Gheddafi nel novembre 2011, suscitava molte domande. Le ricostruzioni erano contrastanti e la versione accolta dalla maggior parte dei media – secondo la quale era stato catturato grazie al tradimento della guida del convoglio presso Oubari nel sud della Libia, caricato su un aereo e consegnato alla città di Zintan, 160 km. da Tripoli – era piuttosto romanzesca, come questo blog aveva ricostruito .

saf-al-islam-gaddafiCircostanza stupefacente – considerando che sulla sua testa già pendeva un ordine di cattura della CPI e che la milizia detentrice affermava di non voler consegnare a nessuno il prigioniero – fu la visita amichevole, che appare perfino servile nelle ricostruzioni del dialogo, dell’allora ambasciatore americano Gene Cretz al quartier generale di Zentan. 

Il tira e molla fra Corte Penale, CNT, Consiglio nazionale di transizione, successivo governo libico di Tripoli e tribù Zentan – di cui un alto rappresentante aveva sorprendentemente ottenuto la carica di Ministro della Difesa libico – si protrae per anni.

Picchi di interesse nel 2013 quando Zentan processa Saif per un tentativo di fuga, ma le fonti filo-Gheddafi  diffondono “notizie” sulla sua vita privata da uomo libero, novello sposo e forse anche padre.
Nel 2105 un tribunale tripolino condanna a morte Saif, che da Zentan appare  in video alle udienze del processo. Leggi tutto…

Guerra di troni. Non più passi di danza fra Sauditi e Qatar

6 giugno 2017

mcc43

Lo scorso dicembre Re Salman dell’Arabia Saudita era in visita a Doha, lo si vide danzare gongolante sul palco accanto a Tamim bin Hamad al-Thani, Emiro del Qatar.

Cinque mesi dopo, esattamente il 5 giugno 2017, con una mossa che sembra improvvisa ma non lo è, quello sfoggio d’amichevole allegria si trasforma in veemente accusa e in ostracismo.
La data segna il giubileo dello scoppio della Guerra dei Sei giorni, quando nel 1967, in meno di una settimana Israele prendeva la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza all’Egitto, la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania e le alture del Golan alla Siria.
Proprio in quel giorno che ricorda la vittoria israeliana e la sconfitta araba, quattro paesi:  Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Barhein dichiarando l’ostracismo al Qatar scavano un’altra palese frattura nel mondo arabo. 
Se il 5 giugno è stato scagliato il fulmine, il borbottio dei tuoni si avvertiva da giorni.
A volte senza troppo rumore dei media, come in aprile quando a Khaled Meshal, che da Doha stava per lanciare il nuovo manifesto politico di Hamas, l’hotel prescelto, di proprietà degli Emirati Arabi Riuniti, negò la location dell’annunciata conferenza.
Poco dopo Trump irrompeva a Riad incaricando i paesi arabi di provvedere a isolare l’Iran e gli estremisti. Perlomeno strambo che questa chiamata alla guerra contro il terrorismo sia venuta proprio da Riad, mentre in America 800 famiglie intentano un’azione legale  contro l’Arabia Saudita per  complicità nell’attacco alle Twin Towers. Ma in quella circostanza all’emiro qatariota Trump aveva lanciato un gagliardo “siamo amici, amici, le nostre relazioni sono buone”  Leggi tutto…

La Detenzione Amministrativa: Israele, Palestinesi e Convenzione di Ginevra

17 maggio 2017

mcc43

La Detenzione Amministrativa è una limitazione della libertà personale che si differenzia dall’arresto per natura e per applicazione secondo il dettato della Convenzione di Ginevra per la protezione dei civili in tempo di guerra o occupazione territoriale (1949). Gli stessi principi sono ribaditi nel “Patto Internazionale relativo ai diritti civili e politici” (1966). Misura di carattere eccezionale, viene dal governo d’Israele applicata sistematicamente e, come attesta il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu, in alternativa ai regolari processi penali che garantiscono i diritti dell’imputato.

1)Che cos’è la Detenzione Amministrativa secondo il diritto internazionale
2)Come la recepisce il codice israeliano
3)Discrezionalità dei militari e giudizi a porte chiuse
4)Conseguenze sul “detenuto amministrativo”, la famiglia, la società palestinese
5)Legge speciale per gli abitanti di Gaza

.

1) Che cos’è la Detenzione Amministrativa
secondo il diritto internazionale 

La DETENZIONE AMMINISTRATIVA, che di seguito indicheremo come D.A., è una procedura di limitazione della libertà, ammessa in casi limitati assoggettati a regole intese a evitare ingiuste persecuzioni. Tali regole sono scritte  nella Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra (testo e allegati  http://tinyurl.com/m7o8obv) che è “parimenti applicabile in tutti i casi di occupazione totale o parziale del territorio di un’Alta Parte contraente, anche se questa occupazione non incontrasse resistenza militare alcuna.”
Il testo della Convenzione definisce e denomina “persone protette” tutte le persone che vivono sul territorio occupato, i cui diritti la Convenzione stessa mira a tutelare.
Israele è internazionalmente considerata “potenza occupante”; la definizione Territori Occupati, per Cisgiordania, Gerusalemme Est e  Striscia di Gaza, è comune sia all’estero che in Israele, la quale in qualche sede sostiene trattarsi, invece, di “territori disputati” . (Nota a)
Il concetto cardine per la limitazione della libertà di qualsiasi “persona protetta” è che essa costituisca un pericolo per la potenza occupante. Dalla Convenzione di Ginevra risulta, pertanto, una misura preventiva che esclude il carcere, conserva il diritto di presentare appello, che dev’essere sollecitamente esaminato, e i diritti economici. Leggi tutto…

Odissea dei profughi dalla Siria

11 maggio 2017

mcc43

Immaginate di vivere a Raqqa, la “capitale” di quello che voleva essere lo Stato Islamico di Al Baghdadi: ISIS o Daesh, come preferite. Laggiù si stanno preparando all’assedio finale, fortificano la città, scavano una rete di bunker sotterranei, tutto viene razionato o manca del tutto.

Voi cosa decidete di fare?

1) Decidete di restare 

Allora dovete prepararvi. Dopo gli attacchi terroristici, la Francia ha aumentato i già frequenti bombardamenti sulla città; a bombardare ci sono anche altri paesi e il governo siriano. Fatevi un’idea, e pensate che se la vostra casa scampa alla distruzione, magari sotto le bombe crolla il vostro negozio, la scuola, l’ospedale dove curavano i vostri parenti..


2) Decidete di partire. Avete tre scelte.

— Andate in un’altra parte della Siria. Allora dovete prepararvi a diventare uno dei circa 7 milioni e mezzo di sfollati interni a un paese dove le zone sicure sono ormai pochissime. Le Ong cercano di portare aiuto, destreggiandosi fra posti di blocco, divieti di passaggio, assalti e rapimenti.

— Andate in un paese confinante. Allora preparatevi a diventare uno dei circa 4 milioni  che già hanno cercato rifugio negli stati vicini.

Sono in Turchia circa 2 milioni, in Libano più di 1 milione e 700 mila, in Iraq 250 mila e in Egitto circa 150 mila. In Giordania? Circa 630.000 e il campo di Zaatari è diventato per grandezza la quarta città giordana. Fatevi un’idea di quel che vi aspetta.. a tempo indeterminato. 

zaatari-campo-profughi-siria

Il Campo Profughi di Zaatari con il sole e con la pioggia

— Decidete di tentare la sorte e cercate di raggiungere l’EuropaAvete due possibilità. Leggi tutto…

Prigione Al Jalame (Kishon), Israele: minorenni palestinesi in isolamento

9 maggio 2017

mcc43

“Ci costringi ad arrestare tuo padre e tua madre; cerca di capire che io ho lo Stato d’Israele dietro di me, mentre dietro di te non c’è niente”

Secondo l’ultima comunicazione ufficiale, agosto 2016, del Servizio Carcerario Israeliano (IPS), Israele ha in detenzione 350 minori Palestinesi; i dati per anno sono visibili nell’articolo dell’organizzazione umanitaria B’Tselem.
Dei 350 minori, solo un ristretto numero è stato processato; la deputata inglese Sarah Champion ha documentato come vengono condotti questi processi, in ebraico e non sempre con traduzione: Bambini di Palestina processati dal tribunale militare di Israele.

La legge permette il regime d’isolamento sia per gli adulti che per i minori, a semplice giudizio di un funzionario IPS. Per l’isolamento a scopo punitivo è previsto un massimo di 14 giorni; per l’isolamento a scopo preventivo non c’è limite di tempo; sufficiente che, superando i sei mesi, sia ottenuta l’autorizzazione di un Tribunale.

Dal 2008, la Defense for Children International (DCI) ha raccolto testimonianze giurate provenienti da 426 minori detenuti nel sistema giudiziario militare israeliano.

Nel 2012 Il Guardian ha pubblicato un video-reportage sulle condizioni e il trattamento dei minori detenuti:  The Palestinian children – alone and bewildered – in Israel’s Al Jalame jail . (nota*).

aljalame-prison-israel-children-palestinians

Nei sotterranei di Al Jalame, ora detta Kishon, locata vicino ad Haifa e che la multinazionale danese-britannica G4S ha attrezzato con dispositivi di massima sicurezza, tre piani sotto il livello zero sono state ricavate piccole celle dove ragazzi, e anche bambini di soli 12 anni, vengono ingabbiati in condizioni d’isolamento. Leggi tutto…

Prigioni d’Israele: diritti negati e sciopero della fame

7 maggio 2017

mcc43

latuff-palestinians-hunger-strikeE’ in corso dal 17 aprile lo sciopero della fame dei prigionieri Palestinesi in Israele. Le ragioni dello sciopero sono state annunciate da Marwan Barghouti in un articolo pubblicato dal NYT e  tradotto in questo blog.
E’ una protesta non violenta, ma passa quasi inosservata ai media, lasciata alle organizzazioni pro-diritti umani. B’Tselem, The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories, è un’organizzazione umanitaria israeliana e sostiene il #dignitystrike dei prigionieri:

“Essendo i prigionieri Palestinesi detenuti in penitenziari all’interno dello Stato d’Israele – il che contravviene alle leggi internazionale – vengono sottoposti a oppressive restrizioni delle visite famigliari; a molti congiunti il permesso di visita non viene neppure concesso. L’ IPS – Servizio Carcerario d’Israele – ha imposto il totale bando delle comunicazioni telefoniche per “motivi sicurezza”. I detenuti in sciopero della fame chiedono, innanzitutto e soprattuto, l’accesso al telefono per comunicare con i famigliari. Chiedono anche un adeguato livello di cure mediche e istruzione, nonché la fine della Detenzione Amministrativa e del Regime d’ isolamento. “

E’ potere dell’IPS decidere dell’isolamento (solitary confinement) dei detenuti, sia adulti sia minori, per lunghi periodi sulla base di una decisione amministrativa: un provvedimento non emanato da un tribunale bensì dallo stesso IPS e utilizzato sia come misura punitiva che preventiva. Quest’ incontrollata discrezionalità rende possibili le persecuzioni.

Leggi tutto…

Egitto: Islam e Cristianesimo in dialogo alla moschea Al Azhar

4 maggio 2017

mcc43

Incontro interconfessionale come opportunità di lenire ferite storiche e moderare tensioni nella società egiziana.
Per gli avversari del dialogo diretto e per la politica che interferisce nella religione, un un’occasione per criticare l’ateneo Al Azhar.

Numerose le intenzioni di Papa Bergoglio per la sua visita in Egitto, come somma autorità del Cattolicesimo e come capo di stato. Il Pontefice ha portato il suo sostegno ai circa 250.000 Cattolici egiziani e ha incontrato il presidente Al Sisi, affrontando anche il tema della protezione dei diritti delle minoranze.
Fra queste, i milioni di Cristiani Copti, dei quali ha incontrato il Pope Tawadros II, sfuggito all’attentato della Domenica delle Palme. Nell’incontro i due leader spirituali hanno firmato una dichiarazione congiunta che rinsalda i rapporti, in prosecuzione dello storico incontro dei predecessori Papa Paolo VI e Papa Shenouda III nel 1968.
Infine, ma di primaria importanza, l’accettazione dell’invito alla Conferenza di Pace indetta da Ahmed al-Tayeb, Grande Imam della moschea e rettore dell’Università connessa, Al Azhar, mondialmente considerata il massimo centro di studio dell’Islam sunnita.
La Conferenza aveva ambizioni internazionali: oltre ad Al Tayeb e Bergoglio hanno parlato il Patriarca ecumenico Ortodosso Bartolomeo, il delegato copto di Tawadros II, il rappresentante del National Council of the Churches of Christ degli Stati Uniti, il Presidente del Consiglio nazionale federale degli Emirati Arabi Uniti, l’arcivescovo di Costantinopoli, e il Segretario Generale della Lega musulmana mondiale.

moschea-mosque-al-azhar-cairo

In questo video le allocuzioni del primo giorno dei lavori, 28 aprile; l’audio è originale: arabo e italiano per Bergoglio che parla dal minuto 17.30. 
Leggi tutto…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: