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Antonio Gramsci scrisse che il Cristianesimo si è adattato “molecolarmente” diventando una grande ipocrisia sociale e che il processo a piccole tappe è avvenuto nel corso di vari secoli. Per l’Islàm, aggiunse Gramsci, c’è la costrizione a correre vertiginosamente, ma alla fin fine reagirà proprio come il Cristianesimo.
L’integrazione dei musulmani in Europa ha come prezzo la Sottomissione al nulla cui già si sono arrese le masse del continente?

Spesso i lettori tentano d’intuire quello che gli autori rivelano di sè, mentre Amos Oz sostiene che il buon lettore non si pone fra la storia e lo scrittore, ma fra la storia e se stesso. “Domanda a te stesso. Delle cose tue” suggerisce.
Dalla comparsa del romanzo Sottomissione è iniziata una ridda d’ipotesi sul retropensiero di Michel Houellebecq. Sottomissione significa Islam e ci si chiede se l’autore vuole esprimere un timore, un vaticinio, un auspicio o un allarme. E’ un romanzo islamofobico o simpatizzante? Fra le tante risposte date da Houellebecq, quella che preferisco è in armonia con Oz: i lettori sono poco attenti.

Volendo essere un lettore attento, credo che Sottomissione (*) non sia un capolavoro, ma certamente è attuale e sa provocare chi lavora di cesello sulle proprie reazioni, via via che nella storia il cosiddetto partito dei “Fratelli Musulmani di Francia” avanza alla conquista dell’Eliseo e si espande negli altri paesi europei. Houellebecq immagina che, nel non molto lontano 2022, siano gli stessi attuali meccanismi rappresentativi a smuovere il terreno intorno a due caratteri considerati finora identitari dell’Europa: le cosiddette “radici cristiane” e il decantato laicismo. Lo stato della nostra democrazia rappresentativa, che Houellebecq guarda retrospettivamente, fingendosi nel prossimo decennio, è descritta  in un modo non dissonante alle insoddisfazioni di molti di noi:

… le elezioni erano la cosa meno interessante possibile, la mediocrità dell’offerta politica era addirittura sbalorditiva. Un candidato di centro sinistra veniva eletto per uno o due mandati a seconda del suo carisma individuale. Oscuri motivi gli impedivano di concludere il terzo. Poi la popolazione si stufava di quel candidato e più in generale del centro sinistra. Si assisteva al fenomeno dell’alternanza democratica e gli elettori portavano al potere un candidato di centrodestra, anche lui per 1 o 2 mandati a seconda della natura specifica. Curiosamente i paesi occidentali erano molto fieri di questo sistema elettorale che tuttavia era poco più che una spartizione del potere tra due gang rivali, a volte arrivavano addirittura a scatenare guerre allo scopo di imporlo ai paesi che non condividevano il loro entusiasmo….. Successivamente l’avanzata dell’estrema destra aveva reso la cosa un po’ più interessante facendo spirare sui dibattiti il brivido dimenticato del fascismo…. “

L’Occidente, già spossato intellettualmente, è emotivamente inaridito da una quotidianità obbligata all’affanno (**) e l’atmosfera del romanzo nel quale si muovono i massimi rappresentanti della cultura, l’élite della Sorbona, è trasognata. Nelle riunioni mondane arriva il fragore degli attentati nelle strade di Parigi e i media tacciono per non turbare il clima elettorale; entrambe le circostanze suscitano negli intellettuali solo vaghe perplessità. L’elezione alla Presidenza di un arabo musulmano con i voti della sinistra provoca appena un rarefatto stupore: nell’esausta vita politica, la scelta è ristretta al Front National e agli islamici. Finanziati dalle monarchie del Golfo, questi ultimi offrono la continuità delle carriere e delle prebende.
In fondo, immagina Houellebecq, cosa è richiesto in contropartita? “Convertirsi” a un Islam che non presenta grandi sfide: più hijab nelle strade, la scelta del cibo halal, le classi separate per maschi e femmine, anche la legalizzazione della poligamia, sì, ma secondo criteri meritocratici… Ovvero: una religione ristretta alla corporeità che non collide granché né col laicismo, né con l’ateismo.
La sinistra a brandelli trangugia con sollievo il “distributismo” economico vagheggiato dal candidato islamico e gli assicura i voti per sconfiggere il Front National, vincente alla prima tornata. “Mohammed Ben Abbes”, il neo-presidente è un musulmano della “moderazione” dedito alla costruzione di una Europa allargata all’Africa mediterranea, alla Turchia e al Libano. Nella sua visionaria riedizione dell’Impero Romano, impersona un Cesare musulmano: il più trionfale successo della politica d’integrazione nel sistema, di cui si appresta a garantire la continuità e rifioritura.

“ Più di chiunque altro, rammentò, egli aveva beneficiato della meritocrazia repubblicana; meno di chiunque altro desiderava mettere a repentaglio un sistema al quale doveva tutto, fino all’onore supremo di potersi presentare al suffragio del popolo francese. Rievocò il piccolo appartamento sopra la drogheria, dove faceva i compiti; resuscitò fugacemente la figura del padre, con la giusta emozione e senza esagerare; lo trovavo assolutamente eccellente. […] Soave e compiaciuto, il suo discorso proseguì per una decina di minuti prima che passasse alle domande della stampa. Avevo notato da tempo che i giornalisti più tignosi e aggressivi erano come ipnotizzati e rammolliti in presenza di Mohammed Ben Abbes. Eppure mi sembrava che ci fossero alcune domande imbarazzanti che si sarebbe potuto fargli…”

Nello spazio fra la storia e il lettore nasce la perplessità su un futuro preparato dal disimpegno, dal vuoto d’idee e di spirito che non consente revisioni radicali. Saremo domani ciò che siamo diventati oggi, e la scelta elettorale sarà puramente esteriore. Fra il vecchio abito della destra, che Houellebecq raffigura come una battagliera Marine Le Pen, ancora quasi bella, che al primo turno è in testa grazie al sostegno dei movimenti “identitari” e della galassia xenofoba, e l’abito nuovo proposto dai musulmani “moderati” le cui file s’ingrossano nel corso degli anni con le conversioni e la spinta demografica, assai pù che con l’immigrazione.

manifestazione musulmani francia Ci si può domandare se la “moderazione” che si esige a gran voce dai musulmani europei, le pressioni e le minacce perché condannino l’Isis che ogni giorno ci sputa in faccia minacce e sangue, il delineare per filo e per segno i dogmi di un “Islam compatibile con l’Europa” non siano che la spia d’un ostinato restar fermi, riottosi allo sguardo onesto su come siamo e in cosa crediamo. Ci appare ovvio che coloro che arrivano in Europa compiano una metamorfosi, adottino gli stessi slogan e militino per diritti settoriali, noncuranti che i nostri paesi calpestano in altri continenti  diritti reali e di portata generale. Si esige senza nemmeno rendersene conto la “conversione” alle nostre favole, in cambio del lavoro che viene loro concesso di esercitare.

Molti immigrati stipulano questo patto. Perfino quelli che hanno visto nel loro paese d’origine un presidente eletto secondo i nostri criteri rovesciato da un golpe militare plaudono con convinzione alla democrazia occidentale. Le manifestazioni pubbliche e gli slogan, le rabbiose prese di distanza della diaspora arabo-musulmana in Europa dagli jihadisti (come vengono raffigurati dalle opposte propagande) potrebbero essere la resa inconsapevole – sottomissione… – al vuoto spirituale dell’Occidente, garanzia del poter condurre indisturbati un’esistenza materialmente più agiata che nei paesi di origine? Un’esistenza “integrata” nel sistema, un sistema che nessuno, va ribadito, ha intenzione di trasformare.

… e nel momento in cui terminava la conferenza stampa mi resi conto che ero arrivato esattamente lì dove il candidato musulmano voleva portarmi: a una specie di dubbio generalizzato, alla sensazione che non ci fosse alcun motivo per allarmarsi, e neanche nulla di veramente nuovo.”

Dov’è il coraggio, dove sono i sentimenti che legano fra loro le persone? Houellebecq tratteggia gli uni e gli altri, nativi europei e immigrati, come personaggi affetti da Narcisismo, potremmo dire nel lessico psicologico. Personaggi che agiscono secondo un cliché appropriato, perché interiormente cresce il silenzio.

Un solo personaggio di Sottomissione è raffigurato con completezza umana, d’intelletto, cuore, sensi: Myriam, la fidanzata ebrea del protagonista François.
L’ascesa degli islamici è un segnale d’allarme per la comunità ebraica e avvia un esodo verso Israele. Myriam non ha paura, ma ama sia la sua famiglia, che sta emigrando, sia François. E’ proprio a lui, celebrato intellettuale, che manca la vitalità interiore per trattenerla dal fuggire un pericolo ipotetico, perchè il presidente Ben Abbes è in amicizia col primo Rabbino di Francia, per avviarsi verso una terra promessa dove i rischi quotidiani, la necessità di rimozione dell’ingiusta oppressione dei Palestinesi, la censura e la sindrome dell’accerchiamento saranno un pericolo reale.

“E tu cosa pensi di fare? Come andrà a finire con l’Università?” La accompagnai alla porta; in realtà mi rendevo conto che non ne avevo la minima idea e mi rendevo altresì conto che non me ne importava niente. La baciai dolcemente sulle labbra prima di rispondere: “Per me non c’è Israele” Un pensiero da poco, però un pensiero esatto. Poi lei sparì nell’ascensore. […] La mia vita sarebbe stata molto piatta e molto cupa se non avessi, almeno di tanto in tanto, scopato con Myriam”.

L’afasia dei sentimenti di François ne fa un grande acquirente di sesso virtuale e a pagamento. Il sistema che nessuno vuole trasformare, ma solo modificare all’apparenza, ha questi capisaldi: soldi e sesso, sostenuti dall’astinenza da qualsiasi disturbante pensiero trascendente.
Un sistema che non conosce più nemmeno il banale meccanismo azione-reazione. Nè il jihadismo nè le ondate migratorie vengono percepite come blowback di secolari e dissennate politiche delle nostre capitali, ma come emergenze che mettono in pericolo “il nostro stile di vita“.  L’Islam moderato che approva e si integra, dà una conferma alla nostra tempra indebolita, di cui i gradassi dell’Isis, invece, si fanno beffe.

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 (*)  Sottomissione, M. Houellebecq, Bompiani 2015   http://tinyurl.com/oeuscoa

copertina charlie hebdo michel houellebecq
Soumission è uscito in libreria in tragica concomitanza con la strage al magazine Charlie Hebdo che gli aveva dedicato l’ultima copertina prima dell’attentato “Le profezie del mago Houellebecq”

(**) Vita nella nostra società, le donne:  “Nel momento in cui si accasciava sul divano, pensai alla vita di Annelise e a quella di tutte le donne occidentali. Probabilmente al mattino si pettinava, poi si vestiva con cura in base allo status professionale, e penso che nel suo caso fosse più elegante che sexy, comunque era un dosaggio complesso e doveva dedicargli un bel po’ di tempo prima di portare i bambini all’asilo, la giornata passava tra mail, telefonate e riunioni varie, poi tornava verso le ventuno, stremata (era Bruno che andava a prendere i bambini la sera e li faceva cenare, aveva orari da funzionario), si accasciava, s’infilava la felpa e un paio di pantaloni da tuta, è così che si presentava davanti al suo signore e padrone, il quale doveva avere, doveva per forza avere, la sensazione di essersi fatto fottere, e lei stessa doveva avere la sensazione di essersi fatta fottere, e che la cosa non sarebbe migliorata con il passare degli anni, con i bambini che sarebbero cresciuti, con le responsabilità professionali che sarebbero aumentate come per un meccanismo autonomo, senza neanche tener conto del declino fisico”.

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