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Il 7° Congresso di Fatah: svolgimento, conclusioni e discorso di Mahmoud Abbas

6 dicembre 2016

mcc43

Il 7° Congresso di Fatah si è chiuso il 3 dicembre.
Ricostruzione dei lavori e conclusioni.

Punti principali:
-Obiettivi del 7° Congresso
-Composizione dell’Assemblea, polemiche
-Mahmoud Abbas: reincarico e discorso
(Balfour, Oslo, Israele, Hamas, Trump)
-Elezione  Comitato Centrale e Consiglio Rivoluzionario
-Chiusura e commenti

Sul percorso preparatorio del 7° Congresso vedere:  
Palestina prepara il settimo congresso di Fatah (link)

palestina-fatah-congresso-palestine-congress

 

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Volontario fra i Bambara del Mali

1 dicembre 2016
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In Africa si va per varie ragioni, c’è il turista dell’elegante resort e il dipendente di aziende straniere, c’è il mercenario combattente e il bodygard del magnate, come si è visto in altra occasione. Altri, invece, raggiungono il continente con il solo scopo di portare aiuto. Sono volontari che talvolta ritornano anno dopo anno.  Mal d’Africa? Forse un po’, ma soprattutto volontà di lasciare un segno che migliori la realtà quotidiana delle popolazioni.

Mario Bessone è uno di questi volontari che da una valle del Piemonte ogni anno scende fino al Mali, a sud e quasi al confine con il Burkina Faso. Perché va là, dove fino a metà dell’ 800 esisteva un impero, l’Impero dei Bambara guerrieri, cacciatori, agricoltori e costruttori di città? 

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In Israele non esiste status di rifugiato. Gli immigrati sono classificati “infiltrati”

28 novembre 2016

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da International Business Time   di Andrea Spinelli Barrile

Immigrazione: il modello israeliano
di rimpatri e reinsediamenti
produce solo disperazione

migranti-israele.“” È ad esempio la storia, raccontata da Al-Jazeera, di Musgun Gebar: quattro anni fa è partito dall’Eritrea ed ha attraversato, a piedi, il deserto del Sahara e l’altopiano del Sinai, prima di arrivare in Israele. Un viaggio lungo un mese durante il quale è stato vittima dei trafficanti, ha sofferto la fame, ha visto morire la metà delle persone che hanno viaggiato con lui. Privo di passaporto, Gebar è salito sul primo aereo della sua vita pochi giorni fa per affrontare il volo di 15 ore che separa Tel Aviv, capitale di Israele, da Entebbe, città aeroportuale dell’Uganda vicina alla capitale Kampala.

Gebar aveva con sé 3.500 dollari americani in banconote da 100 e un documento provvisorio, con lettera di accompagno, del governo israeliano: un lasciapassare che gli ha spalancato le porte dell’Uganda. Ad Al-Jazeera Gebar ha raccontato di essere stato detenuto nel campo di detenzione per immigrati chiamato Holot, nel cuore del deserto del Negev, nella parte meridionale dello Stato d’Israele. A un certo punto i funzionari israeliani del campo lo hanno messo davanti a tre diverse opzioni: restare lì, a tempo indeterminato, tornare in Eritrea, da dove era fuggito e dove, se sarebbe rientrato, avrebbe perso la vita, oppure accettare i 3.500 dollari messi a disposizione dal governo di Israele e lasciarsi trasferire in un paese terzo. Senza esitazione ha accettato la terza opzione, ma la vera questione è un’altra: Musgun Gebar ha veramente potuto scegliere?

La questione è molto controversa. Sabine Haddad, portavoce dell’autorità per l’immigrazione di Israele, afferma che Tel Aviv ha siglato un accordo con due paesi africani, senza tuttavia citare quali, per il trasferimento dei richiedenti asilo “indesiderati”: uno di questi sarebbe l’Uganda, come la storia di Gebar dimostra, e l’altro sarebbe il Ruanda. Entrambi i Paesi africani hanno negato alcun tipo di accordo e nessuno dei due ha offerto lo status di rifugiato alle persone che vengono trasferite da Israele. Secondo un portavoce del governo di Kampala, Ofwono Opondo, la voce di un accordo tra Israele e l’Uganda sui rifugiati e richiedenti asilo “è stata fatta circolare dai servizi segreti” di Tel Aviv. Le autorità ugandesi e ruandesi in realtà più che negare nicchiano, dicono e non dicono, e si capisce visto che la controparte offerta da Israele è golosa, la famosa offerta che non si può rifiutare, ma anche molto poco popolare: armi, addestramento militare e altri aiuti.

Una volta accettata la proposta del governo israeliano e portati da qualche altra parte i migranti, sopratutto provenienti dall’Africa orientale, si trovano in un limbo dal quale è difficile uscire, in perenne attesa di diventare un rifugiato ‘legale’ da qualche parte e nel frattempo, proprio in virtù di questa illegalità di forma, si trova impossibilitato a lavorare. Un problema enorme e che potrebbe ingrandirsi sempre più, se si pensa che solo dall’Eritrea ogni mese circa 5.000 persone fuggono dal regime: Israele è una delle mete più ambite, in molti credono di poter trovare delle opportunità o comunque di poter vivere una vita più semplice ma la maggior parte delle volte la loro utopia li trasferisce da un incubo all’altro, senza soluzione di continuità. Molti titoli di studio non vengono riconosciuti in Israele e medici, infermieri, insegnanti eritrei in fuga si ritrovano a pulire i pavimenti dei ristoranti di cucina shawarma di Tel Aviv o Gerusalemme: in Israele non esiste lo status di rifugiato e sono circa 42.000 i sudanesi e gli eritrei presenti in Israele come “infiltrati”.

continua

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Poveri in Egitto, fra Al Sisi e il Fondo Monetario

13 novembre 2016
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Il giorno 11.11 piazza Tahrir era popolata solo di blindati e poliziotti. Ci chiedevamo alla vigilia della manifestazione del Movimento dei Poveri, Haraket Ghabala, “Si tratta di una velleità? Di una trappola?” Ora la domanda è: in che modo si è arrivati al fallimento della protesta?

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Palestina prepara il settimo Congresso di FATAH

10 novembre 2016
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Fatah, il partito che guida l’Autorità Palestinese, va verso il Congresso del 29 novembre, dal quale uscirà una nuova composizione del Comitato Centrale e la designazione del successore di Mahmoud Abbas.

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Il Movimento dei Poveri in Egitto: l’11.11 di Haraket Ghalaba

3 novembre 2016
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Si espande nei social media l’appello di “Haraket Ghalaba”, il Movimento dei Poveri, che chiama gli Egiziani a una grande sollevazione il giorno 11 novembre. Nel 2011 si disse che la rivoluzione contro Mubarak era stata preparata in Facebook, ora in Facebook si fa conoscere Haraket Ghalaba: è possibile il medesimo scenario? Si tratta di una velleità ? Di una trappola?

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In Libano la partita presidenziale finisce con Teheran 1 e Ryad quasi 0

31 ottobre 2016
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Michel Aoun e Hassan Nasrallah

L’elezione a Presidente di Michel Aoun suggerisce che dal braccio di ferro delle capitali che contano in Libano: Teheran, via Hezbollah, e Ryad, via Hariri, quest’ultima esce sconfitta. Presumibilmente scontenti la Francia, che puntava su Samir Geagea, e gli Usa, che annoverano Saad Hariri fra i loro fedelissimi.

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Nella tragedia e fra i misteri di Lockerbie, anche l’umana solidarietà

21 ottobre 2016

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Volo PanAm 103 precipitato a Lockerbie: tragedia, complotto, fallimento della Giustizia, ma anche aspetti di umana solidarietà sconosciuti alle cronache.

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La notte del 21 dicembre 1988, una bomba esplose a bordo del volo Pan Am 103 diretto a New York, mandando in pezzi il velivolo. Il relitto precipitò sugli abitanti addormentati della cittadina scozzese di Lockerbie.  Tutti i 259 passeggeri e l’equipaggio morirono come pure 11 residenti del posto. Leggi tutto…

Libia oggi: molti poteri, nessun potere centrale

13 ottobre 2016
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Che il governo “di accordo nazionale”, varato il 17 dicembre dell’anno scorso in Marocco, fosse per l’insieme dei libici una creatura aliena, imposta dall’estero attraverso l’Onu, era chiaro. L’articolo “Libia: i giochi di prestigio dell’Onu”  illustrava tutte le riserve dei rappresentanti libici, costretti a firmare il documento che lo istituiva.

Le Istituzioni in divenire/ I due Governi/
Misurata contro l’Isis/ L’Islamismo e… che cosa?

*** Leggi tutto…

Vocidallestero » Immigrazione e capitale

1 ottobre 2016

Maximilian Forte, antropologo italo-canadese, analizza impietosamente la svolta storica cui stiamo assistendo: la scomparsa della sinistra dal panorama del futuro.
L’articolo completo #daleggere
in Voci dall’estero

[…]‘Se non credete che l’immigrazione sia usata dai datori di lavoro per ridurre gli standard di vita e di lavoro negli Stati Uniti, allora potete andare a lavorare in una qualsiasi fabbrica americana che ha un numero significativo di mansioni spiacevoli e che non richiedono qualificazioni. Vedrete il vostro capo-capitalista che mantiene i salari bassi e i lavoratori intimiditi ed oppressi assumendo, tra le varie cose, degli immigrati la cui esperienza di povertà estrema, violenza, e altre forme di miseria nei loro paesi di origine, rende disposti a lavorare in una “manifattura moderna” con obbedienza e senza proteste per 10$ all’ora o meno.’


[…]   La contraddizione che però sorge, e Harvey vi presta notevole attenzione, è che salari più bassi significano meno denaro per fare acquisti. Ciò riduce le dimensioni del mercato, e riduce i margini di profitto dei capitalisti. Quindi, se i lavoratori hanno tutti meno soldi, chi sostiene la domanda? Una opzione è aumentare gli stipendi: male. L’altra è aumentare il credito, cosa che si sta facendo. La terza opzione è aumentare la massa totale dei lavoratori, cosa che si sta anche facendo. I lavoratori possono anche avere meno denaro da spendere singolarmente ma, importando più lavoratori, ci saranno più persone che spendono (anche se poco). Quindi l’immigrazione può aiutare a sostenere o perfino aumentare la domanda, senza aumentare i salari. 

 

Un sistema oligarchico in crisi cerca, ovviamente, rimedi. Avendo reso la maggioranza dei lavoratori superflui, la chiave sta nel trovare il modo per renderli superflui anche come elettori

 

Sorgente: Vocidallestero » Immigrazione e capitale

Volevano lasciare l’Egitto…

24 settembre 2016

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Mi racconta un amico egiziano e sento dalla sua voce la pietà e tanta rabbia.

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Si sono imbarcati su una barca da pesca, piccola di quelle che possono portare solo l’equipaggio e nella cella della stiva il pescato del giorno. Erano tanti, forse 250 e arrivavano al peschereccio ancorato al largo su dei piccoli battelli. Stavano per partire, ma hanno aspettato per imbarcarne altrettanti. Chi poteva è rimasto sopraccoperta, quelli che non ci stavano sono finiti nella cella. 120 persone chiuse senza aria, per quello la porta della cella era aperta. Erano soprattutto degli egiziani, famiglie intere, ma tanti tanti ragazzi sui 16 anni da soli; altri venivano dal Sudan e da diversi paesi africani. Queste cose le ha raccontante un sopravvissuto. (*)
Hanno acceso i motori, la barca è partita ma caricata com’era non rispondeva ai comandi come si aspettava il timoniere. Una manovra giusta ha avuto l’effetto sbagliato e la barca si è inclinata.
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Islam: 100 Ulema a Grozny per servire Putin

12 settembre 2016

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Se erano 100 o 200 non si sa,  ma questi studiosi dell’Islam si sono riuniti in concilio nella Federazione Russa. La lista completa dei paesi partecipanti non è stata pubblicata, la Fatwa finale è scritta in lingua russa e, nel sito islamnews.ru, compare come una serie di immagini, impossibili da sottoporre al traduttore automatico. I pochi media che ne hanno parlato non hanno rispettato la regola delle  “5 W ” della notizia data in modo corretto.

 

When? Quando? Dal 25 a 27 agosto. Where? Dove? Nella capitale cecena Grozny.  Who? Chi? Questo è vago. Erano studiosi dell’Islam provenienti da Russia, Siria,  India, Gran Bretagna, Libano, Egitto, Sud Africa, Giordania e poi? Anche Turchia? Forse sì, forse no. Sorprende il mancato invito al più grande stato musulmano: l’Indonesia.
Una parvenza di autorevolezza era data dalla presenza di un rappresentante dell’Università Al Azar del Cairo. (*).
Da chi sono stati scelti gli ulema partecipanti? Anche questo non è detto, tuttavia i lavori si sono aperti con un pomposo messaggio del presidente Kadyrov, ex paramilitare, musulmano Sufi e leader non incline a delegare le decisioni.

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Razman Kadyrov, presidente della Cecenia

L’Italia non ha laggiù una rappresentanza diplomatica e di Ramzan Kadyrov si parla assai raramente. E’ presidente dal 2007 e esercita il ruolo con nota brutalità; è implicato in casi di tortura e di assassinio politico. L’Associazione per i Popoli Minacciati  afferma che il 70% di tutti gli assassinii, stupri, rapimenti e casi di tortura in Cecenia sono stati commessi dall’esercito privato agli ordini di Kadyrov. La sua sicurezza interna, la Kadyrovtsy , conta 3000 uomini. L’economia statale è amministrata dalla Fondazione Akhmad Kadyrov, uno dei 15 casi di corruzione più clamorosi del mondo, che ha sede nella residenza privata del Presidente e incassa circa 60 milioni di $ al mese dalle trattenute sulle retribuzioni dei ceceni. Leggi tutto…

Palestina: The day after

9 settembre 2016

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Il giorno 7 settembre nell’articolo Caldo Autunno in Palestina: elezioni e prospettive di dialogo con Israele esponevamo possibilità e difficoltà riguardo alle prime elezioni congiunte dei Palestinesi e all’iniziativa di Putin per un confronto diretto Mahmud Abbas – Netanyahu.
Nel giro di 24 ore: elezioni sfumate e negoziati sabotati da Israele.

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Una bambola di carta nell’inferno della guerra di Cecenia

8 settembre 2016

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“C’era una bambina, stringeva una bambola di carta, qualcosa che qualcuno aveva fatto per lei. Il mio amico gli chiede cosa fosse. Lei la solleva per farcela vedere, ma la bambola le sfugge di mano e si infila dentro un buco dove la strada bombardata sprofonda nella fogna. Lui si mette in ginocchio, si sporge più che può per cercare di riprenderla. Infilato dentro quel buco frugava con il braccio nella fogna cercando disperatamente di ripescare la bambola.
Allora ho tentato di farlo smettere, la bambina stava piangendo e vedevo che la gente cominciava a osservarci chiedendosi che cosa aveva quella bambina in lacrime.

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Caldo Autunno in Palestina: Elezioni e prospettiva di negoziati con Israele

7 settembre 2016

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ANNO: Tre tentativi di ripresa del dialogo fra Israeliani e Palestinesi.

AUTUNNO: Palestinesi al voto amministrativo in Gaza, West Bank, Gerusalemme. Possibile incontro di Mahmoud Abbas e Benjamin Netanyahu, convocati da Vladimir Putin.

 

***

Vedere aggiornamento in Palestina: The day after..

Ripresa del dialogo Palestinesi e Israeliani

Palestinesi e Israeliani non siedono a un tavolo di trattative per la pace dal 2014, quando Israele troncò i negoziati  e applicò sanzioni contro l’Autorità Palestinese a causa dell’avvenuto riavvicinamento
tra OLP e Hamas.

In Gennaio 2016 la Francia annuncia l’intenzione di lanciare una conferenza internazionale; riceve scarso entusiasmo da parte israeliana e l’assenso palestinese. L’idea cammina lentamente e l’evento si realizza in giugno, in assenza delle due parti interessate.  Tre ore di dibattito fra 29 rappresentanti di altrettanti paesi, molte fotografie ricordo, la conclusione di non essere in grado di decidere nulla.

In Maggio il presidente egiziano Al Sisi si offre d’esser “mediatore” in una locale conferenza a tre. La proposta “ristretta”, che sminuisce l’importanza dell’iniziativa francese, piace a Israele,  non ai Palestinesi. Non ha seguito concreto.

Il terzo tentativo è in faticosa gestazione, dopo il tortuoso annuncio di Agosto. E’, infatti, Al Sisi ad annunciare la disponibilità di Putin  a organizzare un incontro di Abbas e Netanyahu per far ripartire i colloqui.

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Le Mamme dell’Egitto e il “latte dell’esercito”

5 settembre 2016
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madri-egitto-crisi-del-latte“Non stiamo parlando di pomodori o di bibite, è il cibo dei nostri bambini” gridano le madri ai poliziotti in assetto antisommossa, schierati a difesa dell’azienda statale Egyptian Pharmaceutical Trading Company.

Già da qualche settimana risultava difficile reperire alcuni tipi di medicinali, ma quando la penuria ha colpito il  latte in polvere destinato ai neonati sono scoppiate le proteste.
Il primo settembre le madri sono scese con i bambini in braccio in una grande arteria del Cairo, hanno bloccato il traffico e denunciato l’impossibilità di trovare il latte in polvere a prezzo sovvenzionato per nutrire i loro bambini. Sono rimaste, alcune in lacrime come i loro bambini, per ore sotto il sole cocente di fronte ai caschi e manganelli dei poliziotti. Dal governo accuse ridicole: “Il Ministro della salute dice che le madri che hanno bloccato le strade per protestare contro la mancanza del latte per i loro bambini obbediscono ad agende straniere” scrive in un tweet una free-lance egiziana.

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Palestinesi di Deheisheh e Capitan Nidal, lo spaccaginocchia

28 agosto 2016

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Dheisheh-duseisha-cisgiordania-profughi-palestinesiQuesta immagine del campo Profughi di Deheisheh, o Duheisha, mostra un ambiente non diverso da quello di un nostro paesino in un pomeriggio estivo, ma è ingannevole. Il campo si estende per molto meno di un km² (0,33) e ci vivono 15.000 Palestinesi, di cui un terzo è senza lavoro. A conti fatti una densità di 45.000 per km² ! Colpisce ancor più se comparata con quella della popolazione sulle terre emerse del globo, 48, o con quella dell’Italia, 206. Ma non è tutto. Nel campo, che pure è soggetto all’Autorità Palestinese, le strade sono invase incondizionatamente dalle uniformi verde oliva delle forze terrestri israeliane.

Deheisheh  si trova nelle vicinanze di Betlemme, è sorto nel 1949 per ospitare temporaneamente i profughi di quarantacinque villaggi (ovest di Gerusalemme e Hebron/AlKhalil)  in tende che nel tempo e con l’aiuto dell’ UNRWA sono diventate case, con strade e allacciamenti alle forniture essenziali. Questa la quotidianità: Leggi tutto…

Iraq multietnico: i Turkmeni e gli altri dopo la cacciata dell’Isis da Mosul

19 agosto 2016

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Negli ultimi due anni in Iraq i Peshmerga curdi, l’esercito iracheno, le milizie sciite e alcune formazioni sunnite combattono l’Isis. Divergenti obiettivi e annosi conflitti fra queste forze vengono lasciati in sottofondo. Come già osservato a proposito di Raqqa in Siria (link), quando la liberazione di Mosul sarà avvenuta tutto tornerà a galla, complicato dalle sfide del presente. Chi occuperà le aree abbandonate dallo Stato islamico? Come avverrà il ritorno dei profughi? Come saranno ridisegnate le province di un territorio ricco di di risorse petrolifere?

iraq-mappa-confini Leggi tutto…

Fondamentalismo Islamico, la spiegazione dello studioso

17 agosto 2016

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Intervista a Massimo Campanini,  arabista, orientalista e storico fra i più stimati. Si occupa di filosofia islamica medioevale e contemporanea,  di storia del Medio Oriente e nell’ambito del pensiero filosofico si occupa di pensiero politico. L’intervista affronta il tema del fondamentalismo nell’ Islam, del quale, nella maggior parte dei casi, le persone sanno solo quello che si legge sui giornali o nei social media. Senza nulla conoscere di letteratura e teologia islamica c’è chi vi attribuisce deficit di ogni tipo sotto l’influsso di pregiudizi moderni.

“In Occidente, potere pubblico e potere religioso hanno cercato, per millenni direi, di prevaricarsi l’un l’altro; nella storia islamica i due poteri hanno convissuto per lo più parallelamente, anzi con una preminenza del politico sul religioso.” (*)

***

Cos’è il fondamentalismo islamico

Fonte: The Post Internazionale via Appello al Popolo

Massimo-Campanini-orientalista & Cominciamo dalle origini. Quando e come nasce il fondamentalismo islamico?
Dal punto di vista storico il fondamentalismo-radicalismo nasce come un’estremizzazione delle tendenze riformiste della nahda (in arabo rinascita) e dell’islah (riforma), cioè il rinascimento politico e intellettuale del mondo arabo-islamico tra Ottocento e Novecento. Le prime forme di fondamentalismo nacquero tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, dopo il crollo degli ideali laici e nazionalisti dell’epoca di Gamal Abdel Nasser, presidente dell’Egitto tra il 1956 e il 1970, eroe del socialismo e del nazionalismo arabo. Il riformismo nahda-islah aveva fatto fare molti passi in avanti al mondo musulmano e negli anni della decolonizzazione presidenti come Nasser si erano ispirati alle ideologie laiche europee. Ma quando l’applicazione di queste ultime nel mondo arabo è fallita, l’Islam ha rioccupato gli spazi ideologici e identitari.

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Moulahazat

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مدوّنة مريم

“Each generation must discover its mission, fulfill it or betray it, in relative opacity.”

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sogna la vita, mentre la vivi, intatta.

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TU PUZZI

Com'è grande il pensiero che veramente nulla a noi è dovuto C. Pavese

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In base agli art. 21 e 24 della Costituzione Italiana su questo blog parlo di Società, Mafie, Sicurezza, Serrature, Locksmiting, Conoscere l'arte della persuasione per non credere e non cascare nelle frodi, nell'azzardo e nelle dipendenze. Antifraud, Antifrode, Addiction, Dipendenze, Azzardo, Gamble.

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