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1986: Gheddafi a Enzo Biagi “L’America è uno stato terrorista”

23 febbraio 2015

mcc43

Il 14 aprile 1986 Enzo Biagi intervista Gheddafi nel compound di Bab-al-Azyzia, alle porte di Tripoli.
Otto ore dopo, il giorno 15, gli Stati Uniti lanciano contro Tripoli l’Operazione El Dorado Canyon. Il bombardamento colpì pesantemente la casa di Gheddafi, uccise la figlia adottiva e quaranta libici; una vittima americana per l’abbattimento di un aereo. Francia Spagna e Italia avevano negato all’aviazione USA il diritto di sorvolo. 

Motivazione dell’attacco a Tripoli fu l’attentato alla discoteca di Berlino di dieci giorni prima nel quale perse la vita un soldato americano. Immediatamente indicato come responsabile il governo libico. Solo dieci anni dopo si arriverà a un processo basandosi su un documento della Stasi che indicava un libico di nome Musbah Abdulghasem Eter come spia dentro l’ambasciata di Libia a Berlino est. Eter venne condannato per favoreggiamento insieme a due palestinesi. La condanna per omicidio venne emessa a carico della moglie tedesca di uno di loro. Se il dibattimento chiarì la dinamica dell’attentato non portò alla luce alcun coinvolgimento del governo della Libia. [similmente all’attentato Lockerbie, vedere nota (*)]

Biagi pone domande a tutto campo, le risposte di Gheddafi sono precise, insistono varie volte sull’assoluto sostegno alla causa dei Palestinesi e al loro Diritto al Ritorno, definisce illegittimo lo stato di Israele:

“Sono a fianco degli Ebrei ovunque vengano perseguitati, sono contro gli Ebrei invasori arrivati in Palestina dall’Europa.  La lotta dei Palestinesi non è terrorismo, è guerra di liberazione. Le nostre convinzioni ci portano a essere contro ogni terrorismo e a fianco di ogni lotta di liberazione. ” 

La Libia non ha mai nascosto di sostenere l’IRA, ma anche la  Rote Armee Fraktion e le Brigate Rosse – organizzazioni terroristiche – giustificandole come rappresaglia per il sostegno dei governi europei ai dissidenti libici.
Organizzata nel National Salvation Libyan Front, NFSL, la diaspora dei dissidenti aveva organizzato un attentato a Tripoli per uccidere Gheddafi; il resoconto di Stampa Sera, del 9 maggio 1984 in questo articolo su Mohamed Al Magarief, a quel tempo fra i leader del movimento, tornato in Libia dopo la caduta del regime e diventato per breve tempo presidente del Congresso nazionale. 

“In Libia non ci sono campi di addestramento di terroristi. In ogni parte nel mondo vengono uccisi americani, ci si deve chiedere il motivo di questa ondata di odio, e perché Reagan, che è un pazzo, vuole vendicarsi sulla Libia. “

Alla domanda specifica, se  fosse disposto a incontrare Reagan, Gheddafi risponde

“Solo se l’ America ammetterà ufficialmente di essere uno stato terrorista. A queste condizioni accetto le ispezioni in territorio libico” 

 

 

_________________§§§_______________

nota (*)

Anno 1988 :
luglio un missile americano contro il volo Iran Air 655
dicembre una bomba sul volo Pan Am 103 – Lockerbie 

Per Lockerbie si coinvolse – in base a false prove e a test non eseguiti nel corso dell’istruttoria – l’agente segreto libico Abdelaset Al Megrahi.
Per questo e per tutti gli attentati che gli furono attribuiti, Gheddafi pagò un compenso al Fondo per le vittime, dichiarando apertamente che non si trattava di ammissione di colpa ma di un “riscatto” affinchè alla Libia fossero tolte le sanzioni internazionali. (ved. tag Lockerbie

Al Jazeera ha seguito nel corso degli anni la vicenda processuale e gli errori commessi, arrivando nel 2014 a disporre di materiali verificati e delle dichiarazioni di Rober Baer, ex agente CIA “Le indagini CIA e FBI divergevano completamente, ma qualcuno ha voluto mettere in mezzo la Libia … un piccolo paese … Gheddafi odiato… è stata una decisione esecutiva”

Secondo la  nuova ricostruzione a ordinare l’attentato fu l’Iran che ingaggiò come esecutori due Palestinesi. Il motivo: vendicare l’abbattimento dell’aereo Iran Air 655 il 3 luglio 1988 da parte di un missile lanciato dalla portaerei americana Vincennes, mentre l’aereo sorvolava lo stretto di Hormuz. 290 le vittime, fra le quali 66 bambini.
Non impossibile che queste notizie recenti siano in funzione di propaganda anti Iran, tuttavia è chiaro ai famigliari delle vittime che i vari processi contro il libico Al Megrahi non hanno dato risposta al legittimo bisogno di giustizia.

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  1. 28 febbraio 2015 4:57 pm

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