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Volevano lasciare l’Egitto…

24 settembre 2016

mcc43

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Mi racconta un amico egiziano e sento dalla sua voce la pietà e tanta rabbia.

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Si sono imbarcati su una barca da pesca, piccola di quelle che possono portare solo l’equipaggio e nella cella della stiva il pescato del giorno. Erano tanti, forse 250 e arrivavano al peschereccio ancorato al largo su dei piccoli battelli. Stavano per partire, ma hanno aspettato per imbarcarne altrettanti. Chi poteva è rimasto sopraccoperta, quelli che non ci stavano sono finiti nella cella. 120 persone chiuse senza aria, per quello la porta della cella era aperta. Erano soprattutto degli egiziani, famiglie intere, ma tanti tanti ragazzi sui 16 anni da soli; altri venivano dal Sudan e da diversi paesi africani. Queste cose le ha raccontante un sopravvissuto. (*)
Hanno acceso i motori, la barca è partita ma caricata com’era non rispondeva ai comandi come si aspettava il timoniere. Una manovra giusta ha avuto l’effetto sbagliato e la barca si è inclinata.
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Islam: 100 Ulema a Grozny per servire Putin

12 settembre 2016

mcc43

Se erano 100 o 200 non si sa,  ma questi studiosi dell’Islam si sono riuniti in concilio nella Federazione Russa. La lista completa dei paesi partecipanti non è stata pubblicata, la Fatwa finale è scritta in lingua russa e, nel sito islamnews.ru, compare come una serie di immagini, impossibili da sottoporre al traduttore automatico. I pochi media che ne hanno parlato non hanno rispettato la regola delle  “5 W ” della notizia data in modo corretto.

 

When? Quando? Dal 25 a 27 agosto. Where? Dove? Nella capitale cecena Grozny.  Who? Chi? Questo è vago. Erano studiosi dell’Islam provenienti da Russia, Siria,  India, Gran Bretagna, Libano, Egitto, Sud Africa, Giordania e poi? Anche Turchia? Forse sì, forse no. Sorprende il mancato invito al più grande stato musulmano: l’Indonesia.
Una parvenza di autorevolezza era data dalla presenza di un rappresentante dell’Università Al Azar del Cairo. (*).
Da chi sono stati scelti gli ulema partecipanti? Anche questo non è detto, tuttavia i lavori si sono aperti con un pomposo messaggio del presidente Kadyrov, ex paramilitare, musulmano Sufi e leader non incline a delegare le decisioni.

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Razman Kadyrov, presidente della Cecenia

L’Italia non ha laggiù una rappresentanza diplomatica e di Ramzan Kadyrov si parla assai raramente. E’ presidente dal 2007 e esercita il ruolo con nota brutalità; è implicato in casi di tortura e di assassinio politico. L’Associazione per i Popoli Minacciati  afferma che il 70% di tutti gli assassinii, stupri, rapimenti e casi di tortura in Cecenia sono stati commessi dall’esercito privato agli ordini di Kadyrov. La sua sicurezza interna, la Kadyrovtsy , conta 3000 uomini. L’economia statale è amministrata dalla Fondazione Akhmad Kadyrov, uno dei 15 casi di corruzione più clamorosi del mondo, che ha sede nella residenza privata del Presidente e incassa circa 60 milioni di $ al mese dalle trattenute sulle retribuzioni dei ceceni. Leggi tutto…

Palestina: The day after

9 settembre 2016

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Il giorno 7 settembre nell’articolo Caldo Autunno in Palestina: elezioni e prospettive di dialogo con Israele esponevamo possibilità e difficoltà riguardo alle prime elezioni congiunte dei Palestinesi e all’iniziativa di Putin per un confronto diretto Mahmud Abbas – Netanyahu.
Nel giro di 24 ore: elezioni sfumate e negoziati sabotati da Israele.

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Una bambola di carta nell’inferno della guerra di Cecenia

8 settembre 2016

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“C’era una bambina, stringeva una bambola di carta, qualcosa che qualcuno aveva fatto per lei. Il mio amico gli chiede cosa fosse. Lei la solleva per farcela vedere, ma la bambola le sfugge di mano e si infila dentro un buco dove la strada bombardata sprofonda nella fogna. Lui si mette in ginocchio, si sporge più che può per cercare di riprenderla. Infilato dentro quel buco frugava con il braccio nella fogna cercando disperatamente di ripescare la bambola.
Allora ho tentato di farlo smettere, la bambina stava piangendo e vedevo che la gente cominciava a osservarci chiedendosi che cosa aveva quella bambina in lacrime.

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Caldo Autunno in Palestina: Elezioni e prospettiva di negoziati con Israele

7 settembre 2016

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ANNO: Tre tentativi di ripresa del dialogo fra Israeliani e Palestinesi.

AUTUNNO: Palestinesi al voto amministrativo in Gaza, West Bank, Gerusalemme. Possibile incontro di Mahmoud Abbas e Benjamin Netanyahu, convocati da Vladimir Putin.

 

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Vedere aggiornamento in Palestina: The day after..

Ripresa del dialogo Palestinesi e Israeliani

Palestinesi e Israeliani non siedono a un tavolo di trattative per la pace dal 2014, quando Israele troncò i negoziati  e applicò sanzioni contro l’Autorità Palestinese a causa dell’avvenuto riavvicinamento
tra OLP e Hamas.

In Gennaio 2016 la Francia annuncia l’intenzione di lanciare una conferenza internazionale; riceve scarso entusiasmo da parte israeliana e l’assenso palestinese. L’idea cammina lentamente e l’evento si realizza in giugno, in assenza delle due parti interessate.  Tre ore di dibattito fra 29 rappresentanti di altrettanti paesi, molte fotografie ricordo, la conclusione di non essere in grado di decidere nulla.

In Maggio il presidente egiziano Al Sisi si offre d’esser “mediatore” in una locale conferenza a tre. La proposta “ristretta”, che sminuisce l’importanza dell’iniziativa francese, piace a Israele,  non ai Palestinesi. Non ha seguito concreto.

Il terzo tentativo è in faticosa gestazione, dopo il tortuoso annuncio di Agosto. E’, infatti, Al Sisi ad annunciare la disponibilità di Putin  a organizzare un incontro di Abbas e Netanyahu per far ripartire i colloqui.

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Le Mamme dell’Egitto e il “latte dell’esercito”

5 settembre 2016
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madri-egitto-crisi-del-latte“Non stiamo parlando di pomodori o di bibite, è il cibo dei nostri bambini” gridano le madri ai poliziotti in assetto antisommossa, schierati a difesa dell’azienda statale Egyptian Pharmaceutical Trading Company.

Già da qualche settimana risultava difficile reperire alcuni tipi di medicinali, ma quando la penuria ha colpito il  latte in polvere destinato ai neonati sono scoppiate le proteste.
Il primo settembre le madri sono scese con i bambini in braccio in una grande arteria del Cairo, hanno bloccato il traffico e denunciato l’impossibilità di trovare il latte in polvere a prezzo sovvenzionato per nutrire i loro bambini. Sono rimaste, alcune in lacrime come i loro bambini, per ore sotto il sole cocente di fronte ai caschi e manganelli dei poliziotti. Dal governo accuse ridicole: “Il Ministro della salute dice che le madri che hanno bloccato le strade per protestare contro la mancanza del latte per i loro bambini obbediscono ad agende straniere” scrive in un tweet una free-lance egiziana.

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Palestinesi di Deheisheh e Capitan Nidal, lo spaccaginocchia

28 agosto 2016

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Dheisheh-duseisha-cisgiordania-profughi-palestinesiQuesta immagine del campo Profughi di Deheisheh, o Duheisha, mostra un ambiente non diverso da quello di un nostro paesino in un pomeriggio estivo, ma è ingannevole. Il campo si estende per molto meno di un km² (0,33) e ci vivono 15.000 Palestinesi, di cui un terzo è senza lavoro. A conti fatti una densità di 45.000 per km² ! Colpisce ancor più se comparata con quella della popolazione sulle terre emerse del globo, 48, o con quella dell’Italia, 206. Ma non è tutto. Nel campo, che pure è soggetto all’Autorità Palestinese, le strade sono invase incondizionatamente dalle uniformi verde oliva delle forze terrestri israeliane.

Deheisheh  si trova nelle vicinanze di Betlemme, è sorto nel 1949 per ospitare temporaneamente i profughi di quarantacinque villaggi (ovest di Gerusalemme e Hebron/AlKhalil)  in tende che nel tempo e con l’aiuto dell’ UNRWA sono diventate case, con strade e allacciamenti alle forniture essenziali. Questa la quotidianità: Leggi tutto…

Iraq multietnico: i Turkmeni e gli altri dopo la cacciata dell’Isis da Mosul

19 agosto 2016

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Negli ultimi due anni in Iraq i Peshmerga curdi, l’esercito iracheno, le milizie sciite e alcune formazioni sunnite combattono l’Isis. Divergenti obiettivi e annosi conflitti fra queste forze vengono lasciati in sottofondo. Come già osservato a proposito di Raqqa in Siria (link), quando la liberazione di Mosul sarà avvenuta tutto tornerà a galla, complicato dalle sfide del presente. Chi occuperà le aree abbandonate dallo Stato islamico? Come avverrà il ritorno dei profughi? Come saranno ridisegnate le province di un territorio ricco di di risorse petrolifere?

iraq-mappa-confini Leggi tutto…

Fondamentalismo Islamico, la spiegazione dello studioso

17 agosto 2016

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Intervista a Massimo Campanini,  arabista, orientalista e storico fra i più stimati. Si occupa di filosofia islamica medioevale e contemporanea,  di storia del Medio Oriente e nell’ambito del pensiero filosofico si occupa di pensiero politico. L’intervista affronta il tema del fondamentalismo nell’ Islam, del quale, nella maggior parte dei casi, le persone sanno solo quello che si legge sui giornali o nei social media. Senza nulla conoscere di letteratura e teologia islamica c’è chi vi attribuisce deficit di ogni tipo sotto l’influsso di pregiudizi moderni.

“In Occidente, potere pubblico e potere religioso hanno cercato, per millenni direi, di prevaricarsi l’un l’altro; nella storia islamica i due poteri hanno convissuto per lo più parallelamente, anzi con una preminenza del politico sul religioso.” (*)

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Cos’è il fondamentalismo islamico

Fonte: The Post Internazionale via Appello al Popolo

Massimo-Campanini-orientalista & Cominciamo dalle origini. Quando e come nasce il fondamentalismo islamico?
Dal punto di vista storico il fondamentalismo-radicalismo nasce come un’estremizzazione delle tendenze riformiste della nahda (in arabo rinascita) e dell’islah (riforma), cioè il rinascimento politico e intellettuale del mondo arabo-islamico tra Ottocento e Novecento. Le prime forme di fondamentalismo nacquero tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, dopo il crollo degli ideali laici e nazionalisti dell’epoca di Gamal Abdel Nasser, presidente dell’Egitto tra il 1956 e il 1970, eroe del socialismo e del nazionalismo arabo. Il riformismo nahda-islah aveva fatto fare molti passi in avanti al mondo musulmano e negli anni della decolonizzazione presidenti come Nasser si erano ispirati alle ideologie laiche europee. Ma quando l’applicazione di queste ultime nel mondo arabo è fallita, l’Islam ha rioccupato gli spazi ideologici e identitari.

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I pubblicitari conoscono solamente gli uomini scemi?

5 agosto 2016

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La pubblicità è uno strumento, è nata con l’industria e la sua necessità, ignorata dall’ artigianato, di entrare in contatto con gli acquirenti. Più che lecito, utile ad entrambe le parti, se c’è informazione corretta e buon gusto. Lo strumento, però, ha conquistato vita propria, è diventato esso pure industria e ha iniziato a vendere pillole “educative”.

 

Alla fine dell’800, per esempio, oltre a consigliare prodotti industriali, iniziava a dare consigli sulla salute.

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Passo dopo passo, è arrivata in camera da letto con la signora che stringe il guanciale fra le cosce e ci assicura che non “lo” evita più, lo cerca. Una coppia trionfante annuncia che sa quand’è ora di  farlo dribblando quella noiosa ovulazione, o strizza l’occhio: “finalmente dorme”, il bambino. Giunge dall’America il sesso vegano: lo spot esalta la potenza sessuale e la gioia dei vegani, ma non tutti i network si sono risolti a trasmetterlo essendo tanto esplicito da assimilarsi a un tutorial per l’amplesso.
Medici e sessuologi servono meno, il personale buon senso non è contemplato perchè, rassicuriamoci,  i “creativi” della pubblicità_propaganda pensano a noi.

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Centrifugare le Religioni per paura del Califfo…

30 luglio 2016

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Per chi si attiene alla religiosità naturale in ogni angolo del mondo c’è la Divinità e ogni gesto compiuto, ogni parola proferita è alla sua presenza e sotto il suo giudizio, ma se si vuole riconoscersi in una religione rivelata ed esserne testimoni occorre rispettarne i principi anche nei momenti in cui lo spirito del tempo lo rende difficile.

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Si sente da ogni parte chiedere ai musulmani di prendere le distanze dalle efferatezze compiute dai seguaci dell’Isis nelle città dell’Europa. Non c’è manifestazione che basti, non c’è comunicato di centri islamici che venga considerato sufficiente a lavare un’onta che a loro non appartiene. Allora, il Centro islamico francese si è prostrato e le autorità cattoliche hanno gioito, riporta Il Fatto quotidiano:

“imam francesi e delle comunità musulmane italiane: “Domenica andiamo in chiesa, a messa,insieme ai cattolici”. Dall’altra le porte spalancate dei vescovi, delle autorità e dei giornali cattolici: “Un gesto enorme” lo definisce la Conferenza episcopale italiana.”

Il gesto non smuoverà la ferocia del Califfo, al contrario la renderà trionfante. Le condanne di Al Baghdadi contro gli “ipocriti” saranno confermate agli occhi di quella parte del mondo islamico nel suo complesso, e nei paesi arabi in particolare, che non fa differenza fra secoli di politica estera degli stati europei e la cristianità delle cittadinanze. Leggi tutto…

Cacciare Isis da Raqqa: complicazioni e conseguenze

29 luglio 2016

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Le complicazioni religiose e etniche dell’attacco a Raqqa. L’incognita del successivo sfaldamento delle coalizioni anti-Isis in Siria. Le restanti risorse del Califfo. Chi presiederà la città “liberata” ?

La coalizione delle Forze democratiche siriane (SDF) ha lanciato due mesi or sono la campagna per la conquista Raqqa, la città considerata capitale dello Stato Islamico. La SDF è composta in massima parte  da combattenti curdi ed è assistita militarmente dagli Stati Uniti che, a loro volta, hanno da poco annunciato di aver messo a punto il piano  finale per strappare all’Isis sia Raqqa sia l’irachena Mosul. Secondo notizie di fonte irachena, 1500 miliziani dell’ Isis hanno lasciato Mosul  alla volta di Raqqa.
Il conflitto più violento  in questi giorni si sviluppa nella città di Manbji, come descrive il Il Mattino :
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Islam e noi : Riconoscere la pluralità per fermare la paura

20 luglio 2016

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marco-arnaboldi-ricercatore-islam-politicoEstratto da  [ANALISI] Perchè l’Islam non è il nemico. Riconoscere la pluralità per fermare la paura.

di Marco Arnaboldi – Esperto di Relazioni Internazionali e ricercatore sull’ Islam politico

Estratto:

 

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Attualità: C.G. Jung e il manicomio della politica

19 luglio 2016
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Da JungItalia

carl-gustav-jung-giovane«Come psicologo sono profondamente interessato ai disturbi mentali, in particolare quando contagiano intere nazioni.
Voglio sottolineare che disprezzo la politica di tutto cuore: non sono nè un bolscevico, nè un nazista, nè un antisemita. Sono uno svizzero neutrale e perfino nel mio paese non mi interesso di politica, perché sono convinto che per il novantanove per cento la politica sia solo un sintomo e che tutto faccia tranne che curare i mali sociali.
Circa il cinquanta per cento della politica è detestabile perché avvelena la mente del tutto incompetente delle masse. Ci mettiamo in guardia contro le malattie contagiose del corpo, ma siamo esasperatamente incauti riguardo alle malattie collettive, ancora più pericolose, della mente.

Faccio questa dichiarazione per scoraggiare sin dall’inizio ogni tentativo di coinvolgimenti in qualsivoglia partito politico. Ho delle buone ragioni per farlo: il mio nome è stato più volte portato nella discussione politica anche, come ben sapete, si trova attualmente in uno stato febbrile. E’ soprattutto a causa del fatto che mi occupo delle incontestabili differenze all’interno della psicologia nazionale e razziale che si è verificata una serie di fraintendimenti quasi fatali e di errori pratici nelle relazioni internazionali e nelle frizioni sociali interne.
In un’atmosfera come questa, politicamente avvelenata e surriscaldata, è diventato praticamente impossibile condurre una discussione scientifica sana e spassionata su questi problemi così delicati eppure estremamente importanti.
Discutere pubblicamente questi problemi avrebbe più o meno la stessa efficacia di un direttore di manicomio che si mettesse a discutere le particolari fissazioni dei suoi pazienti proprio in mezzo a loro. Vedete, il fatto tragicomico è che tutti sono convinti della loro normalità, esattamente come il dottore stesso è convinto del proprio equilibrio mentale…»

(C.G.Jung – Comunicato stampa in occasione di una visita negli Stati Uniti – 4 ottobre 1936)

 

 

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A me gli occhi, please! Media e manipolazione

18 luglio 2016

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Nel post-golpe Turchia i media hanno virato verso la “preoccupazione per i diritti umani”. Ignorare quanto la Costituzione turca impone agli organi dello stato può essere cosa da poco per i commentatori generalisti, ma non curarsi di verificare la verità delle immagini che vengono pubblicate è incapacità professionale o genuina manipolazione, forse entrambi.

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Il “non golpe” in Turchia e Fetullah Gulen

16 luglio 2016
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turchia-manifestanti-contro-tank-golpe

 

15-16 luglio 2016
“Il primo ministro turco Binali Yildirim ha annunciato in un discorso televisivo che  durante il tentativo di colpo di stato in Turchia, dalla sera di Venerdì all’alba di Sabato, 165 persone sono morte,  più di 1400 i feriti. 2839 membri dell’esercito sono stati arrestati per il tentativo di colpo di stato guidato dai  colonnelli. “

“Terribili riprese video postate sui social media hanno mostrato carri armati [ndr. golpisti] contro i manifestanti che cercavano di bloccare il loro percorso, corpi insanguinati sparsi per le strade di Ankara e  elicotteri che sparavano sulla folla dei civili.” vedere ricostruzione del Washington Post 

“Struttura parallela” è l’espressione con cui le autorità di Ankara sono solite indicare il religioso Fethullah Gulen e i suoi seguaci. Già ieri sera, il presidente Erdogan aveva puntato il dito contro Gulen parlando della responsabilità del tentato golpe. Accuse respinte al mittente dallo stesso Gulen (che ha fermamente condannato l’attacco) – (nota 1) e dal suo gruppo Alleanza per i valori condivisi, che ha definito “irresponsabili” le accuse del presidente. ” da Repubblica “

***

Chi è Fetullah Gulen ?

Intervista di Prison Planet al regista del film che racconta della pervasiva rete di “scuole” che l’imam Gulen ha creato nel mondo, e negli Usa
con il denaro dei contribuenti americani 

****

Fetullah #Gulen, “santino” della #Cia, ammannito agli anti #Erdogan

Pubblicato in una Nota di Facebook il 22 settembre 2015

fetullah-gulen-turchiaSi assiste alla promozione di Fetullah Gulen a vittima dell’oscurantista Erdogan, con amaro divertimento quando a farlo è l’opinione pubblica di sinistra ignara che  Gulen “È uno dei fondatori dell’Associazione per la Lotta contro il Comunismo, attivo nella sede della città di Erzurum, Turchia.” Se Erdogan indigna gli internauti d’Occidente con la sua visione tradizionale del ruolo della donna, che direbbero, sapendo, che Gulen insegna ” la superiorità degli uomini, paragonata alle donne, non può essere negata” ? Leggi tutto…

John Cantlie, ostaggio dell’Isis e noi: le stesse domande

13 luglio 2016

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Perché si bombarda una Università? Perché si colpiscono abitazioni civili? Sono la cultura e la gente comune il nemico dell’Occidente? Evidentemente no, ma per colpire lo Stato Islamico si vuole terrorizzare quelli che lo Stato Islamico accettano o subiscono?  Sono “danni collaterali” trascurabili? Perchè fare dell’Università di Mosul un cumulo di macerie, chiede John Cantlie

Il 13 luglio 2016 Cantlie  formula le domande alla coalizione in un video, nuovamente da Mosul; sullo sfondo le macerie dell’Università, le strade della città affollate per gli acquisti della festa dell’Aid.

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“Dovete chiedervi: perché la coalizione ha deciso di distruggere l’università? Se fosse stata un deposito di armi, un sito militare o un centro di addestramento per  combattenti sarebbe stato comprensibile. Ma era solo la migliore università dell’Iraq


Ogni volta la sua persona appare più provata, ora anche trasandata, con una magrezza che lascia supporre l’anoressia o un trattamento inumano. 
A me non è dato capire perché il governo inglese non intenda liberare il discendente di una famiglia che alla Corona ha dato molto, né comprendo perché non vi sia un movimento internazionale dei difensori dei diritti umani.  

Da ostaggio a volto e voce dell’Isis scrive la maggior parte dei media, inquieta, forse imbarazzata da un uomo che aveva dichiarato con chiarezza più di un anno fa 

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Black Lives Matter: Obama e l’FBI in disaccordo sui metodi della polizia

11 luglio 2016
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Nella mappa dei poteri  il Federal Bureau of Investigation  dipende dal Dipartimento della Giustizia, ma la scelta del Direttore è prerogativa del Presidente degli Stati Uniti. E’ sufficiente un’occhiata alle competenze FBI elencate sul sito ufficiale, o nella pagina Wikipedia in italiano, perché sia evidente che l’FBI è un potere a sé dentro lo stato.

John Edgar Hoover rimase in carica sotto otto presidenti: quasi mezzo secolo di potere che permise all’FBI – fra l’altro (nota 1)-  di bloccare le indagini sull’assassinio di JFK.

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Barack Obama  stringe la mano a James Comey alla cerimonia di insediamento come Direttore FBI (JEWEL SAMAD/AFP/Getty Images)

Oggi il Direttore del Bureau è il repubblicano James Comey nominato da Obama nel 2013, preferendolo con uno sforzo bipartisan a Lisa Monaco, suo consigliere antiterrorismo. Il rapporto di fiducia fra i due, però, s’incrina spesso e presto. L’ambito che cattura  l’attenzione, sulla scorta degli eventi tragici di questi giorni che hanno visto gli agenti uccidere ed essere uccisi, è la polizia sulla quale Obama e Comey divergono in merito alle attrezzature, ai metodi e perfino alle parole chiave della comunicazione.

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La polizia USA impara in Israele come sopraffare il cittadino “nemico”

8 luglio 2016

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Ricordatevi che i poliziotti che vanno a addestrarsi in Israele, e là come nemico hanno i Palestinesi,  quando torneranno a casa per loro nemico prenderanno voi.

Eran Efrati, che in Israele è nato e ha prestato servizio nell’esercito, si rivolgeva così agli americani [qui video e traduzione: ” La storia bussa di nuovo alla porta in Palestina“] . Rivelava loro che gli agenti di polizia di vari stati americani si recano in polizia-usa-brutalitàIsraele ad apprendere le tecniche tipiche della guerra per applicarle poi al mantenimento dell’ordine pubblico. E’ una prassi anche in altre nazioni (*1) che non ne fanno motivo di comunicazione pubblica, esattamente come gli Stati Uniti, dove le conseguenze, però, si vedono ormai da alcuni anni. Compete alle fonti del pensiero critico dare notizia di questo slittamento da mantenimento dell’ordine pubblico ad affrontamento di un nemico. Da un articolo di Free Thought Project.com  del 2015:

Almeno 300 sceriffi degli Stati Uniti, così come agenti dell’FBI e guardie di frontiera, sono andati in Israele per apprendere direttamente la tecnica più efficace per sottomettere la popolazione. Il presunto scopo è la lotta al terrorismo, ma vengono discusse anche le manifestazioni di protesta e i metodi di controllo della folla.
La polizia non sta imparando dall’anticrimine che si occupa di residenti ebrei. La polizia degli Stati Uniti sta imparando dal sistema della giustizia militare di Israele che controlla i Palestinesi attraverso tattiche paramilitari e di contro-insurrezione. Gli abitanti di Gaza e della Cisgiordania vivono in quello che è essenzialmente un gigantesco campo di prigionia, dove l’oppressione e brutalità dell’IDF (
l’esercito d’Israele) è il modo di agire raramente messo in discussione.”  Leggi tutto…

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“Each generation must discover its mission, fulfill it or betray it, in relative opacity.”

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