mcc43

Nella città di  Al-Khalīl, Hebron in ebraico, meno di 1000 coloni ebrei tengono in scacco più di 160.000 Palestinesi. Accade l’incredibile se a gestire la situazione sono dei soldati cui è dato il compito di “bruciare la coscienza dei Palestinesi” e sono, a loro volta, sotto scacco dei coloni.

Non li ha mandati laggiù il governo di Israele. Ci sono arrivati per il Convegno (v.nota in calce) indetto dal rabbino Moshe Levinger, si sono installati in un albergo e non sono più andati via. Altri sono arrivati occupando via via gran parte della città vecchia di Hebron, perché il principio che li guida non è convivere, in quella città che non appartiene allo stato di Israele, ma cacciare gli abitanti Palestinesi e riappropriarsi della biblica città di Abramo.

Una strada di Hebron

Oggi i coloni di Hebron trattano i Palestinesi come spazzatura, i soldati come servi, lo stato come notaio.

 

Lo stato d’Israele, potenza occupante, sancisce come loro diritto la segregazione dei Palestinesi, impedendo accessi a strade e case, creando recinzioni, anche aeree, attraverso le quali  i coloni  praticano la vessazione lanciano oggetti e sporcizia. Impunemente.

Lo stato consente loro di violare le leggi e trarne vantaggio: le case temporaneamente vuote per l’assenza del proprietario palestinese vengono occupate e, sebbene la legislazione israeliana preveda che gli abusivi siano cacciati entro trenta giorni, ciò non avviene. Di fatto gli abusivi diventano proprietari, essendo l’iter giudiziario cui dovrebbe accedere il danneggiato palestinese un percorso dai tempi indefiniti presso tribunali israeliani, ai quali dovrebbe ricorrere come straniero.

L’Occupazione dei Territori Palestinesi è una vergogna che data dalla guerra dei Sei Giorni del 1967. Il Diritto Internazionale prevede che uno stato non possa ampliare il proprio territorio attraverso conquiste belliche, ma Israele dichiara ufficialmente che la Cisgiordania NON fa parte di Israele e si mette al riparo dall’accusa. Prosegue a creare insediamenti e a difenderli con il dispiegamento di forze militari.

Il  documentario del 2010, This is My land Hebron di Giulia Amati e Stephen Natanson, vincitore del 14° Festival internazionale del Cinema dei Diritti Umani di Buenos Aires, ci trasporta in quella realtà con immagini e interviste, dando voce ai palestinesi e ai coloni.  Un’ora e un quarto  di visione in YOU TUBE  che catturano e suscitano complesse emozioni.  Qui sotto  dichiarazioni e fotogrammi particolarmente significativi.

Gideon Levi, giornalista

“Se si guarda a quello che succede a Hebron si può solo concludere che i Palestinesi sono fra le persone più tolleranti del mondo. direi delle meno violente del mondo.  Chiunque altro in una situazione simile esploderebbe” (39′)  “La maggior parte degli Israeliani non ha idea di cosa accade qui, I media non ne parlano e non vogliono che si sappia.  Ormai siamo una società che pensa solo a se stessa, e anche a questo sempre meno. Per tutto il resto abbiamo sempre la scusa della sicurezza, se non basta possiamo sempre tirare fuori l’Olocausto. Come diceva Golda Meir “Dopo l’Olocausto gli ebrei possono fare quello che gli pare”. Questo è il nuovo modo di pensare. I Diritti Umani sono per i salotti europei, non per noi. Noi ci occupiamo solo della nostra sorte.” (50′) “Se non restituiamo tutta la Cisgiordania non ci potrà mai essere pace, non ci è rimasto molto tempo. Con 250000 coloni in Cisgiordania è quasi troppo tardi, perchè non sarà facile evacuarli, ma se non ci decidiamo a farlo nulla cambierà e passeremo da una guerra all’altra. “(1h.2′)

Yehuda Shaul, di Breaking the Silence, Gerusalemme

“C’è una corruzione morale che fa parte dell’occupazione. Quando a un ragazzo di 18 anni dai  un’uniforme, un fucile e il potere …

palestinese imprigionato
Picchiato e ammanettato durante una delle perquisizioni a tappeto nelle case palestinesi che i soldati effettuano il sabato e nelle feste ebraiche per “rassicurare” i coloni. Si era intromesso per difendere la sorella e la cognata aggredite; scesa la notte, intorno a lui coloni a passeggio, canti, musica.

Abusare dei Palestinesi , rubare e distruggere i loro beni , sparare e ferire degli innocenti sono cose che non puoi evitare quando sei li. La tua missione è bendare e ammanettare i Palestinesi e ne vedi così tanti ogni giorno che per te non sono più esseri umani. Non ti chiedi più cosa pensano o cosa provano. Questo ragazzo sta qui da 14 ore ammanettato, ormai non è più un ragazzo.” (54’57”) “Tutto dipende dal potere politico dei coloni che possono influenzare il comandante della brigata. Ogni comandate di brigata sa che, se si oppone ai coloni. la sua carriera militare è finita.”

Gosiame Choabi,  Visitatore dal Sud Africa

“Come Nero sudafricano non riesco a capire quello che gli Israeliani stanno facendo ai Palestinesi . Alcuni comparano i due scenari, ma per me non sono comparabili. Noi non avevamo muri, una sola via di accesso e di uscita, check point. Potevamo muoverci nella stessa città, nelle strade, non c’erano vie per l’altra etnia, potevamo entrare negli stessi negozi . E’ incomparabile, la chiamano apartheid ma è molto peggio,  veramente angosciante” (46’)

 

 I Coloni ebrei di Hebron

 I ragazzi (49′) “Tu  e il tuo fottuto Gesù potete baciarmi il culo” “Non prendere foto, via la telecamera o te la rompo, fottuto nazista”  “Abbiamo ucciso Gesù e ne siamo fieri” “Fottiti, vi uccido, voi e i Palestinesi, Nazisti . Questa è casa mia, questa la mia terra, Dio me l’ha data e voi andate a fare in culo”

 Una donna (53′) “Volete distruggere gli Ebrei e lo fate usando gli Arabi “

Fotogrammi dal film sottotitolato in italiano

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

——

Nota Il Convegno indetto dal rabbino Levinson che ha dato inizio all’insediamento era in memoria del massacro del 1929. Da Wikipedia 

Il successivo venerdì, 23 agosto, elementi arabi, eccitati da voci secondo le quali due arabi erano stati uccisi da ebrei durante una manifestazione della destra sionista a Gerusalemme, scatenarono un’aggressione contro gli ebrei della Città Vecchia della città. La violenza rapidamente si allargò ad altre parti della Palestina.

I morti furono più di 60 e altrettanti i feriti
La maggior parte degli ebrei (435[2]) riuscì a sopravvivere nascondendosi nelle case di 25 famiglie arabe, che salvarono così 280-300 ebrei.[3] Aharon Reuven Bernzweig testimoniò che un Arabo, di nome Hājj ʿĪsā al-Kurdiyya, aveva salvato un gruppo di 33 ebrei, insistendo che essi trovassero rifugio nella sua cantina. Altre decine di ebrei scamparono trovando rifugio nella stazione di polizia britannica di Beit Ramon alla periferia della città o scappando. Gli ebrei sopravvissuti furono più tardi evacuati verso Gerusalemme.

Google+

Annunci