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La Detenzione Amministrativa: Israele, Palestinesi e Convenzione di Ginevra

17 maggio 2017

mcc43

La Detenzione Amministrativa è una limitazione della libertà personale che si differenzia dall’arresto per natura e per applicazione secondo il dettato della Convenzione di Ginevra per la protezione dei civili in tempo di guerra o occupazione territoriale (1949). Gli stessi principi sono ribaditi nel “Patto Internazionale relativo ai diritti civili e politici” (1966). Misura di carattere eccezionale, viene dal governo d’Israele applicata sistematicamente e, come attesta il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu, in alternativa ai regolari processi penali che garantiscono i diritti dell’imputato.

1)Che cos’è la Detenzione Amministrativa secondo il diritto internazionale
2)Come la recepisce il codice israeliano
3)Discrezionalità dei militari e giudizi a porte chiuse
4)Conseguenze sul “detenuto amministrativo”, la famiglia, la società palestinese
5)Legge speciale per gli abitanti di Gaza

.

1) Che cos’è la Detenzione Amministrativa
secondo il diritto internazionale 

La DETENZIONE AMMINISTRATIVA, che di seguito indicheremo come D.A., è una procedura di limitazione della libertà, ammessa in casi limitati assoggettati a regole intese a evitare ingiuste persecuzioni. Tali regole sono scritte  nella Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra (testo e allegati  http://tinyurl.com/m7o8obv) che è “parimenti applicabile in tutti i casi di occupazione totale o parziale del territorio di un’Alta Parte contraente, anche se questa occupazione non incontrasse resistenza militare alcuna.”
Il testo della Convenzione definisce e denomina “persone protette” tutte le persone che vivono sul territorio occupato, i cui diritti la Convenzione stessa mira a tutelare.
Israele è internazionalmente considerata “potenza occupante”; la definizione Territori Occupati, per Cisgiordania, Gerusalemme Est e  Striscia di Gaza, è comune sia all’estero che in Israele, la quale in qualche sede sostiene trattarsi, invece, di “territori disputati” . (Nota a)
Il concetto cardine per la limitazione della libertà di qualsiasi “persona protetta” è che essa costituisca un pericolo per la potenza occupante. Dalla Convenzione di Ginevra risulta, pertanto, una misura preventiva che esclude il carcere, conserva il diritto di presentare appello, che dev’essere sollecitamente esaminato, e i diritti economici. Leggi tutto…

Odissea dei profughi dalla Siria

11 maggio 2017

mcc43

Immaginate di vivere a Raqqa, la “capitale” di quello che voleva essere lo Stato Islamico di Al Baghdadi: ISIS o Daesh, come preferite. Laggiù si stanno preparando all’assedio finale, fortificano la città, scavano una rete di bunker sotterranei, tutto viene razionato o manca del tutto.

Voi cosa decidete di fare?

1) Decidete di restare 

Allora dovete prepararvi. Dopo gli attacchi terroristici, la Francia ha aumentato i già frequenti bombardamenti sulla città; a bombardare ci sono anche altri paesi e il governo siriano. Fatevi un’idea, e pensate che se la vostra casa scampa alla distruzione, magari sotto le bombe crolla il vostro negozio, la scuola, l’ospedale dove curavano i vostri parenti..


2) Decidete di partire. Avete tre scelte.

— Andate in un’altra parte della Siria. Allora dovete prepararvi a diventare uno dei circa 7 milioni e mezzo di sfollati interni a un paese dove le zone sicure sono ormai pochissime. Le Ong cercano di portare aiuto, destreggiandosi fra posti di blocco, divieti di passaggio, assalti e rapimenti.

— Andate in un paese confinante. Allora preparatevi a diventare uno dei circa 4 milioni  che già hanno cercato rifugio negli stati vicini.

Sono in Turchia circa 2 milioni, in Libano più di 1 milione e 700 mila, in Iraq 250 mila e in Egitto circa 150 mila. In Giordania? Circa 630.000 e il campo di Zaatari è diventato per grandezza la quarta città giordana. Fatevi un’idea di quel che vi aspetta.. a tempo indeterminato. 

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Il Campo Profughi di Zaatari con il sole e con la pioggia

— Decidete di tentare la sorte e cercate di raggiungere l’EuropaAvete due possibilità. Leggi tutto…

Prigione Al Jalame (Kishon), Israele: minorenni palestinesi in isolamento

9 maggio 2017

mcc43

“Ci costringi ad arrestare tuo padre e tua madre; cerca di capire che io ho lo Stato d’Israele dietro di me, mentre dietro di te non c’è niente”

Secondo l’ultima comunicazione ufficiale, agosto 2016, del Servizio Carcerario Israeliano (IPS), Israele ha in detenzione 350 minori Palestinesi; i dati per anno sono visibili nell’articolo dell’organizzazione umanitaria B’Tselem.
Dei 350 minori, solo un ristretto numero è stato processato; la deputata inglese Sarah Champion ha documentato come vengono condotti questi processi, in ebraico e non sempre con traduzione: Bambini di Palestina processati dal tribunale militare di Israele.

La legge permette il regime d’isolamento sia per gli adulti che per i minori, a semplice giudizio di un funzionario IPS. Per l’isolamento a scopo punitivo è previsto un massimo di 14 giorni; per l’isolamento a scopo preventivo non c’è limite di tempo; sufficiente che, superando i sei mesi, sia ottenuta l’autorizzazione di un Tribunale.

Dal 2008, la Defense for Children International (DCI) ha raccolto testimonianze giurate provenienti da 426 minori detenuti nel sistema giudiziario militare israeliano.

Nel 2012 Il Guardian ha pubblicato un video-reportage sulle condizioni e il trattamento dei minori detenuti:  The Palestinian children – alone and bewildered – in Israel’s Al Jalame jail . (nota*).

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Nei sotterranei di Al Jalame, ora detta Kishon, locata vicino ad Haifa e che la multinazionale danese-britannica G4S ha attrezzato con dispositivi di massima sicurezza, tre piani sotto il livello zero sono state ricavate piccole celle dove ragazzi, e anche bambini di soli 12 anni, vengono ingabbiati in condizioni d’isolamento. Leggi tutto…

Prigioni d’Israele: diritti negati e sciopero della fame

7 maggio 2017

mcc43

latuff-palestinians-hunger-strikeE’ in corso dal 17 aprile lo sciopero della fame dei prigionieri Palestinesi in Israele. Le ragioni dello sciopero sono state annunciate da Marwan Barghouti in un articolo pubblicato dal NYT e  tradotto in questo blog.
E’ una protesta non violenta, ma passa quasi inosservata ai media, lasciata alle organizzazioni pro-diritti umani. B’Tselem, The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories, è un’organizzazione umanitaria israeliana e sostiene il #dignitystrike dei prigionieri:

“Essendo i prigionieri Palestinesi detenuti in penitenziari all’interno dello Stato d’Israele – il che contravviene alle leggi internazionale – vengono sottoposti a oppressive restrizioni delle visite famigliari; a molti congiunti il permesso di visita non viene neppure concesso. L’ IPS – Servizio Carcerario d’Israele – ha imposto il totale bando delle comunicazioni telefoniche per “motivi sicurezza”. I detenuti in sciopero della fame chiedono, innanzitutto e soprattuto, l’accesso al telefono per comunicare con i famigliari. Chiedono anche un adeguato livello di cure mediche e istruzione, nonché la fine della Detenzione Amministrativa e del Regime d’ isolamento. “

E’ potere dell’IPS decidere dell’isolamento (solitary confinement) dei detenuti, sia adulti sia minori, per lunghi periodi sulla base di una decisione amministrativa: un provvedimento non emanato da un tribunale bensì dallo stesso IPS e utilizzato sia come misura punitiva che preventiva. Quest’ incontrollata discrezionalità rende possibili le persecuzioni.

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Egitto: Islam e Cristianesimo in dialogo alla moschea Al Azhar

4 maggio 2017

mcc43

Incontro interconfessionale come opportunità di lenire ferite storiche e moderare tensioni nella società egiziana.
Per gli avversari del dialogo diretto e per la politica che interferisce nella religione, un un’occasione per criticare l’ateneo Al Azhar.

Numerose le intenzioni di Papa Bergoglio per la sua visita in Egitto, come somma autorità del Cattolicesimo e come capo di stato. Il Pontefice ha portato il suo sostegno ai circa 250.000 Cattolici egiziani e ha incontrato il presidente Al Sisi, affrontando anche il tema della protezione dei diritti delle minoranze.
Fra queste, i milioni di Cristiani Copti, dei quali ha incontrato il Pope Tawadros II, sfuggito all’attentato della Domenica delle Palme. Nell’incontro i due leader spirituali hanno firmato una dichiarazione congiunta che rinsalda i rapporti, in prosecuzione dello storico incontro dei predecessori Papa Paolo VI e Papa Shenouda III nel 1968.
Infine, ma di primaria importanza, l’accettazione dell’invito alla Conferenza di Pace indetta da Ahmed al-Tayeb, Grande Imam della moschea e rettore dell’Università connessa, Al Azhar, mondialmente considerata il massimo centro di studio dell’Islam sunnita.
La Conferenza aveva ambizioni internazionali: oltre ad Al Tayeb e Bergoglio hanno parlato il Patriarca ecumenico Ortodosso Bartolomeo, il delegato copto di Tawadros II, il rappresentante del National Council of the Churches of Christ degli Stati Uniti, il Presidente del Consiglio nazionale federale degli Emirati Arabi Uniti, l’arcivescovo di Costantinopoli, e il Segretario Generale della Lega musulmana mondiale.

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In questo video le allocuzioni del primo giorno dei lavori, 28 aprile; l’audio è originale: arabo e italiano per Bergoglio che parla dal minuto 17.30. 
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Paese che vai, accuse di brogli che trovi: ora tocca alla Turchia

27 aprile 2017

mcc43

Prima della consultazione è un brontolio, a urne chiuse un tuono che sale dalle file dei perdenti negli articoli dei giornali e nei post dei social media con accuse di irregolarità, frodi, brogli.

Il caso più eclatante fu il ballottaggio delle elezioni presidenziali in Austria.   In  maggio 2016 vince Alexander Van Der Bellen; il perdente Norber Hofer protesta, presenta il ricorso, l’autorità preposta esamina accoglie. Si ripete il ballottaggio e di nuovo vince Van Der Bellen. Leggi tutto…

Marwan Barghouti al NYT: Perché 1200 Prigionieri Palestinesi in sciopero della fame

19 aprile 2017

mcc43

Perché siamo in sciopero della fame nelle carceri israeliane
Di Marwan BARGHOUTI
NYT 16 Aprile 2017

Prigione di Hadarim, Israele – Dopo aver trascorso gli ultimi 15 anni in una prigione israeliana, sono stato sia un testimone sia vittima del sistema illegale di Israele  che pratica arbitrari arresti di massa e maltrattamento dei prigionieri palestinesi. Dopo aver esaurito tutte le altre opzioni, ho deciso non esserci altra scelta che resistere a questi abusi entrando in sciopero della fame.

Circa 1.000 prigionieri palestinesi hanno deciso di prendere parte a questo sciopero della fame, che inizia oggi, il giorno che qui si considera il Giorno dei Prigionieri. Lo sciopero della fame è la forma più pacifica di resistenza che c’è a disposizione. Infligge dolore esclusivamente a coloro che lo praticano e ai loro cari, nella speranza che il loro stomaco vuoto e i loro sacrifici aiuteranno a far risuonare il messaggio al di là dei confini delle loro celle buie.

Decenni di esperienza hanno dimostrato che il sistema disumano d’Occupazione coloniale e militare di Israele ha lo scopo di spezzare lo spirito dei prigionieri e la nazione cui appartengono, infliggendo sofferenze ai loro corpi, separandoli dalle famiglie e dalla comunità, utilizzando misure umilianti per costringere alla sottomissione. A dispetto di tale trattamento, non ci arrenderemo. Leggi tutto…

Tre ragazze palestinesi di Tel Aviv: In between

18 aprile 2017

mcc43

Capita di fidarsi della critica positiva e del titolo di un film. Leggendo che l’opera prima “Libere disobbedienti innamorate”della regista palestinese Maysaloun Hamoudi narra di tre ragazze arabo-israeliane di Tel Aviv le mie aspettative sono schizzate in alto. I Palestinesi cittadini dello stato di Israele sono un argomento negletto. Come vivono l’estraneità che loro attribuisce lo “stato ebraico” di cui hanno la cittadinanza? Quali sentimenti intercorrono con i connazionali ebrei?

La loro esistenza nella letteratura è affidata a scrittori ebrei, come Yehoshua e Grossman, agli assai meno tradotti e conosciuti palestinesi Emil Habibi e Sayed Kashua. L’impressione che se ne ricava è quella di uno stare accanto ignorandosi. Il titolo inglese “In between”, nel mezzo, mi ha fatto sperare nel racconto di un tentativo di avvicinamento, in realtà le tre ragazze del film vivono in una Tel Aviv che non si vede (le riprese sono quasi interamente in interni) e gli israeliani ebrei compaiono fuggevolmente in due o tre occasioni: una cameriera scostante e un collega seduttivo.
Del tutto insensato il titolo italiano, che solo nel “disobbedienti” coglie almeno il disagio di essere, come tutte le ragazze al mondo, diverse dalla generazione precedente. Di disobbedienza alla separazione fra la maggioranza ebrea e il 20 per cento dei Palestinesi israeliani non c’è neppure l’ombra; anche gli innamoramenti sono tiepidi, incerti, e la libertà è, al più, una convulsa trasgressione privata. Non un bel ritratto. Un ritratto vero? Impossibile a dirsi perchè la regista espone il fare delle protagoniste e dei comprimari palestinesi, ma ben poco del loro intimo sentire.

libere-disobbedienti-innamorate

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Turchia: demistificazione di cinque miti della disinformazione

19 marzo 2017
ana-vatan-turchia

mcc43

Steven A. Cook
Council on Foreign Relations
 Washington Post

Five myths about Turkey

No, its president isn’t a dictator, and the country isn’t secular.

Cinque stereotipi sulla Turchia

No, il presidente non è un dittatore e il paese non è laico

La Turchia è stata a lungo un importante alleato dell’Occidente, ma, nonostante tutti i link di diplomatici, politici e militari, gli Americani capiscono molto poco di quel paese. Quello che sanno sembra avere alla base inconsistenti nozioni che all’origine erano inaccurate o che sono diventate false nel tempo. Questi i cinque degli stereotipi più duri a morire.

– n ° 1: La Turchia era una democrazia.
Tra il 1960 e il 1997, lo Stato Maggiore dell’Esercito turco  si è sbarazzato di quattro governi che non gli piacevano”.

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Le leggi crudeli, parte terza: Israele e attivisti israeliani per i diritti

17 marzo 2017

mcc43

“Non puoi far pace con il nemico
se non sei giusto con i tuoi cittadini.”

L’informazione italiana si occupa diffusamente della politica estera di Israele, talvolta dei rapporti con l’Autorità Palestinese, ma trascura del tutto le narrazioni circa gli avvenimenti sociali, le proteste e le tensioni. Gli articoli pubblicati in precedenza hanno avuto per argomento il diritto di famiglia ( divorzio e i figli sottratti ai genitori). In questa terza parte, Marianne Azizi racconta in che cosa consiste l’operazione che, definita dal governo contro il “cyber terrorismo” , ha zittito vari attivisti per i diritti dei genitori.   

Israele: implosione della democrazia
sotto la repressione della libertà di espressione

di MARIANNE AZIZI

Giustizia bloccataIn Israele dal 26 febbraio oltre una dozzina di persone sono state arrestate. Blogger, giornalisti, avvocati, attivisti. Motivazione ufficiale: importante rimozione di una banda di cyber terroristi, risultato di oltre un anno di lavoro sotto copertura da parte della polizia e delle autorità.

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