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Su quel che resta del Matrimonio, eliminando l’eterosessualità

4 giugno 2015

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sallustio epimeteo pandora Il movimento di opinione che nei media descrive il matrimonio omosessuale come un passo avanti nella civiltà trascura di definire gli esatti termini della questione. Con epimeteica noncuranza, si legifera su equiparazione “nozze gay” e matrimonio alla maniera di semplice modifica linguistica delle leggi esistenti.
Al pubblico non si danno informazioni: si suscitano impressioni e si accendono le emozioni personali.

Che ciò sfoci in entusiastico consenso o in sdegnata ripulsa, raramente si percepisce nelle argomentazioni la profonda consapevolezza che i matrimoni sono decisioni private, ma avvengono “dentro” la collettività. Amplificare, com’è possibile oggi col web, la sensazione  che non vi sia nulla su cui riflettere, tanto sono banali parole quali omosessualità e matrimonio, è funzionale alle conferme referendarie che salvano le apparenze democratiche. Malauguratamente, per il futuro preparano anche la tardiva constatazione che l’eterosessualità ne è il pilastro naturale. Senza di esso tutte le altre caratteristiche costitutive del matrimonio sono destinate rapidamente a rivelarsi opinabili e collassare, nel collettivo sconcerto.

– L’OMOSESSUALITA’

La condizione omosessuale negli Stati Uniti era da un secolo, almeno, ingiustamente e pesantemente emarginata. Gli omosessuali subivano svariate repressioni, l’isolamento nelle prigioni e negli ospedali, l’esclusione da una serie d’impieghi, a partire da quelli federali, la loro voce era tacitata nel campo delle arti e della letteratura. Il movimento per il riscatto da questa cittadinanza di second’ordine iniziò ad essere fortemente presente nel dibattito collettivo negli anni ’70, però – anziché concentrare l’azione sulla libertà e i diritti umani attaccando le leggi dello stato – si rivolse contro l’anello debole: l’associazione degli psichiatri. Infatti dal 1952, anno di pubblicazione del DSM, Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, dell’APA, Associazione Psichiatri Americani, l’omosessualità, di per sé, era classificata fra le malattie mentali.
Poiché il metodo di classificazione psichiatrica richiede il consenso dell’intera comunità specialistica e constatando che non poche persone omosessuali conducevano una vita di equilibrio interiore e gratificazione esteriore, nel 1973 il movimento ottenne, non la cancellazione come spesso si legge, ma una spefica formulazione: Disturbo dell’Orientamento sessuale, riferibile pertanto agli individui che vivono con qualche tipo di disagio la loro condizione. 

Probabilmente è proprio da quel periodo storico che hanno assunto grande importanza i tentativi di spiegare l’origine dell’omosessualità. Le concezioni che si alternano, a seconda delle atmosfere del periodo sociale, sono due.
-Si diventa gay o lesbica per “scelta personale”, il che rimanda a motivazioni psicologiche.
-Si nasce gay o lesbica, o con altra connotazione delle molte che continuano a rivendicare la loro esistenza, il che rimanda a un condizionamento iniziale e, anziché alla Psicologia, fa riferimento alle scienze genetiche per una conferma. 

La debolezza dell’ipotesi genetica è resa evidente dalla constatazione delle variazioni di orientamento sessuale che alcune persone sperimentano nel corso della vita. Prima che debole, però, è pericolosa in quanto messaggio: dà corpo alla prospettiva di poter ricondurre ai geni dell’individuo anche altri comportamenti personali, compresi quelli che consideriamo socialmente deprecabili. L’antropofago o il pedofilo sarebbero ancora perseguibili  se i loro comportamenti fossero imputabili  – secondo la Scienza contemporanea – alla struttura genica? Rimandare alla Genetica che, in quanto Scienza ha carisma nel mondo contemporaneo, vela una tendenza sottesa ad altri ambiti umani: affrancarsi dalla fastidiosa necessità di una morale personale, sostituire l’idea del  libero arbitrio con un ossimoro: la liberante certezza di nascere  condizionati.

L’elaborazione culturale sull’omosessualità è un work in progress. Stupefacente confrontare l’orgogliosa e dignitosa rivendicazione d’identità del Manifesto Gay del 1970 con l’odierna subalternità all’eterosessualità, palesata dalle campagne per “matrimonio” e adozioni. Precisamente sull’istituzione matrimoniale, il Manifesto proferiva giudizi particolarmente duri (vedere nota 1 in calce), mentre l’azione pubblica dei gruppi era allora improntata a una forte ribellione (Moti di Stonewell).
Nelle più appariscenti manifestazioni oggi l’effetto innovativo della cultura collettiva è sostituito dall’imitazione e dalla standardizzazione delle rivendicazioni. Se negli anni ’70 il mondo politico era un avversario, in questo secolo il movimento o, per meglio dire, le varie realtà che si riconoscono nella sigla LGBT svolgono pubblicamente attività di lobby presso il Congresso degli Stati Uniti, come in altri paesi.
L’avvicinamento alla politica, la nascita dei social media, fortunate opere cinematografiche e letterarie accrescono in modo esponenziale la visibilità della componente omosessuale della società. Una recente indagine in America rivela che a fronte di una percentuale intorno al 4 di cittadini che riconoscono se stessi come omosessuali, la percezione che ne ha la generalità è intorno al 20%. Questa apparente forza numerica ha modificato notevolmente la comunicazione che si caratterizza ora con repressione e diffamazione delle opinioni contrarie – siano esse al di fuori o all’interno del mondo omosessuale – instillando quelle propensioni all’autocensura che caratterizzano le società con governi illiberali. Gli avversari delle “nozze gay” sono arbitrariamente accorpati ai seguaci delle religioni, accusati di “fobia”, illiberalità e arretratezza. (vedere nota 1bis)  Avversare il contratto matrimoniale è equiparato a “negare il diritto all’amore”.
Mandando a macero la Psicologia Evolutiva insieme al senso comune, il privato desiderio di prole di una coppia omosessuale diventa asserzione che le fasi evolutive della personalità del bambino non risulteranno ulteriormente complicate con la sovrapposizione delle figure paterna e materna su persone dello stesso sesso.


Questa convinzione di non problematicità nell’avere genitori dello stesso sesso è una conseguenza dell’introduzione delle tecniche d’inseminazione, che separano il concepimento dal rapporto sessuale, e della pratica degli uteri in affitto. Si ossequiano i precetti “della religione scientifica” contemporanea sostituendoli all’osservazione della plurimillenaria filogenesi della specie umana, pur non potendo la Scienza e la tecnologia liberarsi della necessità di materiale biologico femminile e maschile per dar origine a un nuovo essere umano. La fede nella scienza ha sostituito, perlomeno in categorie sociali di determinate zone del globo, ogni altra fede, constatazione razionale o esperienza. (vedere nota2)

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– IL MATRIMONIO

Eliminando il pilastro dell’eterosessualità come condizione indispensabile per il matrimonio, si sopprime l’unico dato non scelto, semplicemente desunto dall’evoluzione umana. Le caratteristiche restanti, il numero e l’età dei contraenti, invece, sono da sempre variabili secondo le mutevoli condizioni socio-culturali. Facilmente etichettabili come “arbitrarie”. Non c’è ragione di dubitare che nel molto prossimo futuro queste norme appariranno sprovviste della loro ragion d’essere, antiquate o repressive o “contrarie ai diritti umani”.
La struttura culturale-giuridica della famiglia come l’abbiamo considerata ormai da secoli nel mondo occidentale muterà verso forme sulle quali nessuno, a quanto è dato sapere pubblicamente, si è ancora interrogato.

      a) Il numero
Che oggi matrimonio sia sinonimo di coppia dipende dal prevalere culturale del mondo cristiano; quand’anche il commentatore occidentale si definisca laico o perfino agnostico, i canoni sociali nati all’interno del Cristianesimo spiccano nel panorama come un grande albero al di sotto del quale continuano a esistere altri arbusti. Non si pensi, però, a una vegetazione culturale limitata a lontane e arretrate parti del mondo.
Nel 2011 la Corte Costituzionale del Canada ha dovuto pronunciarsi sulla legittimità di un articolo, n. 293, del Codice Penale che commina cinque anni di detenzione a chi contrae, o facilita la celebrazione, di un matrimonio fra più persone “sia esso riconosciuto o meno dalla legge (!)”. Gran parte del ponderoso documento finale è dedicata a una minuziosa disamina di prove da ammettere, esperti da convocare, ruoli da attribuire, fino all’Amicus Curiae che dichiara “L’Amicus e il collegio degli aventi causa sostengono che l’art. 293 è una formulazione diretta contro il sentimento mormone e destinata a rafforzare la norma coniugale monogamica storicamente legata alla corrente principale del cristianesimo.”

Negli Stati Uniti, col crescere del movimento per le “nozze gay”, si affaccia sempre più spesso l’argomento poligamico, cui il NYT dedica una intera sezione, ponendo nel titolo di un articolo del 2013 la domanda “I matrimoni plurali dovrebbero essere legalizzati?”
In Cina la millenaria tradizione (da lì diffusasi in Giappone e Corea) delle due consorti, affiancate a molteplici concubine, era riservata agli uomini agiati e colti, soprattutto agli osservanti del Confucianesimo. La poliginia cinese è diventata reato solo nel 1971, con  la Rivoluzione culturale di Mao e come parte della politica del contenimento delle nascite.

La pratica poligamica (poliginia e poliandria) è ampiamente presente nel continente africano. Jacob Zuma, presidente del Sudafrica, ne è il più noto rappresentante. Se Wikipedia non mente, in Senegal il 47% dei matrimoni è poligamico. La recente legge varata in Kenia per regolarizzare la poliginia viene criticata per motivi di insufficienza: regolarizza le unioni multiple dei cittadini islamici e animisti, non quelle di altri credenti, non impone al marito l’obbligo di ottenere il consenso della moglie o mogli già esistenti e, infine, trascura la poliandria che è, invece, una pratica diffusa in Kenia, come in Uganda.

Il sistema politico-religioso che più di tutti ha dato importanza e notorietà alla poligamia è quello islamico. Nel Corano, alla Sura IV, Le Donne, si leggono disposizioni precise, oltre alla motivazione che la giustifica.

2. Restituite agli orfani i beni loro e non scambiate il buono con il cattivo, né confondete i loro beni coi vostri, questo è veramente un peccato grande.
3. E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola o le ancelle che le vostre destre possiedono, ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti.
4. E date alle vostre spose la loro dote. Se graziosamente esse ve ne cedono una parte, godetevela pure e che vi sia propizia.

Come si vede, nell’Islam originario questa facoltà, nonchè il piacere personale dell’uomo, è contemplata nei limiti della giustizia che deve reggere la società. In molti stati arabi moderni la poligamia è ufficialmente bandita, ma – come in ogni paese dove il sistema matrimoniale originario era multiplo e la monogamia introdotta dal colonialismo e dal proselitismo religioso – non è scomparsa, rimane nascosta nella pratica della “moglie segreta”.


La critica laica alla poliginia vede in questa pratica un’inferiorità e sudditanza della donna. Da un punto di vista opposto, tenendo presente come elemento indispensabile il precetto della giustizia cui si deve attenere il marito nel dare materialmente e affettivamente alle consorti senza creare disparità, il sistema islamico correttamente applicato potrebbe avere effetti psicologici non disprezzabili. Per l’uomo stesso, che deve adeguare a un’esigenza superiore il suo senso di responsabilità; per le donne che devono contrastare in se stesse quei tratti, possessività, gelosia, dominazione psicologica sul consorte, cui sono esposti i matrimoni monogamici. Infine, per i figli di madri diverse, indotti a maturare un senso di fratellanza allargato.

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Non esiste il sistema matrimoniale fin dall’origine perfetto. Probabilmente non c’è ragione, dal punto di vista psicologico, di considerare a priori deteriore la poliginia; così come per la poliandria, probabilmente meno affine alla sensibilità femminile nella sua generalità, ma esistente come esigenza psicologica di una minoranza delle donne. Nel discutere questo regime matrimoniale sarebbe opportuno sottoporre egualmente a critica costruttiva la monogamia, non tacendone le scappatoie, come nel caso della teoria poco pubblicizzata, nondimeno praticata del Polyamore.

     

    b) L’età 

L’età per contrarre il matrimonio è un requisito quanto mai dipendente dai tempi e dal luogo. In Italia  la legge dice che ci si può sposare dalla maggiore età, oppure a 16 anni con un pronunciamento del Tribunale.
La nostra legge stabilisce altresì che il minore può avere rapporti sessuali solo dal compimento dei 14 anni, la cosiddetta età del consenso.
Invece, la pratica, studiata da istituti di ricerca come la SIGO: Società italiana di ostetricia e ginecologia, rileva su un campione di oltre mille intervistati che la metà di loro dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale completo sotto i 15 anni.
Lo sconcerto e la preoccupazione degli esperti si concentrano sulla salute e la contraccezione, sorvolando sugli aspetti psicologici: quanta intenzionalità e quanto condizionamento?
Al di fuori dell’eterosessualità, una ricerca statistico sociologia (già vetusta: del 2001) pubblicata in Omosessuali Moderni indicava un’età media di 12,8 anni per il primo rapporto omosessuale, anche se incompleto; secondo i ricercatori si sta abbassando l’età del primo rapporto gay, spesso come un’occasione anzichè un’intenzione. (vedere nota 4).
Sarebbe un dovere mettere in luce con grande preoccupazione che spesso il primo rapporto si accompagna a una disparità di età e di ruolo tale da introdurre il dubbio di un condizionamento sul minore, più che di un reale consenso. (vedere nota 5)


L’abbassamento dell’età in cui si pratica il sesso, in realtà, non dovrebbe essere visto con stupore, ma come la diretta conseguenza del martellamento con suggestioni sessuali (non si tratta infatti di erotismo nel significato effettivo del termine) di ogni provenienza: spot televisivi, abbigliamento, giocattoli, narrativa, oltre ai programmi di “educazione” di genere nelle scuole il cui primo effetto sicuro è immettere l’argomento sesso nell’immaginario di bambini in tenera età.

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L’inserimento della Gender Theory nella corrente del pensiero unico porta avanti l’idea di non coincidenza fra il sesso – il corredo genetico e i caratteri biologici anatomici, maschili o femminili – e il genere che viene equiparato a una costruzione culturale.  E’ rimossa, come si vede, l’ovvietà che le costruzioni culturali si formano dentro la società e che sono l’esito palesatosi funzionale all’interesse collettivo. Forse inaspettatamente, all’origine di questa separazione sesso/genere sono pensatrici femminili. Pietra miliare il “Donne non si nasce, si diventa” di Simone De Beauvoir, su cui si è edificato il Performative Acts and Gender Constitution di Judith Butler, secondo la quale “le perfomance di genere creano il genere“. Edificio puntellato da Teresa De Lauretis con la formulazione della  tecnologia del genere, dalla quale nascono formulazioni di una soggettività policentrica o diffusa: “un soggetto non unificato ma multiplo, non solo diviso ma anche contraddetto“.

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Non deve sfuggire che l’anticipo dell’accesso alla pratica sessuale, si presta ad essere presentato come “diritto umano”; la lobby internazionale della pedofilia è sufficientemente potente per manovrare in questo senso con molta facilità. 
Pur non volendo ancora dare soverchia importanza alle organizzazioni che agiscono da battipista, occorre ricordare che la sessualità tra adulti e bambini ha più sostenitori di quanto si abbia il coraggio di supporre.
Era solo un pò in anticipo sui tempi Nichi Vendola nell’intervista a Repubblica del 1985 “Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti – tema ancora più scabroso – e trattarne con chi la sessualità l’ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione.”


Da credere, ben più che da escludere, l’ipotesi che entro le società occidentali allineate agli usi, alla propaganda e alle leggi degli Stati Uniti, che nell’arco di qualche anno l’età fissata per legge come soglia per contrarre il matrimonio sarà abbassata, dando la possibilità all’adulto pedofilo di contrarre matrimonio con un partner che non ha ancora maturato pienamente il suo orientamento sessuale. Sempre più, contemporaneamente, il matrimonio perderà l’intenzione di progetto, di impegno, almeno sperato, per l’intera esistenza.

S’inquadra questo nello spirito del nostro tempo che ostracizza tutto ciò che non è fluido e mutevole, lasciando in molti l’impressione d’intravedere un disegno di globale mutazione dell’umanità, o la semplice constatazione che col dominio del “pensiero unico” si può solo essere sudditi o ribelli rispetto a giudizi imposti, Oltre la semplice impressione, nel presente c’è la constatazione di ciò che viene immesso in questa fase del “pensiero unico”. Non a caso le Religioni sono sempre più indicate come “il” nemico in molti aspetti sociali. La ragione è che esse mantengono saldi dei principi che sono metafisici in un mondo che si assesta sempre più sul livello fisico e temporale.

In realtà i teologi balbettano, si rifugiano nel già detto senza affrontare decisamente e articolatamente le insufficienze del materialismo, che coltiva la moltiplicazione dei desideri umani perché, entro questa dimensione fisico temporanea, forzatamente sfugge l’approdo ad un appagamento permanente.  

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Note

Nota 1 )  Manifesto Gay, C. Wittman, 1970
“Stop mimicking straights, stop censoring ourselves.”
” Il matrimonio è un primario esempio di istituto di diritto caratterizzato da giochi di ruolo. Il matrimonio tradizionale è un’istituzione oppressiva e marcia. Quelli di noi che sono stati in matrimoni eterosessuali troppo spesso hanno accusato la nostra omosessualità per la rottura del matrimonio. No. Hanno rotto perché il matrimonio è un contratto che soffoca entrambe le persone, nega bisogni e pone richieste impossibili su entrambe le persone. E abbiamo avuto la forza, ancora una volta, di rifiutare di capitolare davanti ai ruoli che ci richiedevano.”

Nota 1 bis) Sono noti i casi di gogna mediatica applicata a  Guido Barilla , Dolce e Gabbana  per essersi espressi per la famiglia – ora con la necessaria specifica – “tradizionale”.

Nota 2) Le tappe collettivamente non elaborate “I quattro ictus dell’Umanità nel XX° secolo” http://tinyurl.com/nex46mp

Gli eventi registrati dalla Storia come essenziali del secolo scorso sono  a misura delle qualità e delle perversioni umane fino alla Seconda Guerra Mondiale, mentre ciò che è avvenuto dal 1945 in poi corrisponde a una progressiva extra-umanizzazione. Una  maniacale interazione obiettivi e mezzi per realizzarli  ha instradato l’umanità su un percorso di cui non conosce, né  si cura di conoscere,  il traguardo  e questo segnala  uno stupefacente deficit di riflessione.”

Nota 3) LGBT

Nell’ottobre 2004, la compagnia mass media PlanetOut Inc., che possiede i domini PlanetOut.com e Gay.com, ha scelto LGBTcome suo ticker symbol quando è stato elencato sullo scambio del NASDAQ dopo un IPO di successo.

Nota 4) da Omosofia
“Una sera l’allenatore ci ha lasciato le chiavi dello spogliatoio e sono rimasto a lungo sotto le docce con un mio compagno di squadra. Gli altri se ne erano già andati. Ad un certo punto mi ha chiesto di insaponargli la schiena. L’ho fatto e ho incominciato ad eccitarmi. Ero imbarazzato e lui si accorto. Il bello è che era eccitato anche lui. Si è girato ci siamo baciati e…è stato bellissimo lui è molto carino. Purtroppo abbiamo fatto tutto in fretta perché mia mamma mi aspettava fuori in auto”

Nota 5) L’allenatore “orco” : http://tinyurl.com/qg5capw

***

Commenti giudicati offensivi per persone, categorie, religioni,
orientamenti sessuali non verranno pubblicati 

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5 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    4 giugno 2015 4:01 pm

    Sinceri applausi per l’apertura dell’orizzonte

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    • 4 giugno 2015 4:09 pm

      Grazie cme sempre, e anche del rimando all’altro articolo

      Mi piace

  2. Marc permalink
    4 giugno 2015 4:05 pm

    aggiungo che nei commenti di questo tuo vecchio articolo c’è del materiale sulla pedofilia che dovrebbe far riflettere

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  3. IoTwitto permalink
    6 giugno 2015 2:28 pm

    Ho visto in Twitter un commento “ognuno a casa sua fa quello che vuole”. L’abilità di questa campagna è stata far credere che si tratta di un diritto privato, e a quel punto non ci si interessa più delle conseguenze, non si pensa nemmeno che ne esistano.
    Questo post è l’unico che ho visto che non è di fonte cristiana, l’unico che mi sento di condividere dal principio alla fine.

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  1. Matrimoni e “surrogati” | MAKTUB

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