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Il Mar Rosso e le isole di un accordo precipitoso, fra Sisi e Salman

10 aprile 2016

mcc43

Non è stata una visita secondo il consueto protocollo. Re Salman in Egitto si è fermato più dei due giorni canonici e, oltre al faccia a faccia con Sisi, ha avuto un abboccamento con Pope Tavadros; è la prima volta che un re saudita che va personalmente a omaggiare la massima autorità religiosa copta. Tra le varie importanti dichiarazioni finali, per esempio il progetto del ponte sul Mar Rosso cui sarà dato il nome di re Salman, ha colpito l’attenzione internazionale l’annuncio che l’ Egitto cede all’Arabia Saudita le due isole contese all’imbocco del golfo di Aqaba: Tiran e Sanafir.
isole-mar-rosso-sanafir-tiranIsole di cui i più non si sono mai occupati, se non i vacanzieri di Sharm el Sheik in quanto esse fanno parte del paesaggio, Tiran e Sanafir secondo le intese del 1906 fra la Gran Bretagna e l’Impero Ottomano erano territorio egiziano, reclamato però dall’Arabia Saudita. Nel lungo contenzioso fra i due paesi separati dal golfo di Aqaba,  il 1949 segna un momento importante: dopo la nascita dello stato di Israele i sauditi concedettero agli egiziani di occuparle militarmente “per  scopi difensivi”; dopodichè  il governo provvede a bloccare il transito nello stretto di Tiran per impedire a Israele l’accesso dal Golfo al Mar Rosso. Con la Guerra dei Sei giorni del 1967, le isole cadono sotto il controllo di Israele che le occupa fino al 1987,  quando tornano sotto l’amministrazione egiziana.
L’8 aprile 2016  il governo di Al Sisi firma con re Salman un “accordo di delimitazione delle frontiere marittime”  e  a tambur battente, il giorno dopo, ufficializza che Tiran e Sanafir fanno parte del territorio dell’Arabia Saudita.

Centodieci anni di contenzioso si concludono con un inatteso inchino del presidente al re. Prendono un significato ancora più pregnante, allora,  le notizie filtrate attraverso una intercettazione telefonica  un anno fa [ndr. Ved. Golpe con tangente: Al Sisi d’Egitto e i paesi del Golfo“]

“Il dialogo svela che Al-Sisi, ancora “solamente” Ministro della Difesa,  ordina al generale Kamel di battere cassa a colpi di 10 miliardi di dollari ciascuno presso le monarchie del Golfo. L’articolo di Middle East Monitor cita Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e  Kuwait.  Fondi da accreditare sui  conti bancari dell’esercito, più ulteriori donazioni per la Banca Centrale egiziana.” 

L’ufficializzazione con gran clamore della cessione delle isole appare come un inappropriato fatto compiuto, un evento definitivamente segnato, ma così non è. L’ accordo deve essere approvato dal Parlamento, successivamente pubblicato sulla gazzetta ufficiale, sottoposto a referendum.  

Ciò è  quanto prevede la Costituzione, firmata da Sisi nel 2014.
Articolo 151: Relazioni estere
Il Presidente della Repubblica rappresenta lo stato nei rapporti con l’estero e nella conclusione di trattati, li ratifica dopo l’approvazione della Camera dei Rappresentanti. Essi acquisiscono forza di legge con la promulgazione in conformità con le disposizioni di cui alla Costituzione.
Per quanto riguarda qualsiasi trattato di pace e di alleanza e trattati relativi ai diritti di sovranità gli elettori devono essere chiamati a un referendum e i trattati non possono essere ratificati prima dell’annuncio della loro approvazione attraverso il referendum. In tutti i casi, nessun trattato può essere stipulato se è in contrasto con le disposizioni della Costituzione o porta alla concessione di territori statali.”  

Sui referendum la Costituzione torna con il seguente articolo:

Articolo 157: Referendum
Il Presidente della Repubblica può richiedere un referendum su questioni relative ai supremi interessi del paese, fatte salve le disposizioni della Costituzione.

Come si vede, non sarà possibile al presidente Sisi giocare sulla discrezionalità che gli conferisce  questo art.157, essendo la cessione del territorio da sottoporre al popolo come stabilito nell’art. 151.

La motivazione con cui il governo cerca di placare i prevedibili malumori è che l’accordo permetterà a entrambi i paesi di sfruttare le risorse naturali di cui le isole abbondano.

Re Salman è andato in Parlamento a ribadire il concetto, sottolineato dall’annuncio di 16 miliardi di dollari che arriveranno “per investimenti in Egitto” e la creazione di una zona economica libera nella penisola del Sinai.

Già un consistente numero di personalità politiche del presente e del passato, tuttavia, hanno firmato una dichiarazione di condanna dell’accordo. L’accreditato e noto costituzionalista Nour Farhat, commentando la notizia, invita le autorità a rivelare i dettagli dell’accordo.

In assenza di strappi alla Costituzione, pertanto, la parola passa al Parlamento venuto in essere con elezioni che hanno visto una bassissima partecipazione (intorno al 20 % degli aventi diritto) e con numerose irregolarità. Queste stesse irregolarità sono uno strumento di ricatto sul voto dei parlamentari. Non avendo la maggioranza dei seggi, il partito che sostiene Sisi  ha formato una coalizione di partiti minori, ognuno dei membri deve la sua permanenza in seggio a un atteggiamento di obbedienza, in assenza del quale potrebbe essere rimosso accampando l’irregolarità della sua elezione.
Così è l’andamento nell’Egitto governato da un autocrate che esercita il potere per conto dello SCAF [Consiglio Supremo delle Forze Armate, nonchè massimo potere economico del paese] e che, dopo aver ricevuto il sostegno dei media internazionali nonostante il suo regime poliziesco e oppressivo, vede da alcuni mesi calare sempre più il favore internazionale.

 

Consueto ringraziamento per la collaborazione e le segnalazioni
Wahed Masry 

AGGIORNAMENTO luglio 2016
Will Egypt hold popular referendum on islands transfer? 
Read more: http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2016/07/egypt-khalid-ali-saudi-arabia-transfer-islands-sisi-tiran.html#ixzz4G7KJNhS7

 

 

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