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Israele contro Hezbollah e Iran, una faida targata “18”

29 gennaio 2015

mcc43

Jihad Mughniyeh Nasrallah

Domenica 18 gennaio un elicottero israeliano centra una colonna di automezzi in movimento in territorio siriano, zona delle Alture del Golan. 12 vittime. Spiccano il generale dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran Mohammad Allahdadi, i comandanti di Hezbollah Mohammed “Abu” Issa e il giovane Jihad Mughniyeh, figlio di Imad, lo storico capo militare ucciso da Israele nel 2008 a Damasco, e pupillo di Nasrallah. Perché il blitz in assenza di provocazioni sul campo? Un’azione tattica con vari scopi.

Uno scopo è banalmente rivolto verso l’interno. L’attentato ribadisce, durante la campagna elettorale, la tenacia con cui Netanyahu prosegue la mattanza dei vertici di Hezbollah.

Rivolto verso l’esterno, s’inserisce nella delicata fase politica libanese.
L’evento cade sulla faticosa prosecuzione del tavolo di trattative extraparlamentari aperto dalle coalizioni maggiori, 14Marzo del partito di Saad Hariri e 8marzo di Hezbollah, per risolvere il vuoto presidenziale. Il candidato sostenuto da Hariri è il generale Samir Geagea, capo delle sanguinarie Forze Libanesi che durante la guerra civile collaborarono con Israele contro i Palestinesi. Aumentare la sensazione che Hezbollah rappresenta un pericolo per il Libano favorisce le possibilità presidenziali di questo criminale di guerra, collaborazionista genocidario, condannato e poi graziato di una parte della pena detentiva, attivissimo nel tessere contatti internazionali nelle capitali europee.
Pur così fortemente colpita, Hezbollah, secondo i calcoli di Israele, non può reagire, lo dimostrano nell’immediato molte dichiarazioni libanesi: il Libano non deve essere trascinato in una guerra con Israele che riguarda solamente Hezbollah. Argomentazione sghemba, poiché Hezbollah è un partito che siede in Parlamento, ma questo è il paese dei Cedri.

Il calcolo di Israele non è stato perfetto; Hezbollah a distanza di dieci giorni ha risposto, insanguinando la campagna elettorale di Netanyahu; l’immediata rappresaglia israeliana ha insanguinato, invece, l’Unifil uccidendone un rappresentante spagnolo. Come quando si è acceso un fuoco che minaccia di divampare, entrambi lanciano secchiate d’acqua: non vogliamo allargare in conflitto. Nessuno è al presente in grado di gestirlo senza ledere i propri interessi. La questione è volontariamente rimandata, rimane in balia di eventuali circostanze non prevedibili.

Resta ancora una domanda:
perché Israele ha scelto proprio il giorno 18?

Lo psyop: “il generale aveva dimenticato di spegnere il cellulare”. Una casualità, quindi, che distoglie dal ricordo della rete d’informatori e collaborazionisti che il Mossad mantiene e taglieggia in Medio Oriente. Inoltre silenzia i Caschi blu dell’Onu che sulle alture del Golan, hanno visto due droni arrivare dal lato israeliano della frontiera, prima e dopo l’attacco.

Israele è perfettamente al corrente dei movimenti delle forze pro-Assad nella zona e ha la possibilità di colpire in qualunque momento, che il blitz sia avvenuto il giorno 18 può celare un messaggio perché, se è vero che Israele eccelle nel pragmatismo, altrettanto eccellente è in sottigliezza allusiva, e questo sfugge alla superficiale cronaca giornalistica.

 In questo blog, l’articolo “Israele, Siria, Libano e le conseguenze del giorno 18 luglio 2012” raccoglieva alcune coincidenzeQuel 18 luglio avvennero due fatti.

Damasco:  un attentato falcia tre alte personalità dell’ establishment siriano; viene confusamente rivendicato sia dal Free Syrian Army che da un gruppo jihadista e al regime non conviene far sapere di più.
Fra le vittime, Assef Shawkat considerato da Washington il regista dell’assassinio del premier libanese Rafik Hariri; a quel tempo capo dell’intelligence, Shawkat,  era stato rimosso nel 2008 dopo l’attentato a Imad Mughniyeh. Le indagini avevano accertato il ruolo del Mossad, sotto la direzione di Meir Dagan, e la lunga preparazione dell’attentato, dentro e fuori la Siria.

Si tenga a mente che Jihad, ucciso nel blitz del 18 gennaio, era  suo figlio. Imad  aveva iniziato la resistenza armata nei ranghi di Amal, la milizia di Mussa Sadr, l’imam iraniano-libanese scomparso (ved. art.) mentre cercava di far superare agli Arabi le divisioni e unirsi contro Israele.

 –Burgas, Bulgaria: una bomba esplode su un autobus di turisti israeliani: 7 morti, più di 20 feriti . Israele nota immediatamente la ricorrenza:  la strage del 18 luglio 1994, quando in un centro ebraico di Buenos Aires  una bomba uccise 85 persone, più centinaia di feriti. Immediata accusa: Hezbollah esecutore e Iran mandante.
Puntualmente, anche per l’attentato suicida di Burgas fin dal primo momento Israele accusa, attraverso DebkaFile, sito vicino all’intelligence, la coppia Hezbollah-Iran. Sebbene l’Iran abbia vigorosamente smentito il coinvolgimento, alla radio israeliana Ehud  Barak insiste e aggiunge che “farà di tutto per trovare  responsabili  diretti e  mandanti, e li punirà.” Un linguaggio che sembra alludere alla ripresa degli assassini mirati, e  fa tornare in mente i misteriosi omicidi degli scienziati nucleari iraniani.

Il “18” gennaio 2015 due figure di spicco per la coppia Iran-Hezbollah vengono uccise contemporaneamente. Un “colpo di fortuna” imprevisto per Israele o una sottolineatura delle ricorrenze ? Questione di .. Kabalah.

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One Comment leave one →
  1. Marc permalink
    30 gennaio 2015 7:03 pm

    Interesssante. Riguardo alla rete di informatori di Israele ti segnalo
    “””Hezbollah è stato infiltrato dal Mossad israeliano. La conferma, dopo settimane in cui si sono succedute voci ed indiscrezioni, giunge dal leader del movimento sciita libanese, Hassan Nasrallah. In unintervista allemittente tv Al Mayadeen, Nasrallah ha affermato che larresto dellaspia, che ricopriva un ruolo “sensibile“ allinterno dellorganizzazione ed era “responsabile di uno dei dipartimenti allinterno di una delle unità di sicurezza di Hezbollah“, è avvenuto 5 mesi fa.
    http://www.localport.it/eventi/notizie/notizie_espansaN.asp?N=149629

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