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Convenzione di Montevideo: Isis è uno “stato”?

14 aprile 2015

mcc43

  1. IS (ISIS) usa il terrorismo, ma non è solo un gruppo terrorista. Foreign Affairs

  2. Secondo la Convenzione di Montevideo, IS possiede i 4 requisiti che definiscono lo stato?

  3. L’articolo Paradigm Shift in Dabiq8 mira a soddisfare il quarto requisito fissato dalla Convenzione?

1. IS usa il terrorismo, ma non è solo un gruppo terrorista 
 

La visione che l’opinione pubblica internazionale ha dell’IS è la stessa che l’organizzazione diffonde di sé attraverso la propaganda, in consonanza con la definizione che ne diede Obama nel discorso televisivo dello scorso settembre. il Presidente, esponendo il suo piano per “indebolire e distruggere” l’ISIS, la definì nient’altro che “un’organizzazione terroristica, pura e semplice.” La sfida lanciata all’Occidente venne considerata come un’evoluzione di AlQaeda e affrontata con le stesse procedure. Foreign Policy, che fin dal titolo dell’articolo dichiara Isis is not a terrorist group, scrive: è stato un errore. Continua a leggere…

Lo Stato Islamico, Dabiq8, gli analisti e John Cantlie

5 aprile 2015

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copertina dabiq8 isisC’erano varie ragioni per stare col fiato sospeso il 30 marzo. Erano in corso lo scontro decisivo a Tikrit, l’intervento saudita in Yemen, le ultime battute della trattativa sul nucleare iraniano e nei social media imperversavano i vaniloqui sul disastro Germanwings. Questo ed altro ancora hanno deviato l’attenzione dalla pubblicazione del magazine dello Stato Islamico,  [Dabiq_8].

Consueto nella forma e nella veemenza, presenta la novità più interessante: “tregua”, nell’articolo di John Cantlie, ma Dabiq8 comunica più che le volte precedenti una desolante inquietudine. Ridotta ai minimi termini, l’opposizione Stato Islamico/Occidente sprofonda nella similitudine Noi siamo meglio e vi annienteremo”, la diversità sta tutta nelle razionalizzazioni dell’aprioristico rifiuto. La devozione: a dio o al laicismo. La comunicazione: video efferati da una parte, dall’altra omertà sulle vittime civili che la Coalizione provoca nella caccia agli jihadisti e sui massacri cui si abbandonano gli alleati nei territori “liberati” con i bombardamenti.  Le fidelizzazioni: mentre Isis condanna gli “islamici democratici”, l’Occidente, che ama definirli “moderati”, cerca di arruolarli nella propaganda contro il nemico.

Dabiq8 dà grande spazio all’Africa Occidentale senza mai nominare il Marocco. Che ladabiq8 isis  monarchia di Rabat in combutta con i “Crociati” privi i Saharawi  della loro terra non entra nell’agenda Isis. Un lungo riassunto del dopo-Gheddafi introduce la squalifica dell’intero cosmo politico e militare della Libia, dove “ex-sedicenti jihadisti,  apostati che hanno aderito alla religione della democrazia si sono inseriti nel sistema e lottano per mantenerlo”, nonché la dichiarazione d’intenti “Mentre la battaglia in Libia si intensifica, lo Stato islamico si consolida. Viene stabilita la Sharia (hukm di Allah), le esigenze dei musulmani vengono soddisfatte, gli eserciti del Califfo continuano a marciare per liberare nuove regioni. La Libia è diventata la meta ideale d’immigrazione religiosa (hijrah) per quelli cui è difficile arrivare in Siria e Iraq (Sham),  in particolare per i nostri fratelli e sorelle dell’Africa.”

L’appello a raggiungere il Califfato è esteso a tutti coloro che vivono nella terra dell’idolatria (Shirk), anche in forma di ravvedimento dei musulmani emigrati che si sono adagiati nel coltivare una cultura mondana. Novità è l’articolo “Alle nostre sorelle”, intitolato Le metà gemelle del Muhajirin. Il termine indica coloro che seguirono il Profeta da Mecca a Medina, un’emigrazione per la salvezza della Fede proposta alle musulmane moderne attraverso l’esempio delle mogli di quei fedeli della prima ora. L’articolo provvede a confutare la tesi secondo la quale gli arabi della diaspora che emigrano nel Califfato appartengano a classi svantaggiate, e spende parole d’incoraggiamento e consolazione per le vedove dei combattenti. L’articolo “Nelle parole del nemico” elenca dichiarazioni laudative della forza dell’Isis daJohn-Cantlie-dabiq parte di esponenti dell’Occidente, quali Rick Santorum, David Black e Gary Berntsen (CIA). Questo articolo sembra fungere da preparazione a “Cambiamento di paradigma” [leggibile in originale inglese qui: Paradigm shift] dove John Cantlie affronta una questione già introdotta da alcuni analisti internazionali e che (ovviamente) non è mai arrivata al vasto pubblico.
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1 – 4 – 2015 Stato di PALESTINA membro della Corte Penale Internazionale

1 aprile 2015

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reblog da  Filistinia

1 – 4 – 2015 Stato di PALESTINA membro della Corte Penale Internazionale.

palestina cpi-icc

cliccare sulla foto per il documento CPI-ICC

 Vedere anche:

Press Release

L’assassinio di monsignor Oscar Romero, la “voce dei senza voce”

19 marzo 2015

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Il 24 marzo del 1980 il vescovo Oscar Arnulfo Romero sta celebrando messa in una chiesa di San Salvador.
Alle 18.26 – mentre eleva il calice per la Consacrazione – un’auto si ferma davanti all’ingresso spalancato, scende un uomo, prende la mira, e da dove si trova, spara. Un solo colpo alla testa, la morte è immediata.

monsignor-oscar-romero-salvador

Erano gli anni della Guerra Fredda. Il Comunismo era il nemico. Gli Stati Uniti non volevano comunisti nel loro “cortile”, che questo era per loro l’America Latina a quel tempo. Il sostegno alle dittature militari, i complotti e i colpi di stato non miravano soltanto a contenere il pericolo della diffusione dell’ideologia marxista, si estendevano a tutti coloro che agivano per il riscatto dei poveri, degli emarginati e sfruttati. Oscar Romero era uno di loro. Gli Squadroni della Morte decisero di farlo tacere. Continua a leggere…

L’Iraq e la fabbrica delle Vedove

12 marzo 2015

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donne vedove iraqDura da dodici anni la mattanza degli uomini iracheni. Guerra, pulizia etnica, violenza settaria, e poi l’Isis e le forze straniere provvedono a riempire i cimiteri e fabbricare vedove. E’ una tragedia silenziosa quella delle vedove in Iraq. Più di un milione, si dice già da qualche anno, ma ogni giorno il numero cresce e non ci si cura troppo di conoscerlo. Non c’è, a quanto sembra, una commissione dell’Onu preposta ad accertare la gravità della situazione e decidere misure di assistenza.

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I Ragazzi di Gaza “Venite, vi aspettiamo fra i graffiti di Bansky!”

10 marzo 2015

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Siamo i Ragazzi di Gaza.
Metà di noi è disoccupata, veniamo qui al porto … guardiamo il mare e sogniamo… sogniamo di poter vedere altri posti … fare altre cose.

Se verrete qui a Gaza, vi potremo offrire solo pane e acqua… veramente il 90 % della nostra acqua non è potabile e quella in bottiglia costa molto cara… forse dovremo mangiare al buio,  perchè l’elettricità qui va e viene … dobbiamo aver pazienza, ma quello che abbiamo lo condivideremo volentieri.

12.000 persone qui non hanno una casa… per costruire dovremmo poter far entrare i materiali…

Ma anche se viviamo così, almeno siamo vivi e abbiamo il morale alto. Perciò venite a scoprire Gaza… fatene la vostra meta!

°°°°*°°°°
Qui il loro video del 2012

 Despite the Pain, there is Hope 

°°°°*°°°°

Bansky è uno dei più famosi, e misteriosi, esponenti della street art.
A Gaza ha creato il suoi graffiti fra le macerie.

 bansky gaza graffiti

La Galleria dei Graffiti di Bansky a Gaza

 

 

 

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La stretta di Netanyhau sull’America. Beware, Obama!

9 marzo 2015

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Sebbene il discorso del premier israeliano sia stato preceduto da polemiche e seguito da critiche, agli osservatori  sfugge il sentore eversivo. Tra gli applausi del Congresso degli Stati Uniti, in seduta congiunta sotto la presidenza dell’Ambasciatore d’Israele, Netanyhau ha mostrato a Obama quanto facilmente potrebbe impedirgli di ottenere la ratifica di eventuali accordi con l’Iran, sfruttando il bilanciamento dei poteri istituzionali previsto nella Costituzione americana.

 

Benjamin Netanyahu ha pronunciato il suo discorso davanti ai deputati e ai senatori americani, che lo hanno calorosamente accolto e spesso interrotto con scroscianti applausi nonostante le polemiche dei giorni precedenti: perché invitato da un solo partito, i Repubblicani, e perché Israele si trova nel vivo della campagna elettorale.
Alcune polemiche  si sono trasformate in critiche, ma i maggiori media nazionali ne hanno dato un resoconto confermativo, sorvolando su buchi e incongruenze.

Testate come New York TimesWashington PostLA Times, Wall Street Journal and USA Today  hanno mancato di rilevare il silenzio di Netanyhau su ciò che tutti sanno: Israele possiede l’arma nucleare, tuttavia esige, parlando dal territorio di una potenza nucleare, che a un altro paese ciò non sia consentito.

Nel riportare le sue affermazioni sul progetto nucleare bellico, che l’Iran ha sempre negato, questi media hanno taciuto che gli stessi Servizi Segreti degli Stati Uniti e di Israele dubitano fortemente. Innanzitutto perché non sono state trovate le prove; vedere (New York Times, 2/24/12) e (Guardian, 2/23/15). Secondariamente perché i satelliti hanno rilevato attività di pulizia del suolo in siti che avrebbero potuto essere sede di impianti atti a produrre le armi; vedere (Satellite Intelligence: Iran 2012, Iraq 2003).

Omessa completamente la notizia che, mentre Usa e Iran sono firmatari del Trattato contro la proliferazione nucleare,  Nuclear Non-Proliferation Treaty, Israele non lo è!

Queste obiezioni alla stampa vengono avanzate dal FAIR, l’osservatorio dei media americani che dal 1986 controlla il rispetto del Primo Emendamento della Costituzionesostenendo l’importanza della diversità della stampa, denunciando le parzialità e le pratiche mediatiche tese a emarginare le minoranze e i dissenzienti. Alle suddette critiche, applicabili anche dai media italiani, se ne possono aggiungere almeno altre due.

*+*+*+*

non vedo non sento non parloSi può rimproverare il silenzio sulle morti seriali di scienziati nucleari iraniani e – anche senza ricordare che Israele è stata scoperta in attività di terrorismo in 25 paesi – sottolineare che il governo americano l’anno scorso ha sollecitato Israele a far cessare la mattanza perpetrata dal Mossad; a rivelarlo non è una fonte antisionista bensì il Jerusalem Post.

Netanyhau ha mandato a Obama un messaggio minaccioso rendendogli evidente quanto sia forte la morsa israeliana sui potentati americani e come, all’occorrenza, con l’appoggio mediatico potrebbe fare di più che spaccare il partito democratico, come accaduto questa volta. Potrebbe rendergli ostile l’opinione pubblica.
La Costituzione americana, diversamente da quel che comunemente si crede, indica il Presidente come “esecutore”, non come ideatore indiscusso, della politica estera, nel contempo conferisce al Congresso il potere di controllo e di correzione degli impegni assunti dalla casa Bianca con paesi esteri. Se Obama concluderà  con l’Iran  un trattato sul nucleare, questo dovrà essere sottoposto al Congresso e, per la ratifica, occorrerà il voto favorevole di almeno due terzi dell’Assemblea. Può esserci dubbio sul reale intento, insinuante e preventivo, di Netanyhau, in consonanza con il Partito repubblicano?
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Egitto, il ritorno della tortura nell’era di Al Sisi

5 marzo 2015

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“L’omertà del Governo sui report circa l’uccisione con strumenti elettrici del professore universitario la dicono lunga sul corso dell’Egitto dopo la Primavera araba” (hrw. 2 marzo) …… “Il Guardian rivela che da luglio 2013 almeno 400 persone sono state  detenute e torturate all’oscuro dell’autorità giudiziaria in prigioni militari segrete”  (World without torture, febbraio) ” …… “Prigioniere torturate e sessualmente abusate nelle prigioni egiziane” ( Human Rights First, febbraio 2014 )”….
Si posono enumerare a lungo gli abusi, i maltrattamenti, le torture nell’era di Abdel Fatah Al- Sisi.

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Le leggi crudeli, parte seconda: Israele e i divorzi infernali

2 marzo 2015
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segue da
Le leggi crudeli, parte prima: Bambini israeliani strappati alle famiglie

marianne azizi

MARIANNE AZIZI

Marianne Azizi è psicologa, una professionista londinese di successo fino al giorno in cui la sua vita e gli affetti sono stati sconvolti. Sposata con un cittadino israeliano, si è scontrata con le leggi dello stato che impediscono al marito Ilan di raggiungerla in Inghilterra. Ilan non ha commesso nessun crimine. E’ ostaggio del nebuloso e aleatorio intreccio di leggi civili e religiose sui rapporti tra coniugi. All’origine delle traversie il matrimonio precedente di Ilan, il divorzio, gli alimenti per il figlio.
Il loro non è un caso limite, fa parte di una piaga sociale che causa agli uomini che divorziano un rischio di suicidio otto volte più alto della media. Un sistema coercitivo e discriminatorio che vieta matrimoni interconfessionali e spinge ogni anno migliaia di cittadini a celebrare le nozze a Cipro o in altri paesi stranieri. Conoscere la travagliata vicenda di Marianne e Ilan, che rappresenta una moltitudine di casi simili, è entrare nel clima sociale ed etico dello stato di Israele.

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Le leggi crudeli, parte prima: Bambini israeliani strappati alle famiglie

26 febbraio 2015

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continua nella parte seconda “Israele e i divorzi infernali

Sappiamo poco delle dinamiche sociali dello stato di Israele e del rapporto che intrattiene con la cittadinanza. Forse non ce ne curiamo. Attribuiamo a quella realtà così diversa le stesse modalità del nostro paese, tanto è radicata la convinzione che “Israele è  l’unica democrazia del Medio Oriente”. Capita, tuttavia, che si aprano squarci che rivelano meccanismi insospettati e desolanti. Il sistema dei servizi sociali e della politica per la famiglia è uno di questi ed è l’argomento di un articolo che si compone di due parti.
Questa prima parte riguarda i bambini, la seconda si occuperà della coppia: il divorzio, che necessita di autorizzazione del Tribunale religioso, i pesi economici che gravano sul marito, l’impossibilità di espatriare.

 

Bambini sottratti a famiglie in difficoltà

Come nella gran parte dei paesi, i servizi sociali hanno il compito di occuparsi delle persone in difficoltà economiche e dei bisogni specifici dell’infanzia. Il sistema israeliano non è statale, anni or sono è stato privatizzato e ora è demandato, sotto le direttive le Ministero degli Affari Sociali, a varie e potenti fondazioni. La retta mensile per ogni bambino assistito corrisponde a 17.000 shekel, pari a 3.800 euro. Secondo i dati del Ministero sono attualmente 80.000 i piccoli ospitati in istituzioni o in nuclei famigliari affidatari, al ritmo annuale di circa 12.000 nuovi allontanamenti dalla famiglia d’appartenenza. Un numero alto che suscita dubbi.
Addentrandosi nella questione si scopre che gli assistenti sociali, Child Protection Officers cui ci riferisce per brevità con la sigla CPOs, godono di un potere decisionale pressoché insindacabile. Quando una famiglia in difficoltà, perché non ha più un tetto sotto cui vivere o le risorse per comprare di che nutrire e vestire il bambino, si rivolge ai servizi si scontra col volto duro dello stato. Il minore viene classificato “a rischio” e immediatamente sottratto alla famiglia. Continua a leggere…

Soldati del 1943: guerra, campo di concentramento e dopo 70 anni una medaglia

25 febbraio 2015

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internati militari germaniaLa Germania li chiamò “Internati Militari”.
Erano i soldati italiani che dopo l’8 settembre ebbero improvvisamente come nemico l’alleato del giorno prima. Presi prigionieri vennero avviati ai campi di concentramento del Reich.

Riconoscere lo status di prigionieri avrebbe significato applicare le norme previste dalla Convenzione di Ginevra e questo la Germania non volle farlo. Li trattò come macchine da lavoro, li sfruttò come schiavi senza diritti. Non si sa quanti soldati internati perirono di stenti, forse 50.000. Alcuni morirono durante il trasporto dal fronte della cattura al campo di concentramento. Altri tornarono e ricordano…

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1986: Gheddafi a Enzo Biagi “L’America è uno stato terrorista”

23 febbraio 2015

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Il 14 aprile 1986 Enzo Biagi intervista Gheddafi nel compound di Bab-al-Azyzia, alle porte di Tripoli.
Otto ore dopo, il giorno 15, gli Stati Uniti lanciano contro Tripoli l’Operazione El Dorado Canyon. Il bombardamento colpì pesantemente la casa di Gheddafi, uccise la figlia adottiva e quaranta libici; una vittima americana per l’abbattimento di un aereo. Francia Spagna e Italia avevano negato all’aviazione USA il diritto di sorvolo. 

Motivazione dell’attacco a Tripoli fu l’attentato alla discoteca di Berlino di dieci giorni prima nel quale perse la vita un soldato americano. Immediatamente indicato come responsabile il governo libico. Solo dieci anni dopo si arriverà a un processo basandosi su un documento della Stasi che indicava un libico di nome Musbah Abdulghasem Eter come spia dentro l’ambasciata di Libia a Berlino est. Eter venne condannato per favoreggiamento insieme a due palestinesi. La condanna per omicidio venne emessa a carico della moglie tedesca di uno di loro. Se il dibattimento chiarì la dinamica dell’attentato non portò alla luce alcun coinvolgimento del governo della Libia. [similmente all’attentato Lockerbie, vedere nota (*)]
Continua a leggere…

Siria: Isis e gli altri. Le mappe rivelatrici

16 febbraio 2015

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A dicembre 2014, il New York Times ha pubblicato i commenti riservati sull’Isis del generale Michael K. Nagata, comandante delle operazioni speciali per gli Stati Uniti in Medio Oriente: “Non abbiamo sconfitto l’idea. Non l’abbiamo ancora nemmeno capita”. Le mappe dalle quali si constata la situazione dopo cinque mesi di bombardamenti della Coalizione….

**** Continua a leggere…

Kayla Mueller “Ho imparato che anche in prigione si può essere liberi”

15 febbraio 2015

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Ostaggi coraggiosi Kayla Mueller, John Cantlie, Susan Dabbous, Domenico Quirico… 
La faccia jihadista terrificante, un interesse condiviso da Occidente e Stato Islamico

To the readers with the translator: sorry for any errors changing the meaning of sentences.

E’ il 14 aprile 2013, Susan Dabbous torna in Italia insieme ai compagni di prigioniasusan-dabbous-giornalista in Siria. Nelle interviste “ringrazia la Farnesina del cui aiuto non ha mai dubitato”. Racconta di essere stata trattata fisicamente bene,  di aver vissuto sotto la custodia di una donna e di aver condiviso con lei attività quotidiane, di non aver mai realmente temuto per se stessa sapendo di essere nelle mani di un gruppo di fede islamica.

john-cantlie-ostaggioNel recente articolo The Anger Factory, John Cantlie, ostaggio dell’Isis, scrive  “Pur essendo un prigioniero, sono stato trattato con il rispetto e l’educazione che non ho  mai ricevuto dal mio governo. Anche se ne avessi la possibilità, onestamente potrei tornare a vivere in un paese che ha disconosciuto gli altri cittadini britannici, tutte le loro famiglie, e me stesso in modo così sprezzante? Non credo.”

kayla-mueller-ostaggio-isisKayla Mueller è stata rapita dall’Isis e la sua prigionia è durata quasi due anni; si è conclusa sotto (o in conseguenza) un bombardamento della coalizione anti-Isis a guida americana. Nella lettera della primavera scorsa resa nota ora dalla sua famiglia scrive “ Sono in un luogo sicuro, completamente illesa e sana (ho acquistato peso in realtà); sono stata trattata con il massimo rispetto e gentilezza.”

Colpisce che sia Cantlie sia Kayla usino le stesse espressioni “rispetto e gentilezza“. Si può supporre che sia stato loro ordinato, tuttavia se la Dabbous libera avesse avuto una verità stridente da rivelare lo avrebbe fatto, dando un valore ancora maggiore all’azione liberatrice del nostro Governo.

Nel caos dell’insorgenza siriana ci sono molti “attori” e non tutti sono effettivamente ciò che dicono di essere. Nello stesso periodo del rapimento del gruppo di Susan Dabbous e Amedeo Ricucci, in Siria vennero catturati Pierre Piccinin e Domenico Quirico i quali, al contrario, hanno raccontato di maltrattamenti e terrificanti finte esecuzioni. Quirico, però, è preciso “Una banda di comuni banditi travestiti da Islamisti e rivoluzionari. E’ stato un quotidiano viaggio nell’umiliazione… L’odio sarebbe la strada più facile, ma se li odiassi, sarei un uomo peggiore, sarei sequestrato ancora per sempre”. Continua a leggere…

John Cantlie: finché Isis mi consente di vivere, bacchetterò i nostri ingannevoli governi

14 febbraio 2015

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Il nuovo magazine Isis è comparso in rete il 12 febbraio: Dall’ipocrisia all’apostasia è il titolo. Anche questa volta si chiude con un lungo articolo a firma di John Cantlie: The Anger Factory, la fabbrica della collera. L’originale in inglese si può leggere o scaricare dal pdf allegato: Dabiq7, alla pagina 76.

1- ilcaricamento di Dabiq è lento
2-original article in english also here 

Nella prima parte Cantlie tratta delle tragiche giornate di Parigi e dell’atteggiamento assunto dalle autorità francesi. Libertà a tutto tondo per le posizioni “CharlieHebdo” e repressione per il comico Dieudonné. 

John-Cantlie-dabiq“Quindi è lecito offendere l’Islam e dileggiare il Profeta Muhammad, ma è reato difendere l’Islam esprimendo supporto per i mujahidin.” scrive Cantlie e sottolinea la doppiezza del dipingere l’insorgenza armata come terrorismo, sorvolando, sia i media e sia i Governi, sul sostegno che in Siria si dà ad alcune di queste  formazioni. 
Le argomentazioni di Cantlie sono simili a quelle di molte altre fonti al di fuori del mainstream:  “I governi stanno fomentando crescente rabbia con la loro linea dura e una visione che non funziona nel mondo reale. Si rifiutano di adeguarsi a una situazione complessiva in via di sviluppo e, invece di affrontarla in modo intelligente e diverso, utilizzano pesanti strumenti di polizia e quegli stessi interventi militari all’estero che già avevano peggiorato la situazione negli ultimi decenni”.
Come si vedrà più avanti, Cantlie valuta in positivo il controcanto dei social media al mainstream circa l’arroganza dell’Occidente e la conseguente pavloviana risposta militare; in questo blog se ne era già parlato nell’articolo “La presunzione dell’Occidente, origine e sostegno del jihad terrorista”.
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L’indignatissima signora che tappa la bocca a Obama

12 febbraio 2015
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Giorno nero, situazione imbarazzante. Obama è al microfono e inizia il discorso. Tra il pubblico una signora, una piccola donna che incrociata per strada sembrerebbe come tante, imprime al meeting una svolta non prevista dal servizio di sicurezza.
Voce potente quanto l’indignazione, inizia a snocciolare accuse, quelle che molti vorrebbero rivolgere al presidente degli Stati Uniti.
Obama cerca di interromperla. Impossibile. Resa incondizionata alla combattiva biondina, che non tace nemmeno mentre gli agenti della sicurezza la prendono sottobraccio e la trascinano all’uscita. Inciampa, cade, ma non smette di elencare:

.

 Abdul Rahmani al-Awlaki  aveva 16 anni
perchè lo hai ucciso?
Puoi togliere i droni dalle mani della CIA?
Puoi dire ai Musulmani che le loro vite sono preziose come le nostre?
Puoi far smettere le uccisioni sulla base
di un semplice sospetto?
Ti scuserai per le migliaia di Musulmani
che hai ucciso?
Compenserai le famiglie delle vittime?
E’ questo che ci renderebbe più sicuri qui a casa nostra.
Io amo il mio paese, la legge.
Sono i droni a renderci meno sicuri.
E’ Guantanamo che…  

Un fiume in piena! 

Video Facebook

 

https://www.facebook.com/video.php?v=694746157259072&pnref=story

 

thanks to @WahedMasri

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Golpe con tangente: Al Sisi d’Egitto e i Paesi del Golfo

9 febbraio 2015
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Abbas-Kamil-Mahmoud-Hegazi-A-SisiIl Faraone è stato denudato. Un media turco ha pubblicato la registrazione di un colloquio di   Abdel Fattah Al-Sisi  ai tempi in cui  era Ministro della Difesa e mirava alla presidenza. Una conversazione a tre, l’ufficio di uno degli interlocutori, la televisione accesa in sottofondo. Con Al Sisi chiacchierano due generali: l’attuale capo dello staff presidenziale Abbas Kamil e Mahmoud Hegazi, ora capo di stato maggiore dell’esercito egiziano. Quello che  emerge è l’ennesima conferma della corruzione come regolatore degli eventi mondiali gestito per mire personali e intrighi geopolitici.

Il dialogo svela che Al-Sisi, ancora “solamente” Ministro della Difesa,  ordina al generale Kamil di battere cassa a colpi di 10 miliardi di dollari ciascuno presso le monarchie del Golfo. L’articolo di Middle East Monitor cita Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e  Kuwait.  Fondi da accreditare sui  conti bancari dell’esercito, più ulteriori donazioni per la Banca Centrale egiziana. [ In fondo all’articolo il video con le voci e i sottotitoli in inglese.] Qui in breve in punti salienti. Continua a leggere…

Devastare poi ammonire: Tre minuti dall’Apocalisse

30 gennaio 2015
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L’Apocalisse si avvicina?
L’autocritica degli scienziati dov’è?

Gli scienziati dell’Università di Chicago, molti dei quali reduci dal Progetto Manhattan per la creazione della prima bomba nucleare, escogitarono il Doomsday Clock, letteralmente: Orologio del Giorno del Giudizio Universale, in pratica, un conto alla rovescia verso la distruzione planetaria. All’origine, 1947,  l’indicatore registrava il pericolo di una guerra atomica fra i grandi blocchi. Ora il dato ingloba più vaste considerazioni: il cambiamento climatico e le nuove tecnologie che permeano i vari ambiti dell’attività umana.

Il  Bulletin of Atomic Scientist  annuncia solennemente che nel 2015 siano a “3 minuti dalla catastrofe”.

Nel 2015, il cambiamento climatico incontrollato, la globale modernizzazione degli armamenti nucleari e gli esorbitanti arsenali di armi atomiche  pongono straordinarie e innegabili minacce all’esistenza dell’umanità, e i leader mondiali hanno tralasciato di agire con la velocità o sulla scala necessaria per proteggere i cittadini dal potenziale disastro. Questi fallimenti della leadership politica mettono in pericolo ogni persona sulla terra.

 

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Israele contro Hezbollah e Iran, una faida targata “18”

29 gennaio 2015

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Jihad Mughniyeh Nasrallah

Domenica 18 gennaio un elicottero israeliano centra una colonna di automezzi in movimento in territorio siriano, zona delle Alture del Golan. 12 vittime. Spiccano il generale dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran Mohammad Allahdadi, i comandanti di Hezbollah Mohammed “Abu” Issa e il giovane Jihad Mughniyeh, figlio di Imad, lo storico capo militare ucciso da Israele nel 2008 a Damasco, e pupillo di Nasrallah. Perché il blitz in assenza di provocazioni sul campo? Un’azione tattica con vari scopi.

Uno scopo è banalmente rivolto verso l’interno. L’attentato ribadisce, durante la campagna elettorale, la tenacia con cui Netanyahu prosegue la mattanza dei vertici di Hezbollah. Continua a leggere…

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