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Gli arabi israeliani, un “popolo invisibile”

16 agosto 2017

Realismo sulla situazione dello Stato di Israele, che solo per abitudine o cecità si continua a pensare come democrazia compiuta, come stato coeso e solido. Disse Gideon Levy che i Palestinesi sono un popolo paziente, ma anche Giobbe, il Paziente per eccellenza, al culmine della sua sofferenza chiese ragione a Dio di tanto inesplicabile patire.

“uno spettro che si aggira per Israele e che disorienta e inquieta il governo Netanyahu, molto più della rivolta palestinese riesplosa in queste settimane: è lo spettro della guerra civile. Molte volte, quando si scrive o si parla d’Israele, viene “spontaneo”, o quasi, riferirsi a esso come “stato ebraico”. Ma poche volte, quasi mai, si pensa a quel 1,8 milioni di israeliani (oltre il 22 per cento della popolazione), che ebrei non sono e che quella definizione fa scomparire: il “popolo invisibile” per usare il titolo di uno dei grandi libri-reportage di Grossman. Quando conquista le prime pagine, il “popolo invisibile”, è perché un’altra linea rossa nell’eterno conflitto in Palestina è stata superata. Ed è ciò che è avvenuto con l’attentato alla Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme, il 14 luglio scorso, compiuto da tre palestinesi con cittadinanza israeliana provenienti dall’area di Umm al Fahm (a restare uccisi, oltre ai tre attentatori, due poliziotti drusi della guardia di frontiera).

Continua in Sorgente: Ytali
di UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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Egitto in miseria: tolti i sussidi alimentari a chi guadagna più di 84 dollari al mese

11 agosto 2017

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I poveri sono allo stremo e la classe media sta scivolando nella povertà

The New York Times: “Secondo un decreto governativo, pubblicato nel bollettino ufficiale martedì 8 agosto, le persone che guadagnano più di 1.500 pounds (circa 84 dollari) al mese saranno escluse dal diritto alla carta sovvenzionata per i generi di prima necessità; sarà inoltre limitata alle famiglie con un numero di componenti fino a quattro persone. Il decreto non chiarisce cosa succederà alle famiglie povere che contano cinque o più membri.” — A seguito di questo provvedimento ripubblichiamo l’articolo che illustra le condizioni drammatiche in cui già versano le famiglie egiziane.

 Ogni mattino un Egiziano si sveglia e sa che deve
correre più in fretta della povertà…

28 luglio 2017

Era la fine del 2016, l’Egitto decise di lasciar fluttuare la moneta, necessario presupposto per ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito di  12 miliardi di dollari in tre anni. In un rapporto del Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali (ECESR) si leggeva che questo avrebbe aumentato il tasso di povertà facendolo lievitare ai livelli più alti nella storia nazionale e che il governo non sembrava preoccupato di quanto ciò avrebbe cambiato la vita dei cittadini. Non solo di quelli a basso reddito. “Sembra che il governo voglia spingere la classe media verso la povertà” concludeva il rapporto.

L’indifferenza dei vertici era confermata dalla contemporanea interruzione della sovvenzione sui prodotti petroliferi, con la prevedibile spinta ulteriore all’aumento dei prezzi in ogni settore. Nell’articolo di questo blog Vivere da egiziani: piccole storie di quotidiano tormento avevamo fotografato la situazione già gravissima del 2015. Torniamo ora ad interpellare lo stesso interlocutore egiziano per conoscere le conseguenze sulla vita delle famiglie, considerando che in Egitto vige per alcuni generi di prima necessità (zucchero, pane, olio) un doppio regime: il mercato a prezzi liberi e un mercato sovvenzionato dallo stato, di cui i cittadini si valgono per acquistarne mensilmente quantità pro-capite limitate, attraverso l’esibizione di una carta magnetica. Leggi tutto…

Per quelli che… rimandiamoli in Libia

9 agosto 2017

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Storie per un’Europa più vecchia e gretta quanto più benestante e indifferente. Storie per noi, popolo di santi, poeti e navigatori secondo Benito Mussolini, mentre aggrediva l’Abissinia, e per i Francesi avvolti nella grandeur della Liberté Egalité Fraternitè del continuato saccheggio dell’Africa…

Gebreel ha 28-anni, è nato sulle Montagne di Nuba in Sudan, dove il padre fu ucciso in un conflitto locale. E’ arrivato in Libia nel 2014 sperando di guadagnare qualcosa da mandare a casa. I primi tre anni sono stati difficili a causa del caos che consuma il paese, poi la vita è diventata un inferno.
E’ stato rapito da una banda che si riprometteva di incassare il riscatto e p
er un anno detenuto in una fredda e insalubre cantina. Poiché non aveva mezzi per pagarsi la libertà, i rapitori lo hanno torturato: gli spegnevano le sigarette sul corpo, lo tenevano ginocchioni fino a che la pelle si squarciava, gli hanno sparato a un piede, con la conseguente perdita di un dito, e obbligato a rivolgersi alla famiglia. Ma essendo Gebreel stesso l’unico sostegno di un nucleo di sei persone, nessuno ha potuto dargli aiuto.
Quando è stato finalmente rilasciato, ha deciso di rischiare la vita cercando di raggiungere l’Europa. Credeva che sarebbe stato al sicuro, che avrebbe trovato un lavoro per mantenere i suoi laggiù. Non è così: Gebreel da un mese dorme sotto un ponte nella parte nord di Ventimiglia, come migliaia di altri di migranti che hanno rischiato la vita in mare e ora sono bloccati in Italia. Leggi tutto…

Serraj e Haftar da Macron: una farsa, non un summit

8 agosto 2017
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Questo articolo di  Times of Malta intitolato “A summit pantomine” riassume il ristagno della situazione in Libia, a fronte delle impressioni indotte dai media circa una situazione in via di evoluzione costruttiva.
I rapporti fra i vari attori politici sono congelati al deprecato accordo del 2015 a Skhirat. Vedere La Libia e i giochi di prestigio dell’ONU 

 

Un summit pantomima
di Richard Galustian, analista M.O.

Vediamo di separare i fatti dalla narrativa del vertice per la Libia avvenuto il 25 luglio a Parigi. Un’autentica pantomima che finge “unite” le parti che, invece, in Libia sono in guerra. E’ stata un’illusione ottica, un gioco di prestigio.

In primo luogo, non c’è alcun segno di cessate il fuoco, nonostante il presidente Macron affermi il contrario. Infatti: Leggi tutto…

Non è stato inutile, lottare per Charlie Gard

29 luglio 2017

Va bene, alla fine Charlie Gard lo hanno soppresso – nel suo «best interest», naturalmente – come volevano fin dall’inizio, avendo impedito al suo babbo e alla sua mamma di fare tutto quello che potevano (e che non era irragionevole) per cercare una sia pur improbabilissima cura.

Ma le cose non sono andate come volevano loro. Doveva essere una procedura amministrativa asettica e scontata, in cui semplicemente “seguire i protocolli” (ah, i protocolli! … Lari e Penati della nostra vera religione, che proteggono la tranquillità del burocrate, e l’ignavia di ciascuno di noi). Una faccenda da nulla, anzi un non-evento, una cosa che è come se non fosse mai successa (se non perché serve a fare da precedente la prossima volta). Un po’ di carte, un po’ di firme … sopprimere un esserino così non dev’essere difficile; certo il dolore dei genitori, si capisce … ma “abbiamo un ottimo servizio di sostegno psicologico per questo” (magari c’è anche questo nei protocolli) …

Invece no. Invece c’è stato un movimento della coscienza che ha osato giudicare quello che stava accadendo, anzi che prima di tutto si è reso conto che qualcosa stava accadendo (perché questo è il primo passo) e ha messo in crisi il meccanismo. Ha fatto una krisis, cioè si è messo in discussione e ha messo in discussione ciò che si voleva dare per scontato.
Continua a leggere … Sorgente: Non è stato inutile.

Ogni mattino un Egiziano si sveglia e sa che deve correre più in fretta della povertà…

28 luglio 2017

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Era la fine del 2016, l’Egitto decise di lasciar fluttuare la moneta, necessario presupposto per ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito di  12 miliardi di dollari in tre anni. In un rapporto del Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali (ECESR) si leggeva che questo avrebbe aumentato il tasso di povertà facendolo lievitare ai livelli più alti nella storia nazionale e che il governo non sembrava preoccupato di quanto ciò avrebbe cambiato la vita dei cittadini. Non solo di quelli a basso reddito. “Sembra che il governo voglia spingere la classe media verso la povertà” concludeva il rapporto.

L’indifferenza dei vertici era confermata dalla contemporanea interruzione della sovvenzione sui prodotti petroliferi, con la prevedibile spinta ulteriore all’aumento dei prezzi in ogni settore. Nell’articolo di questo blog Vivere da egiziani: piccole storie di quotidiano tormento avevamo fotografato la situazione già gravissima del 2015. Torniamo ora ad interpellare lo stesso interlocutore egiziano per conoscere le conseguenze sulla vita delle famiglie, considerando che in Egitto vige per alcuni generi di prima necessità (zucchero, pane, olio) un doppio regime: il mercato a prezzi liberi e un mercato sovvenzionato dallo stato, di cui i cittadini si valgono per acquistarne mensilmente quantità pro-capite limitate, attraverso l’esibizione di una carta magnetica. Leggi tutto…

I cultori dello scarto, ma designato come compassione

26 luglio 2017

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da La cultura dello scarto

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Chris e Charlie Gard

Non è la prima e purtroppo non sarà neppure l’ultima, ma certamente è una triste vicenda quella del piccolo Charlie Gard. Vicenda complessa in cui si sono sovrapposti aspetti di varia natura, da quello scientifico a quello affettivo, e forse proprio per questo emblematica di un tempo come il nostro segnato dallo smarrimento di una verità sicura cui riferirsi e guardare tutti insieme. Fermo restando il doveroso rispetto della sofferenza dei genitori, e proprio per evitare che la morte di Charlie e il dolore della famiglia siano eventi accaduti invano, qualche considerazione abbiamo il dovere proporla. Possiamo limitarci a due aspetti, che riguardano entrambe il valore della vita. Di Charlie come di ogni altro bimbo sulla faccia della terra. Leggi tutto…

Il Vicolo cieco, Al Aqsa

25 luglio 2017
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Questo articolo del blog L’altra Israele espone con grande chiarezza i fatti della crisi di Al Aqsa.

Mi preme evidenziare l’incipit del racconto degli eventi:

“Un paio di settimane fa un terzetto di arabi israeliani compie un attentato in prossimità della porta dei leoni, uno degli ingressi che porta alla spianata dove sorge la moschea di El Aqsa. Nel conflitto a fuoco vengono uccisi due poliziotti israeliani di origine drusa. I tre terroristi vengono poi eliminati all’interno della spianata. “

perché illustra un dettaglio importante e per lo più ignorato dai media: le componenti dello scontro, attentatori e vittime, erano di nazionalità israeliana. Un caso a sé nella contrapposizione fra Palestinesi ed Israeliani.

Vorrei anche bilanciare lo sconforto che provoca il titolo dell’articolo dando risalto a una frase quasi alla fine del testo, perché appare come un piccolo spiraglio che apre al meno peggio.

“Israele, Giordania e ANP hanno tutto l’interesse a ritornare alla situazione precedente questa nuova serie di disordini, nonostante che verso l’esterno i proclami restino pieni di pathos.”

IL VICOLO CIECO

“E’ meglio essere saggi che aver ragione” recita un detto della zona, una frase che riferita alla situazione attuale calza a pennello. I fatti delle ultime settimane e l’escalation di tensione e scontri creatisi di conseguenza non sono altro che il risultato di decisioni miopi e affrettate da parte del governo israeliano e della volontà di cogliere la palla al balzo fomentando il più possibile disordini e scontri violenti da parte araba. Il risultato attuale è la sensazione di aver imboccato un vicolo cieco dove nessuno dei contendenti mostra in questo momento l’intenzione di fare marcia indietro.

Ecco un breve riassunto degli eventi che hanno portato alla situazione attuale che dovrebbe anche fare un pò d’ordine sulle notizie più o meno esatte che sono circolate sui vari mezzi d’informazione italiani. Leggi tutto…

Fuoco e cenere, ma il Vesuvio non è il colpevole

12 luglio 2017

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Il 5 luglio 2017 il Ministero degli Interni, Direzione regionale dei Vigili del Fuoco, ha inviato un fonogramma ai sindacati di categoria:  «Si comunica che la Regione Campania, più volte sollecitata, ha rappresentato la propria indisponibilità alla stipula di una convenzione che preveda il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco nelle attività di lotta attiva e prevenzione degli incendi boschivi».

La Regione Campania, con decisione del Presidente Vincenzo De Luca, ha detto no al supporto stabile dei principali avversari del nemico che distrugge vegetazione e abitazioni, insidia la vita di animali e persone. Questa decisione è stata presa sullo sfondo della siccità che aumenta il rischio di incendi, nonostante la consapevolezza che non sono solo le casuali imprudenze di pochi balordi a provocare i roghi perché i piromani sono anche una categoria che spiana la strada a vari interessi: guadagnare con l’attività di spegnimento, guadagnare con la ricostruzione, guadagnare bruciando rifiuti pericolosi.

Il Presidente della Campania relega l’attività del corpo dei Vigili del Fuoco a periodi limitati, individuati dalla stessa Regione, nell’ambito di quello di massima criticità degli incendi boschivi. Gli incendi di interfaccia, è scritto nella lettera pubblicata in fondo all’articolo.
I piromani possono agire indisturbati: non avviene alcuna attività di prevenzione considerando anche che – grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione – da gennaio di quest’anno il Corpo delle Guardie Forestali non esiste più.

In tale contesto, la  Regione e il Ministero agiscono con esasperante lentezza, consentendo ai due fuochi sulle pendici del Vesuvio innescati il 5 luglio di dilagare in un fronte di due chilometri intorno al vulcano. Ingrandendosi poi fino a interessare via via Torre del Greco, Boscotrecase, Trecase, Ercolano, Terzigno, Ottaviano, Torre Annunziata;  la sera del 12 anche San Giuseppe Vesuviano.

Ove non è fuoco, è fumo soffocante e cenere. Il Vesuvio offre di sé l’immagine illusoria di un vulcano in eruzione fumosa, ma incombe sopra il fronte del fuoco.

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Il sindaco della Città metropolitana di Napoli, Luigi De Magistris ha scritto in Twitter
“Incendi sul Vesuvio: disastro ambientale, immagini di morte della natura, distrutta la nostra terra, un crimine contro la vita. Dolore senza fine”.
Leggi tutto…

Non c’è accanimento ove non c’è terapia: Charlie Gard

5 luglio 2017

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Chi ha per primo lanciato il “basta con l’accanimento terapeutico” forse non sapeva che affinché esista un troppo, deve prima esserci qualcosa. Per la malattia di Charlie Gard: sindrome da deplezione del DNA mitocondriale encefalomiopatica (MDDS) non c’erano e non ci sono terapie che i medici del Great Ormond Street Hospital for Children abbiano potuto mettere in atto.

Non atteniamoci ai media ma al documento della Corte dei Diritti Umani, del quale evidenziamo alcuni paragrafi.
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Accade un evento singolare: proprio nella circostanza in cui la scienza medica raggiunge il proprio livello di incompetenza a curare, essa decreta di voler rinunciare all’unico strumento di cui dispone, ovvero mettere in atto il sostegno vitale respiratorio e l’idratazione. La magistratura inglese, insieme a una riluttante Corte Europea dei Diritti Umani, sancisce lecita questa rinuncia. Leggi tutto…

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