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Il Ministero degli Esteri italiano sulla Libia, febbraio 2013


da VIAGGIARE SICURI AGGIORNATO AL 12 FEBBRAIO 2013

Le schede e gli avvisi per i viaggiatori che si recano all’estero sono basati su informazioni ritenute affidabili e disponibili alla data della loro pubblicazione e sono curate dal Ministero degli Affari Esteri e dall’ACI nell’ambito delle rispettive competenze.

Sicurezza

Rimane fragile la cornice di sicurezza del Paese, minata da crescenti tensioni di natura religiosa alimentate dall’estremismo di matrice salafita, che si affiancano all’azione destabilizzante condotta da residui focolai del deposto regime.

Inoltre, la mancanza di una forza unica, deputata a garantire la sicurezza sul territorio, ha condotto alla crescita degli episodi di micro-criminalità. Sono in aumento i casi di attacchi alle auto con lo scopo di derubare il conducente o di rubare il veicolo per utilizzarlo in altri crimini, di rapine e di furti nelle abitazioni private. Inoltre, in tutta la Libia, ed in particolare a Tripoli, l’ampio impiego di armi da fuoco da parte della popolazione, anche a fini meramente celebrativi, rende particolarmente elevato il rischio di essere raggiunti da colpi in ricaduta. Si raccomanda, pertanto, di limitare allo stretto necessario la permanenza in luoghi non coperti.

In tale contesto, non possono, inoltre, essere esclusi possibili atti di terrorismo che potrebbero anche avere come potenziali obiettivi gli hotel internazionali delle grandi città, nonché Uffici governativi e diplomatici. Soprattutto nella parte meridionale del Paese sussistono rischi per potenziali azioni ostili nei confronti di cittadini stranieri o attacchi contro siti produttivi. Restano pertanto assolutamente sconsigliati i viaggi nella Libia centrale e meridionale. Anche nella regione nord-occidentale del Paese e nella città di Tripoli (ove si consiglia particolare cautela nei quartieri di “Suq al Juma” e “Abu Slim”), il quadro di sicurezza appare caratterizzato da una stabilità di superficie, sotto la quale è tuttavia possibile scorgere elementi di tensione derivanti dalle difficoltà di ricondurre ad unità le diverse anime militari della recente rivoluzione: è quindi consigliata sempre la massima prudenza negli spostamenti, soprattutto nelle ore notturne, a causa del possibile verificarsi di scontri circoscritti tra gruppi di miliziani locali. Detti scontri hanno interessato sia località nella zona ad ovest della Capitale, sia aree urbane della stessa Tripoli. Si sono inoltre registrati, a più riprese, scontri tra milizie lungo la direttrice stradale che conduce dal centro città all’aeroporto internazionale lai di fedeli del deposto regime.

Crescenti fenomeni di criminalità si registrano, inoltre, nel sud del Paese, in particolare nell’area di Ghat, dove le forze governative non appaiono in grado, al momento, di contrastare le bande criminali ivi operanti.

La crisi in corso nel nord del Mali e l’insistenza nell’area a sud-ovest della Libia di movimenti destabilizzanti la cui matrice è da ricercarsi nell’estremismo islamico – come prova il recente attacco al campo petrolifero algerino di In Amenas, sito in prossimità del confine con la Libia – accrescono il rischio di un ulteriore incremento dell’instabilità sul territorio libico, sulla scorta di un potenziale “effetto contagio”, con particolare riferimento alle province di confine nel quadrante sud-occidentale del Paese.

Bengasi e Tripoli

Prima dell’attacco al Console Generale d’Italia a Bengasi del 12 gennaio 2013, il quadro della sicurezza in Libia era stato segnato in maniera profondamente negativa dal cruento attacco all’Ufficio di rappresentanza degli Stati Uniti d’America nella stessa città, occorso la sera dell’11 settembre 2012, a seguito del quale hanno perso la vita quattro persone, tra le quali l’Ambasciatore statunitense in Libia. Gli eventi di Bengasi costituiscono i più gravi episodi di infrazione della sicurezza in Libia dopo la conclusione della rivoluzione del 2011.

Sebbene le elezioni del 7 luglio scorso si fossero svolte in un clima pacifico e privo di incidenti di rilievo, nel corso del mese di agosto altri episodi di violenza avevano interessato anche la capitale Tripoli. Si ricorda, in particolare, l’esplosione di tre autobombe al centro di Tripoli, verificatasi all’alba di domenica 19 agosto 2012. Lo scorso novembre, alcuni  scontri e disordini si sono verificati nell’area centrale della città (in particolare in zona Shara Zawia e presso gli Uffici Primo Ministro). Nella prima decade di gennaio 2013, scontri di natura clanica hanno interessato diversi quartieri di Tripoli: conflitti a fuoco tra gruppi contrapposti hanno condotto alla chiusura temporanea dell’aeroporto di Mitiga (9 gennaio, con riapertura avvenuta il giorno successivo) e a improvvisi blocchi stradali nelle zone centrali della capitale.

Nella seconda metà di ottobre si sono riacutizzate le tensioni a Bani Walid, roccaforte di gruppi legati al regime del Colonnello Gheddafi. Forze governative ed appartenenti a varie milizie, tra cui prevalentemente quella di Misurata, hanno circondato la città e condotto operazioni militari anche nel territorio urbano, scontrandosi con le forze locali. Gli accadimenti hanno provocato vittime e feriti ed hanno avuto echi anche a Tripoli, dove la tensione ha raggiunto il suo apice il 21 ottobre u.s. con proteste e scontri dinanzi alla sede del Congresso Nazionale, e a Bengasi, dove è stata assaltata la sede dell’emittente televisiva pubblica Libya al-Hurra. Sempre a Bengasi, scontri e proteste popolari si sono verificati nella seconda metà del mese di dicembre 2012. Nella principale città della Cirenaica, nel corso del secondo semestre del 2012, si sono registrati circa 20 omicidi di alti funzionari di polizia.

Si consiglia infine ai connazionali di registrare i dati relativi al viaggio sul sito DoveSiamoNelMondo.

Situazione sanitaria

Le strutture sanitarie erano precarie e non conformi agli standard europei prima della rivoluzione e la situazione è ulteriormente peggiorata per il forte afflusso di feriti dal fronte e la partenza dal Paese di numerosi medici ed infermieri stranieri. Ogni qual volta sia possibile si consiglia pertanto l’evacuazione del paziente verso Italia, Tunisia o Malta.

E’ assolutamente indispensabile sottoscrivere, prima di partire, un’assicurazione sanitaria che copra le spese per un’eventuale trasferimento aereo del malato, considerando però che le evacuazioni mediche dalla Libia sono per il momento estremamente problematiche.

In caso di necessità è preferibile rivolgersi all’Ambasciata o al Consolato per suggerimenti o consigli del caso.

Malgrado la presenza di numerose farmacie, molti medicinali non sono reperibili. Chi avesse bisogno di medicine particolari deve ricordare di portarle dall’Italia.

Si consiglia di bere solo acqua minerale in bottiglia, controllando che il tappo sia correttamente sigillato. Non aggiungere ghiaccio nelle bevande. È sconsigliato mangiare verdura cruda e frutta non sbucciata e molluschi.

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