Skip to content

Matrimoni e “surrogati”

7 febbraio 2016

mcc43

Le mura che proteggono le costituzioni sono cementate dalla pubblica opinione. Ed è proprio la pubblica opinione che appare attualmente, con rare eccezioni, poco o male informata; e dedita, in conseguenza di ciò, all’adorazione di falsi idoli.

Nel nostro paese Matrimonio indica due tipi di rapporto. Il matrimonio religioso, nel quale gli sposi stessi sono i celebranti, ministri che si conferiscono reciprocamente il sacramento di fronte alla Chiesa. Questo matrimonio avviene, dunque, in una dimensione del sacro e ha come caratteristica la volontà degli sposi di accogliere i figli. Il matrimonio civile, ha luogo in una sede dello stato, quindi in dimensione totalmente umana. L’ordinamento italiano accoglie il matrimonio religioso sottoponendolo alle medesime norme, obblighi e diritti dei coniugi, nonché diritti dell’eventuale prole fissati per il matrimonio civile. La ragione per cui lo Stato legifera sul matrimonio è perché esso è il rapporto che perpetua le generazioni e crea i cittadini di domani.

Lo Stato non si occupa dei sentimenti.
Lo Stato non entra nella vita interiore dell’aspirante al matrimonio.
Lo Stato non pone requisiti di affettività come soglia d’ingresso alla vita coniugale.
Continua a leggere…

I parà della Folgore a guardia dei confini nordorientali dell’Italia

29 gennaio 2016

mcc43

Il governo Renzi ha schierato le eccellenze militari ai confini dell’Italia, in Friuli Venezia Giulia. Con gli Alpini della Julia, anche un centinaio di parà  della Folgore.

Vedo nella fiumana in cammino dal Medio Oriente verso l’Europa solo dei disperati, stanchi e impauriti  da assistere, non un’invasione di terroristi. Ma i paesi confinanti hanno chiuso le frontiere ed è stato in previsione di queste decisioni che il governo ha considerato necessarie le Forze Speciali? Da semplice cittadino non so e, per di più, fra critiche e miti, trovo sia da mettere a fuoco anche la figura del parà della Folgore a guardia del confine italiano.
divisione-folgore-livornoNel sito del Ministero della Difesa  a proposito dei paracadutisti si legge “Specialità fra le più pregiate della fanteria in tutti gli eserciti, in Italia nasce e si afferma alla vigilia del secondo conflitto mondiale.[…] Nel dopoguerra tramanda le tradizioni della Specialità la Brigata paracadutisti Folgore. Attualmente i reggimenti sono 4 e le loro Bandiere … “  e segue un impressionante elenco di decorazioni a vario titolo.

La base è a Livorno e i rapporti con la città non sono sempre stati  idilliaci. “Qui non si allevano conigli“,  parola di generale in risposta  alle provocazioni di gruppi della sinistra.
Nel 1971 sul muro della stadio di Livorno comparve una scritta vergognosa “46 Paracadutisti morti = 46 fascisti in meno – niente lacrime”. Alludeva alla tragedia della Meloria: l’aereo britannico che trasportava i parà italiani durante un’esercitazione militare congiunta s’inabissò nel Mediterraneo; morirono tutti, anche i sei soldati dell’equipaggio inglese. I corpi  vennero recuperati nelle secche della Meloria.

Continua a leggere…

La diaspora italiana in Tunisia e le impennate della Storia

7 gennaio 2016

mcc43

“La mia madre biologica è l’Italia,
ho sposato la Francia
ma la mia nutrice è stata la Tunisia”
Adriano Salmieri

Quelli di Pirandello erano personaggi in cerca di un autore, altri, invece, sono persone in carne ed ossa che cercano un pubblico per la loro storia. Un luogo dov’è facile incontrarne è il treno. Il caso fa da mediatore e chi ha voglia di ascoltare deve solo intuire che dietro la “copertina” c’è una storia che vuol uscire.

La storia di Carola

Continua a leggere…

Il PKK e la “sirianizzazione” della Turchia

2 gennaio 2016

mcc43

Ciclicamente vediamo formarsi  la “muta da caccia”, per dirla con Elias Canetti, contro un paese prendendo di mira il leader. E’ il turno della Turchia e di Recep T. Erdogan.
La platea che inneggia, i segugi che rincorrono le notizie di RT e Sputnik, media russi di propaganda, partecipano inconsapevolmente al tentativo di destabilizzare una nazione di 75 milioni di persone.

In questo articolo, tradotto dall’edizione inglese de Il Monitor,  l’analisi del momento, e lo scontro interno ai Curdi: con il PKK che ha alzato le trincee nelle strade e invitato i giovani a combattere mentre, per contro, molti Curdi  attendono che Ocalan dia l’ordine di tornare nuovamente alle trattative. Nei social media l’accusa rivolta a Erdogan è aver “rotto la tregua per ragioni elettorali”. La realtà è che la tregua era biennale e scadeva a luglio 2015; il primo scontro è avvenuto  con l’uccisione di due poliziotti da parte del PKK,  cui sono seguiti numerosi attacchi.

Will PKK cross swords with  Ocalan?

Abdullah-Öcalan-Apo

Abdullah Öcalan, detto Apo

Kurtulus Tayiz (*) ieri ha scritto una cosa interessante e importante:  “Il comando del PKK, a Kandil (ndr. centro di comando nelle montagne del Kurdistan iracheno) non vuole che il leader in carcere, Abdullah Apo Ocalan intervenga per una soluzione politica e non obbedirà.
Non penso che le speranze che Ocalan intervenga servirebbero a qualcosa. Finchè i poteri che governano a Kandil e l’ HDP
(ndr. il partito democratico misto) non vogliono, Apo non potrà farsi sentire. Anche se lo Stato glielo chiedesse, Apo non parlerebbe. Dobbiamo capire che è giunto il momento di colpire in Turchia. E’ tempo di “sirianizzare” la Turchia “. (**)

Continua a leggere…

Le nere maree…

1 gennaio 2016

mcc43

Non un vaticinio, ma un monito.

alluvione.frank

Clima Psiche Salute 

assediati dalle nere maree:

Conflitti

Xenofobia

Razzismo

Manipolazione delle notizie

Squilibri economici

Avventurismo scientifico

Diseguaglianze dei diritti

Svuotamento dei principi

…..

Google+

 

 

Maktub blog, analisi del 2015

30 dicembre 2015

I Folletti delle statistiche di WordPress.com
hanno preparato un rapporto annuale 2015
per questo blog.

Ricevo sempre con piacere il rapportino dei Folletti perché non espone solamente quantità, permette d’individuare quali miei interessi sono condivisi  dal pubblico.

Avanti con i numeri: 58 articoli pubblicati, 33.000 visite. Comparando col 2014, 107 articoli e 44.000 visite, risulta un numero di post dimezzato, le visite diminuite, non nella stessa misura perchè sostenute dalle pubblicazioni precedenti.

Infatti, nella classifica dei più letti solamente

John Cantlie: finché Isis mi consente di vivere, bacchetterò i nostri ingannevoli governi

è del 2015. Mi compiaccio dell’interesse per Cantlie, a fronte del silenzio dei suoi colleghi giornalisti, e spero che il 2016 porti la sua liberazione.

Dal passato riemergono gli articoli sui mercenari e sull’infelicità delle persone intelligenti a segnalare un mix di rabbia e tristezza. E ancora Isis: le mappe del territorio conquistato in Siria e la pratica della decapitazione, che non è prescritta dal Corano.

Sono lieta che il giorno di massima affluenza sia merito dell’articolo  sul rapporto fra Islam e CristianesimoUn argomento scottante, da affrontare senza dogmatismi, come avvenuto nell’ appassionato dialogo con Bortocal sotto il suo articolo sul ritrovamento dei frammenti del Corano 

Maktub  non ha per … destino di attirare commentatori, per questo ai fedelissimi va un ringraziamento speciale: la raffinata blogger di Tramedipensieri, gli affezionati non_blogger Marc e Mariposa; le più recenti conoscenze notwnadmin   e passoinindia ,  nonchè tutti gli altri che i folletti  non hanno espressamente nominato, come lpiersantelli

Infine..

Auguri, auguri sinceri
a lettori e blogger,
sia un 2016
esattamente come il loro cuore lo desidera

MCarla

 

 

 

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 33.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 12 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

La Libia e i giochi di prestigio dell’Onu

26 dicembre 2015
tags: ,

mcc43

“Il primo connotato della democrazia è un’assemblea parlamentare eletta a suffragio universale. Quando di assemblee ve ne sono due non è più democrazia ma caos.”


Dalle contestate elezioni di giugno 2014 in Libia legiferavano due Parlamenti: il nuovo, eletto in giugno, migrato a Tobruk “per ragioni di sicurezza” e dichiarato illegale dalla Corte Costituzionale, quello vecchio riconvocato a Tripoli. 
Più di un anno è trascorso, in varie occasioni i media hanno esultato per un accordo “quasi” raggiunto fra i due centri del potere politico. Questo blog era rimasto scettico e silenzioso. Ora  l’Onu, con il nuovo mediatore Martin Kobler, asserisce essere avvenuta una “svolta”.  Sostanziale o formale?

Kerry-gentiloni-kobler-libia

Kerry, Gentiloni, Kobler

Il 17 dicembre a Skhirat in Marocco i rappresentanti dei due parlamenti – Saleh Aguila Issa per Tobruk e  Nuri Abusahmin per Tripoli – hanno apposto la loro firma sul piano dell’Onu per la formazione di un governo di unione nazionale.
Il 23 dicembre,  la risoluzione 2259 del Consiglio di Sicurezza, recepisce tale firma sul (proprio) piano.
Questo pronunciamento delle Nazioni Unite, però, avviene prima che le Assemblee di Tripoli e di  Tobruk abbiano  discusso e votato l’accordo!

Per valutare la tenuta dell’accordo
occorre fare un passo indietro 

Continua a leggere…

Tra Gaza e il mondo c’è Rafah. Parte seconda: Israele ed Egitto carcerieri

18 dicembre 2015

mcc43

La Striscia di Gaza non ha aeroporto, l’uscita via mare è preclusa; via terra i valichi verso Israele sono agibili a discrezione del governo di Tel Aviv e a Rafah – punto di uscita verso l’Egitto –  vige l’arbitrio congiunto delle autorità egiziane e israeliane con la connivenza internazionale. Prigione a cielo aperto per 1.800.000 persone.

 gaza-barriera-rafah-palestinesi

Nel 1967 durante la Guerra dei 6 Giorni Israele aveva militarmente occupato la Striscia.

-Nel 1978 il Trattato di Pace di Camp David firmato dai premier Begin e Sadat stabilisce che Rafah è il confine tra i due stati.

Continua a leggere…

Tra Gaza e il mondo c’è Rafah. Parte prima: I costi umani

14 dicembre 2015
rafah valico

mcc43

Il confine fra la Striscia di Gaza e l’Egitto spacca la città di Rafah, un tempo tutta palestinese. Chiuso da più di cento giorni, il valico è stato riaperto il 4 e 5 dicembre.
Nell’urgente necessità di uscire: 25 mila persone. Titolari, in teoria, del diritto: stranieri, studenti, malati in espatrio per cure mediche. Effettivamente usciti: 658 persone.

In questa Parte Prima (*), la testimonianza di un giovane Palestinese che ha vissuto l’odissea del viaggio, fra stanchezza, attese, prevaricazioni.

Shaker ritorna in questo blog, dopo la sua Lettera da Gaza, la speranza nonostante il dolore, [ripubblicata e commentata in Corpus] ha una laurea e lavora in un call center; aveva ottenuto una borsa di studio per un dottorato (PHD)  in Turchia e i corsi erano cominciati già da mesi. L’apertura di dicembre era l’unica possibilità per imprimere la svolta alla sua vita.
Così, come un fiume in piena, mi racconta l’odissea di coloro che cercano di uscire dalla  prigione_Gaza.  
Continua a leggere…

Uri Avnery: Terrorismo Internazionale ed ipocrisia

6 dicembre 2015

mcc43

“L’impero dell‘assurdiozia” di
uri avnery israel Uri Avnery

Il cosiddetto “terrorismo internazionale” non esiste. Dichiarare una guerra contro il “terrorismo internazionale” è una cosa del tutto insensata. I politici che lo fanno sono o imbecilli o cinici o probabilmente tutti e due.

Il terrorismo è un’arma. Come un cannone. Rideremo in faccia chiunque dichiarerebbe la guerra contro un ”artiglieria internazionale”. Un cannone appartiene ad un esercito, servendo gli obiettivi di questo esercito. Il cannone di una parte spara sul cannone dall’altra parte.

Il terrorismo costituisce un modus operandi frequente messo in atto da popoli sottomessi, tra cui la resistenza francese contro i nazisti durante la seconda guerra mondiale. Derideremo chiunquedichiarerebbe la guerra contro “la resistenza internazionale”.

Carl von Clausewitz, il pensatore militare prussiano, ha  detto la famosa frase secondo cui la guerra era semplicemente “la continuazione della politica con altri mezzi.   Se vivesse con noi oggi, direbbe: “Il terrorismo significa “una continuazione della politica con altri mezzi.”

Il terrorismo letteralmente significa far paura alle vittime, affinché capitolino dinnanzi alla volontà del terrorista.

Il terrorismo è un’arma. Abitualmente è l’arma dei deboli, di coloro che non possiedono bombe atomiche come quelle gettate su Hiroshima e Nagasaki, terrorizzando i giapponesi per costringerli ad arrendersi. Oppure gli aerei che distrussero Dresda, tentando (in vano) di terrorizzare i tedeschi per costringerli alla resa.

Visto che la maggior parte dei gruppi e dei paesi che applicano il terrorismo persegue diversi obiettivi che spesso si contraddicono tra loro, non esiste nulla di “internazionale”, quando si tratta di terrorismo. Ogni campagna terrorista ha un suo carattere del tutto specifico, per non parlare del fatto che nessuno si considera terrorista, ma solo un combattente per Dio, la Libertà e altro. Continua a leggere…

Turkmeni? Esistono! Sebbene i Curdi in Iraq cerchino di farli scomparire

27 novembre 2015

mcc43

Il flusso quotidiano delle news ci raccontano di ciò che è funzionale o ostacolante per i paesi capofila dell’Occidente. Il popolo dei Turkmeni, o Turcomanni, non era fra questi ed è comparso nelle cronache solamente quando la Turchia ha denunciato i bombardamenti russi sulla popolazione civile turkmena di Siria.
Eppure milioni di persone, etnicamente affini ai Turchi, vivono i comunità sparse nei paesi del Medio Oriente: Iran Afghanistan, ma soprattutto Siria e Iraq. Questi ultimi, “Turkmen of Iraq”,  sono il gruppo che vive un’annosa tragedia, ignorata dal main stream  e dai social media che seguono a ruota.

Un breve memo:il regime di Saddam Hussein praticava l’arabizzazione dei territori iracheni abitati da minoranze etniche; attuò, pertanto, un forzato dislocamento ed emigrazione di Curdi, Turkmeni e Iazidi.
Curdi iraq contro turcomanni Nel 2003, caduto Saddam, ha luogo lo speranzoso controesodo dei Turkemeni verso le città di origine. L’illusione frana sotto una nuova oppressione: le dirigenze curde si comportarono come conquistatori, centinaia di miliziani di altre zone irrompono nelle città a maggioranza turkmena dichiarando se stessi abitanti originari. 

A Kirkuk – che, non si dimentichi, galleggia sul petrolio – i Curdi devastano gli uffici catastali, distruggono i titoli di proprietà dei Turkmeni e rendono loro impossibile dimostrare i propri diritti.

I nuovi arrivati curdi esibiscono passaporti falsi per curdi svezia passaporti falsi, come appurato da una indagine della Svezia. L’ambasciatore iracheno-curdo a Stoccolma forniva passaporti da cittadino iracheno a Curdi originari di Siria, Iran, Libano e altro.

Per definire lo status di Kirkuk è da tempo in discussione un referendum che, vista l’attività di curdizzazione della città, rischierebbe di sancire una storia si sopraffazione e ingiustizia.

In cerca di fonte con conoscenza diretta della situazione, dei fatti, delle rivendicazioni dei Turkmeni dell’Iraq, ho posto domande a chi il problema lo vive e lo rappresenta anche a livello parlamentare.

ali albayati iraq turmeniAli Albayati, capo del Turkmen Rescue Foundation e membro dell’ Advisory Human Rights Council del Parlamento iracheno.

26-27 novembre 2015

D. mcc: Oggi il fattore religione sembra sia il più importante. A quale o quali confessioni appartengono i Turkmeni?
R. dr.Albayati: Principalmente sono islamici, ma ci sono anche centinaia di cristiani. Le relazioni fra le due comunità sono buone, però ci sono sia turkmeni che membri di altre etnie che sono diventati parte dell’Isis.

Continua a leggere…

Il ritorno di John Cantlie in Dabiq: le ambiguità dell’Occidente

19 novembre 2015

mcc43

John Cantlie, dopo l’assenza nelle due ultime edizioni, torna nel magazine dello Stato islamico, Dabiq12 pubblicato il 18 novembre, con un articolo intitolato  The Paradigm Shift /II. La prima parte era comparsa in Dabiq8, del mese di marzo, alla quale si può risalire da questo link .

 

Scriveva allora Cantlie: “Per quanto scomodo possa essere per molti in Occidente, ci sono poche ragioni per cui lo Stato Islamico non debba essere considerato uno stato. Gli stati possono nascere in giorni, in ore durante un colpo di stato, o nei minuti in cui si appone la firma sotto un documento. Ha funzionato così per secoli. “.
Ora riprende l’argomento dal punto di vista del lungo tempo  che fu necessario ai nuovi stati nati in modo indipendente per essere riconosciuti sul piano internazionale, e cita il politologo americano Stephen M. Walt“L’Europa ha rifiutato di riconoscere formalmente l’Unione Sovietica per anni dopo la rivoluzione del 1917, gli Stati Uniti non l’hanno fatto fino al 1933. Allo stesso modo, l’America non ha stabilito relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese fino al 1979, circa 30 anni dopo la sua fondazione.”

A John Cantlie – ostaggio britannico dimenticato dalla patria e costretto alla sua solitaria lotta per la  sopravvivenza –  lo Stato Islamico delega il compito di esplicitare la propria strategia a lungo termine: il riconoscimento internazionale di uno stato sunnita totalitario su territori tuttora considerati parte di Iraq e Siria.  La redazione di Dabiq si riserva tutto il resto: gli aspetti dottrinali didattici, il trionfalismo per gli attentati riusciti , anche la foto della lattina di Schweppes riempita di TNT che ha fatto esplodere l’aereo russo in Sinai, le minacce di attentati futuri, la celebrazione dei “martiri”, il vanto per il crescente numero di “province” affiliate e, non ultimo, la denuncia dell’organizzazione rivale Al Nusra come servile dell’occidente e ingannatrice della comunità islamica (Oumma)  nella quale vuole introdurre criteri come il relativismo, i diritti umani, il nazionalismo e così via. 

Non credo sia difficile immaginare quanto deve costare psicologicamente a Cantlie restare in equilibrio sul filo: comunicare la realtà dell’esistenza dello Stato Islamico, ormai sempre più constatata da analisti occidentali, esporre gli aspetti crudeli del totalitarismo, senza poter proferire quella condanna che la sua provenienza culturale e l’esistenza vissuta fino alla cattura vorrebbero gridare.
Interpreta questo compito in un modo simile a quello dell’amicus curiae, il conoscitore di una questione che la delucida affinché altri che ne hanno il compito possano emettere un verdetto . Così è quando elenca fra le opzioni dello Stato Islamico, qualora l’Occidente non mutasse atteggiamento, anche un attentato di straordinarie dimensioni in luogo iconico, come Manhattan.

Parti salienti di Paradigm Shift/II
Cantlie Dabiq12

Continua a leggere…

Europa, Terrorismo, Fanatismo: Anno zero, giorno uno

18 novembre 2015

mcc43

Questo è un articolo di Marco Arnaboldi*  pubblicato in CaffèGeopolitico  e in Jihadistan che affronta con lucidità i pre-concetti e i pre-giudizi che troviamo reiterati nelle analisi degli attentati di Parigi il 13 novembre. A una loro trattazione non priva di godibile ironia segue la descrizione dei due principali atteggiamenti psicologici di chi prende coscienza dell’ inadeguatezza europea nel comprendere il fenomeno jihadista. 

manifestazione solidarietà parigi isis

foto Ansa /Giorgio Onorato

Nella conclusione dell’articolo l’autore sottolinea l’urgenza di ritrovare slancio intellettuale, impostare proprie narrative, affrancarsi dal ricatto finora subito della retorica dell’Isis. Richiama l’Occidente a una visione geostorica, fatta di macro-tendenze ricorrenti, per non chiudersi in una visione tutta ideologica e dottrinale degli eventi. 

Continua a leggere…

Rogo di una famiglia palestinese e astuzie dello Shin Bet

12 novembre 2015

mcc43

I Fatti 
Ali DawabshehNotte del 31 luglio 2015: ignoti coloni ebrei appiccano il fuoco a una casa palestinese di Duma, Cisgiordania. Ali Dawabsheh, 18 mesi, è arso dalle fiamme, padre e madre muoiono nei giorni seguenti, sopravvive orrendamente ustionato Ahmad, quattro anni.
L’indomani, il ministro israeliano della difesa Moshe’ Yaalon arresta Meir Ettinger e altri due giovani ebrei di estrema destra sospettati di terrorismo ebraico. Lo Shin Bet (sicurezza interna) arresta altre 9 persone nelle colonie di Cisgiordania.

Le interpretazioni

Nessun arresto avviene con espressa motivazione di aver causato il rogo. Per ragioni non spiegabili, se non con il fatto che Meir Ettinger è noto in Israele e le sue foto sono comparse nei media, dal versante dei sostenitori dei Palestinesi si assume frettolosamente e confusamente che il colpevole del rogo sia stato individuato proprio in Ettinger.

Facebook, gruppo pubblico di supporto alla Palestina, post del 6 novembre: di tragicamente vero c’è solo il riferimento alla tragedia.

meir ettinger in facebook

L’errata trascrizione del nome, Etgher anziché Ettinger, rende difficile, a chi voglia farlo, accedere alle informazioni su di lui: non un qualsiasi “colono”, ma un blogger gerosolimitano da tempo sotto osservazione del servizio segreto, discendente di una famiglia ostile politicamente allo stato di Israele e, nel caso fosse indiziato di responsabilità diretta nel rogo, potenzialmente accusabile anche di condurre una faida personale contro gli arabi.

Chi è Meir Ettinger 

E’ nipote di Meir Kahane, rabbino americano fondatore della Jews Defense League, per una legislatura membro della Knesset.
Continua a leggere…

Egitto 2015: il lento inabissarsi del carisma di Sisi

9 novembre 2015

mcc43

Anche la verità comincia leggera come un’auretta,
poi via via diventa temporale.

Febbraio, Giugno, Agosto, Novembre:
macchie sul carisma del Feldmaresciallo

al sisi abdel fath al sissi

Luglio 2015, Matteo Renzi   “In questo momento l’Egitto sarà salvato solo con la leadership di Al Sisi”

 ***

E’ il mese di FEBBRAIO: un leak di conversazioni telefoniche  rivela che il golpe condotto da Abdel-Fatah Al-Sisi nel 2013 contro il presidente Mohammed Morsi era voluto e con profusione finanziato da alcune monarchie del Golfo.

Continua a leggere…

Sempre online, sempre in un “Non Luogo”

14 ottobre 2015

mcc43

Se la mente è sempre altrove, rispetto al corpo fisico, significa non essere, nella propria completezza, mai da nessuna parte.

Il mio rifiuto dei device che permettono di essere sempre connessi è istintivo. Oso dire che mi ispira qualcosa di simile alla repulsione, come quando nella calca qualcuno si stringe tanto a te da alitarti in viso o farti odorare il suo afrore. Amo internet, non vorrei una giornata senza la connessione, a patto che sia aprire una finestra quando e per quanto desidero io.
Questo ha le sue scomodità, i computer e i portatili funzionano meno bene da quando i programmi sono pensati per diventare App sui telefoni. Ma non è niente in confronto all’immiserimento dei contatti nei social media. La coincidenza del continuo flusso e delle piccole dimensioni degli schermi induce a privilegiare le immagini e trascurare i post scritti. L’immagine crea emozione, ovvero un moto: Like e via, o Like e condivisione. Un ingorgo di doppioni.

Chi legge gli articoli? Pochissimi, infatti i blog stanno diventando nicchia, ma il condividere ormai è compulsione e si fa in base al titolo; spesso chi, anziché ri-condividere al volo, apre il link e legge il testo si accorge che il titolo era truffaldino e l’articolo dice cose diverse.

Trascorrendo molto tempo dentro tale extra-realtà, in cui la mente scorrazza altrove ignara del luogo ove il corpo occupa spazio, si assume un’abitudine: ciò che è vicino e fisico ha trascurabile importanza. Un fastidio. L’attività che si deve compiere diventa secondaria e da sbrigare con il minimo tasso di attenzione.
Lavoratori dipendenti che sono in Facebook durante le ore di lavoro violano il patto del proletario e dell’imprenditore: salario in cambio della prestazione. Studenti su Whatsup durante le lezioni compiono il sabotaggio della passione del docente per il suo compito. Che pensare dei politici che durante importanti riunioni non ascoltano i colleghi ma twittano per criticarli o in Facebook annunciano le mosse politiche a venire? Quanto è consapevole della strada un automobilista che al volante chatta con gli amici di Facebook? Quanto è percepita la gioia di certi momenti della vita quando sono vissuti controllando le email?

eric pickersgill

@EricPickersgill

Continua a leggere…

Gioco a tre in Algeria: i due Bouteflika e i Servizi Segreti

30 settembre 2015

mcc43

boutef-toufik

Il generale e il presidente

– La faida del Presidente e del generale

– Sonetrach2: terremoto nel clan Bouteflika

– Chi sparò  nel compound di Zeralda?

– Saïd Bouteflika, fratello e ombra

– Il domani dell’Algeria

Il presidente che non appare più in pubblico, licenzia il generale che non è mai apparso in pubblico… l’assurdità di un potere che si cela, che si può solo intuire dalle tracce elusive che i fatti, pur ben manovrati, non riescono del tutto a nascondere.

La faida del Presidente e del generale

Il presidente dell’Algeria AbdelAziz Bouteflika, per tutti Boutef,  è in condizioni di salute che lo rendono inabile alla funzione, tuttavia in suo nome viene fatto uscire di scena il generale Mohammed Mediene,  detto Toufik, capo dell’intelligence militare, uomo che gli aveva creato e poi ostacolato per decenni il suo destino da autocrate. Continua a leggere…

Sulla genesi della stupidità

23 settembre 2015

mcc43

da  Dialettica dell’Iluminismo

max horkheimer theodor a Adorno

M. Horkheimer e Th. W. Adorno

Il simbolo dell’intelligenza è l’antenna della chiocciola “dalla vista odorante” che, secondo Mefistofele*, serve anche per annusare. L’antenna si ritira subito, davanti all’ostacolo, nella custodia protettiva del corpo; torna a fare una sola cosa col tutto e  solo con estrema cautela si avventura di nuovo come organo indipendente. Continua a leggere…

Sharon, Falangi Libanesi e Reagan: gli assassini di Sabra e Shatila

15 settembre 2015

mcc43

1982, Prima Guerra del Libano che Israele chiamò “Operazione Pace in Galilea
Ronald Reagan mandò Philip Habib a negoziare un cessate il fuoco in seguito al quale i combattenti dell’OLP si ritirarono dal Libano dietro esplicita garanzia che gli Stati Uniti d’America, con l’autorità e la promessa del presidente Ronald Reagan, avrebbero tutelato la sicurezza delle donne e dei bambini rimasti indifesi nei campi profughi. Habib firmò il documento di suo pugno. L’OLP andò in esilio in Tunisia stringendo in mano le più alte rassicurazioni possibili: quelle degli Stati Uniti d’ America. Non valevano la carta sulla quale erano scritte. Il massacro ebbe inizio.

Sepoltura a Shatila

Sepoltura dei Martiri

Susan Abulhawa Jenin

Susan Abulhawa

da Ogni mattina a Jenin,

di Susan Abualhawa

Il 16 settembre nonostante il cessate il fuoco, l’esercito di Ariel Sharon accerchiò i campi profughi di Sabra e Shatila […] I soldati israeliani eressero posti di blocco per impedire l’uscita ai profughi e fecero entrare nei campi i loro alleati della Falange Libanese (*). I soldati israeliani appostati sui tetti guardavano l’area con i loro binocoli durante il giorno e di notte illuminavano il cielo con i razzi per guidare la Falange che passava di baracca in baracca.
Due giorni dopo I primi giornalisti occidentali entrarono nei campi profughi e riferirono quel che videro.

Continua a leggere…

mariepaz

La investigación cultural y linguistica nunca se acaban

cor-pus 15

sogna la vita, mentre la vivi, intatta.

Lorenzo Piersantelli

Tutto ciò che mi circonda, nel bene e nel male, è un haiku....

pierluigi fagan | complessità

"Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza." (I. Kant)

Global Justice in the 21st Century

commentary on global issues

Uomini Beta

La vigliaccheria chiede: è sicuro? L’opportunità chiede: è conveniente? La vanagloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Ma arriva il momento in cui si deve prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare ma la si deve prendere perché la propria coscienza ci dice che è giusta. (Martin Luther King)

John Tevis

Analyst and Writer

Beauty Break

La mia pausa di bellezza • bio • blogging • makeup • recensioni • novità • gossip • moda • blablabla..

fotografia najwidoczniej realna

Wszystko, co nie pozwala przejść obojętnie...

sapevate(g)lo

Momenti di Gloria.

Anna My World Of Makeup

Rencesioni e tutorial Makeup Moda & Lifestyle

L' essenziale e' invisibile agli occhi

" Emancipate yourselves from mental slavery .. None but ourselves can free our minds. "

Divagazioni

Pensieri, articoli, lettere, Interviste, dossier, foto, audio, video e altri documenti su tutto e su niente in particolare. Elucubrazioni di una mente (di)vagante

Cor-pus

perché vivere la vita se basta sognarla? - QUESTO BLOG PUO` NUOCERE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DEI FANATICI DI QUALUNQUE TIPO. SE RITIENI DI POTER ESSERE OFFESO DALLA CRITICA APERTA AD OGNI TIPO DI POTERE, DI RELIGIONE O DI IDEOLOGIA DOGMATICA ASTIENITI DAL LEGGERLO, ma rispetta la liberta` di chi invece non ne ha paura, lasciando che se lo legga in pace, e se hai un Dio, vai sereno con lui, fratello.

News of the World

news from all the world

passoinindia

Passi ... per avere nuovi occhi ... (Cultura, Storia, Spirtualità & Viaggi in India) (Travel, Culture & Spiritual experience about India)

LA LENTE DI UNA CRONISTA

Considerazioni e riflessioni per vaccinarsi dall'indifferenza

Jung Italia

Blog di Psicologia Analitica e Moderna

JIHADOLOGY: A clearinghouse for jihādī primary source material, original analysis, and translation service

A clearinghouse for jihādī primary source material, original analysis, and translation service

AFFAIRES FAMILIALES &_DROITS_DES_ENFANTS

EXCLUSION PARENTALE et ALIENATION PARENTALE - Maltraitance_psychologique - Enfant-otage / Enfant-soldat http://affairesfamiliales.wordpress.com

/ ca gi zero /

Sometimes here, sometimes not

Gli anziani raccontano

Il solo modo per non morire giovane è diventar vecchio (G. B. Shaw)

Dully Pepper24H

Arte pelo Amor, Arte pelo Mundo, Arte pela Paz!

agenda19892010

The value of those societies in which the capitalist mode of production prevails, present itself as "an immense accumulation of commodities", its unit being a single commodity --- Karl Marx

I tesori di Amleta

il mio mondo diverso

Carmine Aceto

Il mondo è pieno di altri

+S gen (350)

Non torna mai niente.

zeroconsensus

Cuore, batti la battaglia!

ZID INFORMACIJE

Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

Magik World

"Non bisogna vedere per credere, ma credere per vedere"

Opinionista per caso Viola

Io amo L'Italia ,io amo L'Albania, io amo L'Europa e il mondo intero.. .siamo tutti di passaggio in questo pianeta,quindi non bisogna essere egoisti,avidi,ma bisogna essere generosi con chi è meno fortunato di noi...io dono serenità se non ho cose materiali da offrire...basta anche un sorriso ...

pietervanostaeyen

Musings on Arabism, Islamicism, History and current affairs

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Mauro Poggi

Fotografie e quant'altro

QUAND LE VILLAGE SE REVEILLE

"Quand le village se réveille" est un projet de collecte et de diffusion de traditions et de la culture malienne à travers des images, des audios, des vidéos, et textes et des témoignages des sages. (un blog à venir)

Occupied Palestine | فلسطين

Blogging 4 Human Rights & Liberation of Palestine! فلسطين

laFiam

for a realm of consciousness and responsibility

speraben

il blog di angelo orlando meloni

oichebelcastello

migliorare il proprio paese e non solo

Don Charisma

because anything is possible with Charisma

editoriaraba

Libri, autori ed eventi letterari da Nord Africa e Medio Oriente

Ella Gadda

"Oh, santo Dio, la vita ci raggiunge dovunque!"

Aletho News

ΑΛΗΘΩΣ

Tom Rollins

Middle East politics: Egypt, Israel-Palestine and foreign policy

azouzimedblog

"Mieux vaut mourir debout que vivre toute une vie à genoux." Emilio Zapata

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 917 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: