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Rogo di una famiglia palestinese e astuzie dello Shin Bet

12 novembre 2015

mcc43

I Fatti 
Ali DawabshehNotte del 31 luglio 2015: ignoti coloni ebrei appiccano il fuoco a una casa palestinese di Duma, Cisgiordania. Ali Dawabsheh, 18 mesi, è arso dalle fiamme, padre e madre muoiono nei giorni seguenti, sopravvive orrendamente ustionato Ahmad, quattro anni.
L’indomani, il ministro israeliano della difesa Moshe’ Yaalon arresta Meir Ettinger e altri due giovani ebrei di estrema destra sospettati di terrorismo ebraico. Lo Shin Bet (sicurezza interna) arresta altre 9 persone nelle colonie di Cisgiordania.

Le interpretazioni

Nessun arresto avviene con espressa motivazione di aver causato il rogo. Per ragioni non spiegabili, se non con il fatto che Meir Ettinger è noto in Israele e le sue foto sono comparse nei media, dal versante dei sostenitori dei Palestinesi si assume frettolosamente e confusamente che il colpevole del rogo sia stato individuato proprio in Ettinger.

Facebook, gruppo pubblico di supporto alla Palestina, post del 6 novembre: di tragicamente vero c’è solo il riferimento alla tragedia.

meir ettinger in facebook

L’errata trascrizione del nome, Etgher anziché Ettinger, rende difficile, a chi voglia farlo, accedere alle informazioni su di lui: non un qualsiasi “colono”, ma un blogger gerosolimitano da tempo sotto osservazione del servizio segreto, discendente di una famiglia ostile politicamente allo stato di Israele e, nel caso fosse indiziato di responsabilità diretta nel rogo, potenzialmente accusabile anche di condurre una faida personale contro gli arabi.

Chi è Meir Ettinger 

E’ nipote di Meir Kahane, rabbino americano fondatore della Jews Defense League, per una legislatura membro della Knesset.
Il suo programma politico esplicito consisteva nell’espulsione – dietro compenso in caso di esodo volontario – di tutti gli Arabi da Israele. In America svolse attività sovversiva, scontò un anno di prigione per fabbricazione di ordigni esplosivi. Il 5 novembre 1990 durante un discorso tenuto al Marriot Hotel di Manhattan venne freddato da due colpi di pistola sparati da El Sayyd Nosair, operaio egiziano alle dipendenze del Tribunale penale di New York.
Il suo processo si svilupperà in modo romanzesco; vago sospetto che il rabbino fosse stato ucciso da un proprio seguace, che Nosair avesse dei complici, che fosse membro di una cellula jihadista e che i difensori fossero pagati da Bin Laden; alla fine fu collegato anche all’attacco delle Torri Gemelle. Sta scontando 22 anni di pena in un carcere dell’Illinois.
Il 31 dicembre 2000, lo zio di Meir Ettinger, Binyamin Kahane, viene assassinato da un gruppo di palestinesi mentre viaggia in auto con figli e moglie, lei pure rimasta uccisa.
Tova, anch’essa figlia di Meir Kahane, sposa il rabbino di Gerusalemme Mordechai Ettinger e nasce Meir, che segue le orme politiche del nonno. Nel 2015 è fra gli attivisti, forse fra i fondatori, del movimento detto della “Rivolta”, che predica la distruzione del moderno stato democratico, la soppressione della separazione dei poteri, la rifondazione del Regno sulle leggi della Torah, la persecuzione dei “miscredenti”, la costruzione del Terzo Tempio, da presidiare con un corpo di polizia religiosa.  Questa ideologia lo allontana dalla famiglia che, seppure allineata con la destra israeliana, non si pone “contro lo stato”.

Ettinger non tiene un profilo basso. Nel suo blog scrive che è molto più economico e veloce distruggere lo Stato di Israele e ricostruirlo piuttosto che ripararlo. Sei mesi di carcere li ha scontati nel 2012 per aver spiato nientemeno che l’IDF, mentre nel 2014 è stato fermato da un gruppo di Palestinesi, colto in flagrante a marcare le case da colpire. Forse per questo episodio, le autorità israeliane gli imposero residenza obbligata a Safed e divieto di mettere piede in Cisgiordania e a Gerusalemme.
Non gli sono mai state rivolte accuse di attività violenta, i guai con la giustizia gli vengono dai feroci scritti nel suo blog contro il multiculturalismo.

Shin Bet e depistaggio: la detenzione di Meir

Come detto prima, nell’immediatezza del rogo che ha sterminato la famiglia, Ettinger e due altri attivisti di estrema destra sono stati arrestati per, dichiara lo Shin Bet, coinvolgimento e leadership in un’organizzazione dell’estremismo ebraico che persegue la “redenzione religiosa” attraverso gli attacchi a Chiese Cristiane e obiettivi palestinesi. Il Ministro della Giustizia precisa che Ettinger (e gli altri arrestati) erano a capo di un’organizzazione che in sé e per sé ha lo scopo di sradicare le fondamenta del governo democratico dello Stato di Israele. Sono, a chiare lettere, definiti un pericolo per lo stato.

Da notare: in un primo momento Ettinger è sottoposto a un fermo regolare, che  in settembre verrà trasformato in “detenzione amministrativa. Si tratta di una misura che comporta arresto della durata di sei mesi senza necessità di accusa precisa e rinnovabile al termine.

L’equivoco in cui sono caduti i sostenitori della causa e dei diritti dei Palestinesi pertanto è molteplice: Ettinger non è mai stato accusato del rogo, i sei mesi della detenzione amministrativa non sono un verdetto processuale, non la pena disgustosamente lieve per un crimine tanto odioso, bensì un generico provvedimento anti-terrorismo.

Chi ha sterminato la famiglia Dawabsheh?

Lo Shin Bet si è mosso con grande astuzia, usando il tempismo come depistaggio e, mentre induce a guardare a Meir (il dito), non si vede che non c’è alcun accusato per il rogo assassino (la luna).

Una circostanza da tener presente per i rischi che può comportare agli interessi dei Palestinesi è che la “detenzione amministrativa” è un provvedimento normalmente applicato agli arabi fermati per sospette azioni violente contro lo stato, del tutto insolito per gli israeliani ebrei. Ne consegue che Meir – pur non avendo imputazioni di atti di violenza – è stato trasferito (allorchè l’arresto è stato trasformato in detenzione amministrativa) in una cella del braccio dove sono rinchiusi solo detenuti arabi.

Ciò fa di lui per la destra xenofoba una vittima, e rinfocola il ricordo delle uccisioni da parte degli arabi dei membri della (sua) famiglia Kahane. L’avvocatessa di Meir sostiene “Dalle celle adiacenti la sua, Ettinger viene minacciato ‘Abbiamo ucciso due Kahanes, uccideremo anche te ” Kahane era un maiale ‘,’ Non ti permetteremo di vivere ‘,’ Ci spartiremo pezzi della tua testa’.

A cosa mira lo Shin Bet?

Dare a Meir una lezione per poi lasciarlo libero in febbraio, a scadenza della detenzione? O ci sarà un momento in cui apparirà utile che “sfuggendo inaspettatamente” ai controlli i detenuti palestinesi possano colpire fisicamente Meir e porre il sigillo sulla faida tra la sua famiglia e gli arabi, lasciando altresì tacitamente intendere la colpevolezza di Meir per il rogo di Duma?

L’aspetto scandaloso in tutta la vicenda è che NON vi è ancora stata alcuna conclusione investigativa che indichi i nomi degli autori del rogo e preluda a un processo.

L’aspetto sconfortante è che – anziché chiedere le conclusioni investigative – l’opinione pubblica che difende le ragioni dei Palestinesi si sia lasciata depistare e identifichi lo scandalo “nei sei mesi di carcere di “Meier Etgher” raffigurato con il sorriso strafottente di Meir Ettinger.
E che ne è dei nove coloni arrestati? E’ fra questi coloni, puntello del governo di Netanyhau, che si trovano i colpevoli? Sapremo mai chi ha le mani insanguinate dal rogo di Duma?
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3 commenti leave one →
  1. 12 novembre 2015 9:38 pm

    Bell’organizzazione 😡

    Liked by 1 persona

  2. 13 novembre 2015 9:24 am

    L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

    Mi piace

    • 13 novembre 2015 9:26 am

      Grazie infinite, PaoloxI, per il tuo costante sostegno

      Liked by 1 persona

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