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Egitto, il ritorno della tortura nell’era di Al Sisi

5 marzo 2015

mcc43

 

“L’omertà del Governo sui report circa l’uccisione con strumenti elettrici del professore universitario la dicono lunga sul corso dell’Egitto dopo la Primavera araba” (hrw. 2 marzo) …… “Il Guardian rivela che da luglio 2013 almeno 400 persone sono state  detenute e torturate all’oscuro dell’autorità giudiziaria in prigioni militari segrete”  (World without torture, febbraio) ” …… “Prigioniere torturate e sessualmente abusate nelle prigioni egiziane” ( Human Rights First, febbraio 2014 )”….
Si possono enumerare a lungo gli abusi, i maltrattamenti, le torture nell’era di Abdel Fatah Al- Sisi.

La tortura non è rara nel mondo ed è stata frequente nella storia dell’Egitto. La praticava il governo di Gamal abd el-Nasser. “Mi aveva torturato lui,” dichiara un leader dei Fratelli Musulmani, accusando Shams Badran, Ministro della Difesa nel governo Nasser. “Quando l’avevo ammonito dicendogli di temere Dio, aveva risposto,metto Dio nella cella accanto a te, se viene qui.” I metodi di tortura variavano: i prigionieri potevano essere frustati, appesi, sottoposti a docce di alcol bollente, le celle inondate alzando il livello dell’acqua fino alla gola e i cani lanciati contro i prigionieri.

Ai giorni nostri c’è un dato che colpisce: l’intreccio temporale fra tortura e transizione politica. L’Egitto è passato dalla dittatura, a livello internazionale sopportata e utilizzata, di Hosni Mubarak alla dittatura, internazionalmente legittimata, di Al Sisi, separate dalla breve democrazia a guida di Morsi. In un articolo di freedomhose.org  – che elenca le violazioni dei diritti umani perpetrate dalla caduta di Mubarak fino al 2013- nella parte intitolata “Violazioni dei diritti umani sotto Morsi” la parola “tortura” non compare mai. (nota*)
Dal golpe del 3 luglio 2013 fino ai giorni nostri vengono perseguitati i liberal, ma il target cui si mira per disposizione di legge sono gli affiliati, veri o presunti, alla Fratellanza che a fine 2013 è stata dichiarata per legge “organizzazione terroristica” ed esclusa dalla vita politica. (ndr ved. L’Incauta giunta d’Egitto e i Fratelli Musulmani)

Karim Hamdi Egitto tortura

Karim Hamdi, torturato a morte dalla polizia

Nel mese di febbraio l’avvocato  Karim Hamdi, prelevato dalla sua abitazione del Cairo con l’accusa di aver partecipato a una protesta dei  Fratelli Musulmani, è stato condotto alla stazione di polizia del distretto di Matarya, comunemente nota come il “macello”. Tutti sanno essere un luogo di maltrattamenti e torture sui detenuti; alcuni casi sono stati denunciati e giacciono in attesa dell’ attenzione della magistratura.
Interrogato dal giudice delle indagini preliminari, Karim ha testimoniato di essere stato picchiato durante il fermo. “Quando è ritornato alla stazione di polizia, gli ufficiali si vendicarono e violentemente lo torturarono a morte”  hanno dichiarato i famigliari. La polizia ha presentato loro un referto medico indicante come causa della morte il suicidio  e i famigliari si sono rifiutati di firmare. Era prevista una seconda udienza, ma è stata resa impossibile dall’uccisione.

Alla notizia della morte di Kareem, nel distretto cairota di Matariya sono scoppiati scontri tra manifestanti anti-governativi e forze di sicurezza, ma non è stato possibile silenziare completamente gli eventi perché i colleghi del Collegio degli avvocati si sono mossi e hanno pubblicamente chiesto le dimissioni del Ministro degli interni. Il referto finale dell’esame autoptico, che è stato impossibile omettere, indica fratture alle costole ed emorragia cerebrale. Chiaramente incompatibili con un atto di suicidio. Come prevedibile, il Ministro resta al suo posto. Pagano, per ora, i due agenti di polizia in servizio durante la detenzione di Karim, ma i loro nomi non sono stati resi noti e la Procura ha secretato il caso.

****aggiornamento****

Giustizia sommaria per uno dei responsabili della morte di Karim Hamdi : Il 21 aprile una fonte ufficiale della Direzione della Sicurezza ha comunicato che il capo dei detective, colonnello Wael Tahoon, è rimasto ucciso in un agguato portato a termine da due sconosciuti armati che da una motocicletta gli hanno sparato una raffica di proiettili; nell’attentato è morto anche il suo autista.

Se le torture possono essere denunciate alle organizzazioni internazionali che tutelano i diritti umani, diversamente accade per le vessazioni alla popolazione, come le perquisizioni arbitrarie e devastanti nelle case. O come il “rimodellamento” degli insediamenti in corso ai bordi Rafah: via la popolazione, via gli alberi, si crea una desertica zona cuscinetto per meglio controllare i movimenti da Gaza. Azioni che richiamano alla mente la prassi dell’esercito israeliano nei Territori Palestinesi Occupati. Azioni nemmeno concepibili sotto il governo Morsi.

§§§

In questo video le immagini delle repressioni stragiste delle proteste a piazza Rabia, la Tienammen d’Egitto,  nella moschea Al-Fateh, e in piazza  En-Nadha, che non ebbe la stessa copertura mediatica di Rabia, le cariche della polizia per lo sgombero dei dimostranti e il massacro dei Fratelli Musulmani. ll video è stato creato da un gruppo di giovani e la colonna sonora è la canzone simbolo della Primavera Egiziana del 2011.

O mio paese, o mia terra, o mia patria
O Egitto, mio paese, ti amo mio Egitto
Dite a mia Madre di non esser triste per me,
se mi volete bene non piangete per la mia morte,
ditele che ero disposto a morire per fare restare vivo l’Egitto …
Sto morendo mentre amo il mio paese

 

 

 

Grazie a Wahed Masri
per i suggerimenti e l’assistenza alle ricerche

(nota*)
Nell’immediatezza del colpo di stato, e a sua giustificazione, furono dati ai media video di “torture commesse dai Fratelli Musulmani, ma risalta il fatto che la giunta golpista non poté accusare il governo di aver dato ordini in tal senso e ricorse ad accuse contro non meglio precisabili gruppi in video la cui provenienza non è possibile accertare.
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10 commenti leave one →
  1. 1mariposa permalink
    5 marzo 2015 2:06 pm

    E’ importate la nota, perchè ricordo bene che come erano presentate le cose al tempo sembrava fosse il governo Morsi a ordinare quei massacri

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  2. No name permalink
    5 marzo 2015 6:38 pm

    Sulle accuse che alcuni fanno al periodo di Morsi . In egitto c’è un settore nella polizia , k lavora solo x garantire la sicurezza del regime , k tortura k fa opposizione. Questo settore ha un nome ( security dello stato ) Amn = security el Dowala = stato
    Hanno cambiato nome subito dopo la rivoluzione è diventato Al-Amn al-Watani , Al-Amn = security . al-Watani = nazionale
    La polizia in generale è andate a casa e nn fatto più servizio x i cittadini dopo k ha vinto Morsi , addirittura aveva rifutato di proteggere il suo corteo
    Nessuno ha collaborato con Morsi o con il suo governo , anche il ministro degli Interni chiudeva il telefono per nn rispondere ala chiamate di Morsi ,

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    • 5 marzo 2015 6:38 pm

      Molte grazie per il prezioso chiarimento

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  3. 5 marzo 2015 7:38 pm

    Post molto illuminante su una realtà taciuta, di cui parlavamo giorni fa. Importantissima la nota finale, a mio parere.

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    • 5 marzo 2015 7:47 pm

      Grazie dell’apprezzamento. Il commento (che è di un amico egiziano) chiarisce la continuità del sottobosco istituzionale, tutto molto gattopardesco. 🙂

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      • 5 marzo 2015 7:51 pm

        Aggiungo che l’articolo è stato contestato in Twitter perchè definito “pro Morsi” – basta dire le cose come stanno per apparire immediatamente schierati … 🙂

        Liked by 2 people

        • 5 marzo 2015 8:40 pm

          Giuro che è successo anche a me per un post sull’Egitto; la stessa cosa parlando dell’Isisi…dev’essere un nuovo sport

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        • 5 marzo 2015 9:10 pm

          Sì è trendy ! lol

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  4. 5 marzo 2015 9:53 pm

    La tortura è proprio l’aspetto più cruento della violenza. Una bestialità senza eguali..
    Che mondo….

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    • 5 marzo 2015 10:08 pm

      Concordo: mettersi in due o tre contro un essere umano inerme… inimmaginabile. Eppure i regimi si sostengono così.

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