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I Palestinesi di Gaza e Cisgiordania riprendono il cammino in comune

16 ottobre 2017

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Il travagliato percorso dal 2014  alla riunificazione politica

Perché è stato possibile riavviare il governo comune nel 2017

I punti chiave dell’accordo globale

– Il travagliato percorso dal 2014  verso la riunificazione politica

Il primo effettivo passo verso la riunificazione è avvenuto con scarso rilancio mediatico nel 2014. I colloqui fra Hamas e Fatah – sulla base dell’intento di Gaza di non arrivare a un distacco radicale: non ci sarà uno stato di Gaza, non ci sarà uno Stato Palestinese senza Gaza –  portarono il 23 Aprile all’annuncio della preparazione di una riconciliazione politica fra il partito di Hamas e AP, Autorità palestinese.

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Il Governo di Unità della Palestina si riunisce a Gaza

3 ottobre 2017

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Si chiude un decennio di insensate ostilità fra Gaza e la West Bank, fra Hamas e Fatah, fra il governo della Striscia e l’ Autorità Palestinese. Inshallah, è bene aggiungere, perché i Palestinesi hanno davanti a sé un percorso assai difficile e l’aiuto che hanno ottenuto, dall’Egitto, per la riconciliazione non è senza prezzi e senza clausole non esplicitate.

  • Era il novembre 2012 e la Palestina veniva accettata all’ONU come stato  osservatore. Molti gioirono, altrettanti svalutarono l’evento come un inutile contentino.
  • Era il 2014 e Fatah e Hamas si incontrarono e dichiararono di considerare la riconciliazione una priorità assoluta, ma pochi osservatori credettero che sarebbero seguiti dei fatti. E Nasce il Governo di Unità nazionale, che presto conoscerà una crisi.
  • Era il 2016 quando si tenne il grande congresso di Fatah in cui Abbas e Khaled Meshal di Hamas dialogarono a distanza “Non presente al Congresso, Meshaal ha affidato al  suo portavoce l’assicurazione “Siamo partner nel nostro paese, nella nostra lotta, nella nostra causa e nelle decisioni, siamo pronti per tutte le esigenze che ne conseguono” nella fiducia che il Congresso rafforzerà l’unità nazionale ha precisato.  Tale congresso venne trattato dai più come una mossa di Abbas per rafforzare il suo potere.
  • E’ Ottobre 2017 e il Primo Ministro dell’Autorità Palestinese Rami Habdallah convoca la riunione del Governo di Unità a Gaza. E’ la resurrezione del governo del 2014.
    cabinet-gaza-reconciliation  “Le  questioni amministrative straordinarie, inclusa la questione dei dipendenti pubblici, verranno affrontate gradualmente nel quadro dell’accordo del Cairo del 2014 “all’interno delle risorse disponibili”.

    Siamo qui per chiudere e per sempre la pagina della divisione e dirigere il nostro progetto nazionale sulla strada giusta, per porre fine all’occupazione israeliana, secondo il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite”. Il PM è stato molto concreto: la riconciliazione obbligherà anche i donatori a rispettare le promesse che hanno fatto nel 2014 al Cairo per la ricostruzione della Striscia di Gaza dopo la guerra devastante condotta da Israele.

    Sarebbe una notizia da prima pagina e gran clamore. Non è così, grazie all’appoggio che Israele gode nei media?  Non è così nemmeno fra i supporter dei Palestinesi: Gaza gode di simpatie enormi, purtroppo anche faziose, che equiparano l’azione dell’AP a connivenza con l’occupante dei Territori della West Bank.
    Come aveva affermato Gideon Levy, i Palestinesi sono un popolo paziente e questa pazienza, per chi ha poco potere, un forte nemico, molti amici, ma anche molti finti amici il cui sostegno è una maschera dell’antisemitismo, è la più grande ricchezza.
    Oggi si deve gioire, pur sapendo che fuori da quella sala molte trame vengono tessute, e ai Palestinesi in Palestina e della Diaspora si deve soltanto augurare, Buona Fortuna. 

 


Vedere Report di Maan News  http://www.maannews.com/Content.aspx?id=779256

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Gli arabi israeliani, un “popolo invisibile”

16 agosto 2017

Realismo sulla situazione dello Stato di Israele, che solo per abitudine o cecità si continua a pensare come democrazia compiuta, come stato coeso e solido. Disse Gideon Levy che i Palestinesi sono un popolo paziente, ma anche Giobbe, il Paziente per eccellenza, al culmine della sua sofferenza chiese ragione a Dio di tanto inesplicabile patire.

“uno spettro che si aggira per Israele e che disorienta e inquieta il governo Netanyahu, molto più della rivolta palestinese riesplosa in queste settimane: è lo spettro della guerra civile. Molte volte, quando si scrive o si parla d’Israele, viene “spontaneo”, o quasi, riferirsi a esso come “stato ebraico”. Ma poche volte, quasi mai, si pensa a quel 1,8 milioni di israeliani (oltre il 22 per cento della popolazione), che ebrei non sono e che quella definizione fa scomparire: il “popolo invisibile” per usare il titolo di uno dei grandi libri-reportage di Grossman. Quando conquista le prime pagine, il “popolo invisibile”, è perché un’altra linea rossa nell’eterno conflitto in Palestina è stata superata. Ed è ciò che è avvenuto con l’attentato alla Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme, il 14 luglio scorso, compiuto da tre palestinesi con cittadinanza israeliana provenienti dall’area di Umm al Fahm (a restare uccisi, oltre ai tre attentatori, due poliziotti drusi della guardia di frontiera).

Continua in Sorgente: Ytali
di UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Egitto in miseria: tolti i sussidi alimentari a chi guadagna più di 84 dollari al mese

11 agosto 2017

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I poveri sono allo stremo e la classe media sta scivolando nella povertà

The New York Times: “Secondo un decreto governativo, pubblicato nel bollettino ufficiale martedì 8 agosto, le persone che guadagnano più di 1.500 pounds (circa 84 dollari) al mese saranno escluse dal diritto alla carta sovvenzionata per i generi di prima necessità; sarà inoltre limitata alle famiglie con un numero di componenti fino a quattro persone. Il decreto non chiarisce cosa succederà alle famiglie povere che contano cinque o più membri.” — A seguito di questo provvedimento ripubblichiamo l’articolo che illustra le condizioni drammatiche in cui già versano le famiglie egiziane.

 Ogni mattino un Egiziano si sveglia e sa che deve
correre più in fretta della povertà…

28 luglio 2017

Era la fine del 2016, l’Egitto decise di lasciar fluttuare la moneta, necessario presupposto per ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito di  12 miliardi di dollari in tre anni. In un rapporto del Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali (ECESR) si leggeva che questo avrebbe aumentato il tasso di povertà facendolo lievitare ai livelli più alti nella storia nazionale e che il governo non sembrava preoccupato di quanto ciò avrebbe cambiato la vita dei cittadini. Non solo di quelli a basso reddito. “Sembra che il governo voglia spingere la classe media verso la povertà” concludeva il rapporto.

L’indifferenza dei vertici era confermata dalla contemporanea interruzione della sovvenzione sui prodotti petroliferi, con la prevedibile spinta ulteriore all’aumento dei prezzi in ogni settore. Nell’articolo di questo blog Vivere da egiziani: piccole storie di quotidiano tormento avevamo fotografato la situazione già gravissima del 2015. Torniamo ora ad interpellare lo stesso interlocutore egiziano per conoscere le conseguenze sulla vita delle famiglie, considerando che in Egitto vige per alcuni generi di prima necessità (zucchero, pane, olio) un doppio regime: il mercato a prezzi liberi e un mercato sovvenzionato dallo stato, di cui i cittadini si valgono per acquistarne mensilmente quantità pro-capite limitate, attraverso l’esibizione di una carta magnetica. Leggi tutto…

Per quelli che… rimandiamoli in Libia

9 agosto 2017

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Storie per un’Europa più vecchia e gretta quanto più benestante e indifferente. Storie per noi, popolo di santi, poeti e navigatori secondo Benito Mussolini, mentre aggrediva l’Abissinia, e per i Francesi avvolti nella grandeur della Liberté Egalité Fraternitè del continuato saccheggio dell’Africa…

Gebreel ha 28-anni, è nato sulle Montagne di Nuba in Sudan, dove il padre fu ucciso in un conflitto locale. E’ arrivato in Libia nel 2014 sperando di guadagnare qualcosa da mandare a casa. I primi tre anni sono stati difficili a causa del caos che consuma il paese, poi la vita è diventata un inferno.
E’ stato rapito da una banda che si riprometteva di incassare il riscatto e p
er un anno detenuto in una fredda e insalubre cantina. Poiché non aveva mezzi per pagarsi la libertà, i rapitori lo hanno torturato: gli spegnevano le sigarette sul corpo, lo tenevano ginocchioni fino a che la pelle si squarciava, gli hanno sparato a un piede, con la conseguente perdita di un dito, e obbligato a rivolgersi alla famiglia. Ma essendo Gebreel stesso l’unico sostegno di un nucleo di sei persone, nessuno ha potuto dargli aiuto.
Quando è stato finalmente rilasciato, ha deciso di rischiare la vita cercando di raggiungere l’Europa. Credeva che sarebbe stato al sicuro, che avrebbe trovato un lavoro per mantenere i suoi laggiù. Non è così: Gebreel da un mese dorme sotto un ponte nella parte nord di Ventimiglia, come migliaia di altri di migranti che hanno rischiato la vita in mare e ora sono bloccati in Italia. Leggi tutto…

Serraj e Haftar da Macron: una farsa, non un summit

8 agosto 2017
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Questo articolo di  Times of Malta intitolato “A summit pantomine” riassume il ristagno della situazione in Libia, a fronte delle impressioni indotte dai media circa una situazione in via di evoluzione costruttiva.
I rapporti fra i vari attori politici sono congelati al deprecato accordo del 2015 a Skhirat. Vedere La Libia e i giochi di prestigio dell’ONU 

 

Un summit pantomima
di Richard Galustian, analista M.O.

Vediamo di separare i fatti dalla narrativa del vertice per la Libia avvenuto il 25 luglio a Parigi. Un’autentica pantomima che finge “unite” le parti che, invece, in Libia sono in guerra. E’ stata un’illusione ottica, un gioco di prestigio.

In primo luogo, non c’è alcun segno di cessate il fuoco, nonostante il presidente Macron affermi il contrario. Infatti: Leggi tutto…

Non è stato inutile, lottare per Charlie Gard

29 luglio 2017

Va bene, alla fine Charlie Gard lo hanno soppresso – nel suo «best interest», naturalmente – come volevano fin dall’inizio, avendo impedito al suo babbo e alla sua mamma di fare tutto quello che potevano (e che non era irragionevole) per cercare una sia pur improbabilissima cura.

Ma le cose non sono andate come volevano loro. Doveva essere una procedura amministrativa asettica e scontata, in cui semplicemente “seguire i protocolli” (ah, i protocolli! … Lari e Penati della nostra vera religione, che proteggono la tranquillità del burocrate, e l’ignavia di ciascuno di noi). Una faccenda da nulla, anzi un non-evento, una cosa che è come se non fosse mai successa (se non perché serve a fare da precedente la prossima volta). Un po’ di carte, un po’ di firme … sopprimere un esserino così non dev’essere difficile; certo il dolore dei genitori, si capisce … ma “abbiamo un ottimo servizio di sostegno psicologico per questo” (magari c’è anche questo nei protocolli) …

Invece no. Invece c’è stato un movimento della coscienza che ha osato giudicare quello che stava accadendo, anzi che prima di tutto si è reso conto che qualcosa stava accadendo (perché questo è il primo passo) e ha messo in crisi il meccanismo. Ha fatto una krisis, cioè si è messo in discussione e ha messo in discussione ciò che si voleva dare per scontato.
Continua a leggere … Sorgente: Non è stato inutile.

Ogni mattino un Egiziano si sveglia e sa che deve correre più in fretta della povertà…

28 luglio 2017

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Era la fine del 2016, l’Egitto decise di lasciar fluttuare la moneta, necessario presupposto per ottenere dal Fondo Monetario Internazionale un prestito di  12 miliardi di dollari in tre anni. In un rapporto del Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali (ECESR) si leggeva che questo avrebbe aumentato il tasso di povertà facendolo lievitare ai livelli più alti nella storia nazionale e che il governo non sembrava preoccupato di quanto ciò avrebbe cambiato la vita dei cittadini. Non solo di quelli a basso reddito. “Sembra che il governo voglia spingere la classe media verso la povertà” concludeva il rapporto.

L’indifferenza dei vertici era confermata dalla contemporanea interruzione della sovvenzione sui prodotti petroliferi, con la prevedibile spinta ulteriore all’aumento dei prezzi in ogni settore. Nell’articolo di questo blog Vivere da egiziani: piccole storie di quotidiano tormento avevamo fotografato la situazione già gravissima del 2015. Torniamo ora ad interpellare lo stesso interlocutore egiziano per conoscere le conseguenze sulla vita delle famiglie, considerando che in Egitto vige per alcuni generi di prima necessità (zucchero, pane, olio) un doppio regime: il mercato a prezzi liberi e un mercato sovvenzionato dallo stato, di cui i cittadini si valgono per acquistarne mensilmente quantità pro-capite limitate, attraverso l’esibizione di una carta magnetica. Leggi tutto…

I cultori dello scarto, ma designato come compassione

26 luglio 2017

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da La cultura dello scarto

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Chris e Charlie Gard

Non è la prima e purtroppo non sarà neppure l’ultima, ma certamente è una triste vicenda quella del piccolo Charlie Gard. Vicenda complessa in cui si sono sovrapposti aspetti di varia natura, da quello scientifico a quello affettivo, e forse proprio per questo emblematica di un tempo come il nostro segnato dallo smarrimento di una verità sicura cui riferirsi e guardare tutti insieme. Fermo restando il doveroso rispetto della sofferenza dei genitori, e proprio per evitare che la morte di Charlie e il dolore della famiglia siano eventi accaduti invano, qualche considerazione abbiamo il dovere proporla. Possiamo limitarci a due aspetti, che riguardano entrambe il valore della vita. Di Charlie come di ogni altro bimbo sulla faccia della terra. Leggi tutto…

Il Vicolo cieco, Al Aqsa

25 luglio 2017
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Questo articolo del blog L’altra Israele espone con grande chiarezza i fatti della crisi di Al Aqsa.

Mi preme evidenziare l’incipit del racconto degli eventi:

“Un paio di settimane fa un terzetto di arabi israeliani compie un attentato in prossimità della porta dei leoni, uno degli ingressi che porta alla spianata dove sorge la moschea di El Aqsa. Nel conflitto a fuoco vengono uccisi due poliziotti israeliani di origine drusa. I tre terroristi vengono poi eliminati all’interno della spianata. “

perché illustra un dettaglio importante e per lo più ignorato dai media: le componenti dello scontro, attentatori e vittime, erano di nazionalità israeliana. Un caso a sé nella contrapposizione fra Palestinesi ed Israeliani.

Vorrei anche bilanciare lo sconforto che provoca il titolo dell’articolo dando risalto a una frase quasi alla fine del testo, perché appare come un piccolo spiraglio che apre al meno peggio.

“Israele, Giordania e ANP hanno tutto l’interesse a ritornare alla situazione precedente questa nuova serie di disordini, nonostante che verso l’esterno i proclami restino pieni di pathos.”

IL VICOLO CIECO

“E’ meglio essere saggi che aver ragione” recita un detto della zona, una frase che riferita alla situazione attuale calza a pennello. I fatti delle ultime settimane e l’escalation di tensione e scontri creatisi di conseguenza non sono altro che il risultato di decisioni miopi e affrettate da parte del governo israeliano e della volontà di cogliere la palla al balzo fomentando il più possibile disordini e scontri violenti da parte araba. Il risultato attuale è la sensazione di aver imboccato un vicolo cieco dove nessuno dei contendenti mostra in questo momento l’intenzione di fare marcia indietro.

Ecco un breve riassunto degli eventi che hanno portato alla situazione attuale che dovrebbe anche fare un pò d’ordine sulle notizie più o meno esatte che sono circolate sui vari mezzi d’informazione italiani. Leggi tutto…

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