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Egitto 2015: il lento inabissarsi del carisma di Sisi

9 novembre 2015

mcc43

Anche la verità comincia leggera come un’auretta,
poi via via diventa temporale.

Febbraio, Giugno, Agosto, Novembre:
macchie sul carisma del Feldmaresciallo

al sisi abdel fath al sissi

Luglio 2015, Matteo Renzi   “In questo momento l’Egitto sarà salvato solo con la leadership di Al Sisi”

 ***

E’ il mese di FEBBRAIO: un leak di conversazioni telefoniche  rivela che il golpe condotto da Abdel-Fatah Al-Sisi nel 2013 contro il presidente Mohammed Morsi era voluto e con profusione finanziato da alcune monarchie del Golfo.

Notizia di fonte turca, fu rilanciata scarsamente, ma ripresa nei mesi successivi “come se” fosse già nota a tutti.

In GIUGNO, vari disturbi alla fitta agenda internazionale. Sisi va in Germania e nella conferenza stampa finale una giornalista egiziana inveisce contro di lui “Assassino, assassino”  prima che il servizio d’ordine la metta a tacere. In programma anche un viaggio in Sud Africa: l’iniziativa, non rigettata dall’autorità giudiziaria, di un gruppo di avvocati sudafricani che ne chiedevano l’immediato arresto, induce il presidente a farsi sostituire da un alto funzionario.
Avvicinandosi l’anniversario del golpe, i sostenitori del deposto Morsi, nel frattempo condannato a morte, in luglio lanciano una campagna di manifestazioni a cadenza settimanale fino all’anniversario degli eccidi di Piazza Rabia e Nadha in agosto.
Nonostante il credito internazionale di cui gode il suo regime, Sisi  già da tempo si dichiara “frustrato” – rivela Carnegie Endowment nell’articolo Chi governa in Egitto? – perchè le istituzioni religiose e giudiziarie non danno esecuzione con dovuta rapidità alle sue direttive. Eppure i tribunali sono catena di montaggio per verdetti d’esecuzione capitale in processi al limite del farsesco,  il clero cristiano è entusiasta sostenitore, le autorità sunnite prone alla sua “riforma” dell’islam in chiave anti-Fratelli Musulmani.

AGOSTO è stato il mese cruciale per il regime, sebbene molto sia venuto alla luce soltanto nei giorni scorsi.
Alcuni attentati al Cairo rivendicati da Isis, dopo quello dai contorni mai chiariti già avvenuto in luglio contro il Consolato italiano, palesarono che la presenza del jihadismo non era confinata in Sinai, dove la pur dura repressione militare non ottiene tuttora risultati definitivi contro Ansar Al Maqdis, milizia della provincia sinaitica dello Stato Islamico.
Sisi distolse i media dal terrorismo grazie alla faraonica inaugurazione dell’ampliamento del Canale di Suez. I grandi media non raccontarono che gran parte dei lavori erano avvenuti negli anni precedenti e che ai dipendenti statali era stato decurtato dallo stipendio un “contributo volontario” all’opera. Si parlò, però, dei calcoli iperbolicamente ottimisti delle ricadute economiche dell’opera: Foreign Policy definì l’ampliamento del canale la stravaganza di Sisi e Stratfor non fu più clemente, giudicando che nell’immediato l’opera non cambierà nulla dell’assetto economico del paese.

Mentre la fanfara suona per il pubblico, in segreto si consuma un pericolo per il regime. Sarà reso noto il 15 Ottobre da Hossam Bahgat, giornalista e attivista per i diritti umani che, a distanza di tre settimane, infatti viene arrestato .
Questo è l’incipit del suo articolo sotto il titolo A coup busted?, golpe sventato?, nel sito di Masa Masr

Un tribunale militare ha condannato 26 ufficiali per aver cospirato allo scopo di rovesciare l’attuale regime in collaborazione con due importanti leader della Fratellanza Musulmana nel mese di AGOSTO, secondo una copia dell’atto di accusa ottenuta da Mada Masr. Gli imputati hanno affrontato una serie di gravi accuse, tra cui un tentato colpo di stato militare, terrorismo, adesione alla Fratellanza Musulmana [ndr. Dichiarata in Egitto organizzazione terrorista] e tentativo di occupare con la forza istituzioni pubbliche.
In assenza di alcuna informazione ufficiale o pubblica sulle indagini, non è possibile confermare o smentire l’esattezza delle accuse mosse contro gli imputati. La conferma o la smentita delle accuse è anche resa impossibile per il rifiuto dei difensori di commentare la prove presentate dal Pubblico Ministero militare e dai Servizi Segreti Militari contro i loro clienti, nella speranza che le sentenze possa poi essere ridotta.”

Un tentativo di colpo di stato in piena regola, ma non maturato negli ambienti militari che più contano. Un cambiamento  ad opera dell’esercito risulta, tuttavia, nell’ordine delle possibili vie di uscita dal regime sempre più imbarazzante di Sisi, perché non tutti fingono ancora che gli egiziani siano paghi di essersi liberati della Fratellanza a prezzo di un tenore di vita che, per sempre più larghi strati della popolazione, coincide con la fame.

NOVEMBRE: Daily News Egypt titola: Egyptians disappear, Egypt disintegrates  e Wael Eskander scrive:

Il silenzio [ndr. Sui diritti umani violati] è giustificato dal desiderio di dare l’immagine di un Egitto ‘stabile’ sotto Al-Sisi, ma non sembra proprio che lo sia. I lavoratori sono sempre più scontenti, mentre il paese muove verso un abisso economico. La moneta sta perdendo valore e vi è un marcato aumento dell’intensità degli scioperi,  come il recente sciopero di Mahalla che ha avuto inizio 19 ottobre.”

Gazh-al-Mahalla è un’azienda tessile i cui lavoratori sfidano spesso il divieto di sciopero; chiedevano il salario minimo, la sostituzione della dirigenza e il pagamento dei 50 pounds (5,78 euro) di bonus promessi personalmente da Sisi, poi deviati al settore pubblico e al metallurgico. Sono 75.000 dipendenti, non una entità il cui malumore sia trascurabile.

Le organizzazioni internazionali hanno smesso di tacere sulle violazioni dei diritti umani, il pletorico ricorso alla pena di morte, alla tortura, alla scomparsa di persone arrestate. Vedere qui Amnesty  e HRW .
Come fu per il Sud Africa, la visita di stato in Gran Bretagna è stata contestata. Una forte campagna #SisiNotWelcome e la petizione al premier David Cameron chiedevano la cancellazione dell’invito, e della fornitura di armi. Un’azione di disturbo, il cui effetto sono state manifestazioni di protesta al suo arrivo e la prudenziale cancellazione dell’usuale conferenza stampa a fine visita.

Dalla lettura dei media internazionali si ricava la sensazione che la maschera di uomo della provvidenza stia progressivamente scivolando dal volto del Feldmaresciallo. Non può essere ignorato il durissimo articolo del Washington Post che, sotto un titolo inequivocabile “La brutalità di Sisi sta alimentando un nuovo fronte dello Stato islamico in Egitto“, scrive all’indomani dell’abbattimento dell’aereo russo

“La teoria era che le aspirazioni democratiche dell’Egitto potessero essere messe temporaneamente in attesa; senza uno “stabile” l’Egitto guidato da una forte personalità laica, quest’ancora vitale in Medio Oriente si sarebbe perso nello sciame invadente dell’estremismo da Siria e Iraq. Negli ultimi mesi, queste speranze sono state deluse. Che cosa è andato storto? Nonostante i miliardi di dollari di armi e il sostegno diplomatico dai suoi partner occidentali, Sisi ha supervisionato un drammatico deterioramento della sicurezza. E tale deterioramento è stato seguito da rappresaglie e condanne a morte, ed è sempre più brutale non solo contro presunti insorti, ma tutti coloro che possono essere etichettati come oppositori del regime, tra cui i manifestanti pacifici, della società civile e i giornalisti.”

 

Sisi è davvero una forte personalità nella politica egiziana? E’ sufficiente a renderlo tale il plebiscito tributatogli, in assenza di competitori, nelle presidenziali del 2014?

Prima che Mohammed Morsi gli desse un ruolo pubblico il generale era noto solo per la sua ritrosia nell’esprimere opinioni; che sia stato l’ideatore del golpe del 2013 è dubbio, ne fu il portavoce, questo sì, precisamente perché uomo d’apparato non fortemente etichettabile come rimasuglio del periodo di Mubarak.
E’ stato finora sostenuto dall’esercito nella sua attività di procacciatore di fondi e di liquidatore sia della Fratellanza sia delle organizzazioni politiche laiche. Ora il “lavoro sporco” è stato fatto ed emerge alla luce. Il volto di Sisi appare sempre meno simile a quello dell’autocrate efficace. Le elezioni parlamentari, tuttora in corso, avvengono con due, non facili da ignorare, imbarazzanti assenze: i partiti di opposizione e … gli elettori.

Quanto può permanere ancora il Feldmaresciallo al vertice dell’Egitto?
Un colpo di stato cruento come quello del 2013 apparirebbe all’opinione pubblica internazionale niente altro che un regolamento conti interno allo SCAF, il vertice dell’esercito.
Un’ uscita “concordata”: passaggio soft a un nuovo governo di tecnici incolori e manovrabili dai militari sarebbe opzione praticabile accompagnata da suadenti promesse: il ritorno della regolare erogazione dei servizi di base, elettricità e acqua, l’abbassamento dei prezzi al consumo, la “punizione” dei responsabili dello stato fatiscente delle città rivelatosi durante questi ultimi giorni di piogge torrenziali. Con in più, perchè no, una benevolente amnistia ai prigionieri “non terroristi”.
Un’era Mubarak, nè più nè meno, con qualche sapiente e accattivante intervento estetico.

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4 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    9 novembre 2015 7:48 pm

    Shukran 🙂

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  2. Yuri permalink
    11 novembre 2015 11:24 pm

    Ottimo. Mi faccio bello per una segnalazione che ti avevo fatto. E’ da Israele che è venuto il pronti via per l’affondamento del general Sisi?
    http://www.jpost.com/Middle-East/Egypt-media-criticism-of-Sisi-raises-questions-on-allies-support-403051
    Complimenti, ciao

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    • 11 novembre 2015 11:26 pm

      Ma hai ragione! l’articolo è di maggio….
      Sapessi che sospetto mi viene in mente. Pericoloso da esprimere 🙂
      Grazie e ben tornato

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      • Yuri permalink
        11 novembre 2015 11:27 pm

        non me n’ero andato sono solo pigro a scrivere

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