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Una volta eravamo insieme, dietro il cancello

15 agosto 2011

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Dimentico qualche tempo dopo                    
quando i nostri occhi si incontrano                                  
che una volta eravamo
insieme, dietro il cancello.

Le tue parole erano una canzone
che io tentavo di cantare ancora,
ma la tribolazione si era posata
sulle fiorenti labbra.

da Innamorato della Palestina di Maĥmoud Darwish

§§§

UNRWA è una sigla misteriosa per i più, significa United Nations Relief and Works Agency. Relief è sollievo, works è attività, la ragion d’essere dell’organizzazione, infatti, è prodigarsi per provvedere alle necessità dei profughi palestinesi del Medio Oriente. Quella popolazione che con lo scoppio del conflitto arabo-israeliano, seguito all’auto proclamazione dello stato d’Israele, è stata scacciata o ha dovuto fuggire.

Era il 1948, ricordato come l’anno della Catastrofe.

I profughi si sono sparsi in vari paesi del M.O. e l’UNRWA si occupa di Libano, Siria, Giordania, Cisgiordania e striscia di Gaza; i palestinesi in Iraq, Arabia Saudita ed Egitto sono sotto la giurisdizione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, UNHCR, istituito  nel 1950 per rispondere ai bisogni dei milioni di  profughi di ogni parte del mondo. 
In pratica provvede alle prime necessità: cibo, istruzione, servizi medici e sociali per un popolo sparso di quattro milioni di persone.  Nata come “temporanea” l’organizzazione è stata ciclicamente rinnovata  per l’irrisolto problema del “Diritto al ritorno” e la mancata nascita di uno stato di Palestina.

Poiché non sono dei senza “patria” o nomadi, questi palestinesi della diaspora  vivono la clausura nei campi con la rabbia e la nostalgia di chi non ha voluto, ma dovuto lasciare il proprio paese.
Non sono nemmeno degli emigranti  vogliosi di integrarsi, se non altro perché scarsa è la loro possibilità di lavorare in paesi che non sono industrializzati. O è addirittura impossibile farlo, come nel Libano dove non hanno cittadinanza e quasi mai possibilità di rilascio di passaporto o di permesso di lavoro.

Si può vivere così, di una pelosa carità internazionale? No, si sopravvive,  dribblando il cancro, i disturbi psichici e tutto ciò che accompagna le condizioni di un campo degradato, spesso bombardato, e di un ambiente ostile o, al meglio, indifferente. 

Affermo questo avendo visto con i miei occhi alcune di queste situazioni, di cui ho annotato fatti e impressioni in questo documento.
http://www.scribd.com/doc/51683197/Palestinesi-in-Libano-Viaggio-Nei-Campi-Profughi
Tengo a sottolineare  che nella mia visita in Libano nel dicembre 2010 organizzata dalla ong Un Ponte per… quello che ho visto era la parte “bella”, giacché corrispondente de  Il Ponte in quel caso era  una ong locale che opera con il consenso del governo libanese, pertanto diplomaticamente restia a esporre gli aspetti più crudi, drammatici e conflittuali della vita dei campi.

Negli stessi giorni era là anche una delegazione dell’agenzia italiana di notizie Infopal, che è entrata in contatto con i rappresentanti politici dei comitati popolari, il parlamentino dei campi, e nell’articolo della giornalista Angela Lano si leggono storie di vita ancora più difficili di quelle che ho constatato con i miei occhi. http://www.infopal.it/leggi.php?id=16967

 §§§

Finanziata da chi, questa UNRWA che gocciola aiuti su situazioni senza sbocco?
Dai contributi volontari di varie nazioni, ma si sa… ora c’è crisi. In tempi di crisi le erogazioni calano, non importa se quegli stessi paesi “generosi” non muovono un dito o ostacolano la creazione dello stato indipendente.
I bilanci sono in profondo rosso, l’anno scorso un deficit pauroso, diminuito da fondi straordinari erogati da Ue e Usa, di  30 milioni di dollari, quest’anno si parla già di 50 milioni. L’agenzia ha annunciato di voler tagliare per mancanza di fondi il programma di distribuzioni alimentari in Gaza. E se questo sostegno dovesse venire davvero a mancare? Si è già capito, con il veto greco e la riluttanza turca a lasciar partire per Gaza  la Freedom Flotilla2 per timore delle reazioni israeliane, che gli abitanti di Gaza sono in prigione e lo sapevamo, ma sono sottoposti a carcerazione sempre più dura.

 Ma non ci sono solo motivi finanziari a rendere vacillante l’opera della UNRW. A Jenin, la città dove è stato “misteriosamente” ucciso il regista Juliano Mer Khamis, sono state sospese tutte le attività, anche quelle di soccorso e gli interventi sociali, per le continue minacce arrivate allo staff dell’Organizzazione.

 Il comunicato non specifica il genere di minacce e conferma la volontà di collaborare con l’Autorità Palestinese e i cittadini per arrivare al più presto al ripristino dei servizi, ma perché questo clima a Jenin?  

“Dopo l’omicidio del regista israeliano-palestinese, Juliano Mer-Khamis, impegnato da anni nel progetto del Freedom Theatre nel campo profughi di Jenin, la situazione nella città Cisgiordania è sempre più tesa. Simbolo della resistenza palestinese durante la Seconda Intifada, Jenin è stata ed è tuttora oggetto di particolare attenzione da parte delle forze di sicurezza israeliane che entrano periodicamente nel campo profughi: arresti, demolizioni e attacchi si aggiungono alla frequente chiusura del checkpoint che divide Jenin da Nablus, il mezzo utilizzato dall’esercito israeliano per isolare la città.”.

E’ possibile che continui ad avvenire questo spadroneggiamento, e  similmente avvenga a Gaza, senza che la comunità internazionale muova un dito?
Sarebbe possibile alla Francia, così burbanzosa e interventista, entrare a Ventimiglia e sparpagliare i migranti che sul suolo italiano aspettano un permesso d’entrata, per esempio? Non credo, ci sarebbero delle interpellanze all’Onu, delle misure della Ue, il disprezzo internazionale. L’Italia non è mica la Libia, perbacco.
Si può, invece, su quei fazzoletti di terra dove vivono tutti con lo status di rifugiati perché non sono cittadini di nessuno stato, fare quello che più piace mentre il resto del mondo finge di non vedere. Perché tanta connivenza con l’arroganza dello stato d’Israele? Le risposte ci sono, moltissime.

Di questi ultimi mesi  sono i colloqui fra  Hamas e Anp, colloqui voluti dalla popolazione che ha indotto i vertici a piegarsi alla realtà,  per arrivare a un governo unico e Abu Mazen ha annunciato  di voler presentare all’Onu la richiesta di diventarne membro. Ciò  equivarrebbe al riconoscimento dello Stato di Palestina e gli Usa pongano il veto perché “non è accettabile alcuna auto proclamazione”. Ma non scavalcò l’Onu a suo tempo il vertice politico di Israele proclamandosi stato indipendente?

Non do voce del tutto allo sdegno, anche se  leggendo le menzognere notizie dei media su ogni questione che riguarda il M.O. e i paesi arabi, attenersi al politically correct diventa sempre più difficile.

§§§

Le poesie di Mahmoud Darwish

 

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3 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    18 agosto 2011 9:56 pm

    Lo stesso giorno di questo post Assad ha fatto lavorare l’unrwa attaccando i campi profughi nella zona di Latakia. Io la seguo in facebook, ha detto di avere informazioni su diecimila che sono scappati, ma non si sa dove, solo che qualcuno è stato sistemato da altre parte. Ci sono stati dei morti ma non si sa quanti, i soldati sono entrati negli uffici e hanno distrutto i documenti personali.

    L’attentato di oggi a Eilat, la rappresaglia su Gaza , la criminalizzazione di Hamas, è la solita storia, appena i palestinesi cercano di alzare un pò la testa gliela fanno abbassare. Ci vorrebbe Vik per raccontare quello che non ci dirà nessuno.

    Mi piace

  2. 19 agosto 2011 8:58 am

    Oggi, perfino Italietta si aggiunge al coro e riprende la bufala dei palestinesi dietro la strage di Bologna del 1980. E’ dunque possibile essere tanto servi, e di chi poi? Dell’idiozia, servi dell’idiozia. Brutta giornata oggi, ciao

    Mi piace

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