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Vivere da Egiziani: piccole storie di quotidiano tormento

5 agosto 2015
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mcc43

Questo articolo non tratta dei vertici dello stato egiziano ma della base: dei cittadini e della vita sotto l’attuale regime, che non ha intaccato le storture del passato e ne sta aggiungendo di nuove. Non c’è velleità di descrivere compiutamente la quotidianità di un paese di così grande estensione e stridenti differenze, è solo una raccolta di testimonianze dirette dal nord del paese. Scene del quotidiano vivere fra le maglie di un sistema in mano alla casta dei militari che impone restrizioni economiche e consente ai funzionari statali di ogni grado di commettere impunemente abusi e vessazioni. Le testimonianze sono suddivise sotto quattro diversi aspetti:
In strada, In casa, A scuola, Gli scomparsi e le famiglie

*****

-In strada

Per andare da Cairo verso altre città non esiste un sistema di mezzi pubblici, il servizio è svolto dai taxi collettivi. Il conducente nulla può contro gli ordini assurdi della polizia.

“ Il taxi avanti al mio ha avuto un incidente, l’autista era steso sulla strada ferito e sanguinante; il nostro taxista si è fermato per dare una mano in qualche modo. La polizia è arrivata e un agente gli ha ordinato “Vattene!”. Hanno tirato su il ferito, si sono rifiutati di  chiamare l’ambulanza e portarlo in ospedale,  se lo sono caricati sull’auto della pattuglia e si sono diretti  al posto di polizia. “

Anche i passanti sono in balia di “regole di sicurezza” che non tengono conto delle esigenze personali.

“Non ho nemmeno più voglia di uscire di casa. Prima di tutto devo stare attento a come mi comporto, non guardarli troppo direttamente in faccia.  Il poliziotto può fermarmi e a quel punto, come minimo, si fa consegnare il cellulare. Guarda se ci sono  foto di Morsi o anche solo di una dimostrazione o il segno di Rabia. Se trova qualcosa me lo sequestra, o peggio. Così per andare e tornare da casa devo fare un lungo giro per non passare davanti alla pattuglia armata che staziona di fronte alla chiesa.“

Si parla di polizia, in realtà nel controllo delle strade gli agenti sono affiancati dalle “ronde di Sisi“. Sono dei civili, in massima parte giovani senz’arte né parte, che si organizzano in bande d’appoggio alle pattuglie degli agenti ma si comportano da teppisti.


C’è in questa novità anche un effetto secondario:  un disordinato rivolgimento delle interazioni sociali, molto rigide in un paese dove l’altissima disoccupazione ostacola la mobilità tra le classi. Queste bande traggono proventi sia dal corpo di polizia sia dal sequestro di oggetti e denaro. Ciò conferisce a sbandati e malviventi  una forma di autorità minacciosa su cittadini appartenenti a categorie culturalmente o economicamente più elevate.
Viceversa, la delinquenza comune è meno controllata di quanto fosse in precedenza. Anche un piccolo piacere come la passeggiata serale, che in una città del Delta i cittadini potevano fare lungo il Nilo, si è trasformata in avventura pericolosa a causa dell’impunità con cui agisce la criminalità comune.

Percepisco nel tono di chi è tornato in patria in questi mesi una trasformazione dello stato d’animo e lo scivolamento nel clima circostante: lo svuotamento progressivo degli interessi che non siano le immediate necessità:
Le moschee sono vuote… non avrei creduto”.
Si avverte nel paese, dove informazione è ormai perfetto sinonimo di propaganda, un’apatia diffusa che aspira a una liberazione, ma resta silenziosa. Il sospetto pervade i rapporti  di vicinato e perfino le parentele.  Meglio tacere, meglio evitare contatti con le famiglie in cui sono avvenuti degli arresti.

Donna in strada Egitto.jpgUno sguardo femminile in una strada del Cairo coglie lo sfinimento di tante donne:

“Ho visto una donna dall’aria esausta dare uno schiaffo terribile alla bambina che teneva per mano, avrà avuto anche meno di tre anni. La piccola  si è messa a urlare  terrorizzata e tremante. Allora la mamma è crollata a terra piangendo anche lei, era ai piedi della figlia e chiedeva perdono. Un’immagine straziante, da farmi star male fisicamente … “

Non è un fenomeno esordito con il colpo di stato, certamente no, quello delle donne che vivono in strada.  Sono le abbandonate con i loro bambini o sono ragazze che hanno dovuto scappare da casa. Esistono rifugi notturni e centri di assistenza gestiti da volontari per le homeless che di giorno mendicano. Alcune lavorano “travestite da uomo” nei caffè: si tagliano i capelli e si fasciano il seno.  
Ci sono i bambini soli che vagano per le strade del Cairo tutto il giorno mendicando spiccioli dai fumatori di narghilé prima di tornare a casa la sera. Se e quando tornano…. Certuni si assentano per giorni. Di altri si perdono le tracce.Alcuni lasciano la famiglia perché sono diventati i capri espiatori della violenza di genitori esasperati e abbrutiti dalla povertà. Quante inquietanti possibilità circa il loro destino! 
Esistono naturalmente le leggi che vietano il maltrattamento dei minori ma, cito da un articolo del Guardian : Un uomo può battere il figlio a morte di fronte a un agente di polizia, spiega Shaimaa che è psicologa in un centro di assistenza, ma quello non interviene, perché è un padre e si tratta di suo figlio.”

.

-In casa

egitto senza acqua donne

Villaggio al-Rahawe, vicino al Cairo

Stamattina l’acqua non c’era, è tornata solo alle 14″ “Senza preavviso?” “Stai sognando? Certo! Senza preavviso.”
“L’altro giorno, invece, il sapone non faceva schiuma tanto l’acqua è inquinata  … ma come si fa a berla…” .
 Erano i giorni in cui l’Egitto era il paese più caldo del continente: tempesta di sabbia, 47°, a Cairo si respirava polvere invece che ossigeno. Erano anche i giorni dell’affondamento nel Nilo della nave carica di veleni, e il governo ingaggiava i media per rassicurare la popolazione: i fosfati del carico non sono finiti nell’acqua.

Lo stesso dialogo, dell’acqua mancante, si può ripetere più volte nel corso della settimana semplicemente cambiando il servizio di cui viene bruscamente sospesa l’erogazione; a volte è internet, a volte il  blocco totale dell’energia elettrica.  O luce e acqua contemporaneamente come in certe notti di questo rovente agosto. 
La causa è lo stato fatiscente delle strutture imputabile agli anni di degrado della lunga dittatura Mubarak, tuttavia nel 2012 e 2013 questi disservizi vennero usati in modo politico per volgere l’insofferenza della popolazione contro il governo guidato dai Fratelli Musulmani.

Lo stesso uso strumentale era stato fatto dell’aumento del costo della vita, sebbene sia proprio nel “dopo golpe“ che la corsa al rialzo sta provocando il panico nelle famiglie. “Qui i prezzi volano che non puoi immaginare“. Ma la preoccupazione del governo Sisi non è questa, bensì  contenere  i costi d’importazione dei generi di consumo.

egypt bread Per ridurre l’importazione di grano, l’anno scorso il governo ha introdotto la “smart card” anche per il pane giustificando il provvedimento con la necessità di ridurre gli sprechi. E’come in tempo di guerra (l’Egitto ha effettivamente dichiarato lo stato di guerra contro il terrorismo),  la tessera annonaria che stabilisce il razionamento a prezzo controllato. Il pane è stato aggiunto ai generi di prima necessità già previsti dalla smart: olio zucchero  sapone. I cittadini in possesso dei requisiti stabiliti hanno diritto all’acquisto pro capite di 150 pagnotte al mese al prezzo politico di 5 piastre cadaun, presso i forni convenzionati con lo stato. Il rapporto utenti-punti commerciali è tale da creare lunghe code e talvolta l’esasperazione sfocia in litigi, con vittime.

Oggi la carta per il pane non funziona,  la macchinetta non riesce più a leggerla. Per averne una nuova ci vogliono 20 giorni. Sono andato nell’ufficio competente, dopo che mi avevano mandato di qui e di là una decina di volte, col caldo ti puoi immaginare come mi sento. L’impiegata mi passa un blocco di fogli stampati, devo leggere tutto, poi mi rilascia un foglietto dove c’è scritto che ho diritto al pane fino a che non arriva la nuova smart. Però così resta fuori tutto il resto: la quota mensile di olio e di zucchero. ”

La burocrazia diventa anche vessazione: quel foglio sostitutivo non piace a tutti gli esercenti convenzionati con lo stato. 

“Sono andato al panificio con il foglio che mi aveva dato l’impiegata. L’hanno rifiutato. Allora sono tornato da chi me lo aveva rilasciato e ho fatto cambiare il nome del negozio. Ci vado e anche quello rifiuta. Una presa per i fondelli. “

Quel che credo di dedurre da questa odissea è che deve esistere un controllo statale sui magazzini e i negozianti non si fidano che le quantità – fornite al di fuori del conteggio automatico della smart-card – vengano effettivamente scalate dalla loro produzione o giacenza. Come risolve questi casi il cittadino? Va al mercato libero e lascia 35 piastre, invece di 5,  per avere la sua pagnotta….

Contemporaneamente all’aumento dei prezzi avviene in molte famiglie una contrazione delle entrate per effetto della riforma del sistema pensionistico. Un provvedimento  che colpisce pesantemente la quota reversibile che andava alle donne, si parla di ben nove milioni che vengono a perdere un piccolo ma vitale aiuto economico. Le donne non sposate ricevevano in reversibilità una quota della pensione del padre defunto: si tratta di divorziate con bambini cui viene tolto un introito che arrotondava un magro stipendio o che diminuiva l’impatto dell’inadempienza del marito nel versare gli alimenti per i  figli, ma colpisce anche ragazze che con questo piccolo reddito potevano permettersi di terminare gli studi. 

– A scuola

Già… l’istruzione. Ragazzi e bambini, secondo la legge scritta, hanno gli stessi diritti dei nostri: andare alla scuola pubblica gratuita, ricevere istruzione, dare gli esami e fare le vacanze estive. In pratica le cose stanno diversamente.
E’ cominciata la scuola.”  Ma siamo al 3 di agosto! L’Egitto è investito da un’ondata di caldo micidiale e per questa affermazione è indispensabile una spiegazione. Apprendo così che no
n si tratta della scuola statale, ma di un fai-da-te che la rimpiazza, mentre il governo guarda da un’altra parte. L’istruzione obbligatoria è, secondo l’espressione coniata da un analista “la fogna in cui vengono scaricati i soldi degli egiziani”. Andare alla scuola pubblica è una “perdita di tempo”, l’insegnamento vero lo danno i docenti statali … ma in forma privata.

Il Professore affitta una stanza o un garage e un po’ di sedie,  in condizione incivile. Se fa freddo stanno al freddo, se fa caldo stanno al caldo. In agosto e settembre i ragazzi dovrebbero essere in vacanza, ma le lezioni private di gruppo iniziano lo stesso due mesi prima del calendario scolastico e poi continuano tutto l’anno. Fai conto:  il gruppo di studenti può essere anche di 70 ragazzi che pagano 50 pounds a testa al mese… ma per una materia. Sono 3500 pounds al mese che l’insegnante prende oltre allo stipendio.
Ti sto facendo l’esempio di uno studente di terza media, il livello in cui nessuno si aspetta più niente dalla scuola pubblica, e le lezioni per una materia non bastano.  Per le sette materie del programma si arriva a 350 pounds che la famiglia deve sborsare per il ragazzo. Per la scuola superiore calcola che la cifra sia anche cinque volte tanto.  Le famiglie sono costrette a chiedere prestiti per dare un’istruzione ai figli e la novità è che i professori hanno già annunciato che aumenteranno la retta… qualcuno chiede agli studenti delle superiori anche una quota di prenotazione : 600 pounds per assicurarsi il posto… “

Tutto ciò è ormai sistemico, lo confermava già un articolo del 2013 di en-ahram. Era appena avvenuto il colpo di stato e si voleva dare l’impressione che le condizioni di vita sarebbero immediatamente migliorate, così il governo soppresse la tassa di iscrizione alla scuola, che era di 60 pounds. Quest’anno i genitori che sono andati a iscrivere i bambini alle elementari si son sentiti chiedere 100 pounds! Molti non hanno potuto affrontare la spesa e, per ora almeno, la regola è rigida: no pounds, no iscrizione

Nel porre domande al mio interlocutore sulle scuole a livello universitario emerge, rapace e selettiva, la pratica della bustarella. In breve: chi vuole, per esempio, studiare per diventare magistrato deve pagare un mazzetta sotto banco. Perfino per l’iscrizione alla scuola militare, che garantirà una carriera sicura e straordinariamente remunerativa, si può dover sborsare una somma, che al minimo è 50 mila ma può arrivare fino a 100 mila pounds, al generale che “raccomanda” il candidato. Sono tra i 6 e i 12 mila euro, una bustarella oltremodo rapace tenendo conto della differenza del costo della vita in Italia e in Egitto.

-Gli “scomparsi” e le famiglie

Sono tutt’altro che poche le famiglie che hanno perso le tracce di un congiunto. E’ straziante salutare un figlio che esce per andare all’Università o a una manifestazione e non torna più. Scompare semplicemente. Vivo? Morto? A chi chiedere?
Human Right Watch ha pubblicato un report dal titolo Egitto: diritti umani in drastico calo. e denuncia che almeno 41.000 persone  sono sottoposte a detenzioni segrete delle forze di polizia, oltre al numero imprecisato di uccisi dal colpo di stato fino ad oggi.

Secondo un rapporto pubblicato da Freedom for the Brave, un gruppo di solidarietà coi detenuti, almeno 163 persone sono “scomparse” tra aprile e  maggio di quest’anno in tutto l’Egitto. Solo 64 sono tornati in famiglia e hanno raccontato di essere stati detenuti in strutture di sicurezza, statali o non identificate, di essere stati bendati, torturati e interrogati senza che fossero osservate le più elementari procedure di legge, come la presenza di una magistrato  

E’ pur vero che la Magistratura in Egitto è stata trasformata in un tapis roulant verso il boia. Scrive HRW, che tra aprile e giugno 2014, un giudice nel governatorato di Minya ha condannato 220 imputati a morte e 495  all’ergastolo, nonostante le evidenze di gravi violazioni delle regole del  giusto processo.

“C’è una famiglia che conosco che ha il figlio in carcere. Lo hanno preso, picchiato tanto sulla testa e sui genitali che è rimasto menomato. Tutte le settimane la madre va al carcere e gli porta pacchi di pannoloni perché l’hanno reso incontinente… son cose che costano care. Gli porta anche roba da mangiare, ma sa benissimo che quella se la tengono i carcerieri. “

Avere notizie certe del destino dei propri famigliari è difficile a volte anche quando non si tratta di fermati dalla polizia, ma di servitori dello stato: i soldati. Nei primi giorni di luglio un attacco jihadista nel nord Sinai ha fatto numerose vittime fra i militari.

“I genitori dei soldato sono andati a prendere il corpo. Era completamente dilaniato. Qualche giorno dopo hanno ricevuto una misteriosa telefonata. Diceva che il loro figlio era vivo e che stava nascosto. Allora …. di chi era il cadavere che hanno consegnato alla famiglia….?”.

Negligenza ? Errore in buona fede? Oppure omertà sulle diserzioni dai ranghi militari? Dalla “scatola nera”, così sono soprannominate le forze armate dell’Egitto, non deve uscire niente; se qualche ufficiale viene intervistato sa di dover rispondere che le diserzioni sono in numero del tutto insignificante e che si tratta solo di qualcuno che ha adottato “idee religiose estremiste”. L’obiezione di coscienza non è neppure considerata come lontana ipotesi! 

Consulenza e collaborazione di Wahed Masry


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