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Freedom Flotilla e la vergogna d’Israele

29 giugno 2015

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In solidarietà con quei cittadini israeliani la cui onorabilità è quotidianamente sfigurata dalle azioni illegali e dalle manipolazioni dell’informazione del loro governo

freedom flotilla

Gideon Levy : la flottiglia della pace e la propaganda Israeliana

 da Frammenti vocali
Haaretz 2010

La macchina della propaganda israeliana ha raggiunto i massimi livelli della sua frenesia disperata. Ha distribuito i menu dei ristoranti di Gaza, insieme a informazioni false. Si è lanciata in una inutile battaglia di pubbliche relazioni, che sarebbe stato meglio non fare .Vogliono mantenere l’ inefficace, illegale e immorale assedio su Gaza e non lasciare che la “flottiglia della pace” raggiunga Gaza ? Non c’è nulla da spiegare, non certo a un mondo che non potrà mai comprare la ragnatela di spiegazioni, bugie e tattiche.Solo in Israele la gente ancora accetta queste merci contaminate.Ricorda un rituale pre-battaglia dai tempiantichi, il coro acclama senza fare domando. I portavoci hanno espresso le loro spiegazioni ingannevoli in nostro nome. La scena è grottesca . E praticamente nessuno di noi ha disturbato la performance.Il coro ha cantato canzoni di falsità e bugie. Tutti in coro diciamo che non c’è crisi umanitaria a Gaza e confermiamo l’affermazione che l’occupazione di Gaza è terminata e che la flottiglia è un violento attacco contro la sovranità israeliana : il cemento e il convoglio sono stati finanziati dai Fratelli Musulmani. L’assedio israeliano di Gaza serve a rovesciare Hamas e liberare Gilad Shalit. Il portavoce del ministero degli Esteri Yossi Levy ha superato se stesso proclamando che il convoglio di aiuti diretto verso Gaza è una violazione del diritto internazionale. Non è l’assedio illegale, ma piuttosto la flottiglia. Non era sufficiente distribuire i menu dei ristoranti di Gaza attraverso l’Ufficio del primo ministro, (compreso il filetto alla Stroganoff altamente raccomandato e crema di spinaci) e ostentare la quantità di carburante autorizzata. La propaganda ha cercato di vendere a noi al mondo l’idea che l’occupazione di Gaza è finita, ma in ogni caso, Israele ha l’autorità legale di bloccare gli aiuti umanitari : bugie.Solo una voce ha rovinato la festa un po ‘illusoria : un rapporto di Amnesty International sulla situazione a Gaza. Quattro su cinque residenti di Gaza hanno bisogno di assistenza umanitaria. Centinaia sono in attesa di uscire da Gaza per cure mediche, e 28 sono già morti. Questo nonostante i briefing del portavoce dell’esercito israeliano sulla mancanza di un assedio e la costante assistenza, ma a chi importa?E i preparativi per l’operazione ricordano una farsa particolarmente divertente: il dibattito febbrile dei ministri, il dispiegamento di unitàMasada, unità di commando della polizia penitenziaria specializzata nell’infiltrarsi tra le cellule del carcere, ilcommando navale e l’  unità cinofile dell’esercito Oketz; un centro di detenzione speciale istituito presso il porto di Ashdod, lo scudo elettronico che dovrebbe bloccare le riprese del blocco della nave e la detenzione di persone a bordo.And the preparations for the operation are also reminiscent of a particularly amusing farce: the feverish debate among the septet of ministers; the deployment of the Masada unit, the prison service’s commando unit that specializes in penetrating prison cells; naval commando fighters with backup from the special police anti-terror unit and the army’s Oketz canine unit; a special detention facility set up at the Ashdod port; and the electronic shield that was supposed to block broadcast of the ship’s capture and the detention of those on board E tutto questo a fronte di che cosa? Di poche centinaia di attivisti internazionali, per lo più persone di coscienza che Israele ha cercato di infangare. Sì, questa flottiglia è davvero una provocazione politica, e del resto che cos’è un’azione di protesta se non provocazione politica?E di fronte a loro una nave israeliana di sciocchi che non sanno nè dove andare né il perché. Simile alla vicenda di Noam Chomsky , ma alla grande questa volta.Naturalmente, la flottiglia di pace non porterà la pace, e non potrà nemmeno raggiungere la spiaggia di Gaza. Il piano d’azione trscinerà le navi al porto di Ashdod e trascinerà noi sulle rive della stupidità e degli atti illeciti. Ancora una volta saremo descritti non solo come quelli che hanno bloccato un carico umanitario , ma anche come gli sciocchi che fanno di tutto per minare ulteriormente la propria posizione. Se questo era uno degli obiettivi degli organizzatori della flottiglia di pace, hanno vinto alla grande .Cinque anni fa, il noto scrittore peruviano Mario VargasLlosa, vincitore del Premio Gerusalemme, dopo aver concluso la sua visita in Israele, disse che l’occupazione israeliana si stava avviando al grottesco . Durante il fine settimana Vargas Llosa, che si considera un amico di Israele, vedrà che quella fase ha raggiunto nuove vette di assurdità.
 

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Mali e Azawad: una pace che perpetua il conflitto

25 giugno 2015

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1960: un tratto di penna sulla carta geografica istituisce un grande stato federale che subito si spacca con il distacco del Senegal. Resta il Mali che nella sua metà a nord si estende nel deserto da sempre abitato, principalmente, dai Tuareg: l’Azawad. Quando i capi tribali compresero che la loro terra era diventata soggetta alla capitale Bamako, che sentivano straniera, ebbero inizio ribellioni e richieste d’indipendenza. Quella che in via ufficilae si chiude ora era iniziata il 17 gennaio 2012, su iniziativa del Movimento di Liberazione dell’Azawad, MNLA, autore della richiesta di autodeterminazione  inviata all’Onu e ignorata dalla comunità internazionale.

Nei tre anni trascorsi sono avvenuti un colpo di stato a Bamako e la moltiplicazione degli scontri armati. La lotta dell’Azawad è stata sfigurata dalla propaganda che ha spesso assimilato i combattenti MNLA alle banditesche milizie che trafficano nella zona. Si è consolidata la presenza di AlQaeda e si sono succeduti due interventi militari della Francia, Serval e Barakhane, affiancati dalla nuova missione Onu, MINUSMA.
Infine, gennaio 2014, il nuovo presidente del Mali Ibrahim Boubakar Keïta, IBK,  ha richiesto la mediazione di Algeri per arrivare a una soluzione del conflitto.
Le riunioni si sono susseguite e le posizioni degli indipendentisti si sono ridimensionate alla richiesta del federalismo. In gran pompa si è arrivati il 20 giugno alla firma di un trattato di pacificazione tra il governo di Bamako, alla presenza del presidente IBK,  e il CMA, Coordinamento dei Movimenti dell’Azawad che riunisce Tuareg e Arabi.

mali azawad ibk mnla

ll presidente del Mali , IBK, e il vice presidente del MNLA, Mahamadou Djeri Maïga, dopo la firma dell’accordo il 20 giugno a Bamako

Un trattato che accontenta l’Onu, la Francia, l’Algeria e Bamako, certamente non l’intero MNLA, componente più forte del CMA, e, soprattutto, un accordo che passa sulla testa della popolazione.
Il testo integrale non è disponibile, ma è sufficiente sapere che contiene l’istituzione di un Comitato con il compito di affrontare i problemi – in particolare gli emendamenti proposti dal MNLA –  lasciati volutamente in sospeso perchè tutte le componenti potessero firmare un accordo di cui rallegrarsi. Promessa di vita risicata per una pace scritta solo su un pezzo di carta. Continua a leggere…

Ventimiglia: umanità in stazione

18 giugno 2015

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migranti stazione ventimigliaGiorno 17 giugno. Del reporter a me manca la convinzione che porre domande sia un diritto. Così aspetto di vedere sul viso dell’altra persona la voglia di raccontare mentre  cammino in un corridoio della stazione di Ventimiglia. Passo fra file di donne, bambini, qualche uomo. Sono accomodati alla meglio su coperte stese in terra.
Mi fermo vicino a tre ragazze che mi sorridono, la barriera linguistica è quasi impenetrabile, capisco solamente che vengono dall’Etiopia, due da sole e l’altra col marito. Si lasciano riprendere con il viso coperto e poi scherzando indicano un’altra poco lontano: beautyful, dicono ridendo. Vero. Un viso intenso e bellissimo. Continua a leggere…

Lettera da Gaza

8 giugno 2015
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GAZA: LA SPERANZA, NONOSTANTE IL DOLORE

Il giorno in cui un gruppo di Palestinesi ha iniziato lo sciopero della fame a oltranza contro la persistente chiusura del valico di Rafah ho inviato l’articolo a Shaker, un internet_amico della Striscia. Ecco la risposta: “Non ne ho sentito parlare, ma è normale. E tu hai sentito che l’altro ieri Israele ci ha di nuovo sganciato un bel pò di bombe?”
Questa pacatezza, confrontata all’enfasi dei media, dei social e un pò di tutti noi che abbiamo a cuore i Palestinesi, mi ha profondamente toccato. Gli ho chiesto di essere i miei occhi durante una giornata in Gaza e di descrivere. Quelle che seguono sono le sue parole destinate a questo blog, quadretti di vita quotidiana che ho solamente tradotto.
Ricordo che una volta Gideon Levy ha detto “I Palestinesi sono fra le persone più tolleranti del mondo. direi delle meno violente del mondo. Chiunque altro in una situazione simile esploderebbe”.
Trovo questo giudizio perfino riduttivo! C’è molto più che la pazienza in quella prigione, le cui chiavi sono in mano all’Egitto e a Israele che si comportano come aguzzini: c’è della Resilienza.
I “Gazawi” sono gente resiliente: trasformano il dolore in forza, le difficoltà in riorganizzazione, l’ingiustizia e i traumi in capacità di sfruttare ogni possibilità del presente. Gente che avrebbe tutte le ragioni per odiare, invece spera.

La speranza nonostante il dolore

 E’ come tutti i Venerdì. Vado in giro con i miei amici, passiamo il tempo e camminiamo in direzione della spiaggia. La maggior parte dei nostri discorsi ruota sulla vita di uno o dell’altro, e qualche volta abbiamo di che congratularci. Discutiamo delle notizie di quello che è accaduto nei giorni precedenti e delle nostre ambizioni, delle aspirazioni, dei programmi per il futuro. Parliamo anche della situazione di Gaza, dei  Valichi, di Israele, delle divisioni che esistono fra i partiti del nostro paese. Ma non senza scherzare e riderci su, un sacco  di volte.

Camminando per le strade avvertiamo il sentimento delle persone. Molti hanno abbandonato le stanze bollenti, perché l’elettricità è stata sospesa, e si sono seduti di fronte alla loro casa.
Ci sono gruppi che chiacchierano, ci sono bambini che giocano al calcio e questo ci dà consolazione. Guardiamo le case e questo mette tristezza sulle nostre facce.
Ci sono quelli che preparano una festa di nozze e questo stende sul nostro viso l’allegrezza. C’è uno che ha radunato gli amici per farsi aiutare a riparare la sua casa.

Arrivati alla spiaggia, abbiamo trovato un posto e ci siamo seduti a guardare il mare. Riflettiamo e parliamo, quello che vediamo sono dei venditori ambulanti che si aggirano in mezzo a della gente contenta.

sunset gaza

Il tramonto a Gaza

Il sole sta calando e tranquillamente si assapora l’arrivo della notte.
Non sappiamo del domani, se verrà oppure no….
Così Gaza resiste, e continua a restare felice nonostante il dolore e le preoccupazioni….

Shaker

(il testo di Shaker in arabo e in inglese The hope despite the pain è pubblicato nel blog PALESTINA-FILISTINIA ).

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Su quel che resta del Matrimonio, eliminando l’eterosessualità

4 giugno 2015

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sallustio epimeteo pandora Il movimento di opinione che nei media descrive il matrimonio omosessuale come un passo avanti nella civiltà trascura di definire gli esatti termini della questione. Con epimeteica noncuranza, si legifera su equiparazione “nozze gay” e matrimonio alla maniera di semplice modifica linguistica delle leggi esistenti.
Al pubblico non si danno informazioni: si suscitano impressioni e si accendono le emozioni personali.

Che ciò sfoci in entusiastico consenso o in sdegnata ripulsa, raramente si percepisce nelle argomentazioni la profonda consapevolezza che i matrimoni sono decisioni private, ma avvengono “dentro” la collettività. Amplificare, com’è possibile oggi col web, la sensazione  che non vi sia nulla su cui riflettere, tanto sono banali parole quali omosessualità e matrimonio, è funzionale alle conferme referendarie che salvano le apparenze democratiche. Malauguratamente, per il futuro preparano anche la tardiva constatazione che l’eterosessualità ne è il pilastro naturale. Senza di esso tutte le altre caratteristiche costitutive del matrimonio sono destinate rapidamente a rivelarsi opinabili e collassare, nel collettivo sconcerto.

– L’OMOSESSUALITA’

La condizione omosessuale negli Stati Uniti era da un secolo, almeno, ingiustamente e pesantemente emarginata. Gli omosessuali subivano svariate repressioni, l’isolamento nelle prigioni e negli ospedali, l’esclusione da una serie d’impieghi, a partire da quelli federali, la loro voce era tacitata nel campo delle arti e della letteratura. Il movimento per il riscatto da questa cittadinanza di second’ordine iniziò ad essere fortemente presente nel dibattito collettivo negli anni ’70, però – anziché concentrare l’azione sulla libertà e i diritti umani attaccando le leggi dello stato – si rivolse contro l’anello debole: l’associazione degli psichiatri. Infatti dal 1952, anno di pubblicazione del DSM, Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, dell’APA, Associazione Psichiatri Americani, l’omosessualità, di per sé, era classificata fra le malattie mentali.
Poiché il metodo di classificazione psichiatrica richiede il consenso dell’intera comunità specialistica e constatando che non poche persone omosessuali conducevano una vita di equilibrio interiore e gratificazione esteriore, nel 1973 il movimento ottenne, non la cancellazione come spesso si legge, ma una spefica formulazione: Disturbo dell’Orientamento sessuale, riferibile pertanto agli individui che vivono con qualche tipo di disagio la loro condizione. 

Probabilmente è proprio da quel periodo storico che hanno assunto grande importanza i tentativi di spiegare l’origine dell’omosessualità. Le concezioni che si alternano, a seconda delle atmosfere del periodo sociale, sono due.
-Si diventa gay o lesbica per “scelta personale”, il che rimanda a motivazioni psicologiche.
-Si nasce gay o lesbica, o con altra connotazione delle molte che continuano a rivendicare la loro esistenza, il che rimanda a un condizionamento iniziale e, anziché alla Psicologia, fa riferimento alle scienze genetiche per una conferma.  Continua a leggere…

Sì, John Cantlie, questa è “La Tempesta Perfetta”

22 maggio 2015

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“Essi complottano, Dio complotta” è il titolo dell’ultimo magazine dello Stato Islamico, Dabiq9, (pdf) che questa volta risparmia al lettore irritanti lungaggini e riferimenti astrusi, limitando altresì l’eccesso d’invocazioni religiose, perlomeno negli articoli senza intento didattico per i militanti.

Dabiq9 coverDabiq9 Indice


L’articolo sulle cospirazioni (pag.14) dà il titolo all’intera pubblicazione e riprende le più note teorie complottiste in circolazione per concludere che, se da un lato i “Crociati” complottano, i veri fedeli “devono ricordare, in sede di analisi della storia e dell’attualità, che la conoscenza, il potere, e i mezzi degli infedeli (kuffar) sono deboli e limitati. Essi non vedono tutto, non sentono tutto, non sanno tutto, non controllano tutto, come certuni cercano di descriverli. Chi ci crede cade nel politeismo (Shirk)”.  Architettano complotti per impaurire, magnificando la propria potenza, ma i fattori in gioco sono talmente numerosi che solo l’autorità divina può controllarli e volgerli al fine da essa stabilito.
Dividere per conquistare è la tecnica usuale dell’Occidente per dominare gli Arabi sostiene l’articolo di argomento storico (pa.20) che riprende lo Sykes-Picot Agreement e le Primavere arabe.

Due articoli di grande interesse sono dedicati a Yarmouk. Continua a leggere…

I giornali, l’attentato del Bardo e il Minotauro

21 maggio 2015
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minotauro

A Creta viveva il Minotauro, l’orrendo mostro che si cibava solo di carne umana. Ogni anno Atene doveva inviargli le vittime per la sua cieca ingordigia.

“Secondo i media tunisini, che riportano indiscrezioni dell’inchiesta sull’attenato al museo del Bardo, il 18 marzo, giorno della strage, Abdelmajid Touil, il marocchino arrestato mercoledì nel Milanese, avrebbe incontrato in place Pasteur i due terroristi poi uccisi dalle forze speciali al museo. Proprio con loro si sarebbe poi diretto verso il Bardo.” (da Tgcom24) .


Indiscrezioni, fonti anonime, verbi al condizionale tracciano la rotta verso il Minotauro, la mitica pubblica opinione. Mitica come il mostro perché un’ opinione pubblica non esiste e sempre meno esisterà, travolta da quella fame giustizialista che allevia ansie volutamente instillate nella popolazione.
Vitali sono i problemi del nostro tempo, scarse le capacità di quelli che li dovrebbero capire e affrontare. Occorre loro, per restare sulla vetta dove si sono arrampicati, cadenzare notizie placebo. Il giornalismo collaborante, e in Italia la generalità lo è, si acconcia. Si fa barca che, dalla sconfitta Atene della Ragione, trasporta il tributo al Minotauro. Là nel Labirinto dove siamo noi, mitica pubblica opinione.


Il giornalista Amedeo Ricucci  – in un post pubblico della sua pagina Facebook – il giorno 20 maggio anticipava “Sull’arresto di Abdel Majid Touil ieri pomeriggio, mentre molte testate italiane sbattevano in prima pagina la faccia del “mostro” che aveva prima “ideato”, poi “eseguito”, infine “supportato” la strage al museo del bardo a Tunisi, mi sono permesso di avanzare qualche dubbio e di far notare i “toni” molto più prudenti usati dalla stampa internazionale.
E il 21 Ricucci raccoglieva, come quadrifogli in un prato, rari spunti di giornalismo “pensato” 
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Regime d’ Egitto: l’Esercito e la Croce

14 maggio 2015
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Sisi Tawadros

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Il secondo anniversario del colpo di stato in Egitto si avvicina. Il generale, ora Presidente, Abd Al-Fattah Al-Sisi per la comunità internazionale non è un golpista, bensì – come fu per Pinochet con la dittatura cilena – una pedina d’interessi estranei all’Egitto e alla sua popolazione. Il feroce controllo sui media e i social media nazionali non riesce a nascondere del tutto l’arroganza dello SCAF, Consiglio Superiore delle Forze Armate, elevatosi a potere liberticida con la collaborazione di una Giustizia asservita e di un Clero connivente.
1) L’Esercito e lo SCAF: uno stato nello Stato
2) L’impero dei Copti
3) Amnesty: report sull’Egitto degli orrori

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Michel Houellebecq e la “Sottomissione” al nostro nulla

30 aprile 2015
sottomissione houellebecq islam francia

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Antonio Gramsci scrisse che il Cristianesimo si è adattato “molecolarmente” diventando una grande ipocrisia sociale e che il processo a piccole tappe è avvenuto nel corso di vari secoli. Per l’Islàm, aggiunse Gramsci, c’è la costrizione a correre vertiginosamente, ma alla fin fine reagirà proprio come il Cristianesimo.
L’integrazione dei musulmani in Europa ha come prezzo la Sottomissione al nulla cui già si sono arrese le masse del continente?

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Il boia nazista di Albenga “politicamente protetto”. Sempre

24 aprile 2015
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Luciano Luberti (25 aprile 1921-10 dicembre 2002)
Nazista perchè “i fascisti erano spacconi
Boia ad Albenga. Uxoricida a Roma.
Pedina degli Anni di Piombo.

UXORICIDA A ROMA: Era defilato da anni Luberti, fu un fattaccio di cronaca nera nella Roma degli anni ’70 a riportarlo ignominiosamente a galla. E’ il 3 aprile: Carla Gruber viene trovata morta nella sua casa dalla polizia allertata da una lettera del marito alla Procura di Roma. Un colpo di pistola al petto è la causa della morte che l’uomo, resosi irreperibile, attribuisce a un  suicido, dopo il quale egli avrebbe vegliato il cadavere per tre mesi circondandolo di fiori per mascherare l’odore della putrefazione. La firma in calce alla lettera è Luciano Luberti, conosciuto dai vicini come un piccolo editore, già funzionario di un’organizzazione assistenziale, con vari legami politici, da Andreotti a noti personaggi della destra. La latitanza da sospetto uxoricida durerà due anni e terminerà, con uno scontro a fuoco a Portici, dove Luberti si era sistemato come trafficante di materiale pronografico. Non sono in molti a conoscere il suo passato durante la guerra.

BOIA AD ALBENGA: Nato a Roma, allievo della scuola tedesca si era appassionato all’ideologia nazista e si era arruolato nella Wermacht. Dal ’44 al ’45 è con le brigate fasciste che controllano il territorio del Ponente ligure, alla  feldgendarmerie di Albenga. Da tutti creduto tedesco, si distingue per la ferocia delle torture sui partigiani e i loro famigliari. La sua specialità: accanirsi sulle persone anziane e sulle donne, alle quali riserva personali attenzioni sotto forma di stupro mediante oggetti, mutilazioni e bruciature prima di inviarle all’esecuzione.

boia di albenga

Dichiarazione di Luberti, il Boia di Albenga, Archivio Storico dell’ Unità http://tinyurl.com/mj7gj2p

Gli “interrogatori” avvenivano in un edificio sull’argine sinistro del fiume Centa, dove ora una lapide elenca i nomi delle vittime; fra gli assassinati due persone con identità ignota. Continua a leggere…

Convenzione di Montevideo: Isis è uno “stato”?

14 aprile 2015

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  1. IS (ISIS) usa il terrorismo, ma non è solo un gruppo terrorista. Foreign Affairs

  2. Secondo la Convenzione di Montevideo, IS possiede i 4 requisiti che definiscono lo stato?

  3. L’articolo Paradigm Shift in Dabiq8 mira a soddisfare il quarto requisito fissato dalla Convenzione?

1. IS usa il terrorismo, ma non è solo un gruppo terrorista 
 

La visione che l’opinione pubblica internazionale ha dell’IS è la stessa che l’organizzazione diffonde di sé attraverso la propaganda, in consonanza con la definizione che ne diede Obama nel discorso televisivo dello scorso settembre. il Presidente, esponendo il suo piano per “indebolire e distruggere” l’ISIS, la definì nient’altro che “un’organizzazione terroristica, pura e semplice.” La sfida lanciata all’Occidente venne considerata come un’evoluzione di AlQaeda e affrontata con le stesse procedure. Foreign Policy, che fin dal titolo dell’articolo dichiara Isis is not a terrorist group, scrive: è stato un errore. Continua a leggere…

Lo Stato Islamico, Dabiq8, gli analisti e John Cantlie

5 aprile 2015

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copertina dabiq8 isisC’erano varie ragioni per stare col fiato sospeso il 30 marzo. Erano in corso lo scontro decisivo a Tikrit, l’intervento saudita in Yemen, le ultime battute della trattativa sul nucleare iraniano e nei social media imperversavano i vaniloqui sul disastro Germanwings. Questo ed altro ancora hanno deviato l’attenzione dalla pubblicazione del magazine dello Stato Islamico,  [Dabiq_8].

Consueto nella forma e nella veemenza, presenta la novità più interessante: “tregua”, nell’articolo di John Cantlie, ma Dabiq8 comunica più che le volte precedenti una desolante inquietudine. Ridotta ai minimi termini, l’opposizione Stato Islamico/Occidente sprofonda nella similitudine Noi siamo meglio e vi annienteremo”, la diversità sta tutta nelle razionalizzazioni dell’aprioristico rifiuto. La devozione: a dio o al laicismo. La comunicazione: video efferati da una parte, dall’altra omertà sulle vittime civili che la Coalizione provoca nella caccia agli jihadisti e sui massacri cui si abbandonano gli alleati nei territori “liberati” con i bombardamenti.  Le fidelizzazioni: mentre Isis condanna gli “islamici democratici”, l’Occidente, che ama definirli “moderati”, cerca di arruolarli nella propaganda contro il nemico.

Dabiq8 dà grande spazio all’Africa Occidentale senza mai nominare il Marocco. Che ladabiq8 isis  monarchia di Rabat in combutta con i “Crociati” privi i Saharawi  della loro terra non entra nell’agenda Isis. Un lungo riassunto del dopo-Gheddafi introduce la squalifica dell’intero cosmo politico e militare della Libia, dove “ex-sedicenti jihadisti,  apostati che hanno aderito alla religione della democrazia si sono inseriti nel sistema e lottano per mantenerlo”, nonché la dichiarazione d’intenti “Mentre la battaglia in Libia si intensifica, lo Stato islamico si consolida. Viene stabilita la Sharia (hukm di Allah), le esigenze dei musulmani vengono soddisfatte, gli eserciti del Califfo continuano a marciare per liberare nuove regioni. La Libia è diventata la meta ideale d’immigrazione religiosa (hijrah) per quelli cui è difficile arrivare in Siria e Iraq (Sham),  in particolare per i nostri fratelli e sorelle dell’Africa.”

L’appello a raggiungere il Califfato è esteso a tutti coloro che vivono nella terra dell’idolatria (Shirk), anche in forma di ravvedimento dei musulmani emigrati che si sono adagiati nel coltivare una cultura mondana. Novità è l’articolo “Alle nostre sorelle”, intitolato Le metà gemelle del Muhajirin. Il termine indica coloro che seguirono il Profeta da Mecca a Medina, un’emigrazione per la salvezza della Fede proposta alle musulmane moderne attraverso l’esempio delle mogli di quei fedeli della prima ora. L’articolo provvede a confutare la tesi secondo la quale gli arabi della diaspora che emigrano nel Califfato appartengano a classi svantaggiate, e spende parole d’incoraggiamento e consolazione per le vedove dei combattenti. L’articolo “Nelle parole del nemico” elenca dichiarazioni laudative della forza dell’Isis daJohn-Cantlie-dabiq parte di esponenti dell’Occidente, quali Rick Santorum, David Black e Gary Berntsen (CIA). Questo articolo sembra fungere da preparazione a “Cambiamento di paradigma” [leggibile in originale inglese qui: Paradigm shift] dove John Cantlie affronta una questione già introdotta da alcuni analisti internazionali e che (ovviamente) non è mai arrivata al vasto pubblico.
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1 – 4 – 2015 Stato di PALESTINA membro della Corte Penale Internazionale

1 aprile 2015

  mcc43
reblog da  Filistinia

1 – 4 – 2015 Stato di PALESTINA membro della Corte Penale Internazionale.

palestina cpi-icc

cliccare sulla foto per il documento CPI-ICC

 Vedere anche:

Press Release

L’assassinio di monsignor Oscar Romero, la “voce dei senza voce”

19 marzo 2015

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Il 24 marzo del 1980 il vescovo Oscar Arnulfo Romero sta celebrando messa in una chiesa di San Salvador.
Alle 18.26 – mentre eleva il calice per la Consacrazione – un’auto si ferma davanti all’ingresso spalancato, scende un uomo, prende la mira, e da dove si trova, spara. Un solo colpo alla testa, la morte è immediata.

monsignor-oscar-romero-salvador

Erano gli anni della Guerra Fredda. Il Comunismo era il nemico. Gli Stati Uniti non volevano comunisti nel loro “cortile”, che questo era per loro l’America Latina a quel tempo. Il sostegno alle dittature militari, i complotti e i colpi di stato non miravano soltanto a contenere il pericolo della diffusione dell’ideologia marxista, si estendevano a tutti coloro che agivano per il riscatto dei poveri, degli emarginati e sfruttati. Oscar Romero era uno di loro. Gli Squadroni della Morte decisero di farlo tacere. Continua a leggere…

L’Iraq e la fabbrica delle Vedove

12 marzo 2015

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donne vedove iraqDura da dodici anni la mattanza degli uomini iracheni. Guerra, pulizia etnica, violenza settaria, e poi l’Isis e le forze straniere provvedono a riempire i cimiteri e fabbricare vedove. E’ una tragedia silenziosa quella delle vedove in Iraq. Più di un milione, si dice già da qualche anno, ma ogni giorno il numero cresce e non ci si cura troppo di conoscerlo. Non c’è, a quanto sembra, una commissione dell’Onu preposta ad accertare la gravità della situazione e decidere misure di assistenza.

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I Ragazzi di Gaza “Venite, vi aspettiamo fra i graffiti di Bansky!”

10 marzo 2015

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Siamo i Ragazzi di Gaza.
Metà di noi è disoccupata, veniamo qui al porto … guardiamo il mare e sogniamo… sogniamo di poter vedere altri posti … fare altre cose.

Se verrete qui a Gaza, vi potremo offrire solo pane e acqua… veramente il 90 % della nostra acqua non è potabile e quella in bottiglia costa molto cara… forse dovremo mangiare al buio,  perchè l’elettricità qui va e viene … dobbiamo aver pazienza, ma quello che abbiamo lo condivideremo volentieri.

12.000 persone qui non hanno una casa… per costruire dovremmo poter far entrare i materiali…

Ma anche se viviamo così, almeno siamo vivi e abbiamo il morale alto. Perciò venite a scoprire Gaza… fatene la vostra meta!

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Qui il loro video del 2012

 Despite the Pain, there is Hope 

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Bansky è uno dei più famosi, e misteriosi, esponenti della street art.
A Gaza ha creato il suoi graffiti fra le macerie.

 bansky gaza graffiti

La Galleria dei Graffiti di Bansky a Gaza

 

 

 

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La stretta di Netanyhau sull’America. Beware, Obama!

9 marzo 2015

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Sebbene il discorso del premier israeliano sia stato preceduto da polemiche e seguito da critiche, agli osservatori  sfugge il sentore eversivo. Tra gli applausi del Congresso degli Stati Uniti, in seduta congiunta sotto la presidenza dell’Ambasciatore d’Israele, Netanyhau ha mostrato a Obama quanto facilmente potrebbe impedirgli di ottenere la ratifica di eventuali accordi con l’Iran, sfruttando il bilanciamento dei poteri istituzionali previsto nella Costituzione americana.

 

Benjamin Netanyahu ha pronunciato il suo discorso davanti ai deputati e ai senatori americani, che lo hanno calorosamente accolto e spesso interrotto con scroscianti applausi nonostante le polemiche dei giorni precedenti: perché invitato da un solo partito, i Repubblicani, e perché Israele si trova nel vivo della campagna elettorale.
Alcune polemiche  si sono trasformate in critiche, ma i maggiori media nazionali ne hanno dato un resoconto confermativo, sorvolando su buchi e incongruenze.

Testate come New York TimesWashington PostLA Times, Wall Street Journal and USA Today  hanno mancato di rilevare il silenzio di Netanyhau su ciò che tutti sanno: Israele possiede l’arma nucleare, tuttavia esige, parlando dal territorio di una potenza nucleare, che a un altro paese ciò non sia consentito.

Nel riportare le sue affermazioni sul progetto nucleare bellico, che l’Iran ha sempre negato, questi media hanno taciuto che gli stessi Servizi Segreti degli Stati Uniti e di Israele dubitano fortemente. Innanzitutto perché non sono state trovate le prove; vedere (New York Times, 2/24/12) e (Guardian, 2/23/15). Secondariamente perché i satelliti hanno rilevato attività di pulizia del suolo in siti che avrebbero potuto essere sede di impianti atti a produrre le armi; vedere (Satellite Intelligence: Iran 2012, Iraq 2003).

Omessa completamente la notizia che, mentre Usa e Iran sono firmatari del Trattato contro la proliferazione nucleare,  Nuclear Non-Proliferation Treaty, Israele non lo è!

Queste obiezioni alla stampa vengono avanzate dal FAIR, l’osservatorio dei media americani che dal 1986 controlla il rispetto del Primo Emendamento della Costituzionesostenendo l’importanza della diversità della stampa, denunciando le parzialità e le pratiche mediatiche tese a emarginare le minoranze e i dissenzienti. Alle suddette critiche, applicabili anche dai media italiani, se ne possono aggiungere almeno altre due.

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non vedo non sento non parloSi può rimproverare il silenzio sulle morti seriali di scienziati nucleari iraniani e – anche senza ricordare che Israele è stata scoperta in attività di terrorismo in 25 paesi – sottolineare che il governo americano l’anno scorso ha sollecitato Israele a far cessare la mattanza perpetrata dal Mossad; a rivelarlo non è una fonte antisionista bensì il Jerusalem Post.

Netanyhau ha mandato a Obama un messaggio minaccioso rendendogli evidente quanto sia forte la morsa israeliana sui potentati americani e come, all’occorrenza, con l’appoggio mediatico potrebbe fare di più che spaccare il partito democratico, come accaduto questa volta. Potrebbe rendergli ostile l’opinione pubblica.
La Costituzione americana, diversamente da quel che comunemente si crede, indica il Presidente come “esecutore”, non come ideatore indiscusso, della politica estera, nel contempo conferisce al Congresso il potere di controllo e di correzione degli impegni assunti dalla casa Bianca con paesi esteri. Se Obama concluderà  con l’Iran  un trattato sul nucleare, questo dovrà essere sottoposto al Congresso e, per la ratifica, occorrerà il voto favorevole di almeno due terzi dell’Assemblea. Può esserci dubbio sul reale intento, insinuante e preventivo, di Netanyhau, in consonanza con il Partito repubblicano?
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Egitto, il ritorno della tortura nell’era di Al Sisi

5 marzo 2015

mcc43

 

“L’omertà del Governo sui report circa l’uccisione con strumenti elettrici del professore universitario la dicono lunga sul corso dell’Egitto dopo la Primavera araba” (hrw. 2 marzo) …… “Il Guardian rivela che da luglio 2013 almeno 400 persone sono state  detenute e torturate all’oscuro dell’autorità giudiziaria in prigioni militari segrete”  (World without torture, febbraio) ” …… “Prigioniere torturate e sessualmente abusate nelle prigioni egiziane” ( Human Rights First, febbraio 2014 )”….
Si possono enumerare a lungo gli abusi, i maltrattamenti, le torture nell’era di Abdel Fatah Al- Sisi.

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Le leggi crudeli, parte seconda: Israele e i divorzi infernali

2 marzo 2015
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mcc43

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Le leggi crudeli, parte prima: Bambini israeliani strappati alle famiglie

marianne azizi

MARIANNE AZIZI

Marianne Azizi è psicologa, una professionista londinese di successo fino al giorno in cui la sua vita e gli affetti sono stati sconvolti. Sposata con un cittadino israeliano, si è scontrata con le leggi dello stato che impediscono al marito Ilan di raggiungerla in Inghilterra. Ilan non ha commesso nessun crimine. E’ ostaggio del nebuloso e aleatorio intreccio di leggi civili e religiose sui rapporti tra coniugi. All’origine delle traversie il matrimonio precedente di Ilan, il divorzio, gli alimenti per il figlio.
Il loro non è un caso limite, fa parte di una piaga sociale che causa agli uomini che divorziano un rischio di suicidio otto volte più alto della media. Un sistema coercitivo e discriminatorio che vieta matrimoni interconfessionali e spinge ogni anno migliaia di cittadini a celebrare le nozze a Cipro o in altri paesi stranieri. Conoscere la travagliata vicenda di Marianne e Ilan, che rappresenta una moltitudine di casi simili, è entrare nel clima sociale ed etico dello stato di Israele.

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