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Jehan Bseiso   è una figlia della diaspora palestinese ed è  una poetessa. Jehan è anche un medico che collabora con Médecins sans Frontières, lavora come ricercatore al Cairo,  è nata a Los Angeles, è cresciuta in Giordania e ha compiuto gli studi in Libano. Conosce com’è essere senza una patria in cui vivere al sicuro, dove sentirsi davvero a casa.
Questa è la poesia che ha dedicato a Baghdad,  all’indomani dell’attentato che ha causato una strage fra la popolazione intenta allo shopping per i festeggiamenti dell’Aid el Fitr.

Ogmi puntino rosso indica un'autobomba esplosa in Baghdad dal 2003.
Ogni puntino rosso indica un’autobomba esplosa in Baghdad dal 2003.

 

Qui Baghdad

Babilonia sta bruciando, i giardini pensili sono neri.

L’ottava meraviglia del mondo  è che siamo ancora vivi.

Sto cercando la mia faccia nello specchio.

Cos’è rimasto.

Trovo una mappa di tutte le bombe a Baghdad,

Girovagando in Facebook, tra foto di bambini  e di spiagge.

Intere città e famiglie sono cerchi rossi.

Le didascalie raccontano: le strade sono piene di sangue.

Non abbiamo acqua, non abbiamo l’elettricità.

Ecco una foto in bianco e nero a Barcellona.

La didascalia dice: Innamorati dell’idea dell’amore.

La verità è che posso capire perché un venticinquenne vorrebbe far volare

il suo corpo di  profugo da un balcone di Beirut.

Caro Daraya, mi dispiace.

L’unico aiuto che potremmo darti è uno spray antizanzare e qualche titolo.

Io sono gli attacchi dei droni nel Nord Waziristan che uccidono 50 persone a un ricevimento nuziale.

Io sono tutti i titoli che non si guadagnano la  prima pagina del New York Times.

Io sono tutte le bombe che strappano famiglie come la nostra da Taiz a Tul Karem

Io sono la non differenza tra  minore non accompagnato e orfano, se la mamma è morta.

Io sono il non t’azzardare a speculare su questo, Tel Aviv.

Non ho abbastanza vita dentro di me, per stare al passo con tutto questo morire.

Jehan Bseiso
Jehan Bseiso

 

Houna Baghdad

Babylon is burning, the hanging gardens are black.

The 8th world wonder is that we are still alive.

I am looking at my face in the mirror.

What is left.

There is a map of every bomb in Baghdad,

making the rounds on Facebook, between baby photos and beach pics.

Entire cities and families are red circles.

The caption reads: the streets are full of our blood.

We don’t have water, and we don’t have electricity.

Here is a photo of us in black and white in Barcelona.

The caption reads: In love with the idea of love.

The truth is, I can understand why a 25-year-old would dance

his refugee body off the balcony in Beirut.

Dear Daraya, I’m sorry.

The only aid we could give you is mosquito repellent and headlines.

Je suis drone strikes in North Waziristan kills a wedding party of 50.

Je suis all the headlines that don’t make it to the first page of the New York Times.

Je suis all the bombs that rip families like ours apart from Taiz to Tul Karem

Je suis there is no difference between unaccompanied minor and orphan if mama is dead.

Je suis don’t you dare pinkwash this, Tel Aviv.

I don’t have enough life in me, to keep up with all this dying.

 

*****

Il 4 luglio a Baghdad sono morte, secondo le stime quasi 300 persone, almeno 25 delle quali erano bambini, e 225 sono rimaste ferite.
I
ntervista al giornalista di Askanews Adib Fateh Ali
Nell’inferno di Baghdad: “Sembrava un girone dell’inferno, questo Paese non ha futuro”

 

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