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Le leggi crudeli, parte seconda: Israele e i divorzi infernali

2 marzo 2015
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Le leggi crudeli, parte prima: Bambini israeliani strappati alle famiglie

marianne azizi

MARIANNE AZIZI

Marianne Azizi è psicologa, una professionista londinese di successo fino al giorno in cui la sua vita e gli affetti sono stati sconvolti. Sposata con un cittadino israeliano, si è scontrata con le leggi dello stato che impediscono al marito Ilan di raggiungerla in Inghilterra. Ilan non ha commesso nessun crimine. E’ ostaggio del nebuloso e aleatorio intreccio di leggi civili e religiose sui rapporti tra coniugi. All’origine delle traversie il matrimonio precedente di Ilan, il divorzio, gli alimenti per il figlio.
Il loro non è un caso limite, fa parte di una piaga sociale che causa agli uomini che divorziano un rischio di suicidio otto volte più alto della media. Un sistema coercitivo e discriminatorio che vieta matrimoni interconfessionali e spinge ogni anno migliaia di cittadini a celebrare le nozze a Cipro o in altri paesi stranieri. Conoscere la travagliata vicenda di Marianne e Ilan, che rappresenta una moltitudine di casi simili, è entrare nel clima sociale ed etico dello stato di Israele.

Qui di seguito la  lettera aperta al Governo di Israele che Marianne ha indirizzato nel 2014 alla patria di Ilan che è anche spiritualmente la sua, essendosi lei convertita alla religione ebraica. E’ un quadro sconfortante, con dettagli disonorevoli per le autorità israeliane, che provoca indignazione verso uno stato, intenzionalmente democratico ma praticamente autoritario, come si è visto nella prima parte dell’articolo riferita alla sottrazione dei figli alle famiglie in difficoltà, che agisce in maniera arbitraria e persecutoria verso i propri cittadini. La battaglia che Marianne conduce in Israele e nelle Organizzazioni Internazionali non è solo, e sarebbe già moltissimo, per vivere con suo marito. E’, letteralmente, una lotta per salvargli la vita. Ciò che colpisce dell’ordinamento giudiziario, è il potere del Tribunale religioso (ndr. vedere videoche condiziona quello statale e invade coercitivamente la vita intima delle persone. La lettera originale in inglese è a questo link.

 Egregi Signori,

Da oltre sette anni il vostro paese detiene illegalmente e immoralmente mio marito, cittadino israeliano, e vi scrivo per chiedervi che cosa pensate io possa aspettarmi di poter fare in futuro. Il vostro Tribunale della famiglia, il Tribunale religioso e l’ufficiale giudiziario fanno ciascuno legge a sé. Non vi è alcuna trasparenza, il che ha reso possibili decisioni corrotte e arbitrarie che hanno distrutto spiritualmente il mio compagno. Per tutti quelli prima di lui e per coloro che inevitabilmente verranno dopo, elevo una forte e pubblica denuncia.

Il ‘crimine’ commesso da Ilan Azizi è quello di essere un padre che vuole vivere al di fuori di Israele, che da dodici anni cerca di ottenere un divorzio civile che i vostri tribunali rifiutano. Il vostro Tribunale religioso ha rifiutato di riconoscergli la libertà di divorziare o la libertà di muoversi. Il vostro sistema giudiziario lo tiene illegalmente incatenato a un precedente matrimonio. I vostri giudici hanno emesso un ordine “No Exit” per lui, come per molte migliaia di altri, solamente a scopo di lucro.

I vostri giudici gli hanno chiesto una garanzia finanziaria estesa nel futuro il cui importo è simile al riscatto che potrebbero chiedere dei terroristi somali per una persona ricca. Il vostro ufficiale giudiziario ha ordinato il pagamento di alimenti per il bambino della durata di 36 anni in anticipo, sì in anticipo e non so di nessun altro paese che imponga al genitore un deposito che copre il mantenimento del figlio fino a quando avrà 44 anni. Il vostro tribunale ha chiesto di trovare dei garanti – di nazionalità israeliana – disposti a dare in pegno la propria libertà in cambio del permesso, per lui, di venire a vivere nel Regno Unito con me, sua moglie. Il vostro  tribunale prende decisioni differenti con differenti giudici in giorni diversi. Cito una vostra email che mi ha inviato Chaim Neria nel 2011,  dall’Ufficio dello Speaker della Knesset che dice:

Gentile Signora Marianne Azizi,
Abbiamo ricevuto la sua email all’ufficio del Presidente della Knesset, Reuven MK (Rubi) Rivlin. Siamo rimasti profondamente commossi e tristi per la complessità della situazione. Tuttavia, il sistema giudiziario in Israele è totalmente indipendente e un membro del Parlamento non può intervenire in alcun modo. Ci auguriamo che presto sarà in grado di essere di nuovo insieme a suo marito.
Distintamente, Chaim M. Neria, Ufficio del Presidente della Knesset

Io non sono un’antisemita arrabbiata, mi sono convertita al Giudaismo più di 25 anni fa e  per questo ho pagato in Israele una cospicua somma.
Ho sofferto abusi umilianti, come il dovermi spogliare nuda davanti ai rabbini, persone di sesso maschile. Ho perdonato.
Ho cercato di perdonare il vostro sistema che è in collusione con i cittadini vendicativi che possono servirsene per spezzare uomini, donne e bambini in modo inumano. Ho cercato di perdonare persone e comunità che mi hanno usata come cassaforte cui attingere, sfruttando il mio amore e la disperazione per il declino emotivo e mentale di Ilan, nella disperazione di vedersi negata una vita normale.

Vi ho perdonato a Ginevra quando ero all’ UNHRC, insieme alla missione Onu, mentre il vostro governo – pur invitato a farlo – ha rifiutato di abrogare la Tender Years Assunption, quella pratica draconiana che causa tanto dolore e sofferenza nelle famiglie. E ho perdonato  Arthur Lenke, il capo della vostra rappresentanza presso l’UNHRC, per il suo comportamento sprezzante e offensivo verso di me, in aggiunta al fatto che solo poche settimane prima del tentativo di suicidio di Ilan non gli importava di ascoltare e di riconoscere i suicidi che in Israele avvengono a causa della vostra legislazione sulla famiglia.

Ho cercato di perdonarvi durante le mie numerose visite. Le centinaia di lettere ed e-mail che ho scritto ai vostri servizi sociali, ai gruppi internazionali e a tutte le persone disposte ad ascoltare. Ma nonostante  vi abbia avvisato che Ilan stava andando sempre più giù a causa della sindrome da violazione dei diritti, mi avete ignorato.

Ho quasi perdonato, quando Ilan si è rivolto un’ultima volta al vostro ufficiale giudiziario per offrire ancora più soldi pur di essere messo in grado di lasciare Israele, visto che era giunto alla consapevolezza di aver necessità di trattamento psichiatrico ma temeva di chiederlo lì, a causa del barbaro trattamento già sopportato nelle istituzioni pubbliche; il suo bisogno di aiuto psicologico era testimoniato dall’avvocato che conosceva l’ingiustizia devastante che subivamo.

Vi ho perdonato quando la sentenza gli restituiva la libertà in cambio di 50.000 nuovi shekel per il mantenimento del figlio fino al termine della minore età, il che gli dava la speranza di tornare alla sua attività nel Regno Unito, a guadagnare almeno cinque volte quello che guadagna in Israele. Ho riscattato la mia pensione e vi ho io stessa consegnato il denaro. Ho provato a perdonare quando l’ufficiale giudiziario si è rimangiato la sentenza pur avendo intascato al volo il MIO  denaro – di una cittadina britannica-.  Quel denaro non mi è mai stato restituito e la vostra Corte ha stabilito che non potevo riaverlo indietro essendo stato pagato per dei bambini israeliani. Chiaramente i miei figli non contano niente? Il guadagno che potevamo avere è sfumato a causa delle richieste del vostro tribunale.

Non perdono la vostra Corte che, a porte chiuse, ha chiesto 100.000 dollari per portare, di persona,  Ilan in aeroporto. Non vi perdono per aver ignorato i segnali della determinazione di Ilan di darsi la morte.

Non vi perdono di ignorare la Legge Halakhah  e costringere lui e me a divorziare sotto costrizione, per di più senza darmi una sufficiente traduzione in  inglese che mi mettesse nelle condizioni di pensare e porre le domande necessarie a comprendere  l’enormità dell’ingiustizia. Il vostro tribunale religioso ha gestito la faccenda in poche ore durante la mia visita, basandosi su una  valutazione dei vostri servizi sociali sulla condizione psicologica di Ilan, valutazione che in realtà non hanno effettuato.

Non vi perdonerò ora di trovarmi, io, nella condizione di non ottenere giustizia poiché voi non avete  firmato nessun trattato internazionale per i Diritti Umani, rendendomi impotente a presentare  un reclamo contro di voi che avete violato il vostro stesso statuto fondamentale.

Non vi perdono perché vi aspettate che io paghi migliaia e migliaia di sterline per ottenere un po’ di giustizia da qualche tribunale fasullo sperando di riavere il denaro che mi è dovuto  e che è nelle mani di persone che esercitarono costrizione su Ilan immediatamente dopo il suo tentativo di suicidio, avendogli in qualche modo fatto temere che i suoi figli sarebbero stati uccisi se lui avesse lasciato Israele, gli avvocati ne sono testimoni.

Non vi perdono per sette anni di stress implacabile e per la rovina finanziaria, fino al punto di una mia grave malattia dell’anno scorso, la perdita della mia carriera e dei risparmi di una vita.

Ora io chiedo a voi, cosa devo fare? Prendere le cose come sono e accettare l’evidente abuso dei miei diritti, della vita di Ilan, e l’uso che Israele fa della negazione e delle bugie, perdere tutti i soldi che ho investito per salvarlo?
Dovrei trovare altri milioni di shekel e denunciare il vostro Stato alla Corte Suprema, pubblicamente chiedere una perizia psichiatrica che dimostrerà chiaramente il suo disturbo post-traumatico da stress e proverà al di là di ogni dubbio il suo trauma emotivo e l’incapacità di affrontare qualsiasi realtà diversa da quella dell’immediato. Il sistema è colpevole.

Devo squadernare tutta la mia documentazione davanti al mondo perché veda? Devo raccogliere abbastanza sostegno pubblico perché si parli di me? Volete che mi arrenda e non dimostri come il vostro sistema ha spezzato quest’uomo? Sperate che non  discuta le rimostranze presentate all’UNHR dove avete ammesso i vostri problemi e poi non avete fatto niente di niente, causando centinaia di altri suicidi?

Forse potreste leggere il mio libro ‘Sour Milk e Stolen Honey, perché la vostra terra non ha rispettato il suo sogno di essere giusti, di valorizzare la libertà e la dignità, solo perché questo costa. Vi potrete leggere la tragedia e capire la mancanza di valori che filtra dalle vostre politiche giù fino alle corti, e in molte dispute familiari tra la popolazione. Se il vostro ex primo ministro Olmert ora viene condannato [ndr. per corruzione] perché non anche i vostri tribunali e i sistemi che l’hanno reso così facile? La mia storia è apertamente leggibile in tutto il mondo.
Devo condividere di più e chiedere a tutte le altre persone nel mondo di unirsi a me per denunciare le vostre leggi familiari abusive? Devo riunire tutte le persone distrutte in Israele, le cui vite sono rovinate, e insieme farne un caso pubblico da far conoscere al mondo? La vita dei cittadini non israeliani è altrettanto a brandelli, per l’ingenua fiducia data alla vostra dichiarazione di essere una democrazia. Potrei chiedere loro di unirsi a me in questa azione.

Concludo la mia lettera. Quando avrete letto, guardate vostra moglie o vostro marito, i figli o i genitori e chiedetevi: cosa fareste se un paese non democratico ve li togliesse, vi togliesse l’amore della vostra vita? Colui che avevate promesso di salvare e che ora vive momento per momento, senza speranza, senza sogni e senza futuro.

Il potente stato d’ Israele, così potente che ha dimenticato le sue radici, il suo patrimonio, si costruisce sul sangue, il cuore e l’anima pur di continuare a esistere. Beh, un successo l’avete, e molte altre migliaia come Ilan. Esistere è la parola che usate in continuazione. Il diritto di Israele ad esistere. Io so la differenza tra l’esistenza e la vita, e, per quanto voi possiate sentire il battito,  non c’è la vita.
Ho cercato di essere ragionevole in questa richiesta di comunicare con me perché io non posso sostenere il milione , e più, di shekel che vi siete già presi. Quant’è il valore di una vita, vi chiedo.
Ecco un link  http://tinyurl.com/pqwtvkj   all’ultima lettera che vi avevo inviato;  può darsi che avrete la decenza di rispondere in modo diverso questa volta.

Marianne Azizi


La lettera cui fa riferimento Marianne è del 2011, scritta a ridosso del tentativo di suicidio di Ilan. Altrettanto toccante e ferma, permette di comprendere meglio meccanismi che in quella del 2014 sono appena accennati.

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Marianne e Ilan Azizi, nel giorno delle nozze

Marianne e Ilan si sono sposati nel 2008, ma sul divorzio di Ilan dalla prima moglie pendevano questioni irrisolte, da qui il divieto impostogli dalle autorità di lasciare Israele. E’ l’inizio del calvario. 
La possibilità per coniugi vendicativi di servirsi delle leggi al punto di distruggere l’ex-partner.
Ilan disoccupato, non ha casa propria, nè conto in banca, è nella situazione di molte persone tradite da un sistema di cui, purtroppo, voi stessi affermate di non avere alcuna conoscenza […] Fortunatamente, o sfortunatamente per me, ho potuto sostenere e aiutare mio marito dall’estero, e molti sono sconvolti per quello che sta accadendo lì, compresi i rappresentanti delle Nazioni Unite. “ .

L’obbligo di chiudere il loro matrimonio nella speranza di far uscire Ilan dal labirinto.

Non ho altra scelta che andare avanti con la richiesta di divorzio, quando solo poche settimane fa progettavamo di rinnovare i nostri voti di nozze e regalarci una vera luna di miele. Nei pochi giorni di attesa dopo la sua domanda di lasciare il paese, la ex-moglie ha sfruttato il sistema e … di nuovo non abbiamo potuto. […]  Vorrei rispettosamente chiedere, anche se ora siamo di fronte al divorzio – sebbene ci amiamo, e ne abbiamo fatto voto davanti a Dio in Israele, voto che conservo e tengo caro – di non dovervi scrivere ancora in futuro con la notizia della sua morte. Non credo che l’essersi arreso a questa situazione senza futuro continuerà, né sono economicamente in grado di affrontare  le crescenti domande di riscatto del vostro sistema giudiziario”.

La situazione psicologica di Ilan e la necessità per loro di divorziare sono chiarite da un articolo di Marianne  “Conversazione con un ostaggio”
“Guardo il sole  al tramonto e ricordo le sue parole “Non mi è permesso di essere sposato con te in qualsiasi parte del mondo. Devo fare come mi dicono. Delle persone potrebbero morire se  io lascio Israele. Ma promettimi di non rinunciare mai a me, promettimelo”.
Con brutale coercizione siamo stati costretti al divorzio. “E’ una vita inferiore” ha dichiarato il Tribunale religioso  e poi “Prendi un nuovo marito.” mi hanno consigliato.

Qualcuno che dichiara di conoscere bene il sistema giudiziario di Israele, nel sito di Marianne ha scritto questo commento “Una nazione fondata su una profonda ingiustizia verso altri non può prosperare come un paese giusto”.

Chi è Marianne, intervista

@marauthor

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Le leggi crudeli, parte prima: Bambini israeliani strappati alle famiglie

26 febbraio 2015

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continua nella parte seconda “Israele e i divorzi infernali

Sappiamo poco delle dinamiche sociali dello stato di Israele e del rapporto che intrattiene con la cittadinanza. Forse non ce ne curiamo. Attribuiamo a quella realtà così diversa le stesse modalità del nostro paese, tanto è radicata la convinzione che “Israele è  l’unica democrazia del Medio Oriente”. Capita, tuttavia, che si aprano squarci che rivelano meccanismi insospettati e desolanti. Il sistema dei servizi sociali e della politica per la famiglia è uno di questi ed è l’argomento di un articolo che si compone di due parti.
Questa prima parte riguarda i bambini, la seconda si occuperà della coppia: il divorzio, che necessita di autorizzazione del Tribunale religioso, i pesi economici che gravano sul marito, l’impossibilità di espatriare.

 

Bambini sottratti a famiglie in difficoltà

Come nella gran parte dei paesi, i servizi sociali hanno il compito di occuparsi delle persone in difficoltà economiche e dei bisogni specifici dell’infanzia. Il sistema israeliano non è statale, anni or sono è stato privatizzato e ora è demandato, sotto le direttive le Ministero degli Affari Sociali, a varie e potenti fondazioni. La retta mensile per ogni bambino assistito corrisponde a 17.000 shekel, pari a 3.800 euro. Secondo i dati del Ministero sono attualmente 80.000 i piccoli ospitati in istituzioni o in nuclei famigliari affidatari, al ritmo annuale di circa 12.000 nuovi allontanamenti dalla famiglia d’appartenenza. Un numero alto che suscita dubbi.
Addentrandosi nella questione si scopre che gli assistenti sociali, Child Protection Officers cui ci riferisce per brevità con la sigla CPOs, godono di un potere decisionale pressoché insindacabile. Quando una famiglia in difficoltà, perché non ha più un tetto sotto cui vivere o le risorse per comprare di che nutrire e vestire il bambino, si rivolge ai servizi si scontra col volto duro dello stato. Il minore viene classificato “a rischio” e immediatamente sottratto alla famiglia. Continua a leggere…

Soldati del 1943: guerra, campo di concentramento e dopo 70 anni una medaglia

25 febbraio 2015

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internati militari germaniaLa Germania li chiamò “Internati Militari”.
Erano i soldati italiani che dopo l’8 settembre ebbero improvvisamente come nemico l’alleato del giorno prima. Presi prigionieri vennero avviati ai campi di concentramento del Reich.

Riconoscere lo status di prigionieri avrebbe significato applicare le norme previste dalla Convenzione di Ginevra e questo la Germania non volle farlo. Li trattò come macchine da lavoro, li sfruttò come schiavi senza diritti. Non si sa quanti soldati internati perirono di stenti, forse 50.000. Alcuni morirono durante il trasporto dal fronte della cattura al campo di concentramento. Altri tornarono e ricordano…

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1986: Gheddafi a Enzo Biagi “L’America è uno stato terrorista”

23 febbraio 2015

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Il 14 aprile 1986 Enzo Biagi intervista Gheddafi nel compound di Bab-al-Azyzia, alle porte di Tripoli.
Otto ore dopo, il giorno 15, gli Stati Uniti lanciano contro Tripoli l’Operazione El Dorado Canyon. Il bombardamento colpì pesantemente la casa di Gheddafi, uccise la figlia adottiva e quaranta libici; una vittima americana per l’abbattimento di un aereo. Francia Spagna e Italia avevano negato all’aviazione USA il diritto di sorvolo. 

Motivazione dell’attacco a Tripoli fu l’attentato alla discoteca di Berlino di dieci giorni prima nel quale perse la vita un soldato americano. Immediatamente indicato come responsabile il governo libico. Solo dieci anni dopo si arriverà a un processo basandosi su un documento della Stasi che indicava un libico di nome Musbah Abdulghasem Eter come spia dentro l’ambasciata di Libia a Berlino est. Eter venne condannato per favoreggiamento insieme a due palestinesi. La condanna per omicidio venne emessa a carico della moglie tedesca di uno di loro. Se il dibattimento chiarì la dinamica dell’attentato non portò alla luce alcun coinvolgimento del governo della Libia. [similmente all’attentato Lockerbie, vedere nota (*)]
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Siria: Isis e gli altri. Le mappe rivelatrici

16 febbraio 2015

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A dicembre 2014, il New York Times ha pubblicato i commenti riservati sull’Isis del generale Michael K. Nagata, comandante delle operazioni speciali per gli Stati Uniti in Medio Oriente: “Non abbiamo sconfitto l’idea. Non l’abbiamo ancora nemmeno capita”. Le mappe dalle quali si constata la situazione dopo cinque mesi di bombardamenti della Coalizione….

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Kayla Mueller “Ho imparato che anche in prigione si può essere liberi”

15 febbraio 2015

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Ostaggi coraggiosi Kayla Mueller, John Cantlie, Susan Dabbous, Domenico Quirico… 
La faccia jihadista terrificante, un interesse condiviso da Occidente e Stato Islamico

To the readers with the translator: sorry for any errors changing the meaning of sentences.

E’ il 14 aprile 2013, Susan Dabbous torna in Italia insieme ai compagni di prigioniasusan-dabbous-giornalista in Siria. Nelle interviste “ringrazia la Farnesina del cui aiuto non ha mai dubitato”. Racconta di essere stata trattata fisicamente bene,  di aver vissuto sotto la custodia di una donna e di aver condiviso con lei attività quotidiane, di non aver mai realmente temuto per se stessa sapendo di essere nelle mani di un gruppo di fede islamica.

john-cantlie-ostaggioNel recente articolo The Anger Factory, John Cantlie, ostaggio dell’Isis, scrive  “Pur essendo un prigioniero, sono stato trattato con il rispetto e l’educazione che non ho  mai ricevuto dal mio governo. Anche se ne avessi la possibilità, onestamente potrei tornare a vivere in un paese che ha disconosciuto gli altri cittadini britannici, tutte le loro famiglie, e me stesso in modo così sprezzante? Non credo.”

kayla-mueller-ostaggio-isisKayla Mueller è stata rapita dall’Isis e la sua prigionia è durata quasi due anni; si è conclusa sotto (o in conseguenza) un bombardamento della coalizione anti-Isis a guida americana. Nella lettera della primavera scorsa resa nota ora dalla sua famiglia scrive “ Sono in un luogo sicuro, completamente illesa e sana (ho acquistato peso in realtà); sono stata trattata con il massimo rispetto e gentilezza.”

Colpisce che sia Cantlie sia Kayla usino le stesse espressioni “rispetto e gentilezza“. Si può supporre che sia stato loro ordinato, tuttavia se la Dabbous libera avesse avuto una verità stridente da rivelare lo avrebbe fatto, dando un valore ancora maggiore all’azione liberatrice del nostro Governo.

Nel caos dell’insorgenza siriana ci sono molti “attori” e non tutti sono effettivamente ciò che dicono di essere. Nello stesso periodo del rapimento del gruppo di Susan Dabbous e Amedeo Ricucci, in Siria vennero catturati Pierre Piccinin e Domenico Quirico i quali, al contrario, hanno raccontato di maltrattamenti e terrificanti finte esecuzioni. Quirico, però, è preciso “Una banda di comuni banditi travestiti da Islamisti e rivoluzionari. E’ stato un quotidiano viaggio nell’umiliazione… L’odio sarebbe la strada più facile, ma se li odiassi, sarei un uomo peggiore, sarei sequestrato ancora per sempre”. Continua a leggere…

John Cantlie: finché Isis mi consente di vivere, bacchetterò i nostri ingannevoli governi

14 febbraio 2015

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Il nuovo magazine Isis è comparso in rete il 12 febbraio: Dall’ipocrisia all’apostasia è il titolo. Anche questa volta si chiude con un lungo articolo a firma di John Cantlie: The Anger Factory, la fabbrica della collera. L’originale in inglese si può leggere o scaricare dal pdf allegato: Dabiq7, alla pagina 76.

1- ilcaricamento di Dabiq è lento
2-original article in english also here 

Nella prima parte Cantlie tratta delle tragiche giornate di Parigi e dell’atteggiamento assunto dalle autorità francesi. Libertà a tutto tondo per le posizioni “CharlieHebdo” e repressione per il comico Dieudonné. 

John-Cantlie-dabiq“Quindi è lecito offendere l’Islam e dileggiare il Profeta Muhammad, ma è reato difendere l’Islam esprimendo supporto per i mujahidin.” scrive Cantlie e sottolinea la doppiezza del dipingere l’insorgenza armata come terrorismo, sorvolando, sia i media e sia i Governi, sul sostegno che in Siria si dà ad alcune di queste  formazioni. 
Le argomentazioni di Cantlie sono simili a quelle di molte altre fonti al di fuori del mainstream:  “I governi stanno fomentando crescente rabbia con la loro linea dura e una visione che non funziona nel mondo reale. Si rifiutano di adeguarsi a una situazione complessiva in via di sviluppo e, invece di affrontarla in modo intelligente e diverso, utilizzano pesanti strumenti di polizia e quegli stessi interventi militari all’estero che già avevano peggiorato la situazione negli ultimi decenni”.
Come si vedrà più avanti, Cantlie valuta in positivo il controcanto dei social media al mainstream circa l’arroganza dell’Occidente e la conseguente pavloviana risposta militare; in questo blog se ne era già parlato nell’articolo “La presunzione dell’Occidente, origine e sostegno del jihad terrorista”.
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L’indignatissima signora che tappa la bocca a Obama

12 febbraio 2015
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Giorno nero, situazione imbarazzante. Obama è al microfono e inizia il discorso. Tra il pubblico una signora, una piccola donna che incrociata per strada sembrerebbe come tante, imprime al meeting una svolta non prevista dal servizio di sicurezza.
Voce potente quanto l’indignazione, inizia a snocciolare accuse, quelle che molti vorrebbero rivolgere al presidente degli Stati Uniti.
Obama cerca di interromperla. Impossibile. Resa incondizionata alla combattiva biondina, che non tace nemmeno mentre gli agenti della sicurezza la prendono sottobraccio e la trascinano all’uscita. Inciampa, cade, ma non smette di elencare:

.

 Abdul Rahmani al-Awlaki  aveva 16 anni
perchè lo hai ucciso?
Puoi togliere i droni dalle mani della CIA?
Puoi dire ai Musulmani che le loro vite sono preziose come le nostre?
Puoi far smettere le uccisioni sulla base
di un semplice sospetto?
Ti scuserai per le migliaia di Musulmani
che hai ucciso?
Compenserai le famiglie delle vittime?
E’ questo che ci renderebbe più sicuri qui a casa nostra.
Io amo il mio paese, la legge.
Sono i droni a renderci meno sicuri.
E’ Guantanamo che…  

Un fiume in piena! 

Video Facebook

 

https://www.facebook.com/video.php?v=694746157259072&pnref=story

 

thanks to @WahedMasri

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Golpe con tangente: Al Sisi d’Egitto e i Paesi del Golfo

9 febbraio 2015
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Abbas-Kamil-Mahmoud-Hegazi-A-SisiIl Faraone è stato denudato. Un media turco ha pubblicato la registrazione di un colloquio di   Abdel Fattah Al-Sisi  ai tempi in cui  era Ministro della Difesa e mirava alla presidenza. Una conversazione a tre, l’ufficio di uno degli interlocutori, la televisione accesa in sottofondo. Con Al Sisi chiacchierano due generali: l’attuale capo dello staff presidenziale Abbas Kamil e Mahmoud Hegazi, ora capo di stato maggiore dell’esercito egiziano. Quello che  emerge è l’ennesima conferma della corruzione come regolatore degli eventi mondiali gestito per mire personali e intrighi geopolitici.

Il dialogo svela che Al-Sisi, ancora “solamente” Ministro della Difesa,  ordina al generale Kamil di battere cassa a colpi di 10 miliardi di dollari ciascuno presso le monarchie del Golfo. L’articolo di Middle East Monitor cita Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e  Kuwait.  Fondi da accreditare sui  conti bancari dell’esercito, più ulteriori donazioni per la Banca Centrale egiziana. [ In fondo all’articolo il video con le voci e i sottotitoli in inglese.] Qui in breve in punti salienti. Continua a leggere…

Devastare poi ammonire: Tre minuti dall’Apocalisse

30 gennaio 2015
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L’Apocalisse si avvicina?
L’autocritica degli scienziati dov’è?

Gli scienziati dell’Università di Chicago, molti dei quali reduci dal Progetto Manhattan per la creazione della prima bomba nucleare, escogitarono il Doomsday Clock, letteralmente: Orologio del Giorno del Giudizio Universale, in pratica, un conto alla rovescia verso la distruzione planetaria. All’origine, 1947,  l’indicatore registrava il pericolo di una guerra atomica fra i grandi blocchi. Ora il dato ingloba più vaste considerazioni: il cambiamento climatico e le nuove tecnologie che permeano i vari ambiti dell’attività umana.

Il  Bulletin of Atomic Scientist  annuncia solennemente che nel 2015 siano a “3 minuti dalla catastrofe”.

Nel 2015, il cambiamento climatico incontrollato, la globale modernizzazione degli armamenti nucleari e gli esorbitanti arsenali di armi atomiche  pongono straordinarie e innegabili minacce all’esistenza dell’umanità, e i leader mondiali hanno tralasciato di agire con la velocità o sulla scala necessaria per proteggere i cittadini dal potenziale disastro. Questi fallimenti della leadership politica mettono in pericolo ogni persona sulla terra.

 

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Israele contro Hezbollah e Iran, una faida targata “18”

29 gennaio 2015

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Jihad Mughniyeh Nasrallah

Domenica 18 gennaio un elicottero israeliano centra una colonna di automezzi in movimento in territorio siriano, zona delle Alture del Golan. 12 vittime. Spiccano il generale dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran Mohammad Allahdadi, i comandanti di Hezbollah Mohammed “Abu” Issa e il giovane Jihad Mughniyeh, figlio di Imad, lo storico capo militare ucciso da Israele nel 2008 a Damasco, e pupillo di Nasrallah. Perché il blitz in assenza di provocazioni sul campo? Un’azione tattica con vari scopi.

Uno scopo è banalmente rivolto verso l’interno. L’attentato ribadisce, durante la campagna elettorale, la tenacia con cui Netanyahu prosegue la mattanza dei vertici di Hezbollah. Continua a leggere…

Il rapporto Islam e Cristianesimo, pilastro di 1400 anni di Storia

21 gennaio 2015

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L’incontro/ Punti di contrasto teologico/ Universalismi a confronto/ Contrasto politico e “Guerra Santa”/ Il “Fanatismo” e le annotazioni di Antonio Gramsci/ I rapporti dopo il Concilio Vaticano II

 

Nella dialettica dell’Islam e del Cristianesimo l’autentico terreno di confronto è la teologia, riservata ai dotti, mentre l’ambito palese ha natura politica. La politica di adattamento alle condizioni del tempo.
In Gli intellettuali e l’organizzazione della cultura Antonio Gramsci ha inserito il capitolo Noterelle di cultura islamitica. Vari estratti sono riportati nell’articolo che segue e vi si legge l’espressione “molecolarmente adattato” riferita al Cristianesimo. Lo stesso si può sostenere per l’Islam, poiché chi rappresenta le religioni e indica la via al popolo dei credenti è figlio del proprio tempo. Il golpe egiziano di Al–Sisi è stato salutato come momento di liberazione da Pope Tawadros II. L’ufficio del Gran Mufti del Cairo oggi funziona come un sito-ombra del regime. Entrambe queste autorità religiose hanno accettato il massacro, di donne uomini bambini, dei Fratelli Musulmani.
Per entrare nella parte sacra del Tempio di Apollo era necessario passare sotto la sentenza “Conosci te stesso”, un imperativo che trascende il tempo individuale, fra nascita e morte, e pone di fronte all’Eternità. La sfida è stata accolta dalle religioni e Islam e Cristianesimo la situano nel livello più radicale: la natura stessa dell’uomo.
E’ gravato dal peccato originale, come insegna il Cristianesimo o nasce innocente, come insegna l’Islam? L’importanza della questione è vitale per una delle parti in causa. Il Cristianesimo, infatti, fonda la propria esistenza sulla venuta di Gesù per redimere l’uomo dal peccato originale. Questa la ragione ultima che, si vedrà nell’articolo, ha motivato la Chiesa medievale a intraprendere una demonizzazione della religione islamica e una lettura diffamatoria della sua teologia.

Entrambe le fedi oggi sono attaccate da un “fanatismo secolare”, una religione della ragione umana che ha un profeta: Voltaire. Nel Dizionario filosofico Voltaire disinvoltamente tratta la voce Fanatismo come una specificità religiosa illustrandola con fenomeni circoscritti e circostanze temporanee; certamente l’etimologia glielo consentiva (fanaticum, ossia ispirato da una divinità, invasato da estro divino) ma il furore genocidario della Rivoluzione Francese lo sconfesserà, inspiegabilmente  senza  intaccarne l’autorevolezza.
Come si vedrà dalle citazioni nell’articolo, per Voltaire il prototipo del peggior fanatico è “il borghese di Parigi che la Notte di San Bartolomeo va a uccidere coloro che non sono andati a messa “. Attualizzata, questa forma di narrazione – che frammenta l’insieme complesso in fenomeni e li dipinge in modo unilaterale – è quella, sia adottata sia subita, delle attività dell’ISIS. 

Il fanatismo antireligioso volteriano è vincente in questo particolare momento storico e narra, per suscitarla, la “guerra di religione”. Rientra questo nelle profezie che si autorealizzano, come fu per il “risveglio politico globale” profetizzato da  Zbigniew Brzezinski fin dal 2008 in un articolo sul NYTime  e reiterato in varie sedi fino allo scoppio delle primavere arabe.
La conoscenza dei rapporti, delle convergenze e divergenze a partire dall’Islam nascente e dal Cristianesimo che andava scrivendo i propri dogmi, può favorire una lettura meno asfittica del presente. L’articolo che segue è un tentativo. Chi può saprà andare oltre.

Qui di seguito l’articolo in lettura a scorrimento,
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Charlie Hebdo, l’uovo del serpente

13 gennaio 2015

mcc43

La narrazione mediatica punta il dito contro l’Islam. Impone una divisione fra buona e cattiva religione, chiedendo ai buoni di schierarsi per chi ha sempre insultato i loro simboli.
L’effetto più evidente è fomentare l’islamofobia. Numerose le moschee attaccate e le persone emarginate come nell’episodio che si leggerà in fondo al post. E’ in atto una comunicazione patologica dei media che blocca i riceventi musulmani in un double mind message che nega loro sortite positive. Li vuole “perdenti” agli occhi altrui o in disaccordo con la loro identità.
La più vasta ricaduta di questa patologica comunicazione è fomentare nella società tendenze intolleranti atteggiandosi, al contrario, a difensori della libertà di opinione;  anche in questo caso rimando in calce alle minacce ricevute in Israele dal libero pensatore Gideon Levi.

***

“La nostra contrarietà a questi atti è dovuta al fatto che siamo umani, non perché apparteniamo a tale o talaltra confessione.”

Youssef Seddik

“Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli.”

Karim Metref

Karim Metref è educatore e blogger in Italia. Come il filosofo Youssef Seddik, non cade nell’inganno contro i Musulmani: “dimostrateci di essere buoni”.  Il crimine è crimine. La tendenza ad aggiungere specificazioni serve a porre intere categorie sotto accusa per favorirne altre, accade nella geopolitica come nel sociale. Qui di seguito la risposta di Metref a un articolo di Internazionale .

Io non mi dissocio

di Karim Metref Continua a leggere…

Bersagli e tardiva comprensione della “politica” Jihadista

9 gennaio 2015

mcc43

La strage alla sede di Charlie Hebdo non è tutto ciò che suscita il cordoglio, l’attacco prosegue con l’apertura di un secondo punto di crisi il giorno 9. Da 48 ore due terroristi tengono in scacco, concreto e psicologico, una delle più grandi nazioni del mondo.
Ascoltando il fiume di ipotesi con cui i giornalisti in video, su carta, nel web riempiono l’attesa della fine delle operazioni, sebbene esclusi dai reportage in luogo, si trova ben poco che non sia surf sul risaputo. Buono per tutte le occasioni.

Sono barbari, noi difendiamo la libertà d’espressione, è l’islamismo non l’islam, sono i combattenti di ritorno, prendete le distanze musulmani moderati… Pochi i punti di vista atti ad aprire alla consapevolezza, innanzitutto su di “noi”.
Qua e là i timidi distinguo fra il dileggio ammiccante e la vera satira. Nei media la 

copertina cuore gesù

S A T I R A

libertà di  satira è discussa in modo pertinente dal NY Time che compara le affermazioni francesi con la prassi americana; non potrebbe esistere negli Stati Uniti una sia pur piccola pubblicazione come Charlie Hebdo: mai irridere alla razza e alle religioni.
Solo nel blog di unLucano trovo uno sguardo oltre la cronaca: questa ridda del mainstream descrive  uno scontro di civiltà o una incivile chiamata alle armi?

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Ban Ki-moon e il Primo Aprile di Palestina e Israele

7 gennaio 2015

mcc43

Si dà grande rilievo alla dichiarazione del Segretario delle Nazioni Unite che annuncia il “via libera” per la Palestina alla Corte Penale Internazionale. Come d’abitudine, i media semplificano privilegiando l’effetto alle analisi, tacendo sia il passato che i dettagli fondamentali del presente. In tutte le lingue è ripetuto che la dichiarazione di Ban Ki-moon si trova nel “U.N.’s treaty website”, indicazione inutile senza il link che permetta di rintracciarla nel vasto mare dei siti Onu e leggere le parole del Segretario. Ignorato del tutto il documento che fa fede dell’annuncio: il comunicato della Corte Penale, a firma del Cancelliere Herman von Hebel,  del 7 gennaio. Un documento che qualche attenta riflessione la richiede.

In questo blog, l’annosa questione Palestina-Statuto di Roma- CPI è stata ricostruita nel post La Corte Penale Internazionale, l’impunità d’Israele e la sete di giustizia dei Palestinesi.  al quale rimando il lettore, limitandomi qui a sottolineare ciò che tuttora il documento della CPI ribadisce: L’Autorità Palestinese s’inquadra nell’art. 12 (3) dello Statuto di Roma che consente ai Governi di stati non firmatari del trattato di accedere alla CPI limitatamente a denunce di violazioni previste dall’art. 5 dello Statuto medesimo.  Continua a leggere…

John Cantlie: Attenti al Tracollo del dollaro!

2 gennaio 2015
Cantlie Mosul

mcc43

Il 31 dicembre è apparso in rete un nuovo numero del periodico dello Stato Islamico, Dabiq 6, che si chiude con un altro articolo di John Cantlie, il giornalista ostaggio per il quale il Governo inglese non intrattiene con Isis – secondo quanto è dato sapere – contatti utili al rilascio e a preservargli la vita. Se Cantlie non è stato giustiziato, come altri compagni di prigionia, è per la caratteristica professionale che il Califfato utilizza nel suo accorto progetto comunicativo.(articoli precedenti).
Il giorno 3 gennaio, al magazine è seguito a sorpresa un video. Mostra Cantlie in veste di reporter da Mosul, come in precedenza avvenuto da Kobane/ Ayn al Arab.

In alternativa a YouTube, il video è visibile a questo link

 I colleghi della stampa internazionale evitano di commentare  gli articoli di Cantlie, sia nel merito della drammatica situazione esistenziale, sia nella sua critica politica e, questa volta, economica. John Cantlie dipinge un quadro preoccupante: un tracollo, una dissoluzione del sistema monetario internazionale legato alla coppia petrolio-dollaro. La sua tesi non si può dire settariamente ispirata dai carcerieri perché si ritrova in decine di pubblicazioni a firma di grandi esperti internazionali, tenuti lontano dai talk-show  e quindi largamente ignorate dal pubblico.

gold dinar isis califfato L’elemento che Cantlie aggiunge, e sottolinea poiché portato avanti dallo Stato Islamico, è la necessità di un ritorno a un sistema di valute legate a un valore reale: l’oro. Si esprime in modo semplice perché si rivolge a noi, non esperti. Sicuramente chi, invece, esperto è potrà fare dei distinguo o delle parziali contestazioni, ma difficilmente screditare in toto, se non squalificando contemporaneamente grandi nomi della politica e della scienza delle Finanze. La ragione per cui il suo articolo non viene lasciato alle cure critiche degli esperti può dipendere proprio dall’incisiva espressività e da quel tanto di “moderno” che l’argomento sovrappone all’immagine dell’Isis che si vuole… colà dove si puote sia esclusivamente e irredimibilmente arretrata di 1600 anni. Come i ribelli in campo uccidono con le stesse armi degli eserciti moderni che li fronteggiano, così i livelli intermedi e di vertice dell’Isis si destreggiano con le stesse tecniche di comprensione e analisi del presente adottate dai think tank  cui si affidano i nostri governi.

La pubblicazione in questo blog  dell’articolo di Cantlie, leggibile in inglese: MELTDOWN John Cantlie , e qui di seguito nella versione in italiano, intende  darne conoscenza e possibilità di un’analisi critica. Continua a leggere…

Il 2014 di un blog: Maktub di mcc43

1 gennaio 2015
naji al ali Palestine

“I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.”

Come non ringraziare WordPress, la confortevole casa delle nostre idee, e coloro che sono passati qui a leggerle, hanno lasciato un segno o le hanno condivise… Mi stupisco, di nuovo, di quanti sono stati perché Maktub avrebbe tutte le caratteristiche per essere ignorato: un blog individuale senza una firma famosa, che si occupa di quel che accade nel bacino del Mediterraneo – e la politica estera non è in cima agli interessi italiani – che raramente porta notizie che rallegrano e quasi mai informazioni consonanti con i media.  Come non bastasse, è scritto in italiano mentre nel web stravince l’inglese (brividi pensando a quello che possono intendere gli stranieri che, arrivando qui,  devono servirsi del traduttore Google).
Google… i Folletti birichini non lo citano, ma so bene che Maktub deve tantissimo alla ricerca in Google!

Certo, se qualcuno vuole notizie sul popolo Saharawi, sulla lotta d’indipendenza dei Tuareg dell’ Azawad o, magari, vuol leggere gli articoli oscurati di John Cantlie, concorrenza in italiano non  ce n’è molta.
Di questo, di coprire qualche vuoto intendo, sinceramente gongolo! Va detto pure che dall’afflusso da Google   derivano due effetti.  Non crea molti lettori abituali, tranne quelli che già condividono i miei stessi interessi, la causa dei Palestinesi per esempio. Visto in positivo, ciò comporta una completa libertà sulla tempistica delle pubblicazioni e assenza di un lettore “tipo” al quale rivolgermi. Autore e lettori  qui sono “maverick”, come puledri senza marchio.

Desidero condividere un’osservazione sui termini di ricerca che più spesso vedo comparire (oltre a mcc43 e Maktub, che ovviamente arrivano per direttissima, e all’inossidabile Gheddafi).
Variamente declinato è MERCENARI  l’argomento più cercato, ed infatti ha creato il top-post dell’anno. L’articolo dovrebbe, visto che mette in luce lo status di entità inesistenti ai fini del diritto internazionale,  disamorare gli aspiranti. Invece talvolta qualcuno scrive in via riservata chiedendo lumi su dove rivolgersi per diventare mercenario. Prospettive di guadagni e di avventure sono dure a svanire!
INTELLIGENZA: questo termine è quasi sempre abbinato a  INFELICITA‘, più raramente a FALLIMENTO .
Se ne potrebbero fare di considerazioni, sociologiche e psicologiche da questi termini, non è vero?

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 44.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 16 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

 

Bilancio 2014: Edizione Speciale La_Pluma + Tlaxcala

31 dicembre 2014
tags: ,

mcc43:

Questo è appena un assaggio, per il resto fate click,
mentre io ringrazio Francesco Giannatiempo, alias unLucano
e a tutti auguro di poter scordare in fretta il 2014

poliziotti manifestanti

“””Il 2014 italiota difficilmente può essere inquadrato in un bilancio se non si sincronizza il calendario sul novembre 2011. Data questa in cui, all’indomani delle dimissioni da più parti invocate dallo showman Berlusconi, Giorgio Napolitano imponeva alla nazione un governo tecnico, la cui guida venne affidata a Mario Monti (ex consulente di Goldman Sachs). E di poco successiva all’elezione alla BCE di Mario Draghi (ex vice presidente di Goldman Sachs).
Giorgio Napolitano, dimissionario il prossimo gennaio 2015 da PdR, è uno di quei dirigenti del vecchio PCI italiota – il maggiore partito comunista occidentale – che guidò la corrente dei miglioristi, cioè coloro che sostenevano di dover cambiare il capitalismo dall’interno, attraverso una serie di riforme graduali. Il tutto, però e naturalmente, accettando il capitalismo stesso. Più vicino all’idea tocquevilliana di democrazia occidentale, coniugata con l’inseparabile senso della meritocrazia, dimenticando, tra l’altro, i principii della carta costituzionale e dei diritti fondamentali inapplicati. Insomma, una stranissima razza di comunista esponente di una corrente para>C=ULO (para> Communism=Unidentified Linguistic Object).”””

Originally posted on unlucano:

Il bilancio 2014 passa per il link all’Edizione Speciale de La Pluma sull’anno che si sta chiudendo:

Edición especial « Balance 2014 »

Scritto in uno spagnolo facilmente intellegibile dalla creatrice e coordinatrice de La Pluma – Maria Piedad Ossaba – è un appuntamento che si ripete e cerca di riassumere tempo ed eventi per evolversi e non smettere di sperare in una vita più giusta.

Trovate articoli, commenti e approfondimenti che hanno un interesse esponenziale, come la sempiterna resistenza all’imperialismo e ai vari fascismi che impediscono la libertà sociale.

Lo faccio aggiungendo il link al mio modesto contributo pubblicato su Tlaxcala, specificando che Tlaxcala è attivo su un blog temporaneo, visto che il sito ufficiale ha ricevuto l’ennesimo hackeraggio. Ma r_esistiamo sempre. E lottiamo ancora di più!

I contributi dai vari paesi sono, per la maggior parte, tradotti in spagnolo (La Pluma) e in lingua originale  +…

View original 67 altre parole

Strage di Peshawar: droni e Talebani

18 dicembre 2014

mcc43

Le campagne militari contro i Talebani del Waziristan dal 2009 al 2014/ I droni e i diritti umani violati / Lo scontro fra Nawaz Sharif, Primo Ministro, e Imran Khan, leader dell’opposizione / Il TTP e la rivendicazione della strage di Peshawar.

***

Studenti e insegnanti della scuola di Peshawar non avevano colpe; non si può essere colpevoli di frequentare un’istituto dell’esercito. Chiunque prova un senso di ripulsa per l’ ingiustizia, dolore per la perdita di tante vite che stavano fiorendo: ragazzi fra i 10 e i 20 anni, partecipazione empatica al dolore delle famiglie.
Quando un folle armato stronca l’esistenza dei suoi compagni di scuola, come di tanto in tanto accade negli Stati Uniti, è un’atrocità imprevedibile, ma quando gli assassini appartengono a un’organizzazione terrorista esiste un intreccio di elementi collegati – che non la giustificano – ma la rendono non imprevedibile.

pakistan mapLe campagne militari contro i Talebani del Waziristan dal 2009 al 2014

Il Waziristan è una zona tribale che separa il Pakistan e l’Afghanistan nella quale agisce, fra gli altri, il gruppo talebano  Tehrik-i-Taliban (TTP) in lotta con il governo federale, alleato degli Stati Uniti. Un alleato che alla Casa Bianca non sembra sufficientemente allineato e al quale rimprovera di seguire una propria agenda.
Sartaj Aziz, consigliere per la Difesa presso il Primo Ministro Nawaz Sharif aveva dichiarato che esistono gruppi Talebani che non sono un problema pachistano. “Perché i nemici dell’America dovrebbero inutilmente diventare anche nostri nemici?  Quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Afghanistan, tutti coloro che vi erano stati addestrati e armati sono stati spinti verso di noi. Alcuni di loro erano pericolosi per noi e alcuni non lo sono. Perché dobbiamo fare di tutti quanti dei nemici.

Già mentre il sequestro era in corso, i media internazionali hanno puntato il dito contro questa politica nonostante il TTP, autore della strage, fosse il gruppo terrorista più pesantemente colpito dal governo. Continua a leggere…

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