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Tra Gaza e il mondo c’è Rafah. Parte prima: I costi umani

14 dicembre 2015
rafah valico

mcc43

Il confine fra la Striscia di Gaza e l’Egitto spacca la città di Rafah, un tempo tutta palestinese. Chiuso da più di cento giorni, il valico è stato riaperto il 4 e 5 dicembre.
Nell’urgente necessità di uscire: 25 mila persone. Titolari, in teoria, del diritto: stranieri, studenti, malati in espatrio per cure mediche. Effettivamente usciti: 658 persone.

In questa Parte Prima (*), la testimonianza di un giovane Palestinese che ha vissuto l’odissea del viaggio, fra stanchezza, attese, prevaricazioni.

Shaker ritorna in questo blog, dopo la sua Lettera da Gaza, la speranza nonostante il dolore, [ripubblicata e commentata in Corpus] ha una laurea e lavora in un call center; aveva ottenuto una borsa di studio per un dottorato (PHD)  in Turchia e i corsi erano cominciati già da mesi. L’apertura di dicembre era l’unica possibilità per imprimere la svolta alla sua vita.
Così, come un fiume in piena, mi racconta l’odissea di coloro che cercano di uscire dalla  prigione_Gaza.  

Mercoledì pomeriggio arrivo al lavoro verso le 17.30,  vado dal capo per la solita lista dei clienti da chiamare, la segretaria mi guarda stupita. “Per cosa chiedi la lista.. non sai che domani e dopodomani ci sarà il confine aperto”
“Cosa?… Davvero? ” dico io. Il capo conferma di averlo letto in internet, mi precipito a controllare. E’ vero: domattina all’alba lo aprono. Gli chiedo di poter andare a casa a sistemarmi per la partenza. Ok, mi lascia uscire e sono le 18, abbraccio tutti i colleghi… salam, dico augurandogli pace.

Il mattino seguente alle 5 mi alzo, mangio qualcosa, bevo un caffè, abbraccio la mia famiglia e vado…  Arrivo al confine di Rafah alle 6 e mezza… c’è un sacco di gente che come me vuole attraversare…. Troppi. Ci saranno dei problemi.
La guardia egiziana dice che terranno aperto il confine per due giorni e che ogni giorno lasceranno passare solo quattro autobus di “Gazawi”.
Capisci vero? Se conosci qualcuno che abbia autorità, un posto di comando, qualcosa che conta, insomma ti aiuterà a passare, altrimenti… Ma fottetevi tutti!

Come Dio vuole, sono riuscito a infilarmi nel quarto autobus, diretto alla seconda delle due barriere da cui lasciano passare la gente. Lì, puoi immaginare quanti controlli,  ma quando arriviamo al posto di attraversamento gli egiziani dicono No. Ci hanno tenuti sul pullman dalle 11 del mattino alle 8 mezza di sera, cazzo..
Poi arriva un egiziano  e ci dice: Tornate domani ! Fottuto bastardo … .
Come se fosse facile “tornare”..cazzo. Casa mia è lontana, allora sono rimasto a dormire, per fortuna, a casa di amici miei di  Rafah city. Ero così sfinito che non ci sono riuscito a dormire… troppo stress, fatica…

Insomma, ok , adesso siamo a venerdì, secondo e ultimo giorno possibile per passare. Arriviamo al confine verso le 5.  Quelli che, come me, tornano da ieri vogliono salire a tutti i costi sugli autobus, perciò immagina il casino perché anche quelli che sono lì come prima volta vogliono salire. Si capisce… pensa quelli come me, studenti che se non raggiungono l’università perdono l’anno, e se hai già provato cos’è fare questo viaggio e non esser riuscito a passare, il coraggio di riprovarci non lo trovi più.
Guarda, eravamo 120 persone in un autobus che ne può portare 50 … Ti immagini?
Non fa niente, mi dico, basta riuscire a passare.

Ci fanno partire alle 10 e mezza e ci portano verso la barriera, solito controllo, passiamo e poi ci dicono “Mettetevi a dormire da qualche parte fino a domani mattina! ” Cosa potevamo fare? Ci siamo buttati per terra, tutti quanti, tutti insieme giovani e vecchi , donne e uomini… accidenti, accidenti.
Ma sì, va bene lo stesso,  dico io, solo che se hai bisogno di comprare qualcosa i prezzi fanno paura. Tutto è pazzescamente caro, per una cosa che di solito costa un dollaro al negozio egiziano del valico te ne chiedono 10. Riesci a crederci? E’ pazzesco …  pazzesco … tutto quanto… ci sentiamo morire mille volte, ma ok, ok lo stesso… Tutta la notte buttati per terra, un freddo cane… Solo Allah ci aiuta a sopportare.

Il mattino  del sabato  ci caricano sugli autobus per portarci all’aeroporto del Cairo, e di nuovo la stessa sofferenza per salire e schiacciarci tutti come sardine. Ci pensi ai bambini? Ce n’era uno di cinque anni, uno di forse neanche un anno.. e un altro di pochi mesi
Siamo arrivati all’aeroporto alle 9 di sera… In quelle condizioni, ti rendi conto?
Comunque:  ognuno ha comprato  il suo biglietto. Poi  arriva un egiziano e dice “Adesso vi mettete a dormire nelle nostra stanza per gli ospiti” … sì … stanza per ospiti ! Su delle sedie, al meglio, ci siamo potuti sistemare.
Eppure aspettiamo, che altro si può fare? Qualcuno riesce a dormire, altri no.
Io non ho voluto prendere un volo della compagnia egiziana … capiscimi: in quel momento odiavo tutto dell’Egitto, e ho preso un volo turco.

Finalmente sono salito sull’aereo: erano le 9.50 di domenica mattina…. Sono arrivato a Istanbul e ne ho preso un altro per Kayseri lo stesso giorno, sono arrivato alle 20.  Alhamdulillah.. ad aspettarci c’erano dei Palestinesi… Ci hanno aiutato, ci hanno portato a casa loro per farci dormire, mangiare, riprenderci.  Io non dormivo da 4 notti…
Guarda, io non voglio dire niente contro gli Arabi, ma, per favore  tu sai darmi una spiegazione? Perché gli Arabi e il mondo trattano così noi Palestinesi?

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nota:

* Nella Parte Seconda, in preparazione, i Giochi Politici: dalla circolazione dietro richiesta di permesso durante l’occupazione militare israeliana, all’attuale arbitrio congiunto dell’Egitto e di Israele, che usano sigillare e aprire il valico come mezzo per esacerbare i rapporti fra Hamas e l’Autorità Palestinese.  

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4 commenti leave one →
  1. 14 dicembre 2015 5:54 pm

    L’ha ribloggato su Cor-puse ha commentato:

    ecco una testimonianza, autentica e forte, delle condizioni di vita dei palestinesi.

    non riesco a pensare che chi legge non sia turbato, almeno un poco…

    Mi piace

    • 14 dicembre 2015 8:59 pm

      Quella domanda finale, così semplice e così basilare a cui non c’è risposta. Sì possiamo attingere alla storia, alla politica, al complottismo, agli interessi di ogni genere, perfino a una certa ottusità collettiva, e puntare il dito anche sulle divisioni politiche dei palestinesi, ma alla fine non c’è un vero perchè per i carboni ardenti su cui vengono tenuti.
      Grazie infinite per il reblog 🙂

      Mi piace

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